scrivi

Una storia di DomenicoDeFerraro

LA LUNGA ORRIBILE FIABA

84 visualizzazioni

21 minuti

Pubblicato il 07 settembre 2019 in Fiabe

0

LA LUNGA ORRIBILE FIABA


Tra molti luoghi comuni che fanno parte di questa fiaba orribile, che vado scrivendo tra il cielo ed il mare mi spaventa il timore di dio, il mitico edipico essere di un ercole maestoso che usa la sua forza nella sera , conduce a molte idee , tutte minuscole nascoste come tanti piccoli gnomi nei luoghi più segreti. Esseri minuti , simili a Cappuccetto rosso , pronta ad essere mangiata dal lupo cattivo. Un lupo peloso solitario, ululante verso l’ignaro interrogativo di cosa essere. Un cancro si nasconde la nella boscaglia in fondo alla foresta fitta, chiaroscura, intricata ove piccoli occhi ti seguono, ti osservano nel buio prendono corpo, si muovono pian piano sotto le foglie dei grandi alberi . Saltellano sulle cime degli alberi , giungono fino al cielo , dondolanti nel vento , bisbigliano, si muovono, ballano, mazurche , tanghi focosi , alberi dai lunghi nasi, antichi amici di tutti gli animali del bosco. Taciti sulle vette dei monti gobbi tra le voci riecheggianti nel vento che passa e trasporta mille visioni, giochi di luci nel molto tempo rincorso da fantasmi, idee, forme fusiforme, di mostri a cavallo dalla gobba callosa ,silente , prende corpo nell’universo, attraversa molti corpi e molte vite . Le visioni s'affollano nella mente, prendono corpo e non conoscono mai fine è uno scorrere ciclico d'immagini, vorticose, assimilate dal caso, afferrate da una mano che prova ad acciuffare quella vita raminga, fuggita dalle mani di un bimbo.

Dove mi trovo ?

Hai paura di affrontare te stesso.

Non girare la frittata la favola va’ ben cotta

Sono del rione santità, ammetto la si stava bene . Mia madre è del pallonetto

Non mi dire sei venuto ad abitare da poco in questo quartiere

Mi avevano detto che qui le fiabe crescono sugli alberi

Sono costernato ed esterrefatto ma ti hanno dato una falsa notizia

Sono un ingenuo lo so , credo ancora che i saggi sappiano volare

Solo gli asini amico caro sanno volare

Non mi metta in difficolta. Qui è già cosi difficile capire chi siamo

Facciamo il punto ma tu credi per davvero una fiaba possa cambiare la tua vita?

Si, io credo la fiaba abbia un potere taumaturgico direi quasi terapeutico

Ma andiamo non ci sono termini giusti per giustificare l’imbroglio intellettuale

Non finga di fare la figura del cretino

No per carità ,ci mancherebbe lo sa ieri cosa ho detto a mia moglie che era giunta l’ora di cambiare casa andarcene a vivere in montagna

Sarebbe bello osservare lo stambecco sentire la marmotta cantare

I casi clinici sono in aumento

Non mi dica come si può essere cosi deficienti

Succede quando non c’è più la fantasia , muore ella muore anche la fiaba

Che disgrazia ed io, ero venuto ad abitare qui per essere parte integrante di una fiaba

Le fiabe sono brevi a volte terribili

Come la capisco la paura e l’ignoranza sono una stretta di mano nel buio

Il ragazzo dalla lunga mano , ebbe paura di essere quello che avrebbe potuto essere, per un attimo senti d’essere scoperto. Era entrato all’interno di una fiaba oscura surreale il timore di essere tagliato il braccio all'improvviso da qualche maniaco nascosto in quella fitta boscaglia così nera. Divenne sempre più reale. Era forse finito in una fiaba orribile d’ascoltare che gli procurava una paura viscerale , dava una tremarella alle gambe, un tremolio alle labbra , ed il ragazzo dalla lunga mano provò a tirarsi indietro cerco di fuggire da quello che aveva sempre sognato in quel buco oscuro che era la sua esistenza . Terribile a vedersi ove quella sua piccola smarrita speranza, avrebbe potuto cambiare la sua sorte è forse il suo mondo. Le Idee zampillavano nel suo animo , quella sera luccicanti, radiose emanavano bagliori inconfondibili dalle mille sfumature prendevano corpo in forma oleografiche, chimere, mitici guerrieri, dolci fanciulle dai capelli biondi, sensuali come la sera, calde come le stelle profonde, turbolenti come il mare con le sue mille onde che vi cadono dentro, fino a giungere là nell' abisso più profondo ove non c'è nessuno con cui parlare dove il pesce levitano, prepara varie trappole per bagnanti e bagnini.


Il pesce levitano era un mostro marino molto simile ad una trota truccata , bionda ossigenata, un terribile ed orribile mostro dalle grandi fauci pronto ad uccidere il senso di questo storia . Egli era capace di far ribollire come pentola il gorgo del mare. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero, egli è il re su tutte le bestie più superbe.

Il senso della paura è parte integrante della vita come noi la concepiamo

Sarà ma io sono un pesce ed un pesce è muto per natura

Ma anche i pesci sanno sognare

Beh non direi semmai nuotare

Io ricordo di aver conosciuto una volta una medusa che si faceva la riga in mezzo ai suoi capelli d’oro

Oh lo conosciuta anch’io era medusa la matusa

Chi quella della favola di Perseo

Proprio quella, t’assicuro non la dava a nessuno se non qualche volte a Priapo

Ma questa è una cattiveria un sacrificare la fantasia ad una ragione senza alcun senso

Beh a volte la fantasia può essere una trappola per topi

Non hai catturato il mio sogno là negli abissi?

Riga diritto ragazzo , torna a casa e comportati bene

Il ragazzo dalla lunga mano aveva paura di ciò che era , non era bello, neppure tanto alto ,basso, tarchiato con un pancione peloso, una bocca piccola color caramello e quella sua lunga mano pelosa con gli unghioni pronti ad afferrarti , graffiarti. Una mano terribile, capace di muoversi per conto suo , capace di uccidere nella notte mentre dormi, ignaro di cosa possa succedere . Tutto ciò lo faceva assai pensare. Avere un piccolo corpo con una mano gigantesca pelosa, brutta da vedere una mano che può afferrare a volo ogni cosa, una mano amica a volte capace di fargli scalare montagne in breve tempo. Il ragazzo dalla lunga mano aveva imparato ad usarla, sapeva della sua forza , di cosa era capace quella mano, così quando cadde nel mare e incominciò a nuotare scese giù negli abissi in un battibaleno non ebbe paura del pesce levitano e delle sua enorme bocca delle squame affilate , fece lo gnorro, gli mostrò la mano ma il pesce levitano non ebbe paura anzi provò a morderla, scambiandola per qualcosa di commestibile. Poi dopo una tafferuglio un rincorrersi e mordersi a vicenda dopo una sonora scazzottata con guantoni coadiuvati da un polipo , maestro di box ,dopo una decina di round entrambi gettano la spugna, dopo essersi picchiati di santa ragione si abbracciano, giurandosi di non battersi più cosi la nel profondo mare il ragazzo dalla lunga mano fece amicizia con il pesce levitano.

Amici per tutta la vita

Per un ora ed ancora, ma che mano pelosa

Puoi ben dirlo mano pelosa sempre gustosa

Non saprei se più bella la tua mano o il tuo viso

Non farci caso ci ho fatto il callo

Chi di mano ferisce di mano perisce

Certo non prenderò mai la pensione

Siamo destinati ad azzuffarci

Un bacio è tutto sparisce

Non ho le labbra sono un pesce

Io ho una mano cosi lunga che posso stritolarti

La capacita d’immaginare si converte in un mosaico di idee

Non fare tardi .

Ti piace il gelato con il pistacchio?

Certo

La lunga nera mano della vendetta

Un amicizia è una cosa seria come una partita a pallone ,come una passeggiata sulla luna o accompagnare il cane dal veterinario. Prendersi un caffè sotto casa in un bar solitario senza televisore con un barista abruzzese che non sa parlare il napoletano e continua a sparare cazzate a guardarti con quei suoi piccoli occhi di topo a mostrarti il suo mondo e le sue catastrofi . L'amicizia tra i due fu difficile in un primo momento il pesce levitano non si fidava per nulla di quel strano ragazzo dalla lunga mano e poi a cosa avrebbe potuto essere utile un ragazzo con una lunga mano che avrebbe potuto ucciderlo tutto ad un tratto lui quel povero pesciolino indifeso per mano di quel ragazzo così brutto, poco socievole con tanti brufoli sulla faccia. La vita ti mette alla prova, ti dice vai e tu vai , vai con il vento, con le correnti di un mare in tempesta vai fino in fondo al mare in cerca di un amico in cerca della felicità.

La voce del mare avrebbe voluto avvertire entrambi dei tanti pericoli che correvano nel mare , dei suoi abitanti di storie e relitti che emergono dagli abissi , salgono lentamente verso la superficie , trascinano con sé ogni cosa ed ogni cosa entra a far parte di questa vita, in questo divenire , in un tempo immane che prende corpo, forma sostanza ove mille e mille creature salgono dal profondo. E il ragazzo ed il pesce si nascosero intimoriti dietro un cespuglio di coralli, mentre la voce del mare risuonava nelle loro orecchie si guardano s’abbracciano divennero sempre più amici. Divennero tutto ad un tratto una sola cosa, un solo corpo, un mostro con un solo occhio che emerge dal profondo mare come una creatura antica invincibile , un kraken tanto grande più grande delle onde del mare in tempesta. E sotto alla costa , attratto dalle luci e dall'odore delle ciambelle calde che la donna grassona prepara dentro la sua piccola casa là sulla scogliera bagnata dal mare baciata dalle onde dove sirene e granchi giganti si radunano a giocare tra loro, il kraken si spinse alla ricerca della sua anima gemella.

La vita è veramente una scommessa oggi hai compreso tante cose, domani sei li pronto a partire con lo zaino sulle spalle contento di essere ancora vivo, di essere ancora te stesso forse illuso da una strana promessa. Provato, un po' amareggiato con una bella bottiglia di vino nella tasca, pronto a scolartela da solo sotto le stelle . La vita è un lungo viaggio che non sai mai dove ti porterà, dove tutto finirà, dove tutto avrà di nuovo inizio, dove potrai rincontrare di nuovo tua madre, i tuoi amici , dove la strada ti condurrà dove vivono ancora gli eroi ed antichi dei , buffe creature che continuano a giocare con il tuo nome, con la tua vita. Strano sapere, come leggere leggende all’alba di un nuovo giorno che prendono forma nella tua mente , diventa reale cosi reale che entri a far parte di quella storia, di quel mondo . Cosi ogni enigma ed ogni domanda trova la sua risposta nel male e nel bene, per poi esplodere nel cielo come tanti fuochi artificiali nelle calda sera di settembre laggiù sul mare calmo che culla la terra con il suo dolce canto.

La casa della donna grassona , attirava tante strane creature ed il mostro marino il kraken nato dalle paure del ragazzo dalla lunga mano e dal pesce levitano era pronto a colpire ad alzarsi famelico , titanico pronto a mangiarsi tutte le ciambelle della donna grassona che ignara del pericolo continuava a friggere e canticchiare nella sua bella cucina ché affacciava sul mare. Il kraken bussò alla porta delicatamente, ma la donna grassona era un po' sorda e non udii chi bussava alla sua porta. Le frittele friggevano nell’olio bollente , dorate , gustose , buono come la manna dal cielo , dolce come le fragole , saporite come il nettare degli dei capaci di alleviare, scacciare ogni dolore. Il kraken continuò a bussare alla porta, ma nessuno lo venne ad aprire cosi infuriatosi bussò più forte, tanto forte che il tetto della casa, saltò in aria e la donna grassona vide il kraken. Un essere mostruoso, pronto ad aprire le sue fauci, pronto a papparsi tutte le calde frittele, compreso la donna grassona che prese ad urlare a nascondersi sotto una sedia , poi presa coscienza dell’accaduto si munì di coraggio e prese a scorreggiare cosi forte che il povero kraken cadde, semisvenuto, sulle rocce tra gli scogli dove giocavano le sirene ed i granchi giganti. Il lauto pranzo fu molto apprezzato, dai granchi, quel succulento mostro di gelatina, dolce a tratti un po' amarognolo nei suoi tentacoli e la donna grassona dopo aver finto le sue munizioni ,assistette al lauto pranzo dei granchi giganti che banchettarono con le sirene sotto la luna, tra le onde del mare . E la donna grassona scese lungo la scogliera e raccolse tanta carne di kraken e ne fece tante polpette che cotte erano cosi buone, cosi profumate che fecero risvegliare dal coma in cui erano finiti il ragazzo dalla lunga mano ed il pesce levitano.

Per aver sconfitto il kraken e per aver fatto delle ciambelle cosi buone, il sindaco del paese di vattelapesca volle premiare il coraggio della donna grassona, cosi invitò tutti a casa sua, compreso il ragazzo dalla lunga mano che dopo aver messo in una vaschetta di cristallo il suo amico pesce, camminò tanto, lungo la costa in compagnia della donna grassona che ogni tanto continuava a scorreggiava forte ed ammazzare qualche mostro in agguato tra le rocce.

Scorreggia che ti passa

Non dire altro

Perché mi vorresti rinchiudi dentro un carcere

E la filosofia che ti manca

Io sono una donna grassona ed oggi sarò premiata per il mio coraggio

Hai sentito pesce

I pesci non parlano

Già che disgrazia

Siamo alla fine di questa storia che certamente finirà male

Non dirlo io sono una donna grassona che ha molto coraggio

Io un ragazzo dalla lunga mano pelosa e questo e il mio amico pesce

Non fatemi ridere che coppia

Sono le dieci possiamo andare a casa

Ancora non è finita questa fiaba è incredibile

Che mondo crudele

Noi ti conosciamo

Sei il ragazzo dalla lunga mano

Io non sono di qui

E di dove sei ?

Sono di un paese assai gentile

Non darti pena la vita è tutta una commedia

Mi volete annoiare

Giammai per giunta ti vogliamo premiare

Che intuizione ,tutto un discorso

Falla finita con questo racconto fai la riga in mezzo ai capelli alla donna grassona

Io non torno indietro sono una persona onesta

Le fiabe sono oneste non gli uomini

Il viaggio fu molto lungo e faticoso , la casa del sindaco di Villafelice si trovava ai confini del paese di vattelapesca dove abitava uno strano nano esperto nei fuochi d’artificio , sapeva cantare come pochi al mondo, ed era un gran sognatore, capace di presagire eventi ,fatti e misfatti di chiunque , un vero indovino ,qualcuno giurava che fosse capace di sconfiggere ogni male che s’annidava nel corpo altrui, ma cosa strana, non era mai cresciuto più di mezzo metro e la gente del luogo lo chiamava il terribile nano , mozzicone, brufolone, cacca di cane , piscio di gatto ed il nano andava su tutte le furie per questo e qualcuno che s’era permesso di dirglielo in faccia l’aveva trasformato in pulce , in scarafaggio, in bollito , in caciotta. Cosi tutti avevano paura d’avvicinarsi a casa sua. Ora il ragazzo dalla lunga mano insieme al pesce levitano che nuotava nella vaschetta di cristallo in compagnia della donna grassona dovettero passare proprio li davanti alla casa del nano che udito le voci, avvicinarsi sempre più usci di casa e l’invito ad entrare.

Venite entrate in questa fiaba orribile

Qui ci rimettiamo le penne

Io non sono un uccello disse il pesce

La donna Grassona fece un inchino

E permesso disse

Prego entrate sedetevi dove volete

Che bella casa

Si fa quello che si può

Una casa è una casa a volte una catapecchia e meglio di una roulotte da campeggio

Che filosofia

Mi segua

L’ascolto

Non vorrei abusare della sua educazione

Che dice è tutto uno sballo

Ma questo ballo dove lo ha imparato

Io lo ho imparato in Russia

Accidenti , attaccato ai denti

Ha indovinato sono la fatina dei denti

Incedibile è l’acqua che va al mulino

Prego la gatta si mangia il topo

Che orribile fine


Il nano indovino li fece entrare nella sua piccola casa che aveva una grande cantina ove ci teneva stipato ogni cosa, ogni suo ricordo, ogni oggetto comprato o trovato lungo i suoi viaggi intorno al mondo . Il nano indovino aveva viaggiato cosi a lungo da percorrere tutte le terre del nord , tutte le terre di mezzo , tra foreste, ghiacciai con pelliccia e calzoncini corti, il nano indovino sapeva sempre dove andare , dove avrebbe trovato quello che cercava. La donna grassona rimase meravigliata di ciò che vide e quando dopo essere entrata in casa del nano chiese un bicchiere d’acqua, il nano si presentò con una cassa di spumante, una bottiglia di limoncello ed un bicchiere di whisky ghiacciato . La donna grassona prima di scolarsi tutto ,rise tra se poi s’addormento ubriaca sulla sedia a dondolo , mentre il ragazzo dalla lunga mano, insieme al pesce lievitano visitò sopra e sotto, l’intera casa del nano che gli presagi che al termine della sua avventura sarebbe diventato immortale. Qui il pesce rimase assai turbato da quella notizia perché non voleva rimanere pesce e sperava che anche lui al termine di quell’ avventura ,sarebbe cambiato qualcosa anche per lui. Per intrattenere i suoi ospiti il nano apri il suo magico libro e lesse le sue storie , scritte intorno al mondo e mentre leggeva diveniva sempre più grande che a dire il vero uno non avrebbe mai pensato di dire : ma questo è un nano a me sembra un gigante.

La notte passó, stanchi morti il ragazzo dal lungo braccio dormi in soffitta , guardando le stelle attraverso il lucernario , gli sembrò di vedere il viso di sua madre, confondersi con mille stelle con sogni e visioni oniriche, lunghi viaggi aldilà del comune sapere. Il pesce nero d’invidia, covava vendetta e nuotava nervosamente nella sua vaschetta, maledicendo il giorno in cui aveva accettato di seguire quello stronzo di ragazzo. La donna grassona , sdraiata sul divano con una pancia enorme, russava tanto da far tremare tutte le pareti di casa , che il nano dovette scendere due, tre volte dal letto ed infine mettergli un tappo nell’ano , poiché scorreggiava da far paura.

Il mattino, giunse sereno come le onde del mare, chete sporche ,ridente perdute nell’arrivare a riva schiumando bianche pure come i pensieri dei fanciulli, come la mano che accarezza il bimbo nella culla. La colazione fu abbondante sia il ragazzo dalla lunga mano, sia la donna grassona mangiarono abbondantemente al punto d’abbuffarsi come due palloni aerostatici, manco poco che scoppiassero da un momento all'altro . Il pesce lievitano invece non toccò cibo si limitò a spruzzare acqua in faccia al nano, ogni qual volta s’avvicinava, al momento di congedarsi il nano, ricordò a tutti tre il presagio , incombeva su loro viaggio, gli disse di non abbandonare mai la diritta via, di non parlare con sconosciuti e di non provare a fare i furbi, poiché il male e l’altra faccia della menzogna e c’era sempre qualcuno che li sorvegliava, al pesce gli sussurrò dentro una branchia che al fine di quell’avventura anche per lui c’era una bella sorpresa.

Che bello ritorno ad essere umano

Aspetta a dirlo

Perché mi credi un pagliaccio

Per carità , chi la fa l’aspetta

Io non dire l’incontrario , sono deduzioni

Certo la vita può essere appesa ad un filo

La logica amico mio, quella non riesco a digerire

Ma tu vuoi ritornare ad essere umano

Io vorrei essere amato

Che bello questa frase mi riempie il cuore di gioia

Sono angustiato

Io non tengo le scarpe ai piedi

Causa le mie lamentele

Chi si lamenta alla fine ha la peggio

O porca scrofa

Il viaggio prosegui alle prime luci dell’alba che s’alzò dietro il sipario oscuro della notte, s’alzò silenziosa come una Venere dalle acque, ignuda si sollevava, con il sole con i sogni degli uomini , con le sconfitte ed i secoli che corrono verso altri traguardi . I tre amici camminarono , zoppicanti, il ragazzo dal lungo braccio continuava a portare la vaschetta con il pesce levitano che continuava a lamentarsi a fare smorfie ,boccacce e quant’altro. La rabbia dannava quel povero pesce che diveniva sempre più nervoso con il tempo che passava. L’avventura continuò nel bene nel male, nella sorte avversa, nel silenzio del tempo che scorre , nel sogno desto, acerbo poi matura ed il mondo si muoveva intorno ai nostri eroi , correva intorno a loro, intorno alle loro deformità , intorno a ciò che erano. Ed in ogni cosa viva o morta , risorta , ritornava la morale di un tempo immemore che ci trasforma con il conoscere, ci porta ad essere noi stessi ,nel mutare degli eventi a volte crudeli, a volte liberi e lascivi che ti rendono pan per focaccia al male che in acquato sta' ad ogni passo che tu fai.

Giunsero alla casa del sindaco a sera tardi , stanchi , ignari di cosa li aspettava , acciaccati, scorticati nu poco sfastriati che per poco il ragazzo dalla lunga mano stava per gettare via la vaschetta dell’acqua con il pesce dentro. Il quale scurito, sciallo, spaurito saltò dall’acqua e schiaffeggiò sonoramente il ragazzo dalla lunga mano : E questo il ringraziamento , questa l’amicizia che mi dai, vile ragazzo, se staremmo nel mio elemento , laggiù negli abissi marini , ti darei una sonora lezione , ma tu guarda nu poco e chisto sono gli amici, che belli amici , un altro poco mi buttava nel cesso come un povero stronzo ah povero me che sfortuna che sono . Ed il ragazzo dalla lunga mano provò a farsi perdonare a trovare mille scuse, mille soluzioni per non adirare di più quel pesce innervosito. La donna grassona prese a correre verso la casa del sindaco , che li attendeva a braccia aperte là sulla soglia scialosa, erosa dalle terme, mangiucchiate dai sorci che avevano una popolosa colonia in quei luoghi ameni.

Venitemi cari

Orsù siamo li da lei in un attimo

Sono felici di conoscervi

Noi siamo piume trasportate dal vento

Che dire sono l’aurora dopo la notte

Io un bacio schioccante sul deretano

Che emozione che provo nel vedervi

Siamo da lei dopo il telegiornale

Non mi date brutte notizie

Io sono un tecnico

Io un dottore

Io sono un pesce

Io il ragazzo dalla lunga mano pelosa

Io signor sindaco la donna grassona dei vostri sogni proibiti

Il sindaco del paese di villafelice era un maniaco delle pulizia , scopava tutti i giorni , metteva a posto ogni cosa , aveva un estremo senso dell’ordine , che tutti andavano chiedere consigli come comportarsi per far si che ogni cosa andasse a buon fine. Il senso segue il minuto che scocca , l’estroso surreale estro che anima il sindaco panciuto un po' calvo, faceva sempre presagire un certa riverenza , un timore atipico ,sfociante nella stupidaggine, nella non generosa ammissione di proprie colpe commesse e dato che il sindaco del paese di villafelice , era non solo il sindaco , ma anche il giudice ed il gran giustiziere ovvero il boia , il poliziotto perfetto , l’eterno illuso , colui che la sa lunga più lunga di tutti . Dato ogni cosa giunge sempre a conclusione estreme , la povera gente del paese si sottometteva a lui , stracca e scipparmiti che facevano le bave alle bocche come le lumache a furia di parlare per dimostrare chi aveva ragione . Ma il sindaco non ammetteva contrarietà di nessuna parte civile costituita, quindi di li a poco, generalmente ogni discussione finiva con la pena capitale, il taglio della testa o l’amputazione dei membri tal da rendere sterili chiunque. In molti finivano pressati dentro un barattolo per poi venir sepolti per suo ordine nel cimitero del cane sul colle ombroso.

Ora i tre compagni d’armi si ritrovarono ad affrontare quella belva assetata di sangue che era il sindaco, un mostro a pari del demonio , simile ad una piovra con tanti tentacoli protesi in ogni direzione , in ogni ufficio comunale ,ministeriale , che perfino il presidente della repubblica aveva timore del sindaco del paese di villafelice , poiché sapeva , quando si voleva far fesso il sindaco egli diventava una belva e succedeva il quarantotto per questo faceva orecchie di mercanti e gli aveva dato in sposa perfino sua figlia che faceva la mignotta a pagamento per farlo stare buono. La donna grassona , non capiva una minchia di cosa stava per accadere, cosi si faceva avanti e con tanta riverenza si mostrò gentile , cortese assai rassegnato nell’aspetto di una madonna dolorosa che apre le braccia al migrante che giunge a piedi da lontani borghi , ignaro di cosa sia la civiltà in altri luoghi .

Il sindaco li fece accomodare e preparatogli , bevande fresche mise dentro una polverina magica di sua invenzione e strofinandosi le mani già pregustava la morte orribile dei tre. Il piano era quello d’imbalsamarli e mostrarli al pubblico pagante nel museo del paese come gli eroi del paese di Villafelice che avevano sconfitto il kraken. Ora il pesce levitano senti puzza di bruciato ed incominciò prima d’entrare in casa a gridare al ragazzo con il braccio lungo di scappare.

Guaglió fuggiamo , chisto ci vuole fare la pelle ci vuole imbalsamare . Il ragazzo imbambolato non capì l’avvertimento ed entrò subito dopo la donna grassona che aveva tracannato gia trequarti di bevanda e si stava per addormentare in una cassa da morto.

Scappa che siamo ancora in tempo, quindi il ragazzo dopo aver capito il pericolo si girò di scatto e gettò l’acqua ed il pesce all’aria che afferrato da un gabbiano di passaggio, volò lontano tanto lontano fino a giungere vicino al mare, dove tra le rocce di un alta scogliera c’era il suo nido. Il pesce bestemmiò si divincolò poi prese a cantare e canta che ti passa il gabbiano si commosse ed aprì il becco, cosi il pesce cadde nel mare , fece un bel tuffo , due piroette , un giravolta una mossa , una contromossa, una squarciata ,sciancata, bicocca , ritocca e percocca, chiena di devozione toccò l’acqua e nel toccarla diventò prima un delfino poi un semidio, metà uomo , meta pesce assai simile a Nettuno , finalmente libero, benedisse il mondo intero e non si fece vedere per più di un decennio e forse più. La fine dei suoi due amici, della donna grassona e del ragazzo dalla lunga mano , ahimè, fu assai triste, così triste che ancora oggi si può vederli , immobili in teche di cristallo alla merce di un pubblico pagante che giunge da ogni parte del mondo , entusiasti nel vedere quegli eroi del paese di villafelice , mummificati che avevano salvati all’onore del vero il paese e forse il mondo intero dal terribile , kraken .



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×