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Una storia di Flavius

A conti fatti, non era niente di che

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2 minuti

Pubblicato il 18 aprile 2020 in Altro

Tags: #colazione #rider #uccelli

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Davanti al portone di casa, un uomo osservava scrupolosamente, maniacalmente potremmo dire, un corvo beccare la carcassa di un piccione morto. L'uomo, lo chiameremo G. per non svelarne l'identità, aveva da poco finito di fare la sua colazione. Come ogni mattina, aveva preso il burro dal frigo (la caffettiera già "gridava"), aveva adagiato, prendendole dal bordo col pollice e l'indice, due fette di toast sul piatto. Subito dopo, iniziò a imburarle. Poi passò alla marmellata e, mentre spalmava, alzò, come di consueto, il sopracciglio sinistro. Infine, tolse dalla fiamma la caffettiera; amava il caffé bruciacchiato, amaro al palato e caldo da arrossargli le gengive. Era un rider, di quelli che portano il cibo alla gente. Aveva quarant'anni e una ex moglie. Niente figli: aveva scoperto, con un certo rammarico (non suo, almeno), di non poterne avere. Accussò, quando scoprì la propria sterilità, quella pallonata ricevuta da ragazzo, sui campi da basket. Quando scoprirono che non avrebbero potuto aver figli, la coppia entrò in crisi. G., è così che chiamiamo quell'uomo, non capì mai dove fosse il problema. Lei voleva figli? Adottiamoli. Ci vogliono anni, scoprì. Così prese un cane, ma non risolse il problema. Un giorno di maggio, quando ancora era sposato e quando ancora faceva il bidello e non il rider, si prese un giorno di ferie e andò in giro per la città. Entrò in un bar universitario e, in un tavolo, vide un bel ragazzo studiare da solo. Gli propose di ingravidare la propria moglie per duemila euro, gli mostrò una foto - era una donna attraente- e stranamente il ragazzo accettò. Scontato dirlo, ma lo studente non riuscì, nonostante i numerosi tentativi, a ingravidarla e, scontato dirlo, dopo una certa ritrosia iniziale della donna, alla fine questa lasciò il marito per il ragazzo. G. non era un tipo geloso, non amava lottare per le proprie persone o le proprie cose; amava star lì, fermo, accettando che tutto faccia il suo corso. Non si alterò quando perse il lavoro, quando non bastarono i soldi per l'affitto e dovette lasciar casa; non si alterò quando accettò di fare il rider come uno sbarbatello.

Quella mattina aveva bevuto il suo caffè, mangiato i suoi due toast e, uscito di casa, si ritrovò un corvo beccare un piccione morto. Mentre si gustava la scena, arrivarono altri due corvi, e poi un altro. Tornò in casa, prese la scopa e cacciò i corvi. Si chinò per terra, prese tra le mani quel che rimaneva del piccione, e lo mangiò, assaporandone la carne non più tenera. Quella volta volle qualcosa, ma quel qualcosa non lo soddisfò del tutto. Tornò dentro, si lavò il viso, si risistemò il completo da lavoro e uscii.

- A conti fatti, non era niente di che-

Così prese la bici e iniziò il suo turno.


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