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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7

I 7 - parte 5

61 visualizzazioni

12 minuti

Pubblicato il 13 gennaio 2020 in Fantascienza

Tags: #supereroi #ragazzi #poteri #mutanti #avventure

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La Diavolessa aprì gli occhioni, si liberò dall’abbraccio del Capo, si scoprì e si alzò dal letto. Era mattina presto, molto presto, troppo presto; ma la prosperosa ragazza si alzava sempre di buon’ora anche se prendeva sonno ad un orario assurdo.

Di diritto, e senza discussioni, la stanza più grande con un letto matrimoniale che si trovasse in ogni loro sistemazione apparteneva al Capo ed alla Diavolessa che, puntualmente, nel giro di 36 ore creavano un caos inimmaginabile: contando il fatto che i 7 vivevano lì da oltre un mese potete vagamente immaginare le condizioni di quella camera. In cima ad una pila di vestiti che si innalzava per oltre 1.5 metri partendo da una valigia aperta c’era una vestaglia di seta e di un vistosissimo colore rosso: gliel’aveva regalata proprio il suo compagno. La indossò dopo averla un po’ scossa perché piena di cenere, gettò una tenera occhiata al partner che dormiva profondamente e pacificamente con una mano sulla fronte come se stesse riflettendo su chissà quale importantissimo tema, e via col breve flashback che risaliva ad una settimana prima!


-E’ banale e scontato che sia rossa però non credo si possa transigere: per una pirocineta il rosso è quasi un obbligo!- le aveva detto il Capo, con quella voce calda che la faceva bagnare anche se leggeva l’andamento giornaliero della Borsa di Milano (era successo), dopo averle dato una anonima busta di carta che conteneva quel regalo e mentre lei era intenta a rimirarla. Allora la ragazza aveva sfoggiato un sorriso spettacolare e, dopo averlo baciato in modo piuttosto appassionato, con sguardo torvo gli aveva fatto notare: -Una delle tue regole è evitare assolutamente le minchiate da supereroi di fantasia dei media, ovvero costumi, divise o tratti distintivi molto evidenti che rimandino al potere posseduto...e mi regali una vestaglia rossa dicendo “per una pirocineta il rosso è quasi un obbligo”? A volte sei più in contraddittorio di Vì!- -Questo è impossibile… comunque, Tesora, è una vestaglia: non ci andrai in giro e anche se tu lo facessi attireresti l’attenzione perché normalmente non si vedono ragazze che usano vestaglie di seta succinte come vestito, e non certo perché rimanda al tuo potere! Uno deve sapere che sei una pirocineta, per capire che il rosso di tanti tuoi vestiti rimanda al fuoco!!!- -Potrei scommettere una grossa somma che tutta la roba rossa che ho me l’hai regalata tu: è una fissa!- -Sì, è una fissa. Sono sempre convintissimo della mia regola: vederti in rosso è solo per nutrire le mie fantasie erotiche...-. L’aveva stretta a sé, ponendo entrambe le sue mani sul maestoso sedere della ragazza, palpandola in modo tutt’altro che dolce e mormorando: -Ti ho detto miliardi di volte che è innegabile che stare con una supereroina sia molto eccitante...e lo diventa ancor di più unito a sta cosa dell’essere in incognito, nascondersi, cambiare spesso e volentieri la nostra base, scappare da chi ci dà la caccia...- e la Diavolessa, facendo mutare le iridi degli occhi da nocciola a rosso: -Vale lo stesso per me; e oltretutto io non sto solo con un supereroe, ma col Boss di una gang di supereroi...-

Il Capo si era schermito ed aveva abbassato lo sguardo, per rialzarlo un secondo dopo motivando la cosa col fatto che, se le avesse guardato i seni ancora per un secondo, non avrebbe più avuto il controllo di sé stesso.

-Sicura che sia sta gran figata anche da parte tua? Stai col Boss di una gang di supereroi, che però non può usare il suo potere primario...- -Solo perché è un potere troppo grande e pericoloso!!!! Se questa non è una cosa che dà fascino, non so cosa potrebbe esserlo…-


Torniamo al presente, che poi presente non è ma è il presente della narrazione, ovvero il tempo principale in cui si svolgono gli avvenimenti (eh?)…

La Diavolessa chiuse bene la vestaglia (cosa non semplicissima, con quei seni), afferrò dal comodino una bacchetta e raccolse in un istante i capelli corvini in un chinese bun. Prima di uscire osservò nuovamente il Capo (che aveva cambiato posizione e sembrava volersi auto soffocare nel cuscino) e anche il comodino da dove aveva preso la bacchetta: c’erano una bottiglia vuota di tequila, una con dentro un dito di Cognac, un posacenere straripante di pini e sigarette fumati, una scatola di preservativi che pareva aver passato dei bruttissimi momenti per com’era ammaccata e spiaccicata, un’arancia, una mela un po’ ammuffita, svariate paia di mutande e calzini, ben 3 smalti per unghie, incarti di cioccolatini e svariati accendini. Uscendo dalla stanza e richiudendo con attenzione la porta alle proprie spalle per non svegliare il Capo, pensò: -Arriverà il giorno in cui finalmente stabiliremo con certezza se noi possiamo riprodurci oppure no...-


Superò la sala da pranzo e raggiunse il genkan che Valeria e la Canadese avevano organizzato all’ingresso. Un genkan è il piccolo vano posto all’ingresso delle abitazioni giapponesi atto a togliersi le scarpe: le due ragazze non tolleravano che si camminasse con le calzature in casa e, in ogni abitazione in cui avevano vissuto i 7, si erano sempre occupate di organizzarne uno.

In quel fantastico casale c’era un genkan “naturale” perché, appena entravi, per uno spazio di 2 metri per 2 il pavimento era in cotto, e poi iniziava il parquet: era tassativo togliersi le scarpe ed indossare le ciabatte prima del parquet. Le due precisine si erano anche occupate di trovare una scarpiera per tenere in ordine il genkan: quindi dovevi entrare, toglierti le scarpe magari sedendoti sull’apposito panchetto morbido sistemato accanto alla scarpiera, lasciare le scarpe nel mobile e prendere dallo stesso mobile le tue ciabatte. I 7 rispettavano sempre questa regola, anche perché Valeria era dotata di sensi ipersviluppati e si accorgeva sempre anche se commettevi errori come toccare lievemente il parquet con le scarpe o il cotto con le ciabatte o con i calzini!!!

Perdonatemi la parentesi sul genkan: accidenti a me e alla mia mania di raccontare con dovizia di particolari ogni cosa!!!

Non ho ancora detto che il lato del genkan opposto a quello della scarpiera e del panchetto era occupato da una cassapanca esageratamente capiente: serviva per tenere una gran quantità di legna a portata di mano per i camini di cucina-sala da pranzo e salotto.

Valeria aveva pensato di lasciare un paio di ciabatte “da battaglia” fisse nello spazio col cotto, affinché chi decideva di prendere un po’ di legna non toccasse quel pavimento, sporcato dalle scarpe, con le ciabatte da casa... La Diavolessa pensò di fregarsene per quella volta e lasciar perdere le ciabatte da sbratto, ma poi ricordò che una volta che non lo aveva fatto si era voltata e aveva trovato la tremenda piccola rossa, spettinatissima e svestita perché proveniente direttamente dal letto, impettita a fissarla con sguardo demoniaco e mostrandole i denti (Vì aveva canini piuttosto lunghi ed appuntiti: non essendo dotata di forza sovrumana, in caso di scontro senza poter usare i suoi poteri poteva dare terribili morsi).

La “first Lady” sorrise e, memore di quel ricordo, indossò le ciabatte da battaglia. Prese diversi ciocchi di legno e li sistemò in entrambi i camini, accendendo i due fuochi solo con il pensiero.

Si sedette al lunghissimo tavolo di cucina che era piuttosto in ordine perché sopra c’era solo una scatola di biscotti di latta: conteneva tutto il necessario per rollare dei grandi cannoni.

Rollò un bel pino e se lo accese usando una fiammella azzurrina che fece coreograficamente apparire dalla punta del suo indice destro. Si alzò per mettere su il caffè ma con la coda dell’occhio notò qualcuno alle sue spalle: si voltò di scatto col pino in bocca, le iridi rosse, ogni muscolo del corpo in tiro ed entrambe le mani infuocate, pronta per incenerire chiunque si fosse permesso di intrufolarsi nella “cascina”!! [Se il Capo l’avesse vista avrebbe avuto un’erezione istantanea].

-Ah, sei tu...- sospirò aggiungendo anche un’esclamazione molto colorita e facendo sparire le fiamme dai palmi delle mani per poi fare un bel tiro di pino e lamentarsi: -Porca puttana, Jakov!!!! Non puoi far rumore, quando ti muovi? Mi hai fatto venire un infarto!!!- e lui, sorridendo, la contraddisse: -Dubito fortemente che possa venire un infarto ad uno dei membri del nostro gruppo...- -Non iniziare a fare il puntiglioso!!!-


Jakov era un “tipo” molto particolare: alto quasi 2 metri ed esageratamente snello, aveva un corpo semitrasparente composto interamente da elettricità che variava tra il blu ed il viola. La sua testa era senza capelli, ma aveva una lunga barba vagamente riccioluta. Tecnicamente nessuno dei 7 (nemmeno il Capo) sapeva cosa fosse di preciso e riporterò le ipotesi che andavano per la maggiore, tralasciando quelle più assurde:

1) Jakov era semplicemente un’altra personalità di Valeria e, grazie ai poteri di cui lei era dotata, poteva manifestarsi “fisicamente”

2) Il ragazzone semitrasparente non era altro che uno dei vari poteri di Vì

3) era un “gemello fantasma”, assorbito in utero ma ancora capace di ragionare, del tutto senziente e con la possibilità di interagire col mondo esterno grazie ai poteri ed alla natura decisamente particolare di Vì

4) era un simbionte, nello specifico una forma di vita composta da elettricità che si trovava per forza benissimo con Valeria, il cui cervello aveva un’attività elettrica da record


Normalmente lo spilungone non se ne stava in giro e poteva sentirlo solo Valeria nella sua mente: era anche piuttosto loquace e questo richiedeva un discreto sforzo, da parte della rossa, per seguire e comprendere i discorsi degli altri mentre lui le vociava tra i pensieri!! La ragazza non aveva il minimo ricordo dell’infanzia, ma da che aveva memoria Jakov era sempre stato con lei.


-Come mai sei in giro?- chiese a lui la Diavolessa riempiendo il filtro della moka di caffè e quello, il cui tono di voce suonava vagamente artificiale (come se venisse prodotto da un sintetizzatore ma, giustamente, Vì nella sua mente lo sentiva con una tonalità del tutto umana), rispose che aveva passato la notte a fare la guardia.

-Sei preoccupato?- -Non sono tranquillo dalla storia dei Carabinieri: Parma ha percepito un pericolo ma pare che questa cosa non via abbia colpiti più di tanto. Ad ogni modo ho passato la notte a fare la guardia e credo proprio che farò così sempre, d’ora in avanti...tanto non ho bisogno di dormire-.

La giunonica ragazza, sempre usando una fiammella “digitale”, riappizzò il pino. Dopo un paio di tiri, con una faccia seria, ammise: -Forse hai ragione: abbiamo preso un po’ sottogamba l’allarme lanciato da Parma...- -Perfino il narratore l’ha fatto, non riportando niente a tal proposito nei capitoli precedenti!!!!- -Vabbè, lui non fa testo: sta male, poverino...-


La pirocineta iniziò ad adoperarsi per preparare una bella english breakfast per tutto il gruppo escluso ovviamente Jakov, che non mangiava ma si disse ben felice di aiutarla (poteva afferrare le cose, aumentando la densità della superficie delle sue mani). Far da mangiare per tutti non era mai pesato alla Diavolessa e infatti fantasticava spessissimo col Capo che, se un giorno finalmente avessero trovato un posto davvero sicuro dove poter vivere le loro vite senza nascondersi ed isolarsi, avrebbe voluto aprire un ristorante: il suo adorato partner si sarebbe occupato della sala, e lei naturalmente avrebbe potuto sbizzarrirsi in cucina.

Jakov attaccò con una vecchia canzone di Mina: gli piaceva la musica ed adorava tormentare Valeria andando avanti per ore canticchiandole roba assurda nella testa!!


Una vagamente assonnata Canadese entrò nella stanza, vestita soltanto con una felpona nera dei Toronto Raptors, che le faceva da vestito e le arrivava fino a metà coscia: era stata destata dal profumo di caffè che iniziava a salire nella moka.

-Buongiorno, Jakov!! Buongiorno, mamma!- e abbracciò alle spalle la Diavolessa. Come ho già accennato il Capo e la Diavolessa facevano effettivamente un po’ da genitori per tutti gli altri, ed era naturale scherzare su questa cosa...

-Mammina bellissima, grazie per averci fatto trovare questo calduccio e per prepararci la colazione! Mi passi anche quel razzone?-

-Eh no, figlia mia! Sei troppo viziata! Lì c’è la scatola dei Brexuits con tutto l’occorrente: fattene uno. Ma com’è che tua sorella Valeria non si è ancora alzata? Con quei sensi da gatto avrebbe dovuto scattare in piedi appena ho aperto il barattolo del caffè, o il frigo...o ora che ho aperto la confezione del bacon!!!-

Jakov si lasciò scappare una risatina e svelò l’arcano: -Ha sentito il caffè, ha sentito il frigo, ha sentito il pino ed ha sentito il bacon; ma sta sognando di fare sesso con Lewis Hamilton e non ha ancora intenzione di alzarsi: se volete le blocco il sogno sul più bello, così si sveglia pure malissimo!!!-

[Jakov, anche quando era per conto suo, restava collegato con la mente di Vì].

La Diavolessa e la Canadese si guardarono ognuna con una faccia più stupita dell’altra, scoppiarono a ridere nello stesso momento e poi la compagna di Tom, toccandosi gli addominali doloranti per le troppe risate, esclamò: -Lewis Hamilton???? Lewis Hamilton???? Scherzi???? Lei odia Lewis Hamilton!!!-

-Assolutamente no...sono io che odio Lewis Hamilton, non lei! Dovreste vedere che numeri che fanno!!!-

-Ok che a Vì piace praticamente qualsiasi essere vivente che respiri ed abbia un odore non troppo sgradevole; ma che stia facendo un sogno erotico su Lewis Hamilton mi stupisce davvero!!! Ades...-


La fanciulla con la felpa dei Raptors fu interrotta bruscamente da una sassata piuttosto forte contro la finestra.

Jakov si lanciò immediatamente a controllare fuori, volando e passando attraverso il muro e rientrando un secondo dopo, allarmatissimo: -Ci saranno un centinaio di umani armati fino ai denti, in piedi lungo il corso del fiume!!!!-.

La Diavolessa mise su una faccia incazzatissima e ovviamente le iridi rosse, ordinando a Jakov di svegliare subito Valeria e tutti gli altri; poi si rivolse alla Canadese dicendole “2 Diavolesse sono meglio di una”, la baciò con la lingua per qualche istante e corse fuori, fogatissima.

Il bacio non era stato casuale perchè la Canadese era una straordinaria mutaforma: poteva trasformarsi in qualsiasi essere vivente o oggetto e, entrando in contatto col DNA di chi doveva emulare tramite saliva o qualsiasi altro liquido corporeo, aveva perfino la capacità di replicare il potere o i poteri di un essere “potenziato”!!! In un attimo la piccola e snella Canadese si trasformò nella spilungona e curvy Diavolessa, con tanto di vestaglia di seta rossa!!!

Fece mutare le iridi anche lei e si dette a corsa verso la porta di casa, prontissima per fare il culo a tutta quella gente là fuori...


CONTINUA...


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