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Una storia di utente_cancellato

Lettera della resa dei conti

A chi dovrebbe esserci e non c'è mai stato

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3 minuti

Pubblicato il 21 gennaio 2019 in Altro

Tags: #mamma #lettera #letteradellaresadeiconti #famiglia

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Quando sento la parola mamma mi viene in mente quella scritta malinconica sullo schermo del cellulare, triste e dimenticato in rubrica. Una parola di cinque lettere che esito e mi sforzo prima di pronunciare. Una parola a cui non trovo un rimpiazzo e un significato. Una parola che non ha alcun valore per me.

Non l’ho mai sentita mia la parola mamma, me l’hanno strappata via prima che potessi pronunciarla per la prima volta, me l’hai tolta tu, senza compassione, senza neanche pensarci su.

Mi hai rubato l’infanzia, di cui mi rimane poco e niente: qualche foto e alcuni sorrisi. Mi hai lasciato quel vuoto che una bambina non merita di possedere e via via lo hai allargato che quasi smetto di esistere, cadendoci dentro. Mi hai piantata lì, sola e mi hai guardata crescere senza toccarmi, hai assistito come se fossi il pubblico ed io il film dell’anno. Mi hai ignorata e hai preferito gli altri. Perché gli altri sono sempre stati migliori di me.

Ho cercato sempre, ma quel pezzo mancante non mi è mai stato dato. È cresciuto con me quel vuoto da colmare, che ho sempre cercato di riempire con le mie forze e ora, anche se mi sorridessi dolcemente, quel poco affetto che mi mostreresti sarebbe troppo poco e mai abbastanza per il mio male, diventato ormai una voragine nel mio cuore.

Ho acquisito il sorriso falso a tenera età. Ho imparato a non farci caso all’assenza di affetto.

Mi hai privata di baci e carezze. Mi hai privata della buonanotte affettuosa e del buongiorno lieto. Mi hai negato la soddisfazione e la fierezza con cui una bambina dovrebbe crescere.

Mi hai persa tante volte e non ti sei degnata di conquistarmi neanche una volta.

Mi hai schifata. Mi hai abbandonata. Mi hai condannata. Mi hai pestata e calpestata e sei stata complice delle parole che mi hanno ferita in questi anni. Mi hai ingannata regalandomi scarpe, telefoni, vestiti, sorrisi finti, abbracci vuoti e quando hai visto che ti volevo ancora un po’ di bene, hai ripreso a sputarmi in faccia il peggior veleno. Mi hai reso il tuo giocattolo personale.

Mi sono limitata a guardare le altre mamma prendersi cura dei proprio bambini, quando io al mio fianco avevo il mio papà a farmi da entrambi i genitori. Il mio papà mi ha insegnato a rialzarmi a ogni caduta e tu non hai voluto darmi una mano, fare la tua parte. Il mio papà ha ricostruito con impegno e amore i miei sogni, che tu hai distrutto e ridotto in polvere più e più volte. Mi hai vista cadere e soffrire e non ti sei degnata neanche di provare pena per me. Perché tu eri occupata a pensare a te stessa e agli altri. Perché gli altri sono sempre stati migliori di me.

​​​​​​​

Farò di questo dolore la mia forza, farò di te una favola per la bambina che sono stata, che cercava invano uno sguardo materno tenero. Insisterò sulla tua assenza con la presenza di mio padre. Mancherai ai giorni più belli della mia vita e forse ti dispiacerà, ti pentirai.

Rimedierò a questa sofferenza diventando la persona che avrei voluto che fossi.

Sarò il tuo pensiero fisso quando rimarrai sola, perché l’affetto che avrei dovuto dare a te andrà a qualcun altro. Ma non farai nulla di concreto, perché l'unica cosa che sai fare tu è male. Passerai ancora tempi a pensare a te stessa e a occuparti degli altri, ma questa volta, io sarò migliore degli altri.
E tu non ne reggerai il peso.
​​​​​​​

Ottobre 2015


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