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Una storia di CinziaMarchese

Leggenda metropolitana

Jessica Rabbit  e la sua chioma rossa

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6 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Thriller/Noir

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LEGGENDA METROPOLITANA


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Era il mio idolo!

Sì, era da anni che la seguivo con gli occhi a zonzo per la piccola città di provincia dove si scandivano, a volte, le ore noiose e sonnecchianti…senza che nulla turbasse quell'apparente quiete di perbenismo spicciolo, dove la settimana trascorreva anonima con un continuo andirivieni di macchine sulla fettuccia di strada che sovrastava scogli e mare, dove il sabato sera la gioventù si divertiva al chiacchiericcio “IN gruppo”, “IN pineta”.

“IN”… Davvero, senza altrettante alternative, sorseggiando alcolici…

Aspirando Fumo passivo.

S’intenda bene che il soggetto della mia sovraffollata fantasia era, non una semplice donna, ma, se vogliamo paragonarla allo <smemorato di Collegno> avremmo la più paesana <smemorata del Sud Pontino>. Da quando la passione per la scrittura si era affacciata prepotentemente nella mia vita, Diana, la chiamerò così, era diventata la leader indiscussa di un alquanto improbabile best-seller scritto di mio pugno. Il suo apparire per le vie della città, soprattutto nelle ore diurne, non passava inosservato… Una figura di cotanta eleganza nelle movenze, nel vestire eccentricamente con un comportamento quasi regale, suscitava spesso quesiti disattesi. Chi era per davvero questa donna? Se lo chiedevano in tanti…

Che cosa faceva qui? Una rarità, e dove tutti si standardizzano lei lontana anni luce…

Ecco! Era il mio idolo. E non intendo per l’azione delittuosa che si vocifera abbia compiuto in un raptus di follia, ma perché lei, come la Diana altera, tradita dal regnante nella brumosa terra degli Spencer, rimase pur sempre fascinosa e accattivante nell'enigma irrisolto d’una comune tragedia.

Come Sherlock Holmes in gonnella, versione <super tascabile>, gironzolai tra la gente del quartiere e, con facilità qualche vecchina saputella m’informò con dovizia di particolari…

“Signurì, l’avete vista mai chiacchierà pe’ la via mentre si tira appress o’ carruzzine ‘ra spesa?”.

Le risposi che proprio quel carrellino d’uso comune m’incuriosiva, visto che mai ne usciva senza, come un cane da portar a guinzaglio girandosi indietro nel timore di lasciarlo chissadove.

“Embè, vulite sapè che se rice? Dint’ a lu carruzzine ce stà lu marit fatt ‘ a povere, chella l’accise pecchè e metteve e corna, bella comm’è, penzate vuie”.

L’anziana donna ed io fummo in breve attorniate dal restante vicinato, incuriosite e la storia cominciò a diventare davvero avvincente…….Diana, negli anni ’70, era la modella preferita dei grandi stilisti Sarli e Valentino, a Milano la invitavano tutti ai party del jet-set e sugli yacht nei week-end lontano da occhi indiscreti.

Un uomo carismatico entrò nella sua vita, rubandole il cuore con una delicatezza particolare per l’ambiente che frequentava.

Si conquistò la sua fiducia e dichiaratosi follemente innamorato di lei, la sposò rubandola a un mondo dorato ma sterile. Trasferendosi in una località marina affacciata sul Golfo incantato delle sirene d’Ulisse, cominciarono la loro storia d’amore, sulla scia di quel canto…. Gli anni trascorsero ma, bambini non nacquero a consolidare il legame che, ingrigito dalla monotonia quotidiana cominciò a vacillare.

L’uomo d’affari, riprese a viaggiare con maggiore frequenza per lavoro lasciandola spesso da sola con i suoi pensieri. Diana si guardava allo specchio chiedendosi: Dov'è la donna dalla chioma fulva che come pantera catturava l’uomo? Dove sono l’amore e la passione? Dove, e con chi sarà lui?

Tormentandosi nel silenzio assordante della sua villa prospiciente al mare decise di raggiungere il marito di sorpresa, nell'albergo della grande metropoli lombarda dove egli alloggiava.

Arrivata nella hall, fece giusto in tempo a scorgerlo avvinghiato confidenzialmente a una bionda straniera, salivano in ascensore ridendo…………forse di lei?

La rabbia le accecò la mente, il cuore si accese di odio tingendosi di viola, il viola che fa da compagnia al nero….nella morte.

Fu il buio più fondo della notte a scendere in quel cuore tradito, e il desiderio di vendetta fu l’unica cosa che la tratteneva dal gridare forte al mondo il suo dolore.

L’idea le balenò all'istante: si fece dare il doppione delle chiavi dal portiere, salì trafelata per le scale fino alla camera per precedere gli amanti, aprì e trovò sul comodino, in camera la scatolina con le pilloline azzurre che ultimamente il marito prendeva sempre, prima di ogni rapporto sessuale. Estrasse dalla sua borsetta una boccetta di veleno naturale, non classificabile, preparatole da una fattucchiera imparentata alla <mitologica Circe> e poi…una due, scesero complici a ricoprire le azzurrine portatrici d’estasi amorose e di viaggi senza ritorno. Lesta si dileguò fuori sentendo trambusti sul pianerottolo, imboccò l’ascensore successivo e tirò un sospiro. Era la fine della sua favola, era la battuta d’arresto alla fatidica frase: <<FINCHÉ’ MORTE NON CI SEPARI>>. Posò le chiavi sul bancone alla reception, il portiere era girato e non fece caso a una furia che imboccava l’ingresso girevole nel chiamare al volo un taxi.

La accolse, al rientro, il freddo silenzio della sua casa intrisa d’effluvi salmastri, e nell'oscurità della sua mente, sconvolta, azzerò i dolenti ricordi. Il sonno giunse presto placando gli ansimi del suo misfatto, e l’alba la ritrovò il quel letto sola e vedova. La polizia indagò a lungo ma nulla fece cadere i sospetti su di lei: per suo volere la salma fu cremata e le ceneri custodite gelosamente in un’urna acquistata al mercatino dell’antiquariato.

Povera Diana!

Aveva resettato il suo cervello fino all'istante del tradimento, e ora quelle ceneri a passeggio, nel carrellino della spesa a quadri, erano l’unico interlocutore dei soliloqui cui la gente assisteva, infastidita…

“Eh si! Signurì è a verità! Chella ce parla, se gira e ce parla co lu muort! S’ncazza pure, pecche vò avè ragione. Quando la scontro rin’t o macellaro, me piglie paura e la scanz. La capa nunn è bona, nun se sa maie”. Li guardo tutti, accenno un sorriso di ringraziamento, e vado via…

Poi come un flash ritornano alla mente altre voci cantilenanti, le ascoltai:<Cambia il colore del trucco e dei suoi vestiti, così come cambia il tempo, ecco il rossetto e lo smalto purpureo quando c’è fuori il sole, e se il cielo è plumbeo le sue labbra, si tingono di viola …>. Una sirena Diana?

La nostra <leggenda metropolitana>. Siamo solo una piccola cittadina sul mare, si è vero ma le nostre leggende, hanno il sapore magico delle sirene tra le onde… Esco un attimo di casa e neanche fosse il fato, la legge d’attrazione, me la ritrovo davanti giù in strada. Arresto l’auto e osservo inebetita: sinuosa dondola sui tacchi alti con passo da gazzella, le forme filiformi fasciate di nero, <Jessica Rabbit> con la sua rossa chioma. Tra le dita in una mano regge, con noncuranza un bocchino madreperlaceo e la sua sigaretta Slim che aspira avida e nervosa; nell'altra il carrellino, non più a quadri scozzesi ma di un nero, chic come l’abito che indossa. Scompare all'angolo e le lancette del tempo, irrealmente fermatesi in quel frangente, riprendono a girare. Chissà se le sue mani ancora tremano, al trucco, in quei piccoli gesti di donna, perché tentennarono incaute su quella condanna di morte, in quella misera camera d’albergo… ma ora, statene certi, per sua fortuna, non lo ricorda più.


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