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Una storia di IBonamiciFredducci

Benny, Fede e il Buio Totale

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9 minuti

Pubblicato il 08 giugno 2020 in Storie d’amore

Tags: #amore #sesso #attrazione #buio #isolamento

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Caricarono l’ascensore e scesero nel sotterraneo. Benny lo adorava: era gigantesco, silenzioso ed affascinante. Dovevano portare laggiù delle vecchie sedie, visto che erano appena arrivate quelle nuove per rimpiazzarle. Quel palazzone, un tempo, era la sede principale in città di una famosa Banca: il livello sotterraneo ospitava il caveau. La multinazionale per cui lavoravano aveva preso in affitto una discreta porzione dello stabile, per ospitare il negozio e gli uffici, ed anche tutto il livello sotterraneo era compreso, sebbene in 4 anni non fosse stato mai utilizzato, se non per riporvi roba inutilizzata. C’erano dei piani per utilizzare anche quegli immensi spazi (ampliamento del negozio, creazione di una “scuola”), ma per ora non se n’era fatto niente.

Giunsero al livello -1 ed uscirono dall’ascensore, tirando via anche quelle 6 sedie.

L’ascensore dava su un corridoio ansiogeno poiché in cemento grezzo e piuttosto basso (2 metri, visto il controsoffitto che nascondeva delle tubature): se andavi a destra raggiungevi una porta e le scale; a sinistra ti ritrovavi ad un’altra porta tagliafuoco che conduceva ai veri e propri locali di quel livello.

Disattivarono l’allarme con l’apposita chiavetta e Fede apri la pesante porta di metallo, con Benny che spingeva con violenza una per una le sedie oltre la soglia: avevano le ruote e, oltre quella porta, il pavimento scendeva in modo piuttosto ripido perché quelle stanze si trovavano un metro ancora più sotto. Una dopo l’altra le povere sedie da ufficio che non servivano più percorsero quella rampa, schiantandosi contro il muro che si trovava in fondo.

Sulla sinistra si accedeva ad uno stanzone gigantesco: lungo una cinquantina di metri e largo una decina, aveva pareti e soffitto intonacati. Sul lato sinistro ospitava un dedalo di stanzette e, in fondo, faceva bella mostra di sé una strana parete rosa, con una porta tagliafuoco decisamente più piccola delle altre.

Si divertirono a spingere le sedie con una forza assurda per vedere chi riusciva a avvicinarne una il più possibile alla porta in fondo: la cosa si trasformò in una specie di curling con le sedie da ufficio al posto delle “stones”. Manco a farlo apposta, il vecchio pavimento di grosse mattonelle bianche ne aveva una mancante e sostituita con una toppa di cemento, che era a pochi metri dalla parete di fondo e quasi perfettamente centrata rispetto alle pareti laterali: quella toppa fu usata come “casa”. Vinse Benny, all’ultimo tiro.

Aprendo la porta della parete rosa Fede disse: -Ok che oggi è una giornata abbastanza tranquilla ed è ancora piuttosto presto; ma prima o poi si chiederanno che fine abbiamo fatto! Buttiamo ste sedie qua dentro e risaliamo...-

Oltre quella porta si trovavano altre 4 stanze labirintiche ed è lì che, in quei 4 anni, erano state ammassate cose che non servivano più. Ogni tanto qualcosa veniva smaltito...ma la maggior parte di ciò che era finito in quelle recondite stanze era ancora lì.

-Vorrei passare una giornata qua a frugare!- esclamò Benny e parcheggiò la prima sedia in un angolo stranamente vuoto della seconda stanza. Sistemato tutto, uscirono e chiusero la porta. Prima di risalire, Benny insistette per dare un’occhiata all’ex caveau: era un locale gigantesco a cui si accedeva da un’apertura ad arco sul lato destro dello stanzone. Si trovava un altro metro più sotto e pareva la stazione di una metropolitana per il suo soffitto ad arco, le pareti ed il pavimento bianche e il fatto che fosse molto più lunga che larga. Era chiaramente una galleria e, per le sue dimensioni, un treno della metro ed una banchina ci sarebbero state tranquillamente. A Benny faceva venire in mente una versione ridotta della fermata “Termini” della Metro B di Roma o una versione rustica delle stazioni di qualche metropolitana dell’ex Unione Sovietica.

Adorava quella misteriosa e gigantesca stanza.

-A me sto posto fa quasi paura: è molto lontano dall’ascensore, lontanissimo dalle scale, decisamente sotto terra e, se il mio senso dell’orientamento non sbaglia, anche fuori dal perimetro del palazzo. E poi hai ragione: sembra davvero una stazione della Metro… Ma che senso ha un caveau che sembra una fermata della Metro?????- mormorò Fede e Benny spiegò che era servito anche come rifugio in occasione della Seconda Guerra Mondiale, offrendo un riparo sicuro dai bombardamenti a parecchie centinaia di persone.

Benny urlò una volgarità, che rimbombò in modo assurdo.

Fede protestò con un “Dai!!!” che però non era così convinto ma suonava anzi vagamente civettuolo. Benny si allontanò corricchiando per una decina di metri, gridando un altro apprezzamento spinto nei confronti di Fede, che arrossì vistosamente e se ne uscì con un nuovo “dai”. -Credi che qualcuno possa sentirci? Questo posto ha pareti di cemento armato spessissime!!! E’ a prova di bomba!!!!-

-Allora voglio urlare una cosa io...-.

Non urlò niente perché, di colpo, si spensero tutte le luci. Quella galleria sotterranea, così come tutte le altre stanze del livello sotterraneo, tecnicamente non venivano utilizzate e quindi non erano state dotate di luci di emergenza o segnali luminosi che indicassero le uscite: Benny e Fede si ritrovarono nel buio più totale che avessero mai sperimentato.

-Oddio!!! Che cazzo succede????- gridò Fede, con la sua voce che pareva rimbombare nella galleria deserta ancora di più di quando c’era l’illuminazione.

Benny, con un tono di voce molto meno spavaldo rispetto a quando, pochi istanti prima, strillava a gran voce apprezzamenti osceni, rispose che doveva trattarsi di un semplice black out e la luce sarebbe tornata di lì a poco.

-Dove sei? Dove cazzo sei??? Doveva saltare la luce proprio nel momento in cui eri a decine di metri da me????-

-Aspetta: vengo verso di te… Non muoverti ma continua a parlare…-

Benny si rese presto conto che il soffitto a volta e la vastità di quel posto non aiutavano a localizzare perfettamente la fonte di un suono: ogni parola che Fede diceva la sentiva provenire da tutte le direzioni. Si disse che, affinché potessero ricongiungersi, sarebbe bastato muoversi lentamente in linea retta verso la direzione in cui sapeva dovesse trovarsi Fede.

-Ho paura!!!-

-Paura un cazzo, dai! Cosa mai può succedere? E’ semplicemente andata via la luce! Non ci sono zombie o altri tipi di mostri! Non ci sono nemmeno topi: han fatto la derattizzazione di recente!!-

-Buono a sapersi: se sentissi qualcosa che mi tocca una gamba morirei-

-Ti confesso che la cosa della derattizzazione l’ho detta più per calmare te che me...e spero che valga anche per gli scarafaggi, perché se penso che potrebbero esserci decine di scarafaggi che ci circondano mi metto a piangere...-

-AHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ODDIO, CHE E’????-

-Sono io!!!!! Sono io!!!!!! sono io, cazzo: mi hai fatto male!!!! Mi hai tirato una manata!!!-

Si abbracciarono. Era stato molto più semplice del previsto raggiungere Fede, ma Benny non si montò la testa e ritenne di aver avuto solo una grande fortuna.

Fede propose di tentare di raggiungere l’uscita del caveau perché aveva la certezza di dove si trovasse.

-Come fai a dirlo con tutta sta sicurezza?-

-Era alla mia destra, praticamente parallela...perpendicolare? Vabbè: basta andare a destra e il più dritto possibile...-

-Hai smanacciato un totale, quando hai percepito qualcosa vicino...che poi ero io!!! Non ho idea della posizione dei nostri corpi rispetto all’uscita!!! Abbiamo girato. Anche abbracciandoci abbiamo cambiato posizione...e con sto rimbombo non si capisce un cazzo!!!-

-Cazzo, è verissimo! E poi ci sono diversi scalini per salire allo stanzone più sopra: come minimo cadiamo e ci rompiamo la testa. La cosa più saggia da fare, per adesso, è restare immobili qui...-


La temperatura in sé non sarebbe stata alta, ma l’aria era ferma e c’era un’umidità molto alta: diversi deumidificatori erano stati installati nel sotterraneo e si attivavano quando il tasso di umidità saliva oltre un certo livello, in modo da evitare la formazione di pericolose muffe o danni alle strutture; ma senza corrente elettrica ovviamente non funzionavano.

Anche l’odore che si percepiva non era un granché: di chiuso, di stantio…

Benny buttò lì che tanto valeva sedersi ma, dopo l’ok convinto di Fede, esclamò: -Aspetta!! Aspetta!! No no: ho paura! E se ci fossero gli scarafaggi??? Meglio restare in piedi...-.

L’oscurità impenetrabile unita al silenzio più totale (non essendoci corrente mancavano anche i rumori di fondo di apparecchiature e sistemi elettrici) ed alla conformazione particolare di quell’enorme locale sotterraneo disorientavano.

-Se non ci fossi tu da abbracciare starei impazzendo: sarebbe un’esperienza di deprivazione sensoriale all’ennesima potenza!!! Ascolta...ho la radio appesa alla cintura: il display non è luminoso e di sicuro non prenderà perché siamo sottoterra e con cemento armato molto spesso a circondarci, ma tanto vale provare...hey...perché mi stai toccando il culo, Fede?-

-Prendevo la radio...-

-E’ appesa alla cintura...e la cintura è più in alto...-

-Scusa. Scusami...-

-Ok, certo...però stai continuando a palparmi...-

-Non riesco a smettere. Vuoi che la faccio finita?-

-Beh...No...-

Silenzio. Benny sentiva solo il cuore di Fede battere forte...

Fede sentiva solo il cuore di Benny battere forte...

Percepivano le pulsazioni dei loro cuori poichè stavano petto contro petto, ma anche perchè se ne poteva sentire il rumore, amplificato dal silenzio totale di quel luogo e dal buio che rendeva tatto e udito molto più amplificati.

Anche l'odorato era rafforzato, e Fede adorava il profumo vanigliato che sentiva addosso a Benny; ma poteva isolare il vero odore del suo corpo da quel profumo sintetico...e adorava anche quello.

-..anche il gusto risulterà fortificato?-

-Cos'hai detto, Benny???-

-Ehm...voglio che ci baciamo, cazzo!-

Pure Benny iniziò a palpare Fede e partì un bacio violento e appassionato. Si sdraiarono per terra e tanti saluti alla paura degli scarafaggi: la lucidità aveva ceduto il passo all’eccitazione.

Si sfilarono le magliette, Benny si tolse i pantaloni con una velocità così impressionante che si stupì in prima persona di ciò.

Non potevano assolutamente vedere, gli altri sensi sembravano essersi acuiti di punto in bianco ma, allo stesso tempo, la percezione che avevano dei loro corpi era completamente falsata e distorta, come se fisicamente non esistessero più: quasi non avevano idea di come si trovassero nel tempo e nello spazio, come se fossero delle entità puramente composte da energia che galleggiavano nello spazio infinito...e tutte quelle sensazioni fisiche fossero come virtuali...

Era fantastico. Era incredibile. Era un gran bel trip.

Benny, con foga, aiutò Fede a togliersi i pantaloni e il prossimo passo, tornando a baciarsi toccarsi e rotolarsi sul pavimento freddo, sarebbero state le mutandine ma…

Tornò la luce e fu accecante. A loro parve di non vedere da anni, tanto che richiusero gli occhi e si nascosero la faccia.

Gli occhi impiegarono qualche momento per riabituarsi e Fede e Benny si guardarono: corpi praticamente nudi e impolverati, capelli in condizioni disastrose, magliette e pantaloni stropicciati su quel pavimento che non veniva pulito da anni…

-Oh cazzo...cazzo, cazzo, cazzo: dobbiamo risalire?-

-Dovremmo farlo…oddio...-

-Come spiegheremo le nostre condizioni?-

-Una caduta cercando di raggiungere a tentoni l’uscita!!!-

-I capelli ridotti così?-

-Delirium tremens per il disorientamento e la sensazione che, per terra, ci fosse qualcosa che camminava...-

-Ok...torniamo su...-

Fede fece per alzarsi ma la luce andò via di nuovo.

-Riusciremo mai ad uscire da qui???-

-Prima o poi verranno a cercarci, quindi direi di darsi una smossa...-

-Oh...sì...-


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