scrivi

Una storia di sugarkane

Questa storia è presente in 2 magazine

Guarda tutti

Variazioni sul tema: Je ne regrette rien

(ispirato al brano "Amo chi siamo")

265 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 22 novembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amochisiamo #Variazioni #Tema #Musica #Testo

0

Per quello che il mondo poteva saperne, loro due non si conoscevano. Presentati una volta di sfuggita anni prima, forse, poi quasi più nulla. Eppure, nell'ombra, nel buio della notte, sapevano molto più l'uno dell'altra di quanto chiunque potesse immaginare. Non ci era voluto molto perché si rendessero conto di avere qualcosa in comune, qualcosa che li attirava come le api ai fiori. Più cercavano di reprimere il germoglio di sentimenti che stava nascendo, meno riuscivano a non pensarci ogni momento della giornata. E per adulti e vaccinati che fossero, la difficoltà di rivelarlo li aveva messi entrambi alla prova. La consapevolezza di vivere una storia clandestina, sempre con il rischio di essere scoperti, li aveva resi immuni al pensiero che qualsiasi istante sarebbe stato l'ultimo insieme.
Seduta su una poltroncina subito sotto la finestra aperta sul mare, con addosso la camicia di lui che aveva raccolto dal bordo del letto, la donna lo guardava quasi con tenerezza. Il suo volto era disteso, i capelli neri un po' arruffati sulla fronte: sembrava un bambino in procinto di svegliarsi ma ancora cullato dal rumore delle onde in lontananza, coperto dal lenzuolo bianco fino a metà schiena. Gli si avvicinò restando seduta sulla poltrona e lo accarezzò sulla testa, passando le dita in mezzo alla sua folta chioma morbida e scura. Amava quei momenti di intimità, ma soprattutto amava ciò che erano in quei momenti: non più due quasi sconosciuti, bensì un uomo e una donna che non dovevano fingere di essere altro se non se stessi. Ritornò con la poltroncina sotto la finestra e, nel voltarsi per controllare di non andare addosso al muro, vide un paio d'occhi assonnati che la osservavano in ogni movimento. Lei sorrise e fece per prendere un pacchetto sul comodino quando una mano la fermò e una voce profonda le disse:
- Faccio io.
Era ormai diventata una tacita regola, quella: solo lui avrebbe potuto accenderle le sigarette, era un gesto per dimostrare - anche nel caso in cui si fossero trovati in presenza di altre persone - una sorta di spirito d'appartenenza reciproco. "Io ti penso, anche qui, anche adesso."
- Non ti avrò svegliato io, spero... - bisbigliò la donna dandogli un bacio sulla guancia e tenendo la sigaretta lontana da entrambi, con due dita.
- Tranquilla, - rispose lui, - non avrei comunque mai sprecato del tempo da passare con te. Ti sta bene la mia camicia... - e sorrise, ben sapendo quale effetto avrebbe suscitato.
- Grazie... - concluse lei in fretta, cercando di non guardare quell'espressione che tanto le faceva perdere la testa.
Tornò sul letto accanto all'uomo, coprendosi le gambe con il lenzuolo, e lo osservò stropicciarsi il viso per svegliarsi. Lo pettinò delicatamente con una mano, come si fa con i bambini, per poi passargli la sigaretta per un paio di tiri.
Era un tardo pomeriggio di gennaio e fuori il sole era già tramontato da un pezzo per far spazio al buio, ma, nonostante l'aria fredda, non se la sentivano di chiudere all'esterno il suono della risacca. Il vetro rifletteva la luce al neon dell'insegna, si poteva chiaramente distinguere la parola "motel" perfino nello specchio. Sembrava un posto un po' impersonale - e l'idea di rifugiarvisi anche più squallida - ma avevano capito che, in realtà, anche una stanza minuscola come quella, che mai avrebbe dato nell'occhio per eventuali sospetti, sarebbe stata perfetta. Era la destinazione delle loro fughe dalla città e dalla vita di tutti i giorni, dalle persone, dalle relazioni... Esistevano soltanto loro due, quel poco tempo che a volte sembrava l'eternità e durante il quale si amavano senza pretese né giudizi. Tutto era ammesso, purché si fosse trattato di sentimenti.
La donna spense la sigaretta in un posacenere giallo di forma indefinita, si sdraiò e i suoi lunghi capelli biondi caddero sul cuscino. Adesso era lei ad avere la visuale dal basso, mentre lui le accarezzava la spalla sinistra con la stessa mano. Passando le dita sulla pelle scoperta gli sembrava di ritornare agli istanti in cui la camicia non c'era e seguiva le curve delle sue spalle e della schiena, la sfiorava quasi col timore di poterla spezzare; aveva un colorito incredibilmente chiaro, avrebbe potuto contare con precisione le vene sui dorsi delle mani. La donna lo guardava spesso negli occhi, così scuri e profondi, perché non voleva perdersi neanche per un momento ciò da cui era rimasta lontana troppo a lungo.
- Piuttosto congeliamo ma nessuno si alzerà a chiudere la finestra, suppongo... - affermò lui ridendo. L'abbracciò e la strinse a sé per darle ancora un po' di amore, perché sentiva di volerla il più vicina possibile.
- Supponi giusto. - gli rispose. Appoggiata sul suo petto riusciva chiaramente a distinguere i battiti del suo cuore, precisi, netti. All'improvviso sentì dentro sé un pensiero insistere, premere per venir fuori benché sapesse che avrebbe messo in difficoltà entrambi; prese un po' di coraggio e disse, sospirando: - Sii sincero: quello che mi dai, i sentimenti, il tempo, tutto insomma... è perché non lo ricevi da... - Faticava a pronunciare il nome dell'altra donna, era come se fosse ancora più presente fra di loro per ricordarle chi delle due fosse di troppo.

L'uomo rimase per qualche secondo interdetto da quella frase, dovette rifletterci su un pochino per essere sicuro di non fraintenderla. Forse le cose stavano davvero così e quella relazione da mantenere segreta esisteva proprio perché finalmente aveva trovato qualcuno a cui dedicarsi senza sprecarsi. I suoi profondi occhi scuri cominciarono a scrutare ogni singolo angolo della stanza per prendere un po' di tempo, formulare un pensiero di senso compiuto degno di essere espresso. Si strinse un po' nelle spalle, tossì ed dischiuse le lebbra sperando che le parole gli nascessero da sole nel modo migliore.

- Così mi fai passare per uno che ti usa per soddisfare il proprio ego... - affermò, non senza dubbi sulla pertinenza della propria uscita.

- Mah, mettila come vuoi, io non intendevo quello. - rispose lei un po' scocciata, - Lo so che non mi usi e che non sono uno sfogo per il tuo ego. Non importa.

- Ascoltami: - riprese lui per riparare alla situazione, - stare con te significa che finalmente c'è una persona accanto a me che apprezza quello che posso e che non posso darle. Siamo in due in questa situazione...

- Tre. Siamo in tre... - lo interruppe la donna cercando di simulare simpatia.

Lui le sorrise con lo sguardo basso per poi rialzarlo e riprendere la parola: - Non mi sembrava che ti disturbasse la sua presenza l'altra sera, alla festa, né quella degli altri... Voglio sperare che non ti sia già dimenticata.

- Se mi fossi dimenticata dell'altra sera, adesso non sarei qui.

Il ricordo di alcuni giorni prima le balenò nella mente quasi più nitido di quando l'aveva vissuto. Avevano imparato a parlarsi con gli sguardi, a darsi appuntamento soltanto con gli occhi, nonostante i terzi incomodi. Era pieno di gente l'evento a cui avevano preso parte e, tra gli invitati, quella che più destava in loro preoccupazioni era sua moglie - una persona così a modo e spigliata che l'altra provava dei veri sensi di colpa nel sapere di essere parte di quel tradimento. Poi però guardava lui negli occhi mentre parlava, si sorridevano senza darlo troppo a vedere, confondendosi nel discorso, e così sapevano che di lì a poco si sarebbero visti in segreto.

All'improvviso l'uomo si scostò da lei e cercò di raggiungere il comodino per strappare un pezzo di carta dal blocchetto accanto all'abat-jour. Prese la penna e iniziò a scrivere senza mostrarle il contenuto. - Leggilo quando sarai a casa, è qui... - aggiunse mettendo il bigliettino dentro la tasca del cappotto bianco appoggiato frettolosamente sul bordo del letto.

- Rifarei tutto da capo. - gli disse la donna, baciandolo. - Ricomincerei questa sera dall'inizio e forse lo avrei voluto fare ancora prima di trovarci qui. - I suoi occhi azzurri guardavano quelli neri di lui come se da loro treassero luce e ne dessero altrettanta; cercava di catturare quello sguardo per tenerlo dentro di sé, mentre il profumo di salsedine e il rumore del mare riempivano la stanza. - Perfino fumare mi sembra che faccia meno male se sei tu ad accendermi le sigarette...

L'uomo si mise a ridere e, vedendola ormai seduta appoggiata con una mano allo schienale, l'abbracciò - non senza notare che, sistemata in quel modo, la camicia scopriva molta più pelle di quanta coprisse prima. Sentì di nuovo quel corpo fragile e pallido ma vivo tra le sue braccia e gli sembrò che si completassero perfettamente, anzi: che quasi si somigliassero talmente era forte, per entrambi, la necessità di un contatti fisico del genere.

- Amo chi siamo. - le sussurrò in un orecchio.

- Je ne regrette rien. - rispose lei, poi si allontanò sorridendogli e andò a chiudere la finestra.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×