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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

PASQUA NELLA TRADIZIONE

Una festa di simboli, colori e forme sulle tracce delle tradizioni popolari.

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26 minuti

Pubblicato il 29 marzo 2021 in Giornalismo

Tags: #Arte #Fede #Pasqua #Religione #Tradizioni

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PASQUA NELLA TRADIZIONE

Una festa di simboli, colori e forme sulle tracce delle tradizioni popolari.

Malta - Processione del Cristo risorto -
Malta - Processione del Cristo risorto -

Pèsach o Pesah, detta anche Pasqua ebraica, è una festività ebraica che dura otto giorni e che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall'Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa.

Nel Tanakh, il nome di Pesach indica particolarmente la cena rituale celebrata nella notte fra il 14 e il 15 del mese di Nisan in ricordo di quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto; i successivi sette giorni vengono chiamati Festa dei Pani non lievitati (o Festa dei Pani Azzimi). Questa settimana trae origine da un'antica festa per il raccolto delle prime spighe d'orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina. La pesach, quindi, segna il principio della primavera ed è anche chiamata Chag haaviv, cioè "festa della primavera". Fuori dalla Terra di Israele i giorni degli azzimi sono otto, tranne eccezioni (cfr Calendario ebraico, Diaspora ebraica e Rosh Chodesh): i primi due e gli ultimi due sono giorni di festa (in ebraico Yom Tov).

La Pasqua è una delle tre "feste di pellegrinaggio" (Shalosh Regalim) assieme a Pentecoste (Shavuot) e Festa delle Capanne (Sukkot).

(da Wikipedia).

Tavola imbandita per il Seder di Pesach
Tavola imbandita per il Seder di Pesach

La nostra Pasqua deriva quindi da una parola ebraica che significa ‘passaggio’: passaggio verso la primavera, verso una nuova vita e verso una nuova stagione di semina e raccolti. Negli antichi rituali agresti, infatti, l’arrivo della novella stagione assumeva valore di ‘rito di passaggio’, allorché il Capodanno coincideva con l’equinozio d’Ariete le uova, al naturale o colorate, trionfavano in qualità di talismano e di offerta. Si regalavano come oggetto beneaugurante e si consumavano come pasto rituale; si seminavano fra le zolle dove, in virtù del principio di similitudine, avrebbero trasmesso il loro potere fecondativo al terreno. Greci e Romani le offrivanoa Dioniso e ai dioscuri, i gemelli divini nati secondo il mito da un uovo di cigno.
Anche Russi e Germani se ne cibavano prima di dare avvio ai lavori agricoli. Gli Egizi, certi del suo carattere difensivo, lo impiegavano come amuleto contro le forze del male e come antidono risolutore di ogni malanno. Per la stessa ragione veniva inumato nelle sepolture, a salvaguardia del defunto o come promessa di fecondità e di rinascita. è questo il caso delle uova d’oro estratte dal sepolcro di Ur o di quelle decorate e incise rinvenute a Cartagine, in Etruria, in Ucraina. Anche i protocristiani, che le consumavano ritualmente, le seppellivano nelle tombe dei martiri come simbolo della speranza nella resurrezione.
C’era chi si accontentava delle uova di gallina o di piccione, e chi preferiva di struzzo come i Greci e i Copti, che le appendevano perfino nelle chiese come talismano di felicità. Russi, Scandinavi e Giapponesi, invece, andavano pazzi per quelle di cicogna che consideravano indispensabili accumulatori di fortuna, tanto da attrarne volontariamente alcune con offerte di cibo perché nidificassero sui tetti delle loro case. La consuetudine di offrire uova colorate, in una commistione di retaggi pagani e di spunti cristiani, si consolida dopo l’anno Mille.
Era la chiesa stessa a gestirne lo scambio, al termine della mesaa pasquale dopo averle benedette e dipinte di rosso. Ma perché l’uovo beneaugurali si trasformi nell’attuale Uovo di Pasqua arricchito dalla sorpresa, bisogna attendere il 1500, quando l’imperatore Francesco I di Francia ricevette in dono un uovo d’oro contenente una scultura lignea della ‘passione’. IN poco più di cent’anni offrire uova pasquali a nobili e sovrani divenne una vera mania, quasi una gara a scovare l’esemplare più pregiato e originale.
Le follie naturalmente non si contavano più: circolavano uova d’oro massiccio, tempestate di gemme e gusci delicatamente impreziositi dai pittori più in vista dell’epoca come, ad esempio, Jean-Antoine Watteau e Jea-Honoré Fragonard vissuti entrambi nel ‘700. Ma il primato nella decorazione delle uova spetta comunque agli Slavi e ai Russi, accurati esecutori di autentiche opere d’arte. Essi credevano che ogni uovo dipinto entro Pasqua aggiungesse un anello alla lunghissima catena che imprigionava lo spirito del male e che per questo infine dovevano essere rotte.
Diverse leggende però si contendono l’origine della tintura delle uova pasquali, abitudine che risale al primo Medioevo. In una di esse, si racconta che quando Maria Maddalena annunciò a Péietro la resurrezione di Cristo, questi, incredulo, le rispose: ‘quando queste uova diventeranno rosse, Cristo resusciterà’. E in quello stesso istante le uova che Maddalena recava nel paniere divennero rosse. Un altro racconto leggendario rumeno, sempre a sfondo religioso, riporta che la Madonna, in fuga insieme a Gesù e incalzata dai Giudei, fece rotolare delle uova che subito si tinsero di rosso. In questo modo, mentre gli inseguitori stupiti si fermavano a raccoglierle, i due fuggitivi riuscirono a distanziarli e a mettersi così in salvo.

Pittura muraria romana con uova.
Pittura muraria romana con uova.
Uova decorate russe.
Uova decorate russe.

Nello scambio rituale delle uova, al naturale o decorate, trionfava l'uso apotropaico e superstizioso, di seminarle fra le zolle della terra, dove, in virtù del principio di similitudine avrebbero trasmesso il loro potere fecondativo ai campi agricoli. In quanto metafora di rinascita le uova decorate e colorate erano segno di buona sorte e di roseo futuro anche per gli antichi Persiani, che le scambiavano in alcune cerimonie religiose in forma di talismano, la cui offerta simbolica prevedeva il loro consumo come pasto rituale.

Pare che anche Russi e Germani se ne cibassero prima di dare avvio ai lavori agricoli, mentre Scandinavi e Giapponesi, invece, andassero pazzi per quelle di cicogna che consideravano indispensabili accumulatori di fortuna, tanto da attrarne volontariamente alcune con offerte di cibo perché nidificassero sui tetti delle loro case.

La decorazione delle uova fra i contadini, era affidata solitamente alla madre e alla figlia maggiore e avveniva secondo precise regole rituali e nel più rigoroso silenzio interrotto solo dai canti religiosi e dalle preghiere. Il colore, considerato da un punto di vista magico-simbolico, svolgeva un ruolo determinante nella scelta del messaggio da affidare all’uovo pasquale. Poiché ritenute beneauguranti c’era chi si accontentava delle uova di gallina o di piccione, e chi preferiva quelle di struzzo come i Greci e i Copti, che le appendevano perfino nelle chiese come talismano di felicità.

Diverse sono le leggende che si contendono l’origine della tintura delle uova pasquali, abitudine che risale al primo Medioevo. In una di esse, si racconta che quando Maria Maddalena annunciò a Pietro la resurrezione di Cristo, questi, incredulo, le rispose: ‘quando queste uova diventeranno rosse, Cristo resusciterà’. E in quello stesso istante le uova che Maddalena recava nel paniere divennero rosse. Un altro racconto leggendario rumeno ancora a sfondo religioso, narra che la Madonna, in fuga insieme a Gesù e incalzata dai Giudei, fece rotolare delle uova che subito si tinsero di rosso. In questo modo, mentre gli inseguitori stupiti si fermavano a raccoglierle, i due fuggitivi riuscirono a distanziarli e a mettersi così in salvo.


Velazquez - Vecchia con uova.
Velazquez - Vecchia con uova.
Uova colorate.
Uova colorate.

Negli antichi rituali agresti, infatti – scrive Laura Tuan (1) – ciò che definiamo comunemente rosso, giallo, verde, non erano altro che i diversi livelli vibratori di un’unica energia, la stessa che collegava tutti gli elementi del cosmo. Le grandi culture del passato accordavano la massima importanza al colore con cui si esprimevano, curavano e si sintonizzavano sulla divinità, che spesso veniva rappresentata con immagini a tinte vivaci. Il colore, considerato da un punto di vista magico-simbolico, svolgeva un ruolo determinante nella scelta del messaggio da affidare all’uovo pasquale. Ciò che oggi definiamo comunemente rosso, giallo, verde, non erano altro che i diversi livelli vibratori di un’unica energia, la stessa che collegava tutti gli elementi del cosmo. Avveniva così che ad ogni colore erano attribuiti più significati:


L’uovo dipinto di 'bianco', ad esempio, ritenuto il colore dell’innocenza, della purezza e della massima concentrazione della luce, come del bene che sconfigge le tenebre, si esponeva come colore lunare, sintonizzato sulla vibrazione emotiva fecondatrice, dall’infanzia alla maternità che andava dall’immaginazione alla medianità:

Il colore 'rosso' che la tradizione vorrebbe rigorosamente dipinte come tinta-base delle uova pasquali, è augurale di gioia, fecondità, vitalità e, naturalmente, passione amorosa in quanto riconduceva simbolicamente al sangue, ne assimilava, il significato concreto di vita e di forza. Soprattutto in Oriente, era il colore augurale per eccellenza, da indossare a Capodanno per propiziare la fortuna per l'anno a venire. In Cina era il colore da rivestire nel giorno delle delle nozze. In India, Brahma, il dio che crea, e Rudra, la divinità che guarisce, sono entrambi rappresentati con il corpo dipinto di rosso.

Rossi erano anche gli déi benefici egizi, che ricordavano, nel colore, la fanghiglia fecondatrice del Nilo. Ardore e sensualità, coraggio e vigore si ricollegavano inoltre al rosso negli attributi di Ares (Marte) in quanto riassumeva la forza purificatrice del fuoco; e di Pan, la divinità primaverile greca della potenza sessuale maschile e della fertilità vegetativa femminile.

Il 'blu', colore gioviano, emblema della saggezza e della spiritualità, conduce, in assonanza con il cielo, all’idea dell’ascesi, dell’accesso allo spirito. Blu, è il colore del lapislazzolo, pietra a cui i tibetani attribuiscono il massimo potere rigeneratore. Il mitico trono del Buddha della medicina è interamente costruito con questo minerale. Blu è anche il corpo del dio indiano Visnù, della dea greca Hera sposa di Zeus, e degli abiti di quest’ultimo, padre di tutti gli déi.

Nel cristianesimo, in analogia col cielo e dunque con la spiritualità, contrassegna il manto della Madonna, in qualità di messaggio pasquale, come augurio di serenità, guarigione e saggezza.

Il 'giallo', vibrazione della luce e del sole, emana un messaggio di chiarezza e di verità. Simboleggia la massima luminosità dell’oro, ottenuto attraverso purificazione alchemica degli Elementi, in senso di augurio di intellettualità e conoscenza.

Il 'verde', nel suo rapporto simbolico con il trionfo della vegetazione, riveste un significato di speranza, di fertilità e rigenerazione. Non a caso convoglia su di sé la vibrazione di Venere, il pianeta dell’armonia e dell’amore, della fioritura e della primavera. L’uovo dipinto di verde annuncia la speranza, la salute e l’arrivo di un nuovo e tenerissimo amore.

Il 'marrone', è il colore della terra, della solidità e della continuità ben rappresentata dall’influenza stabilizzante del pianeta Saturno. I segni zodiacali invernali quali il Capricorno e l’Acquario, erano considerati presso i Romani, divinità della semina e della fecondità sotterranea, ancora non evidente ma assicurata nella novella stagione di Primavera. Questo colore in particolare, promette una realizzazione lenta ma ben costruita, ancorata a solide basi che ne protrarranno gli effetti inalterati nel tempo. Il marrone inoltre simboleggia la Grande Madre terra e tutte le creature che vivono in essa. Infatti, è il caso dell’uomo stesso, in ebraico ‘adam’, creato secondo il racconto biblico dalla terra ‘adama’, da cui trae non solo il nutrimento ma anche il nome.

Questi capolavori di simbolismo, scatuirivano dall’ispirazione poetico-religiosa che si traduceva in figure allegoriche ricche di messaggi finemente tracciati a colori vivaci. Dopo essere state recate in chiesa per la benedizione di rito, le uova venivano distribuite ad amici e parenti, assegnando a ciascuna di esse un messaggio augurale preciso. Ma ancor più, e ancora oggi è questa la formula rituale, recavano una missiva simbolica d’affetto, d’amicizia, di stima e di speranza o, anche, come pegno d’amore che il ragazzo offriva alla ragazza, destinato a mantenersi vivo nel tempo, capace di risorgere e di rinnovarsi costantemente.

La consuetudine di offrire uova colorate, in una commistione di retaggi pagani e di spunti cristiani, si è consolidata dopo l’anno Mille, in cui la Chiesa prese a gestirne lo scambio, al termine della Messa pasquale dopo averle benedette e dipinte di rosso.

Ma perché l’uovo beneaugurale si trasformi nell’attuale ‘Uovo di Pasqua’ arricchito dalla sorpresa, bisogna attendere il 1500, quando l’imperatore Francesco I di Francia ricevette in dono un uovo d’oro contenente una scultura lignea della ‘passione’. In poco più di cento anni offrire uova pasquali a nobili e sovrani divenne una vera mania, quasi una gara a scovare e elaborare l’esemplare più pregiato e originale. Da allora la follia creativa per le uova non si contarono più: ne circolavano d’oro massiccio, tempestate di gemme e gusci delicatamente impreziositi dai pittori più in vista dell’epoca come, ad esempio, Jean-Antoine Watteau e Jean-Honoré Fragonard vissuti entrambi nel ‘700. Nonché persino prezioso regalo della Pasqua del 1885 in Russia, quando l’orafo e gioielliere di corte Peter Carl Fabergé accontentò lo zar di tutte le Russie Alessandro III che volle un originale pegno d’amore per la moglie Maria Fyodorovna, dando il via alla realizzazione delle costosissime e preziosissime uova Fabergè.

Peter Carl Fabergè
Peter Carl Fabergè

Ciò per quanto il primato nella decorazione delle uova spetta comunque agli Slavi e ai Russi, accurati esecutori di autentiche opere d’arte, probabilmente suggestionati dalla credenza che ogni uovo dipinto entro Pasqua aggiungesse un anello alla lunghissima catena che imprigionava lo spirito del male e che per questo infine dovevano essere rotte. Le uova, accumulate a causa delle restrizioni ecclesiastiche che ne proibivano il consumo durante la quaresima, prodotte senza avarizia durante il tepore primaverile, venivano così ad arricchire una riserva alimentare sempre più abbondante, tale da consentire anche nella società contadina spesso affamata, l’abbuffata pasquale che metteva fine al tempo quaresimale.

Lavorazione delle uova artistiche traforatre.
Lavorazione delle uova artistiche traforatre.

Alle uova in quanto elemento e simbolo tradizionalmente associato alla celebrazione della fesività pasquale, sono anche un elogio alla primavera e alle rivoluzioni cosmiche. Infatti, all’occorrenza, oltre alle solite raffigurazioni di fiori, animali, personaggi storici o biblici, vi compaiono svariati simboli astratti. Si tratta di segni antichissimi, conosciuti e impiegati in quasi tutte le culture: etrusca e fenicia, egizia, greca e romana, cristiana e celtica, indiana ecc. molti dei quali, in epoca più tarda, vennero inglobati dal cristianesimo nel proprio patrimonio simbolico, sovrapponendo al loro significato originario un valore evangelico ed ecclesiastico.
Alla sensibilità delle decoratrici tuttavia non sembra essere sfuggito il senso primordiale di questi segni, sempre intrinsecamente connessi con le tematiche primaverili: la luce, la vita, il ciclo della natura che muore e che risorge, ecc. come pure tutta una serie di simboli cosmici di riferimento, quali: il Sole, la Luna, le Stelle, l’Arcobaleno; ed altri di carattere magico-esoterico: il Triangolo, il Quadrato, la Croce, la Spirale, il Rombo, il Cerchio, la Linea del destino, la Mano, l’Albero spesso capovolto, il Fuoco ecc. che Laura Tuan, in un suo Editoriale apparso in ‘Astra’ 1975, ha esaminati uno per uno:

Il Sole, è l’attributo di sovrani e déi, le cui corone dorate nel primo caso e le aureole raggiate nel secondo, tentano di uguagliarne lo splendore.
La Luna, è significatrice delle acque e del rinnovasmento e della maternità per eccellenza, legato all’antico culto delle maree e della fecondità femminile. Nel Medioevo cristiano compare spesso affiancata al Sole ai lati della Croce.
La Stella o il cielo stellato, esprime la speranza in un futuro più sereno, la direzione ritrovata dopo la burrasca. Non a caso infatti il cristianesimo sceglie proprio la Stella per annunciare la venuta del Messia. In medio oriente essa assume altri significati secondo il numero delle sue punte, emblema dell’alba e dell’amore.
L’Arcobaleno, è il ponte di luce che unisce la terra a l cielo e gli uomini agli déi, ricorda il patto stretto da Jahvè con il genere umano alla fine del diluvio.
Il Triangolo è l’emblema della nascita della vita e della morte e rappresenta la perfezione del ‘tre’, il nuimero della sapienza divina e della completezza. Se l’area è annerita acquisisce la connotazione iniziatica della caverna o della montagna sacra, la prova estrema che il neofita deve superare, a conclusione di un lungo e impegnativo processo di apprendimento.
Il Quadrato, riconduce all’idea di stabilità, della razionalità e dell’intelligenza umana, solida ma limitata. Quando vi sono inseriti altri quadrati concentrici si ricollega alle tre età della vita, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia.
La Croce è il simbolo precristiano dal significato universale, fa riferimento all’albero cosmico, l’asse centrale del mondo che ne sorregge il peso e le sorti. Come attributo cristiano della passione e della resurrezione di Cristo, si è affermata piuttosta tardi, alla fine del IV secolo, ed è sempre affiancata dai simboli del Sole e della Luna. Se ha quattro braccia uguali si dice ‘a croce greca’ che simboleggia la potenza del numero quattro, come le stagioni, gli evangeli e i segni fissi che li rappresentano: Leone, Acquario, Aquila e Toro. Quattro come gli Elementi e le Virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
La Spirale: la curva priva di inizio e fine evoca l’idea di continuità e dell’evoluzione, ben rappresentata nel simnolismo esoterico dell’ouroborus, il mitico serpente del Tempio che si morde la coda.
Il Rombo , allude alla matrice della Grande Madre cosmica e alle sue potenzialità generative.
Il Cerchio è l’emblema indiscusso della perfezione, suggerisce nella continuità della sua forma, che non ha inizio né fine, l’idea della’eternità.
Una Linea orizzontale che gira tutt’attorno all’uovo allude alla linea del destino; ondulata ripropone il potere fecondativo delle acque, mentre se è verticale presuppone le concezioni primaverili della vita e della rinascita.

Piero della Francesca - Pala di Brera
Piero della Francesca - Pala di Brera

All’ “Albero della vita” (2), Roger Cook ha dedicato un libro illustrato che ho rintracciato in una biblioteca di periferia, sotto l’etichetta ‘Arte e Immaginazione’. Il prezioso volume, per quanto di medio formato, è illustrato in modo splendido per cui offre al lettore che coltiva di questi interessi, la possibilità di un doppio escursus, testuale e fotografico, ricco e stimolante, col fare ricorso a materiali originali di studio e di verifica che motivano l’universalità del simbolo iconico preso a soggetto. In esso sono rappresentate tutte le culture, fin dalla visualizzazione della pittura firmata dai grandi artisti di ieri e di oggi, alla scultura come anche alla miniatura e alle anonime trame dei tappeti persiani e delle stoffe pregiate dell’Estremo Oriente.

Interessanti i temi trattati in indice: l’albero dell’immaginazione, della storia, della fertilità, dell’ascesa, del sacrificio, della conoscenza, della necessità interiore, e di quell’albero ‘cosmico’ capovolto, immutabilmente fisso nel mondo empireo, all’origine di innumerevoli tradizioni diverse. La si trova, per esempio, nei rituali sciamanici degli aborigeni australiani e presso i Lapponi, che, quando sacrificavano al dio della vegetazione, disponevano presso l’altare un albero capovolto, le cui radici crescono in alto e i cui rami si estendono verso il basso. Nei Veda e nelle Upanishad è l’albero cui ‘tutti i mondi riposano’ nella non-morte. È così che, mediante l’immagine dell’albero capovolto, la metafisica indiana riconcilia con molta sottigliezza il politeismo indù con il punto di vista monoteistico: perché tutti gli déi del suo pantheon interagiscono in funzione di un’unica radice nascosta.

«Un ritorno alle origini come per un rito di passaggio all’inverso, dunque?» Si chiede Umberto Eco, nel suo libro illustrato “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” (3), con il quale ci introduce, passo dopo passo, nell’immaginario umano così come si è espresso nel corso dei millenni. Scrive:


Copertina del libro - Bompiani
Copertina del libro - Bompiani

«La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali […] che hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che in gran parte conosciamo (riportate in questo volume), altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.»
Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole Fortunate, l’Eldorado, l’Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il Santo Graal, la rocca degli Assassini, del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole di Utopia, l’isola di Salomone e la Terra Australe, l’interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha, lo stesso Eden biblico, l’Inferno e il Paradiso danteschi, l’Eldorado, l’Albero della Vita, l’Uovo cosmico, che se esistono o, almeno, sono esistite nella fantasia o nei sogni di qualcuno, equivale a dire in certo qual modo che da qualche parte esistono, non vi pare?

Copertina del libro - Gaffi Editore
Copertina del libro - Gaffi Editore

Ma altri temi si annunciano non privi di interesse e ci riconducono, a quello spirito ancestrale da cui noi tutti, indissolubilmente, veniamo …

Scrive Giovanni Nucci in “E due uova molto sode”: (4)

«D’altronde quand’è che un uovo non racconta per diritto o per storto le pieghe segrete dell’esistenza umana e per riflesso di quella divina? Un uovo è al contempo il creato e la creazione: e la creazione, come è noto, si esprime nelle più svariate forme e differenti elaborazioni. In sintesi, più o meno tutto quello che abbiamo da dire a riguardo è che dentro un uovo c’è già tutto, il poco e l’assai, sia l’uno che l’altra, l’universo e il vuoto contenuti da un buco chiuso in se stesso: ma da quello che dice di sé, di solito, non lo si capisce».


Ma lasciamo la parola a Barbara Martusciello che in ‘My Where’ (5), che ci illumina inoltre all’Uovo attraverso l’arte:


«L’Alchimia lo assume a catalizzatore di significati oscuri e l’arte non si esime dalle raffigurazioni delle uova in opere di tutti i tipi, gli stili e i materiali. La più celebre è forse la grande tempera e olio su tavola di Piero della Francesca, oggi conservata nella Pinacoteca di Brera a Milano, databile al 1472 circa e nota come ‘Pala di Brera, o di Montefeltro’. È una ‘Sacra Conversazione’ con la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il donatore (Federico da Montefeltro). Al centro, in un’esedra semicircolare che racchiude una copertura a forma di conchiglia, campeggia un piccolo, perfetto uovo di struzzo che pende appeso a un filo e illuminato dalla luce. Il significato più accreditato ed evidente di questa figura emblematica – oltre all’articolato richiamo al dogma della verginità di Maria –, inteso comunemente come simbolo di vita e della Creazione, corrisponde all’Assoluto divino, centro e fulcro dell’Universo.


La raccontiamo iniziando dal grottesco dipinto di Hieronymus Bosch ‘Le concert dans l’œuf’ (Il concerto nell’uovo) riprodotto nella copia nel XVI secolo (oggi al Musée de Beaux-Arts Lille) dal ‘Maestro di Lille’, perché l’originale fu perduto; non dimenticando il Barocco di nature morte con gusto (Georg Flegel, ‘Spuntino con uova’, 1600 circa, Staatsgalerie, Castello di Johannisburg, Aschaffenburg) e dello spagnolo Diego Velasquez che vede anch’egli nell’uovo doti da leccarsi i baffi: nella ‘Vecchia friggitrice di uova’, 1618 (National Gallery of Scotland, Edimburgo) non c’è simbolo che tenga poiché v’è un tale realismo che pare di sentire il profumo delle uova fresche appena cotte… Una sinestesia che scaturisce anche di fronte alla solida, corposa ‘Natura Morta con pane e uova’ di Paul Cezanne (1865, al Museo di Cincinnati) e poi a quella di Georges Braque (1941) dove l’uovo è a scaldare sulla stufa…»

Il più famoso Uovo di Peter Carl Fabergè.
Il più famoso Uovo di Peter Carl Fabergè.

Il riferimento all’arte culinaria con le due uova imbiondite e croccanti, le uova di cioccolata tornano a voler ricordare l’allora fiorente industria (dolciaria) italiana e la tradizionale eccellenza dell’illustrazione pubblicitaria a partire da Fortunato Depero che nel 1927 crea la locandina per ‘Uova Sorpresa’ per l’azienda Unica di Torino. Dal Futurismo ci affacciamo sulla magica sospensione spazio-temporale di Felice Casorati (con il piccolo olio su tela ‘Uova su libro’ del 1949; i più grandi ‘Uova e limoni’; ‘Uova sul tappeto o sulla scacchiera’; ‘Maternità con uova’, 1958; ‘Notturno: uova’, 1959 e analizziamo l’archetipo dell’ovale nel Surrealismo, dove prende forma ed è riposto in nidi indecifrabili o nelle gabbie di Renè Magritte.
Tra gli artisti dell’inconscio e dell’onirico, Man Ray inserì l’uovo in alcune sue sperimentali composizioni fotografiche chiamate, per la tecnica a contatto pionieristica, con il suo nome – ‘Rayogrammi’ – e lo acclamò, per linda perfezione e carico simbolico, nel più netto e categorico ‘Uovo di struzzo’, 1944. Se la bizzarra, surrealisteggiante Leonor Fini, ne ‘La Guardiana dell’Huevo negro’ del 1955 aggiunge un interessante versione occulta del tema, fu Salvador Dalì a primeggiare in questo, tra l’altro abbellendo in modo incredibile l’architettura del suo teatro-casa-museo a Figueres, città in cui egli nacque (1904) e abitazione dove morì nel 1989, in cui dipinse ironiche ‘Uova al tegame con tegame’ (o nel piatto col piatto), 1932, e passò a più concentrate riflessioni con ‘La metamorfosi di Narciso’, 1937 (alla Tate Gallery, Londra), in cui il giovane della mitologia greca, famoso per la sua bellezza, si specchia mentre accanto a lui una mano si materializza porgendo un uovo che è schiuso dal germogliare di un fiore. C’è qui tutto: la leggenda greca, la punizione, la metamorfosi e, infine, la vita eterna. Nuova di zecca, come è nuovo l’uomo-bambino ‘Geopoliticus’, eseguito nel 1943 nel ritiro americano di Dalì e della moglie e musa Gala: lì l’uovo indica più la nascita del novello Mondo – gli Stati Uniti – che un riferimento spirituale e universale… Che, invece, ritroviamo nel Dalì-uovo immortalato in una delle originali foto del sodale Philippe Halsman: per l’effetto-bozzolo che raffigura, sembra ideale spunto per il dipinto ‘L’aurora’, 1948, in cui l’uomo (ri)sorge dall’enorme guscio alle cui spalle s’irradiala la luce-tuorlo.


Nel 1973 immagini di donne-serpenti, donne-Eva ammiccanti e un grande uovo sono il contributo per il numero speciale di Playboy Magazine, in cui sacro e profano si rincorrono, si sovrappongono e si ammantano di ambiguità misterica. Allo stesso modo delle Piazze d’Italia e le ‘wunderkammern’ di Giorgio De Chirico (l’uovo è inserito in molti suoi quadri). A svelare qualche arcano e mostrare l’evidenza dietro gli emblemi della società – di massa – ci penserà poi Andy Warhol: con la sua massiva produzione di immagini seriali tra le quali quelle di piatte uova multicolor; il suo talentuoso figlioccio disperato, l’unruly child del gesto graffitistico Jean Michel Basquiat torna, con ‘Eyes and Eggs’ (1983), alla dimensione quotidiana, alla fame di cibo, di amore, di 15 minuti di successo per tutti, il (degno?) nipotino di Warhol, Jeff Koons tridimensionalizzerà e monumentalizzerà le uova (di Pasqua) virando verso il lato kitsch dell’immaginario iconico, a differenza dell’originale Claes Oldenburg, che si ferma appena prima (in varie declinazioni museali di ‘Sculpture in the Form of a Fried Egg’.”

Uova artistiche: Klimt, Warrol, Basquiat.
Uova artistiche: Klimt, Warrol, Basquiat.
L'uovo di Vittoria Marziari.
L'uovo di Vittoria Marziari.
Crocifisione di Vittoria Marziari
Crocifisione di Vittoria Marziari

L’Uovo entra nella scultura di Vittoria Marziari “..affascinata dal mistero degli spazi cosmici e interiori che costituiscono la sua inesauribile fonte d’ispirazione, che si vuole definire scultura filosofica”, nell’emozionante bronzo intitolato ‘Amanti segreti’ (6) dove i due ‘amanti’ si sovrappongono all’interno della ‘forma dell’uovo’ che si dischiude nell’emozione dell’idillio manifesto che s’apre all’amore. Momento che altresì trasforma “..l’immensa energia universale nella forma dell’arte, e che avvicina l’artista a quel misterioso soffio che fa muovere tutte le cose” (W. Fabbri). Un’eccellenza tutta italiana nel campo dell’arte e la prima scultrice donna ad aver ricevuto l’onoreficienza di Cavaliere della Repubblica Italiana nel 2016 per le sue riconosciute qualità artistiche. Dell’artista è apparso su questo stesso sito larecherche.it l’articolo, intitolato “La danza immobile, la ‘poesia delle forme’ nei ‘lunghi silenzi’ dell’arte contemporanea”:

“Dagli albori dei tempi, nascondi la verità, con ingannevoli lusinghe e sfaccettature”
“Non udisti, non vedesti, ma inaspettata giunse la tempesta”.
“Non è la tenebra, ma la luce, quella sottile attrazione che ti spinge a gaurdare oltre il sipario”.
“Svuotiamoci dal torpore che inibisce il nostro risveglio”.
“Oltre le vesti il cuore, donando, amando”.

Sono queste solo alcune delle frasi altamente ‘poetiche’ afferente ad altrettanti ‘titoli esperienziali’ di avita bellezza trascendentale che accompagnano le opere scultoree di Vittoria Marziari, che oggi ci consentono di assaporare in pieno il gusto e il senso della profonda quietudine che ci viene incontro nelle forme che con maestria ha ricavato dalla materia, nel racconto dominato dal ‘silenzio’ … quel silenzio che nulla toglie alla bellezza che noi tutti, nel confronto visuale di rimando con le sue opere, ci portiamo dentro.

L’Uovo è il principio.

Salvator Dali
Salvator Dali


Note:
1) Laura Tuan, apparso in ‘Astra’ - Editoriale Astra 1975.
2) Roger Cook, “L’Albero della Vita” – (Red edizioni 1987)
3) Umberto Eco, “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” (Bompiani 2013)
4) Giovanni Nucci, “E due uova molto sode” – Gaffi Edit. 2017
5) Barbara Martusciello - articolo in ‘My Where’ del 23 Marzo 2016
6) Vittoria Marziari – “Amanti segreti” - bronzo 2015, è parte integrante del suo vasto curriculum ricco di riconoscimenti e premi. L’artista ha esposto in musei, ambasciate, consolati, Istituti Italiani di Cultura, Palazzi Comunali ed Expo d’Arte Internazionali.


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