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Una storia di GioMa46

“Il Musico fuggiasco”

Un libro di Giovanni Iudica, Archinto Editore 2018.

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Pubblicato il 26 novembre 2019 in Recensioni

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“Il Musico fuggiasco”, un libro di Giovanni Iudica, Archinto Editore 2018.

Copertina del libro - Archinto Editore
Copertina del libro - Archinto Editore

Del perché scrivere una biografia sull’avventura umana e artistica di un musicista non particolarmente conosciuto del Seicento qual è Henry Desmarest, per lo più trascurato dagli storici e dalla pletora dei critici musicali dei secoli successivi, è quì svelato dall’autore, Giovanni Iudica, che ne rileva un ‘caso giuiridico’ prima ancora che letterario e musicale, riguardo al quale, noi che leggiamo, ancor oggi non siamo in grado di formulare un giudizio etico che non risenta di falsa moralità. Il ‘caso’ è specifico nel suo genere e non riguarda il solo protagonista della storia narrata, bensì la società del tempo in cui esso si verifica; mettendo a nudo, per così dire, l’entourage culturale, ancora più che legislativo, della Francia in epoca 'barocca'. Ciò assume rilevante importanza, allorché vi si narra di un fatto di cronaca avvenuto a Versailles alla corte del Re Sole (alias Luigi XIV), accorso al maestro di musica Henry Desmarest, protagonista di una ‘appassionata e appassionante’ vicenda amorosa che lo vede coinvolto nel rapimento della sua giovane allieva Marie-Marguerite da Saint-Gobert, a quanto pare conseziente, figlia di un nobile dell’epoca, ostinato nel pretendere soddisfazione nel rispetto della giustizia.


Di fatto la giustizia, com’era equo che fosse, seguì il suo corso con l’infliggere una dovuta punizione al maestro, reo di un comportamento all’epoca ritenuto scandaloso, punibile con la pena di morte. Ragione per cui Henry Desmarest “..dovette abbandonare la favolosa corte di Versailles, l’adorata Parigi e l’amata terra di Francia”. Cosa che gli riuscì mettendo in atto una partenza precipitosa a dir poco rocambolesca, “gabbando coraggiosamente il suo re con una fuga che mise in ridicolo la polizia e tutto l’apparato della giustizia francese”. Ma, poiché la sentenza emessa dalla Suprema Corte doveva comunque avere seguito, ne valeva l’onore delle parti chiamate in causa, si arrivò in fine a dichiarare l’imputato Henry Desmarest, colpevole in contumacia del reato ‘validamente comprovato’, e condannato a essere impiccato in effigie: “la quale sarà appesa a un patibolo appositamente costruito nella pubblica piazza della città”, inoltre alla confisca dei beni e il prelievo ‘preliminare’ di una somma in denaro a risarcimento “per i danni civili” subiti dalle parti.


Sembra, per così dire, d’essere di fronte a una farsa in piena regola seicentesca, uscita dalla penna di Molière, per quanto l’avventurosa fuga ricorda per certi versi quella di Casanova, e la storia che ne seguirà sembra ricalcare quella di Amadeus (alias Mozart) in fatto di gelosia e plagio musicale. Eppure è tutto vero, assicura l’autore del libro nel narrare le 'disavventure' del protagonista, articolate in parte sulla falsariga dell’articolo di cronaca e, in altro modo, trascritte sullo schema dello storiografo, raccogliendo e redigendo le memorie dell’epoca in cui il ‘fatto’ si svolse, tenendo ben presente l’entourage culturel della ‘musica barocca’ in cui il protagonista si forma e accresce la sua popolarità. Un aspetto preponderante quest’ultimo che rende questo libro di autentico interesse culturale per meglio conoscere l’evoluzione teatrale-musicale che va dal 1600 al 1750, all’incirca un secolo e mezzo storicamente identificata come ‘Epoca Barocca’ e celebrata da insigni pittori, scultori, architetti, musicisti, orafi, ebanisti costruttori di strumenti, nonché da fortunati scrittori popolareggianti che hanno, per così dire, ‘portato in scena’, la sfolgorante rivoluzione che giungerà a maturazione con l’Illuminismo.


La grandiosità, la potenza, la teatralità, la ricerca di complicati effetti decorativi, sono gli elementi portanti di quest'epoca, che si rispecchiano in ogni forma dell'arte visiva, così come nella poesia e nella musica, con tendenze diverse nelle Corti Europee che si affermano prepotentemente come centri dell'attività musicale per eccellenza, in cui cantanti, strumentisti, compositori, maestri di cappella e di danza, gravitano intorno alle lussuose residenze di monarchi assoluti, i quali, senza badare a spese, cercano di dare un'immagine di magnificenza e di grandezza alla loro esistenza che non avrà pari nei secoli successivi. Ogni avvenimento importate, pubblico o privato che fosse, veniva solennemente festeggiato per giorni interi all’insegna della musica, con concerti ‘en plein air’, ‘opera-ballet’, ‘mise en scéne’ che ne costituivano l'attrazione principale. Si pensi ad esempio all’evoluzione della musica strumentale in genere e a quella specifica per organo, che proprio in epoca barocca aassistette al nascere del ‘melodramma’ e che anticiperà l’Opera lirica, dacché alla nascita del luogo che dominerà la vita musicale fino agli inizi del Novecento: il Teatro.


L’ambiente culturale in cui si forma Henry Desmarest è dunque quello istituzionale della Corte di Versailles musicalmente legata a figure di spicco come Leclaire e Rameau e, successivamente da Lully, in qualità di maestro soprintendente alla Reale Accademia di Musica, comprensiva della reale Accademia di Danza e della Cappella Reale cui compete la composizione delle musiche che accompagnano le feste, i banchetti, la realizzazione delle cerimonie reali, gli spettacoli e le parate all’aria aperta a cui prende parte il re e la nobiltà dellsa sua corte. Cresciuto dunque all’ombra di Jean-Baptiste Lully e del Re Sole, a stretto contatto con i più importanti compositori dell’epoca, Henry Desmarest si affermò in seguito anche “grazie alle splendide qualità vocali e a uno straordinario talento musicale”, rivelato fin da quando, ancor giovanissimo, entrò a far parte dei “paggi della musica” di Luigi XIV.


Allorché il pubblico, già non più costituito da soli nobili, ma anche da ricchi borghesi ambiziosi di prestigio sociale, sembrava apprezzare il giovane maestro divenuto celebre per aver portato la forma dei ‘Grands Motets’ ai suoi vertici e per aver creato nel teatro musicale il genere ‘Opéra-ballet’, il cui contributo accrebbe successivamente la sua fama e non di meno gli arrecò un certo benessere, fino al momento sconvolgente della sua fuga. Purtuttavia, malgrado la sorte avversa che fin da subito sembrava perseguire i fuggitivi, riparò dapprima a Bruxelles e poi alla Corte di Spagna, dove in seguito creerà la celebre Scuola di Musica lorenese che ancora oggi si identifica con il suo nome. Ma, a dispetto di ciò, la sua attività musicale subì una brusca caduta di stile, tanté che già alla fine del ‘700 il nome del compositore era pressoché scomparso dalla lista degli autori francesi di musica di un certo rilievo.


Esigue sono infatti le note critiche che lo riguardano, per quanto il nome di Henry Desmarest venga citato in The Larousse Encyclopedia of Music (*) tra i principali esponenti dell’Opéra- ballet insieme a Destouches, Colasse, Marais, Charpentier, Montéclair in quanto continuatore dell’opera di André Campra, compositore e direttore d’orchestra, nonché autore di alcuni melodrammi rimasti celebri. E inoltre, in The New Oxford History of Music (*), in cui Henry Desmarest è accomunato ai suoi mentori, Lully, Campra, Destouches, nelle trascrizioni comunemente intitolare “suite” e “suite de pièces”, per ensemble cameristico e l’adattamento coregrafico, in riferimento alla musica ‘per balletto’: “Un genere di composizioni non certo originali (sebbene ciò non implichi nessun giudizio di valore sulla loro qualità artistica)”.


Possiamo quindi supporre che l’essere passato nel dimenticatoio di Henry Desmarest sia solo dovuto al decadimento della musica cosiddetta ‘Barocca’ nell’ambito del declino socio-culturale di un’epoca, avvenuto attorno al 1750, quand’anche fitta di straordinari sconvolgimenti musicali e letterari, non sia tutto nelle poche righe di una citazione. Si pensi però che tra i numerosi musicisti dell’epoca ‘barocca’ figurano Claudio Monteverdi e Giovanni Battista Pergolesi come riferimenti per il melodramma; mentre per le composizioni strumentali impera la figura di Johann Sebastian Bach, seguito da Georg Friedrich Händel, Antonio Vivaldi e Arcangelo Corelli.


Dire che così tanta musica straordinaria sia sufficiente a riempire un’esistenza intera è poca cosa se si pensa che da tempo, almeno altrettanta, ha ormai superata la soglia della dimenticanza a causa della costante evoluzione del gusto e delle mode in fatto di ascolto.

Né serve qui elencare i nomi di quei compositori degni di attenzione, ahimè neppure citati in questo contesto, ma che pure hanno contribuito all' ‘evoluzione’ della musica, seppure ne sarebbe stato il caso, al fine di suscitare una qualche volontà di riscoperta o più semplicemente di sollecitare quel poco di curiosità che ci si aspetterebbe da parte di qualche musicofilo più accreditato. Ma non tutto è perduto, lo ha fatto, per noi lettori, Giovanni Iudica, autore di questo breve pamphlet sulle note ‘baroccheggianti’ di un maestro di musica, tale Henry Desmarest, ripercorrendone le tappe avventurose e che forse non avremmo mai conosciuto.


Scritto in fil di penna nello stile rigoroso del ‘fatto di cronaca’, l’autore si avvale qui della ricerca bibliografica e filologica, cui affida la ricostruzione ‘non romanzata’ di un’esistenza altrimenti compromessa, perché sovrastata dalla sovrabbondanza di più ‘geniali’ musicisti, ideatori e artefici di quella musica capace talvolta di involarsi nei cieli, al pari dei tanti pittori che con i loro affreschi hanno spalancato le volte settecentesche delle cattedrali. Di contro, in chiusura del libro, l’apparato complessivo delle ‘note’ : notizie, curiosità, aneddoti e quant’altro, rasenta lo spessore del compendio storico-musicale su quanto (di tutto e di più) sia dato conoscere della società francese, e in particolare quella parigina, in epoca ‘barocca’.

Presa a sé, se vogliamo, quest’ultima parte rappresenta il vero pregio di questa ‘chicca’ da collezione che potrebbe felicitare il lettore alla ricerca dell’inusuale e non solo; mentre per i musicofili potrebbe rivelarsi più che una gradita sorpresa.


L’autore:

Giovanni Iudica è professore emerito di Diritto civile all’Università Bocconi di Milano, di cui ha diretto la Scuola di Giurisprudenza. È docente di diritto civile alla LUISS di Roma, ed ha ricevuto la Laurea honoris causa all’Università di Parigi. Tra le sue pubblicazioni, oltre a varie monografie, saggi e articoli di argomento giuridico, è autore di alcune biografie “Il principe dei musici. Carlo Gesualdo da Venosa” Sellerio 1993, vinvitore del Premio Diego Fabbri; “Orfeo barocco.dedicato alla figura di Alessandro Stradella – Sellerio 1999.”La casa fondamento del cielo e della terra” - La Vita Felice Editore, 2009; e “Malher sul lettino di Freud e altre storie” – La Vita Felice 2016.


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