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Una storia di rosanna

Ogni souvenir è un raggio di sole

Il mare parla, il mare sussurra e la  sua melodia si può ascoltare da casa  quando  prende la  nostalgia

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6 minuti

Pubblicato il 02 febbraio 2019 in Viaggi

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Ogni souvenir è raggio di sole

Spolvero delicatamente la mia conchiglia, l’appoggio all'orecchio per ascoltare il suo rumore e mi ritrovo a vagare in quella parte di oceano su cui, laggiù lontano, si adagia Cuba, meta del mio primo viaggio alato.
Viaggiare. Un desiderio che vive in fondo all'animo, voglia di scoprire cose nuove, conoscere altri popoli, scoprire un’altra parte di mondo e con questo impulso, l’attesa della data stabilita per la partenza, sembrava essere sempre troppo lontana.
Mancavano meno di ventiquattro ore alla partenza e mentre mi dedicavo al bagaglio, mi facevo conquistare dall'emozione.
Dopo aver stipato nella valigia quanto sarebbe stato indispensabile, di cui tanto anche superfluo, l’ultima notte la trascorsi insonne a fantasticare e il mattino successivo, dopo aver chiuso la porta di casa, mi sentii davvero proiettata nel mio primo viaggio verso l’ignoto che fece esplodere in me un turbinio di emozioni contrastanti. Non vedevo l’ora di arrivare a destinazione per averne una certezza.
Col naso incollato all'oblò dell’aereo, osservavo monti innevati e mari blu, scenari che mutavano veloci e tutto quello che da terra sembra tanto immenso da essere quasi irraggiungibile, da lassù pareva persino piccolo, come da terra appariva troppo piccolo l’aereo che sorvolando quel cielo, mi stava portando lontano.
Immersa in quelle osservazioni, sotto di me apparve una immensità che non lasciò spazio ad altre vedute. Un mare blu cobalto dominava la scena e presto adagiata su quella superficie, sarebbe anche apparsa quella parte di mondo che mi avrebbe ospitata.
Tra poco mi sarei ritrovata in un nuovo universo attorniata da strade sconosciute, volti nuovi, suoni, tradizioni e colori, un misto di novità da percorrere in tutte le loro sfumature e tutto questo, in quella breve vacanza, sarebbe diventato il mio nuovo mondo.
Un mondo colmo di vitalità e attrattive ben lontane da quelle di tutti i giorni, un qualcosa di diverso dove niente è uguale, nemmeno le persone, perché nessuno è uguale a nessuno.
Dopo circa dieci ore di volo ecco finalmente apparire la grande isola caraibica, terra di pirati, cultura, musica, natura e patria di Ernest Hemingway, scrittore, giornalista e premio nobel per la letteratura, noto in tutto il mondo.
Una visita al centro storico dell’Avana Vecchia con le sue opere architettoniche di epoca coloniale, e poi via attraverso verdi pianure con piantagioni di canna da zucchero, frutteti e tabacco con colori contrastanti fra loro, ma con l’armonia che solo la natura sa dare.
Davanti a me, emergevano due Cuba. Una culturale, turistica, ospitale e ordinata che si distingueva per la calorosa accoglienza e disponibilità del suo popolo cordiale e allegro e l’altra con villaggi da cui traspariva il termine un po’ curioso ma frequente,”Particular” riferito a cose non gestite dallo stato.
Villaggi con vere e proprie baracche abitate, che neppure le evidenti difficoltà della vita, hanno tolto a quel popolo, nato col ritmo nel sangue e la danza nel cuore, la voglia di vivere la loro condizione fra musica e balli.
Quell'isola che era riuscita a farmi sentire subito a mio agio, stava diventando sempre più coinvolgente e anche un semplice tramonto sul mare in cui disperdere i sogni o un’alba che ricorda una nuova vita, erano finestre aperte su quello scenario che ogni giorno appariva diverso, perché diverso era lo spirito con cui lo osservavo.
Una tappa alla Bodeguita del Medio, tipico ristorante con soffusa musica cubana che fa da sfondo a tutti gli eventi locali, per gustare le specialità dell'isola e poi via verso le splendide distese di fine spiaggia di Varadero.
Ci attendeva un hotel addossato direttamente sul un mare con arenili di finissima sabbia rosea dove ci si poteva sprofondare e crogiolarsi al sole, godendo il fascino di una limpida acqua cristallina.
Ma l’avventura più entusiasmante, sebbene con un po’ di batticuore, l’ha fornita l’approdo sulla piccola isola di Cayo Largo.
Ci condusse un piccolo aereo militare recuperato all'istante da chi ci guidava, con panchine ai lati della fusoliera, che spargeva un acre fumo scuro. Il perché non è stato chiarito, ma noi eravamo tutti un po’ preoccupati. Pensavamo all'Italia con le sue regole sulla sicurezza, a volte fin troppo esagerate, e in quel silenzio surreale durato circa un’ora, non si sentiva volare nemmeno una mosca.
Ma quando apparve l’allungata forma di quell'isoletta tutta palmeti e spiagge bianchissime che si fondevano con la trasparenza dell’acqua che gradatamente si sfumava di azzurro, tutto si movimentò. Sembravamo grandi esploratori, ed io
immaginavo di calcare le orme di Cristoforo Colombo in occasione del suo viaggio verso il Nuovo Mondo.
Un ottimo pranzo con aragosta consumato direttamente sulla spiaggia, era servito su grandi tavolate all'ombra delle palme, da persone gioiose in sintonia con l’ambiente. Sembrava persino che per loro non esistessero mai problemi.
Ormai avevamo dimenticato quell'inconveniente e quella lingua spagnola, abbastanza comprensibile, mi induceva a dialogare con loro, accentuando volutamente vocaboli un po’ singolari che suscitavano tanta ilarità.
Un negozio specializzato nella vendita di sigari, rum e souvenir attrasse un po’ tutti e fra i tanti oggetti esposti, io scelsi la mia conchiglia gigante, quella che mi rigiro ora fra le mani, e poi via con un velivolo un po’ più rassicurante, di nuovo a Varadero.
Ecco cosa sono per me i Caraibi, quelli che per scherzo tutti sognano di raggiungere in caso di una fortunata vincita a qualche lotteria.
Ma una settimana era veramente poca, ed ecco giunto anche il momento di risistemare tutto nella valigia che nel frattempo era diventata molto meno capiente.
L’aereo che, fermo in pista attendeva il nostro arrivo, si inoltrò nel profondo buio della notte e con un velo di seminascosta malinconia, osservavo le ultime luci dell’Avana che, sempre più piccole, formavano una cupola capace di inglobarla tutta.
Con la mia conchiglia e la macchina fotografica che mi aveva seguita durante quel soggiorno, ma di nuovo pronta a rubare gli ultimi scorci di quel fantastico paesaggio, ci si avviava verso il viaggio del ritorno.
Un’impressionante silenzio accompagnava la comitiva. Quella parentesi aveva offerto un netto distacco dalla quotidianità. Ha permesso di vivere a contatto di quella gente, quel mare, quel sole, di tutta quella atmosfera cubana senza pensare a nulla, una pausa ristoratrice lontano dai soliti schemi che la vita impone.
Col mio prezioso scrigno tuttora pieno di ricordi ed emozioni, rivolgo lo sguardo oltre le finestre di casa mia. Guardo quella magica distesa di acqua senza confini che sembra racchiudere l’universo, osservo alle mie spalle l’altra barriera di monti e colline che provano a delimitare un confine oltre le quali sembra esserci il nulla.
Cime misteriose e mare infinito nascondono altre grandi o piccole realtà, tutto dipende dalla nostra curiosità, dalla voglia di esplorare e scoprire quanto è diverso ogni angolo dell’universo.
Una distesa di tetti appollaiati lungo la collina, si protraggono verso il mare, vedo svettare fiera la Lanterna, guida dei marinai e simbolo della mia città, che dai suoi 172 metri di altezza, controlla tutta l’area portuale.
Anche Genova oggi mi appare ancora più bella e devo ammettere, quasi scusandomi con lei, di non conoscerla a fondo come merita.
Tantissime persone provenienti da tante parti del mondo con diverse religioni e culture, sono giunte sin qui scegliendo di rimanerci o solo di visitarla. Desiderano anche loro conoscere la nostra città, la nostra cultura, le nostre meraviglie per portare con se un bagaglio di nuove esperienze.
Ed è con rinnovato entusiasmo che mi rendo conto di quanto, anche la grande Genova, coi segreti dei suoi vicoli, l‘architettura dei palazzi, i vari quartieri che la compongono, abbia tanto da offrire e altrettanto da far scoprire.












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