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Una storia di Mrhappy

Questa storia è presente nel magazine Lettere mai spedite!

QUEL GIORNO DI INIZIO DICEMBRE

"L’amore reale, vissuto, è tutto ciò che accade dopo aver calato il sipario"

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4 minuti

Pubblicato il 14 ottobre 2018 in Storie d’amore

Tags: #lettera #dicembre #teatralita

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Certe volte mi chiedo cosa eravamo noi due e perché, nel nostro volerci bene, ci siamo fatti del male. Perché? Stavamo così bene da soli, io con le mie relazioni instabili con ragazze vuote che non mi sono mai piaciute e con il mio vino bianco, tu con la tua arte e con il tuo tanto amato studio. Forse hanno costruito troppo questa storia persone esterne? Forse i nostri occhi non si sarebbero mai incrociati tra la folla? Forse non ti avrei mai vista né conosciuta? E perché, se eravamo così simili? Già allora, prima di conoscerti avevo tutti questi interrogativi. Ma vennero i primi di dicembre, con loro il freddo, il periodo dell’anno che preferisco insieme a novembre, tutto l’autunno. Come un fulmine a ciel sereno eri lì, ma già lo sapevo. Bastò davvero poco a farmi pronunciare questa frase: “Se deve succedere, succede”. Ed è successo, volevo che succedesse. Lo volevi anche tu. Quando per la prima volta siamo rimasti soli, ho iniziato a mettere in dubbio il mio ideale di stare bene citato prima, e tu, hai iniziato ad avere più fiducia verso gli uomini, come se non esistessero più né l’arte né lo studio. Non fu tanto l’inizio di dicembre ma la fine, quando tra tante persone in quell’inutile discoteca, per la prima volta ci siamo tenuti per mano, senza vergogna, come se si fosse creato uno spazio vitale solo per noi, un riquadro d’amore in mezzo alla banalità della gente. Dovevo proteggerti, eri quanto di più caro avessi trovato in questo squallore di vita, quelle domande iniziavano a farsi chiare e a non avere importanza, tu eri arrivata da me, o ti ci avevano mandato, per salvarmi. Ah, quanto eravamo romantici! Ogni volta che ascolto “Sally” di Vasco Rossi penso a quella serata, da quando ci siamo tenuti per mano e siamo scappati fuori, come in un film d’amore d’altri tempi, a quando eravamo seduti su quel muretto a parlare con un panorama da far invidia al mondo, a quando alle 6:00 tutti dormivano ubriachi in macchina e tu cantavi, adoravo la tua voce, la ascoltavo quasi commosso, come un bambino che ascolta per la prima volta la voce della madre. Quella per me è stata in assoluto la serata più bella di tutte, più di quella del primo bacio. Il primo bacio, tanto scontato quanto bello, perché sempre da una situazione di squallore siamo scappati via e abbiamo deciso di dare una fisicità alle nostre fughe. Poi il buio, promesse non mantenute, stress, paure, gelosia e insicurezza (quella solo da parte mia). Ma dopo aver sofferto tanto come pretendevi che fossi sicuro di me? Alla fine, sai cosa penso? Penso che è tutta colpa mia, non ho mai fatto niente per te e tu non meritavi di essere trattata così. Io ti ho fatto del male e questo ipotetico male che mi avresti fatto tu alla fine non è nient’altro che un mio suicidio amoroso. E ho permesso che andassi via, impassibile, pur consapevole di poter fare qualcosa per tenerti a me. Non l’ho fatto, non perché non ero innamorato di te, ma perché stavo mandando tutto a puttane come ho sempre fatto nella mia vita, da buon inconcludente quale sono, non si poteva riparare niente, solo il bene. Quello si, poteva rimanere ed è rimasto, insieme alla stima. Ma di due cose devo ringraziarti: la prima è che ho capito di non essere pronto ad una grande storia d’amore, ma di essere in grado solo di corteggiare, solo di mettere in scena e alla fine in pratica quello che è l’amore teatrale. La differenza è che l’amore, a teatro, una volta calato il sipario termina, l’amore reale, vissuto, è tutto ciò che accade dopo aver calato il sipario. Io purtroppo non sono in grado di andare oltre. Amo l’amore, ma oltre alla teatralità del sentimento non so andare. La seconda invece è anche inutile dirla, è riassunta in tutto ciò che ho scritto. Mi hai fatto capire che nella vita posso aspirare a qualcosa di più della banalità che mi circondava prima di te. Mi hai fatto capire che l’amore esiste e sono piccoli gesti. Ma non sono riuscito, ahimè, con quei piccoli gesti ad andare oltre il sipario, però per un momento ho avuto l’illusione di riuscirci. Ora continuo a condurre quella squallida vita che era prima di te, tra ragazze vuote che non mi sono mai piaciute e vino bianco, nonostante tu mi abbia insegnato che posso meritare di meglio. Non merito di meglio e non cerco di meglio perché forse il meglio eri tu. Chissà! Tu avrai trovato amore? Lo spero. Spero che ti tenga la mano come facevo io e ti protegga dal crudele mondo che ci circonda. Io ormai sono parte di esso ed ho fatto gli anticorpi. Tu invece salvati, e ricordati di me come io sto facendo con te, in questa inutile notte di fine aprile. Terminerà la primavera, con essa passerà la malinconia. Aspetterò allora il mio amato autunno, cercando di sopravvivere all’estate, e con un po’ di tristezza proverò ad andare avanti come sto facendo adesso (tra un’ubriacata e qualche scopata inutile per dimenticare). Tu non ci sarai. Io cambierò vita, cambierò città; ma la notte, guardando la stessa luna sapremo di non essere poi così lontani e forse, un pensiero per me lo avrai anche tu.


29/04/2016


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