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Una storia di Fiordaliso

Questa storia è presente nel magazine Libri

Pane e bugie

di Dario Bressanini

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5 minuti

Pubblicato il 10 settembre 2018 in Recensioni

Tags: #ogm #scienza #biologico #agricoltura #alimentazione

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La verità su ciò che mangiamo. Pane e bugie.

I pregiudizi, gli interessi, i miti, le paure


di Dario Bressanini

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L'alimentazione è un tema d'importanza strategica perché coinvolge diverse sfere della nostra esistenza. Innanzitutto è un processo che riguarda a pieno titolo il nostro corpo inteso nella sua fisicità; in secondo luogo essa coinvolge la nostra psiche e influisce sulla qualità della nostra vita. Tuttavia ciò non basta!

L'alimentazione riguarda (tanto) anche la sfera economica della nostra società e, parlando di economia, non s'intende solo o esclusivamente il rapporto tra costi di produzione e vendita, poiché è proprio sul piano economico mondiale e globalizzato che si gioca la partita "alimentare", andando a toccare corde delicate quali la discrepanza tra arricchimento ed impoverimento, l'uso del territorio, il rispetto ambientale nonché il rapporto tra Stati, economie, popoli e culture.


Un tema di tale spessore, dunque, può essere analizzato da vari punti di vista. L'ottica scelta da Bressanini è quella scientifica, attraverso la quale diversi argomenti vengono trattati subendo un'analisi trasparente e onesta:

-OGM,

-Cibo e "cancro" o, più in generale, salubrità della nostra alimentazione,

-Agricoltura biologica.


Se questi, tuttavia, sono i perni del saggio, altrettanto importanti si rivelano altre tematiche affrontate trasversalmente in tutti i capitoli della trattazione:

-il ruolo del giornalismo nella diffusione di falsi miti e informazioni scorrette

- il processo scientifico che guida esperimenti, porta a risultati e infine a pubblicazioni

- la disinformazione in materia alimentare in Italia


Onde evitare di produrre un mero elenco degli argomenti fondamentali del saggio, è meglio entrare direttamente nel merito.

Si fa un gran parlare di agricoltura biologica, di KM 0, di sostenibilità di produzione, di Slow Food e di rispetto ambientale (io stessa sono molto legata a tali argomenti, sentendo il dovere, in quanto cittadina del mondo, di contribuire alla salvaguardia del mio pianeta). Tuttavia, sappiamo davvero di cosa parliamo quando citiamo tali espressioni? Siamo sicuri al 100% che le informazioni veicolate dai mezzi di comunicazione siano scientificamente attendibili? Soprattutto, siamo davvero consapevoli di come esattamente proceda la scienza nelle proprie ricerche?


L'autore del saggio è un chimico e, in quanto tale, sa di cosa parla quando si accinge a citare gli articoli che supportano o meno le sue teorie. Così, parlando di OGM, i riferimenti che utilizza nella sua trattazione sono frutto di risultati scientifici propriamente detti, pubblicati in riviste non solo specializzate, ma soprattutto "serie", che si occupano di vera ricerca.

Così, disquisendo di agricoltura biologica, lo scrittore porta in rilievo il vero significato di biologico e, con esso, la realtà che vede rese e prodotti finali non sempre convenienti rispetto all'agricoltura tradizionale.

Come già annunciato, il punto di vista scientifico dell'autore porta alla creazione di taluni quesiti, tutti analizzati con la metodologia tipica dello scienziato, dato che giungere a risposte esatte e non più perfettibili non è mai stato obiettivo della Scienza.
-Con il biologico possiamo sfamare il mondo?

-Siamo sicuri che il cibo biologico sia necessariamente più sicuro o più nutriente di quello tradizionale? (in letteratura le ricerche a riguardo non mostrano tali dislivelli da far pensare ad una vera perfezione del biologico rispetto al tradizionale)

- Con il km 0 siamo proprio certi di inquinare, tutti insieme, meno di una nave che trasporta tonnellate di prodotti? (Lo facciamo per l'economia locale, d'accordo. Quindi accettiamo la globalizzazione solo in parte? Dimentichiamo così facilmente i Paesi in via di sviluppo che hanno bisogno di esportare i propri prodotti per sopravvivere?)

-Con il biologico preserviamo parte della flora e della fauna altrimenti spazzata via dai pesticidi (questo è sacrosanto); tuttavia, accertate le scarse rese di alcuni prodotti, tra i quali il frumento, siamo davvero certi che non saremo costretti a disboscare maggiormente per raggiungere un livello di produzione tale da rispondere alla prima domanda di questo elenco? Non sarebbe meglio, a questo punto, integrare l'agricoltura tradizionale con metodi meno invasivi, per poter parlare, finalmente, di agricoltura integrata e non per forza solamente biologica o solamente tradizionale?


Le domande a cui si risponde in questo saggio sono molte e tutte rilevanti per chi abbia a cuore il tema di cui stiamo parlando. Senza fare terrorismo o allarmismo (che invece spesso si riscontra su altri mezzi di comunicazione, abituati ad affrontare la vita cercando reazioni spropositate e d'impatto), l'autore analizza alcuni dei falsi miti creati per portare scompiglio, quali la fragola-pesce e il pomodoro-antigelo, e, allo stesso tempo, affronta "alimenti" a cui tutti siamo legati, quali il pesto e il latte crudo.


L'intento dello scrittore, come spesso egli stesso precisa con piglio ironico, non è mai quello di terrorizzare l'acquirente ma, al contrario, chiarire il ruolo della ricerca scientifica in materia di alimentazione.

Dunque, se una ricerca ha dimostrato che il basilico usato per la salsa verde più famosa d'Italia è risultato cancerogeno per i topi (in dosi estremamente alte, come precisato in modo chiaro e lampante), perché i ricercatori sono stati tacciati di voler affondare l'economia genovese? Perché sono stati trattati senza rispetto e soprattutto perché le risposte che sono pervenute a tali argomentazioni non hanno riportato dati statistici frutto di ulteriori ricerche?

Soprattutto: perché il latte crudo e il pesto, che hanno dimostrato di avere potenzialità negative per la nostra salute, sono stati protetti e accettati, mentre gli OGM, contro i quali, ad oggi, non si hanno evidenze scientifiche negative riguardo alla loro assunzione per la salute umana, vengono demonizzati e indicati quali fonti di problemi ad oggi non accertati?

Forse abbiamo dimenticato che in natura l'agricoltura non esisteva? Che gli uomini erano cacciatori? E soprattutto che quando si sono dedicati all'agricoltura hanno iniziato a manomettere il patrimonio (all'epoca molto diverso da quello attuale) per ottenere rendite migliori?


Si deduce, da ciò, che il nostro è un problema culturale legato alla paura della chimica, come se essa fosse qualcosa, appunto, di innaturale! La nostra cultura ha portato ad identificare il bene nella natura e il male assoluto nell'artificialità umana, nella scienza e nel laboratorio. Non si dovrebbe dimenticare, tuttavia, che anche in natura sono presenti batteri, virus e morte, e che, al contrario, in laboratorio si lavora affinché i danni possano essere controllati e portare meno perdite, in ogni campo.

Insomma, non è per forza vero che quanto di artificiale esiste nel nostro mondo sia per forza negativo e immorale.

Dovrebbe cambiare la prospettiva, dovrebbe cambiare il nostro approccio all'argomento. Magari, se nella nostra istruzione la scienza venisse maggiormente integrata con la vita, se l'educazione alle scienze venisse impartita in modo chiaro, costante e pieno per tutti, allora, forse, sarebbe più semplice considerare la scienza parte fondante della nostra vita.


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