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Una storia di ClaudiaNeri

Dove sei, ora che non ti amo?

Pochi versi non d'amore

373 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 11 marzo 2019 in Poesia

Tags: #niente #nessuno #mai

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Dove sei, ora che non ti amo?

Ora che non ti vedo, quasi mi manchi.

Ora che non ti cerco più, non so più dove sono le parole che ti dedicavo. Dove sono tutti i pensieri che mi ricordavano la tua voce?


Che cosa stai facendo?

Ti ricordi quando abbiamo pianto insieme perché non volevamo separarci, sotto la pioggia, in quel pomeriggio d'estate? Così naturale, stupido, silenzioso.
Ogni tua lacrima mi idratava l'anima, sempre assetata di ogni goccia di tuo dolore.


Ora che non ti amo più, i tuoi occhi sono più spenti.
Mi guardi e penso che in fondo siamo uguali e soli, la metà dell'anima che non posso più vedere, né cercare, né baciare.

Lo hai stabilito il tuo prezzo per questo?

Troppe domande. Tipo perché ancora ti voglio pensare, ti tengo dentro come una culla di sangue fuso che scindo dal mio, nella speranza che ritorni a bruciare.

Non ho messo il punto interrogativo, visto? Così sembro più consapevole.

Consapevole del niente e del dolore. Del dolore e di niente che sono la stessa cosa.

Ora che non ti amo più, sei un po' più perso.

La musica suona peggio, le parole sono meno convinte, le decisioni più casuali, la vita ti tocca con più forza e chi ti raccoglie ora?

Hai imparato a farlo da solo?

Darei quella parte di me a qualcuno solo per sapere che puoi stare un po' meglio. Ma non ha senso lo so, non funziona così.


Da quanto tempo sono scomparsa? Mi ferisce quello che scrivo, una parte di me dice che non ho più il controllo, che queste non sono parole che vorrei scrivere e pubblicare, forse in un diario starebbero meglio.


La mia più grande paura: perdere la poesia nelle righe di superficialità che mi accomunano al mondo, coi demoni che giocano a carte mentre mi ricordano che sono scomparsa da troppo tempo.

Che non esisto più, che ciò che di me cammina è solo un'eco.

Che io che ci penso non ho senso, non alcuno d'esistere in alcun modo.

Eppure io esisto e penso e ci penso, a come un fluido è scivolato via dalla tua vita ora che non t'amo più.
Padre, amico, figlio, fratello, amante, giocatore, assassino. Ogni cosa nelle tue mani.

La morte di ciò che fu mi assicura la fine d'ogni cosa, la certezza che pure l'universo è in grado di comprimersi, mutare, scomparire.

Da quando non ti amo il tuo sorriso è meno misurato, meno prezioso, più comune.
Non so più che ti fa ridere, cosa ti fa male.
Da quando scrivevo le poesie sulle curve del tuo viso,
ora mi manca sentire i versi con il tuo volto tra le mani.


E ora fuggo da queste parole, come se potessi fare a meno di far correre i pensieri, mentre ogni cosa svanisce e io tento di trattenerla a me come un folle, un disperato che cerca appiglio negli unici occhi in cui avrebbe sopportato di vedere la realtà.


Come far vedere la fotografia dell'ossigeno ad un uomo che sta annegando.



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