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Una storia di P3PP4R10

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Flanella Walkman Kerouac - Sumner Edition

My mistress’ eyes are nothing like the sun

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4 minuti


Penso che le canzoni davvero meritevoli, che trattano il tema dell'amore sia meglio ascoltarle dopo la fine di una storia, non prima. Perché ascoltarle prima, o durante, è un lusso che non dobbiamo permetterci; un vantaggio in una piccola sporca guerra che non bisogna concedere al nemico. Ecco, se dovessi dire qual è il più grande inganno dell'umanità, penso sia quello che sostiene come due innamorati possano vivere in armonia. Non c'è nessuna armonia né fratellanza in un rapporto di coppia autentico: per me invece è la cosa più vicina a una battaglia, a una guerra di confine tra due popoli in competizione ed eterna rivalità tra loro. La vera armonia sta nell'amicizia, è quella l'unica carta autentica in un mondo di conflitto, scontro e battaglia quotidiana.


Così come tu sei, sei tal tiranna quanto l'altre, che la beltà fa altere: lo sai che per il mio cuore che t'ama sei il più raro, il più splendido gioiello.


Quando ero molto giovane ascoltavo, preso da autentica brama di vita e scoperta, le canzoni di Sting. Di lui mi avevano parlato in tanti, ma se devo riconoscere una persona, che mi fece scoprire i suoi dischi, la scelta deve ricadere su un amico. Si tratta di uno di quelli persi per strada, ma senza una reale volontà di lasciarsi qualcosa di non detto alle spalle. Come quando si chiude un ciclo, per aprirne un altro più radioso. Ci siamo incontrati in una notte di tuoni, fulmine e vento idiota, ci lasciamo nella luce di quel giorno di eclisse. E' una sensazione magnifica, che ti concilia con il mondo, che ti fa sentire protagonista di un'opera di Shakespeare, ma sto divagando, anzi no, il nesso tra il Bardo dell’Avon e questo scritto c'è eccome, ma ve lo dirò più avanti forse, o forse no. Vi dicevo di questo mio amico. Lui aveva la mia stessa età, ma frequentava il liceo Europeo. Aveva un'autentica passione per le lingue straniere. Io invece ero un tamarro di periferia che vestiva male e leggeva poeti beat. Fu la voglia di divertimento, di fumo e di far baldoria a unirci, e poi a separarci. Non ci scambiammo mai libri né videocassette, perché dei due quello appassionato di film ero soltanto io. Però ci scambiammo tante cassette, che mettevo sul mio walkman: quell'immortale Sony di cui vi ho già detto in uno dei capitoli precedenti. Una delle pagine passate, ma non dimenticate né rinnegate, della mia eterna adolescenza. Eppure l'approccio con le canzoni Sting non lo dimenticherò mai! Facevo il secondo liceo scientifico, con scarsissimo successo e con scarsissimo successo inseguivo quello che credevo fosse amore, invece era Gin Tonic! Portavo d' estate zoccoli di legno e jeans tagliati che oggi sembrerebbero metrosexual, ma all'epoca nessuno portava vestiti così fighi, o meglio nessuno tra i miei conoscenti, quindi anche il mio era ritenuto un outfit accettabile. A ripensarci non lo era per niente, ma bisogna comprendere che venivamo dagli anni d'oro del Grunge: Seattle dominava la scena giovanile, anche se io non sembravo così colpito da questo aspetto. In quel periodo stavo scoprendo i sonetti di Shakespeare. Fu una rivelazione quindi avvicinarmi alle canzoni di Sting, in particolare a due album come …Nothing like the sun e Ten Summoner’s Tales. Un bagliore accecante, come il sole di luglio in un'estate infinita e indimenticabile dei miei 16 anni. Saranno state anche le Diana blu che fumavamo o tutto quel dannato gin tonic, eppure credetemi, quelle canzoni mi entrarono sottopelle e fecero il loro effetto: potere lenitivo della Musa e della musica. Io avevo una cotta per una che giustamente mi vedeva solo come amicone, ma non ero abbastanza audace per dire ma bafanculu a tia e a mammata!


Scìupio vitale in scempio di vergogna è lussuria in azione, e lì, lussuria, è spergiura, di sangue e infamia sozza, brutale estrema incredibile cruda.


Così soffrivo ascoltando Sister Moon di Sting, leggendo I sonetti di Shakespeare. Prima che possiate esprimere empatia, simpatizzando col sottoscritto vi fermo subito. Devo confessarvi una cosa importante: a quei tempi non ero affatto il simpatico burlone che conoscete adesso. Ero un cacacazzi pieno di complessi e con tanta smania di vita, che si tramutava in una tragicomica visione del cosmo che Mr. Bean e il ragionier Ugo Fantozzi, a paragone, erano medaglie d’oro alle Olimpiadi indette in Via della Povertà. Sì, lo so: sto nuovamente divagando! Sapete, penso che la vera ironia non sta nel prendere in giro gli altri, facendosi beffe dei loro difetti ed errori di fabbricazione. È meglio raccontare le cose in modo sghembo, come ci ha insegnato il Bardo dell’Avon, dire sempre l'opposto di quel che si vorrebbe dire, perché la vita è fatta principalmente di antifrasi.


Quando quaranta inverni assedieranno la tua beltà, trincee scavando fonde, quei bei panni di gioventù, cui guardano tutti, saranno pezze da straccioni.


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Nothing like the sun

Illustrazione di Elena Artese
Illustrazione di Elena Artese

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