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Una storia di angelaaniello

Nella mancanza la PRESENZA

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Pubblicato il 04 agosto 2019 in Recensioni

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" Lo spazio non è ancora diventato distanza, perdo il filo del discorso, non il discorso. Sono diventata una donna d'affari ma le formule matematiche non mi appartengono. Perché nessuno ha ancora pensato di indire lo sciopero dei fiorai? Che categoria diligente? La solitudine che sento è provvisoria perché ho un socio che è un amico, il migliore che si possa desiderare. In un tempo disarmonico ho indossato l'abito giusto e ho atteso che lo spazio divenisse distanza."

Quello che mi accingo a recensire non è un romanzo come tanti, ma il romanzo per eccellenza, poesia vestita in prosa, "La geometria dei fiori", pubblicata da Les Flaneurs Edizioni di Alessio Rega e scritto dalla bravissima Ludovica Castelli, scrittrice con passione e per passione.

La storia di Bianca si insinua dentro pian piano e muta le prospettive perché qui le parole vanno oltre le parole e persino l'amore piomba addosso come un carico inaspettato insieme alla felicità.

Quando un padre muore all'età di otto anni e l'amore materno non è condito quotidianamente di carezze e incoraggiamenti, ne nasce un moto di stizza e di ribellione e si conoscono anche i significati inutili delle cose. Allora perché continuare a fare la ballerina quando c'è bisogno di qualcosa, qualcuno che riempia?

Gli errori si aggrovigliano e non sempre sono perdonati, e non si può negare l'evidenza, nonostante la confusione, nonostante la certezza.

Il sesso può creare un varco nel cuore e attirare una donna in una luce nuova. Vuoto e vertigine, intimità e autunno.

E se ci si chiama Bianca ma dentro il nome è spezzato e l'anima è pennellata di grigio nonostante gli occhi di un verde smeraldo?

E se Alex è un amico speciale ma non basta a innamorarsene?

"L'amore te lo devono insegnare, non è una cosa che si impara da soli come i nomi dei fiori e le cure da dedicare loro."

Lo spazio fra il dentro e il fuori si chiama distanza. Lo spazio tra la ballerina e la fioraia si chiama sentore di vita nuova.

L'amore deve capitare come il profumo dei fiori, a volte deve farsi un giro, altre attorciglia nel buco di una notte e resta. E allora il nome cambia. Lorenzo è sbronza e dolore, è battaglia e anestesia, è infatuazione adolescente e randagismo.

Qual è poi la direzione sbagliata? Ce n'è davvero una? Il conto alla rovescia, il gioco in punta di piedi, l'Alba che spunta e s'inframmezza fin dentro le costole.

L'autrice spesso all'inizio dei capitoli e all'interno utilizza frasi o poesie di autori famosi e il discorso s'irrobustisce, agguantando un alto sipario.

Qual è la distanza fra due persone? Il sorriso che muore per la solitudine e si inaridisce? La trappola delle cose belle/brutte che succedono quando si tengono gli occhi chiusi e le mani in tasca? Il bianco che si sporca e finisce in un amore fragile come i primi tulipani?

Chissà se un sogno è davvero un punto di partenza!

"I fiori possono raccontarci la vita, perché si nutrono di vita. E la vita non è mai crudele con i fiori"

Il loro significato snocciolato pian piano declina dettagli d'anima e chiarisce i desideri.

Aspettare non sempre è la parola giusta e, sia nel tempo perfetto per fare silenzio che nell'ora arruffata delle stelle, l'equilibrio scivola sul pavimento giusto delle bugie e comincia a ingannare.

Se ci si sente fuori posto, inizia ad esserlo anche il corpo, lanciando segnali di trafittura. Piove la luce sbagliata, ci si sente smagliati come i collant e all'altezza del cuore si alternano speranza e dolore.

Chissà se la proposta di salvezza ha una data di scadenza! Le stelle non ce l'hanno. E le stelle non si disturbano, al massimo possono spostare l'autunno o far appartenere all'estate scongelando il tempo della fiducia.

Come si va a doppia velocità per recuperare? Come ci si spettina per partorire lo stupore? Come si travasano i fiori nei sogni?

Bianca/Ludovica ha provato a non arrugginirsi, sfornando note di vera bellezza.

Bianca ha capito che certi gesti sono come un rifugio, anche quando si è in astinenza da baci.

"La geometria della mia vita è imperfetta e mi domando se avrò mai un posto nella vita di qualcuno; non un posto qualunque, ma uno comodo fatto apposta per me. Un posto che abbia la mia impronta. Un posto mio, solo mio."

E Bianca è rimasta, millimetro per millimetro, seguendo un altro sole, per appartenere a tutto il mondo.

Ludovica sboccia nel petto di chi la legge seminando sorpresa. Dopo la chemio, dopo il male, addomestica alla vita, quella nuda che non dipende dal tiro dei dadi, quella che diventa un dono e induce a pensare, quella che non ha bisogno di lettere maiuscole per arrivare, ma di un sorriso convinto per restare.

Recuperate le lettere smarrite, la memoria rotola e accende primavera, la stessa che vede fiorire le strelizie, gli uccelli del Paradiso, fiori asimmetrici, geometrici, diversi.

La lezione di coraggio che se ne ricava è spina dorsale per prospettare davanti agli occhi anche l'impossibile.

Non ci si indebita pensando, ma ci si riempie di aria pulita e ci si svuota d'apparenza. Qui nulla è casuale, neanche le margherite per profumare il cielo.

"Non siamo noi a creare le storie, le storie si creano da sole. Non c'è riparo dalla felicità."

E, se lo dice Ludovica, perché non crederci?



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