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Una storia di StefaniaMargarita

Una vita come un'altra

Storia di una donna

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73 minuti

Pubblicato il 14 dicembre 2020 in Altro

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In quel tempo c’era una famiglia che aveva due figlie, Veronica e Elisa, di cinque e sette anni.

Viveva a pochi chilometri da Pordenone, una cittadina del Friuli occidentale diventata provincia nel 1968.

I genitori erano friulani, ma con le figlie parlavano in Italiano: Ritenevano che fosse meglio, visto che intorno a loro imperava un dialetto veneto.

Maurizio e Mariagrazia, 35 anni lui e 32 lei, avevano a volte degli scontri, ma tutto finiva poi in una parola gentile da parte di entrambi, si volevano ancora troppo bene e i loro caratteri li facevano discutere, ma non tenere il broncio per ore o addirittura mesi, come capitava a zia Clara. “Pensa, suo marito le parlava e lei gli rispondeva tramite le figlie e questo durava per almeno quindici giorni.” raccontava Mariagrazia. Il compagno le dava calorosamente un buffetto sulla spalla e sussurrava:” A noi non può capitare.” Maurizio Colautti era preso dal suo lavoro, ma era anche affettuoso con la moglie e con le figlie; spesso non ricordava il vocabolo in Italiano e indicava ogni cosa di cui non ricordava il nome con la parola “repeć” , così per gioco.

E spesso Veronica ed Elisa riferivano alla madre discorsi fatti in casa utilizzando questo vocabolo, ma la madre si incavolava.

“Maurizio, basta! Così non impareranno mai a parlare!”

Poi però sorrideva tra sé, era carino avere una parola tipica nel vocabolario della loro famiglia.


Mariagrazia aveva una sorella, Carla Freschi, maggiore di cinque anni, anche lei conviveva e il suo amore si era riversato su Federico, un simpatico burlone che era rimasto senza padre in tenera età.

A volte le due sorelle si ritrovavano per chiedere qualche consiglio o anche solo per aggiornarsi sugli ultimi fatti accaduti in famiglia o altrove.

“Senti, oggi mi devi dare un consiglio.” Incominciava Carla, “A scuola tutti fanno finta che non sia così urgente, ma io credo che sia il caso di fare qualcosa. Ci sono sempre più alunni nelle aule e con sempre più problemi da risolvere: genitori che si separano, dislessia, situazione di BES…”.” E’ vero, ma ti sei accorta che molte famiglie cominciano a farsi sentire, fanno sit-in all’ex-

Provveditorato agli Studi, se non addirittura proteste in Comune per classi che vengono tolte alle elementari?” continuava Mariagrazia.

Questi discorsi duravano anche ore e poi ognuna tornava a casa propria col cuore più leggero.


Carla aveva un carattere pacifico solitamente, ma le ingiustizie sociali la facevano infuriare. A volte avrebbe voluto scrivere lettere al Messaggero Veneto, ma all’ultimo momento esitava, doveva essere più sicura di sé per decidersi.

Era un’insegnante di lettere e amava il suo lavoro. Negli ultimi anni era riuscita a diventare di ruolo con un concorso riservato. A 35 anni. Si riteneva fortunata e non aver avuto ancora dei figli l’aveva aiutata a studiare meglio e a raggiungere questo traguardo, nonostante le difficoltà dei concorsi, grazie alla sua amicizia con altre colleghe già di ruolo aveva potuto avere i titoli dei testi che la commissione d’esame preferiva. Le era però dispiaciuto sapere che altre insegnanti, che si erano preparate su materiale indicato nel bando, non erano state altrettanto fortunate. Era un tipo di persona che non godeva delle sfortune altrui, anzi.

Alcuni anni più tardi avrebbe chiesto di aiutare nel sindacato per poter fare in modo che altre future intraprendenti insegnanti si potessero permettere ancora quel lavoro.


Un giorno, mentre Mariagrazia faceva la spesa insieme alle figlie ad un supermercato di Azzano Decimo, Veronica, guardando attraverso la vetrata che dava sul parcheggio antistante, vide un magnifico esemplare di cane, non tanto grande, di color bianco e marrone, marroni anche le orecchie e tutte le infinite macchioline che tappezzavano qua e là tutto il corpo esclusa la coda. Nessuno lo accompagnava.

Veronica se ne innamorò subito e immediatamente pensò di chiedere alla madre il permesso di tenerlo.

All’inizio sua madre cercò di essere decisa e irremovibile, poi però

si unì anche la sorella Elisa alle richieste e quando all’uscita del supermercato se lo trovò vicino alla loro Agila, anche lei sentì un tuffo al cuore. Da bambina ne avrebbe voluto uno, però i suoi genitori non se la sentivano di prendersi tale impegno.

Ora, visto che il cane era privo di collare e visto che le seguiva ad ogni movimento, cominciò a chiedere in giro se sapevano di chi fosse. Nessuno ne sapeva niente, decise allora di chiamare il Comune e in caso di risposta negativa avrebbe pensato a casa insieme al suo compagno al da farsi.







A casa. Le bimbe aiutarono a trovare una scodella per il nuovo amico e pensavano a voce alta che nome avrebbero potuto dargli.

La loro mamma, intanto, era assorta su come convincere Maurizio a tenere il nuovo amico; sapeva però che non sarebbe stato un grosso problema.


Maurizio, capelli corti e scuri e profondi occhi nocciola, era contento della sua famigliola, ma era anche molto impegnato col suo lavoro. Gli animali erano sempre stati la sua passione e aveva finito per laurearsi in veterinaria a Bologna. Ora condivideva l’ambulatorio in via Gramsci 12 con Nives, un’altra appassionata guaritrice di piccoli animali.

Maurizio non trascurava le sue figlie però: Un giretto al” Pacifico”, una zona verde nel paese lungo il fiume dedicata a picknick o giochi, il sabato pomeriggio era immancabile e spesso insegnava alle figlie a tirare qualche pallone, visto che il calcio era un’altra sua passione.

Non tifava più una squadra precisa, anche se da bambino l’Internazionale lo aveva coinvolto. Con tutti questi intrallazzi nel calcio nell’ultimo decennio seguiva soprattutto i pulcini del Corva, una frazione di Azzano Decimo al confine con la città di Pordenone.

Quando la sua compagna gli fece trovare nel loro piccolo giardino la bestiola, sentì una certa emozione. E chiese subito:” Cosa ci fa

qui questo cucciolo?” “L’abbiamo trovato al supermercato Conad di Azzano , disperso. Ci seguiva con quegli occhioni e non ce la siamo sentita di lasciarlo là.” Proruppe Veronica. “Io volevo proporti di

tenerlo almeno finchè non si trovano i suoi padroni”,cominciò Mariagrazia con calma. Maurizio si grattò un po’ la testa, facendo muovere un ciuffo di capelli neri, che erano così sottili e dritti che sembravano un filato di seta.

“Sei sicura che ce la faremo economicamente? Il nostro budjet è ancora limitato Sarà difficile che questa non diventi la sua nuova casa!! “ ribattè il compagno, fece un attimo di silenzio e poi proseguì:”Be, proviamoci!!”

La sua compagna lo abbracciò e gli depose un sonoro bacio sulla bocca. Era quello che aveva immaginato avrebbe detto, e capì ancora una volta perché l’aveva scelto come uomo e padre delle loro figlie.


Oltre alla famiglia, c’era un’altra cosa che piaceva molto a Mariagrazia: il suo lavoro alle Poste.

L’ufficio non era grande, due impiegate, lei e la collega Giulia, e un rappresentante del sesso maschile di nome Salvatore.

Le garbava soprattutto chiacchierare con la gente del paese:

pensionati, casalinghe,operai, impiegati, contadini. Ognuno dava o con le parole o con l’aspetto il suo apporto a rinnovare le idee di Mariagrazia, che, tranne nelle giornate più affollate, riusciva a trovare due parole per riflettere a voce o solo con la mente sui

problemi della vita.

Qualche volta dalla porta a vetri entrava un personaggio particolare, come quella volta che entrò un tipo tutto vestito in modo appariscente, con pantaloni e panciotto rosso mattone e camicia bluette. Era un cantante rock, da come le precisò e doveva inviare un telegramma alla famiglia di un amico che era mancato improvvisamente.

Fuori , sulla strada, era parcheggiato difatti un tir con disegni che avevano a che fare con la musica leggera.

Il suo lavoro le dava modo di coltivare, per ora, nelle sue fantasie , un sogno che aveva ancora in un cassetto, cioè quello di scrivere.

Non sapeva ancora se racconti o un libro, ma dopo tanti libri letti,spesso le frullava in testa l’idea di buttare giù qualche storia di sua invenzione.;cercava solo un po’ di quiete per sé stessa.


Mariagrazia aveva deciso di fare un corso per imparare ad addestrare il loro cucciolo. Anche lei come gli altri componenti

della famiglia gli si era affezionata subito, ma capiva che non andava viziato troppo. Si rivolse allora ad un gruppo trovato con facebook che comprendeva quattro persone: Angelo, Fanny, Marco e Alessia, e si occupava già da vari anni di educare i proprietari a saper istruire i loro cani. Il sabato successivo, in una bella giornata

di marzo, i proprietari di sei cani, tra questi un cane lupo, due cocker, uno spinone e due volpini, oltre a Pongo,

così era stato chiamato il cucciolo dopo una seduta familiare,

si trovarono per una bella impresa.

Angelo e Fanny avevano dato appuntamento a tutti davanti la chiesa di Corva e poi insieme agli altri avevano iniziato il percorso sull’argine che costeggia il fiume Meduna in direzione di Pasiano, dopo aver dato le prime istruzioni: avere in tasca qualche croccantino per poi premiare i propri amici animali quando avevano eseguito per bene un ordine. Pongo si comportò abbastanza bene, nel senso che il primo quarto d’ora era così eccitato che abbaiava di continuo, in

seguito però si fermava e dava la zampa alla richiesta del proprio padrone.

Mariagrazia fece amicizia sia con Angelo che con Fanny che trovò molto simpatici e professionali. Tanto che li invitò a cena il venerdì successivo.

Per l’occasione Mariagrazia pensò di preparare lasagne con spinaci, brasato al cabernet franc con patate arrosto e radicchio dell’orto e per finire una torta con amaretti e ricotta.

Quel venerdì puntuale alle otto di sera la coppia si presentò alla loro porta di casa. Sia Angelo che Fanny avevano un completo marrone con calzoni morbidi e una camicia bianca. Ci furono le presentazioni e Maurizio si mostrò subito ciarliero e accattivante.

Angelo e Fanny, d’altra parte, dimostrarono subito di trovarsi a loro agio. Più tardi le bambine si ritirarono e le due coppie ebbero modo



di raccontarsi qualche barzelletta piccante e la compagnia, grazie anche al buon vino, diventò affiatata.

Angelo invitò a sua volta Maurizio e Mariagrazia a pranzo a casa loro a Polcenigo e ad una escursione nei dintorni con i loro rispettivi cani la domenica seguente. Affermò che non vedeva l’ora che Macchia, il loro cane lupo, e Pongo si rincontrassero.


Alcuni giorni dopo Mariagrazia pensò di chiedere a sua madre Giulia di ospitare per un giorno le sue figlie, anche se sapeva che era sempre presa con la sua pittura. Fortunatamente per quella domenica la signora Giulia non aveva impegni di rilievo e volentieri avrebbe fatto un tuffo nella gioventù. Anzi pensava di proporre alle sue nipoti di “pasticciare coi colori” come diceva lei.


Così arrivò il giorno fatidico e Mariagrazia e Maurizio in jeans e felpa si presentarono sulla soglia della casa dei loro nuovi amici.

La casa era nuovissima, tutta su un piano, a parte lo scantinato.

Sul lato sud della casa si ergeva orgogliosa una giovane mimosa.

Lì doveva trovarsi anche la cucina, perché al suono del campanello

uscì velocemente dalla porta con gli scuri Fanny, che invitò gli amici a raggiungerla.

Angelo arrivò subito dopo e introdusse Macchia. Dapprima ci fu un












po’ di trambusto perché Pongo non si trattenne dall’annusare in modo un po’ brusco il cane lupo che non era avvezzo a simili effusioni, poi però i due si abituarono l’un l’altro, spronati dai reciproci padroni.

Il pranzo venne servito nella veranda accanto alla cucina e prevedeva risotto ai funghi, che Angelo aveva trovato nei dintorni,

torta salata agli spinaci e anatra con funghi porcini. Infine gustando

la torta all’arancia Angelo presentò ai suoi ospiti il programma per il pomeriggio: un’escursione per la collina che distava un chilometro e da qui il raggiungimento di un casolare del secolo scorso.

Tutti furono entusiasti della proposta e ammirarono il panorama che era sottolineato dai raggi del sole autunnale.


Alle due del pomeriggio il gruppo si preparò per la gita portandosi via dell’acqua e qualche frutto oltre naturalmente i croccantini per i cani.

Utilizzarono la jeep di Angelo per giungere sulla radura da cui partiva un percorso a zigzag che li conduceva ad un’altezza tale da cui si poteva ammirare buona parte della pedemontana, fatta di paesi, ma anche di una natura ancora ancestrale.

Arrivarono un po’ stanchi, i cani liberati si sgranchivano beati facendo con le zampe posteriori uno scalpiccio che faceva immaginare come fossero contenti.

Mentre Mariagrazia e Fanny preparavano per una merenda, Angelo insieme a Macchia guidava Maurizio con Pongo lungo un sentiero stretto e si trovarono davanti ad un ruscello formato da una cascata che fuoriusciva dal monte più in quota. Angelo si sedette su una roccia e lo stesso fece il suo compagno. “Bella questa zona, davvero interessante”. Angelo non disse niente.” E’ molto che siete sposati tu e Fanny?” incominciò a dire Maurizio. “Circa quattro anni.”rispose Angelo.

“ E volete dei figli?” continuò Maurizio. “Certo, ma tutto a suo tempo” ribattè Angelo.” Ad ogni modo che ne dici di vedere dove si sono ficcati i cani?” e Angelo dicendo ciò si alzò e scese lungo il ruscello.

Nel frattempo Fanny si era accoccolata su un playd e preparava delle fette biscottate con marmellata di ciliegie e Mariagrazia preparava dei bicchieri di carta e apriva due bottiglie d’acqua.

Mentre si accingeva a sedersi sullo stesso playd si accorse che

Fanny aveva dei segni anomali su un polso. Fanny se ne accorse e si coprì la parte interessata allungando la manica del maglione.

Mariagrazia chiese se andava tutto bene e la giovane amica rispose che sì, tutto era OK. Solamente passeggiando col cane il guinzaglio le si era arrotolato intorno al polso. Mariagrazia disquisì sul fatto che i cani oggi erano molto ben trattati rispetto un tempo e raccontò del fatto che qualche settimana prima a Udine aveva visto una signora condurre un passeggino con dentro un cane.

I due uomini ritornarono dalle loro compagne seguiti dai loro cani.

Maurizio raccontò loro che Pongo ad un certo punto era sparito e dopo dieci minuti lui e Angelo videro che una lepre si dirigeva verso di loro seguita da Pongo e solo ad un metro di distanza cambiò la sua corsa scomparendo nella boscaglia.

Mentre mangiavano Maurizio si accorse che l’atmosfera tra le due donne era cambiata, ma tacque. Angelo affermò che ammirava la professione di Maurizio e Maurizio disse che non sapeva che altro fare. Chiese poi ad Angelo del suo lavoro e questi gli comunicò che

oltre ad allenare cani e istruire i loro padroni aveva un piccolo negozio con prodotti per animali. Giunse la sera e le due coppie si misero sulla strada del ritorno. Giunti presso la casa di Angelo e Fanny Maurizio e la sua compagna li salutarono ripromettendosi di

rivedersi presto.

Mentre Maurizio guidava verso la casa della suocera per riprendere le figlie Mariagrazia non riuscì a non raccontargli quanto lei aveva visto e del misero tentativo di Fanny per distoglierla dal suo pensiero, che cioè Angelo forse centrava con quei segni. Maurizio disse che forse era troppo coinvolta dai discorsi che si sentivano dai media riguardo a feminicidi e via dicendo e comunque si ripromise di essere più attento la prossima volta che rivedevano Angelo e Fanny.

Il giorno seguente passò senza novità alcuna. Il giorno dopo, il martedì, la vita continuò al solito presso la famiglia Colautti Freschi. Ma il mercoledì verso le cinque Mariagrazia sentì squillare il cellulare più volte e siccome era sotto la doccia non riuscì a rispondere in tempo. Quando si avvide che la chiamata veniva da

Fanny, si chiese come mai l’amica l’avesse chiamata senza lasciare alcun messaggio. La richiamò, ma c’era la segreteria telefonica. Si ripromise di chiamarla di nuovo più tardi, poi si occupò

delle figlie che si erano accapigliate perché volevano avere entrambe la stessa bambola e si consolarono solo quando la loro mamma propose di iniziare a leggere la storia di Pinocchio che a


loro piaceva tanto. Dopo cena era così stanca che si dimenticò della telefonata e se ne ricordò solo il giorno seguente. Provò a chiamare Fanny prima di iniziare il lavoro, ma c’era ancora la segreteria e le lasciò un messaggio per essere richiamata.

A casa nel pomeriggio incontrò Maurizio mentre si ascoltava un disco dei Genesis e subito, visto che le bimbe erano a giocare nella loro stanza, si mise a dirgli della chiamata di Fanny e della fatica di rintracciarla. Maurizio le rispose che stava esagerando, ma , visto che era preoccupata, le promise che, con la scusa di prendere delle crocchette per il cane, avrebbe controllato la situazione.

Uscì subito e si recò al negozio di Angelo e Fanny vicino a Pasiano.

Parcheggiò la macchina e si diresse tranquillamente verso il negozio “I vostri pets” ed entrò con una certa sicurezza.

Angelo stava facendo dei calcoli alla cassa e alzando gli occhi si meravigliò molto di vedere il nuovo amico. “Sono qui per comprare delle crochette per Pongo, tutto bene?” “Certo”, rispose Angelo, che

andò automaticamente a procurarsi il necessario. “Fanny non c’è?” chiese Maurizio. “Ora no, ma era qui fino a mezzora fa” disse Angelo con voce normale, senza manifestare emozioni di sorta.

“Comunque siamo stati bene domenica” continuò e si rimise alla cassa. “Davvero bene”, disse Maurizio con voce che dissimulava una certa tensione. Si salutarono cordialmente e la cosa fini lì.


Rientrando a casa Maurizio ebbe solo il tempo di raccontare alla compagna gli avvenimenti del tardo pomeriggio che si dovette assentare per una chiamata urgente. Con alcuni clienti aveva un rapporto molto particolare e non sapeva dire di no.

Nel frattempo Mariagrazia aveva richiamato Fanny senza successo

Ed ora si apprestava a preparare la cena. Intanto cercava di immaginarsi quello che poteva essere successo. Forse si preoccupava troppo, ma c’era qualcosa nella voce dell’amica che il suo sesto senso le diceva che andava controllata la situazione.

Dopo cena, Maurizio non era ancora tornato, e lei mise a letto le bimbe. Dopodiché pensò di chiamare il compagno perché andasse a vedere se da Fanny tutto era OK.

Maurizio, pur stanco, l’accontentò e si ritrovò vicino alla casa dei nuovi amici senza sapere che fare. Le finestre della cucina erano illuminate e sporgendosi dal finestrino riuscì a notare che Angelo

era solo in cucina e aveva fatto uscire Macchia per il giretto prima di mettersi a cuccia.

Maurizio pensò che un padrone così premuroso col proprio cane non poteva fare niente di male e mettendosi il cuore in pace girò la macchina e tornò a casa.

I giorni seguenti si succedettero tranquilli. I soliti problemi di qualche discussione alla scuola materna perché Veronica a volte non voleva cedere ai desideri delle sue compagne di gioco e finiva coll’allungare le mani o alla scuola elementare dove Mariagrazia, avendo accettato il ruolo di rappresentante dei genitori doveva

sopperire a situazioni più o meno critiche che si presentavano.

Come si dice la vita continua e tra il lavoro, la famiglia propria e dei propri genitori la preoccupazione per Fanny diminuì.


Il martedì seguente Maurizio faceva gli anni e Mariagrazia voleva fare una festicciola invitando sua sorella con suo cognato, un paio di amici, e anche Angelo e Fanny. Quella sera chiamo Fanny, ma c’era la segreteria telefonica, allora chiamò Angelo che rispose dicendo che purtroppo Fanny non si sentiva tanto bene e che le

sarebbe dispiaciuto non partecipare alla festa.

Giunse domenica, ma di Fanny non ci furono notizie.

A questo punto anche Maurizio si convinse che qualcosa non quadrava.

Che fare? Che fosse da aspettare che Angelo si allontanasse da casa per vedere se era successo qualcosa a Fanny?

La coppia pensò di chiedere un giorno di ferie e di controllare insieme.

Tre giorni dopo, ottenute le ferie, si svegliarono presto, portarono

le bambine alle relative scuole e subito si diressero in macchina alla casa di Angelo e Fanny.

Tutto era tranquillo. Non c’era traccia di Macchia. I balconi della cucina erano aperti.

Chiamando al telefono Fanny c’era sempre la segreteria telefonica.

Maurizio disse:” A mali estremi, estremi rimedi” e cercò di rompere il vetro di una finestra della cucina. Dopo vari tentativi riuscì nell’intento e entrò facendo attenzione ai vetri rimasti. Disse a Mariagrazia di aspettarlo lì fuori e sparì nel buio del retro della casa.

Passarono cinque minuti e di Maurizio non c’era ancora traccia.

Mariagrazia era troppo in apprensione, buttò giù ancora qualche vetro e anche lei si catapultò dentro casa. Raggiunse il bagno, poi la camera matrimoniale, dove il letto era rifatto di tutto punto, quindi

si recò verso la porta che portava allo scantinato. La porta era aperta e una figura scura si muoveva davanti a lei. Era il suo compagno che si volse e disse:”Ho sentito un rumore”.


C’erano una decina di scalini un po’ ripidi che collegavano il piano terra con lo scantinato. I due improvvisati detective li scesero con circospezione, Maurizio era in prima fila e cercò di non manifestare quanto era emozionato. Videro che c’era della luce che affiorava da sotto una porta chiusa di fronte a loro, mentre c’erano altre quattro porte, chiuse anch’esse, che invece erano al buio.

Maurizio aprì con circospezione la porta con la luce e davanti a loro si delineò un quadro molto colorato: Parecchi indumenti di varie tinte erano ammonticchiati a terra vicini ad una lavatrice con lo sportello aperto, ma altri di colore blu erano posati sopra di essa.

La stanza era di dimensioni medie e aveva anche una piccola vasca con una tavola di legno e del sapone all’angolo destro.

“Ma qui non c’è nessuno”sbottò Mariagrazia. “Meglio così” disse Maurizio e fece per tornare in dietro quando qualcosa catturò il suo

sguardo: Era un telefonino che faceva capolino da sotto i vestiti sul

pavimento.

“E questo cos’è” aggiunse subito dopo Maurizio e raccolse da terra

l’oggetto che era spento. Aveva una linea rossa che lo circoscriveva

ed era inconfondibile.” Ma questo è il cellulare di Fanny, ecco perché non rispondeva” proferì Mariagrazia. “E’ meglio che ce ne andiamo” disse Maurizio e mettendosi il telefonino in tasca si voltò e raggiunse le scale, mentre la sua compagna era rimasta un attimo perplessa. Poi schiarendo la voce espresse il pensiero che in quel momento le si stagliava davanti:” Vuoi chiedere al tuo amico Denis se può aiutarti col cellulare, pensi di trovare qualcosa?”

Maurizio si girò e rispose:”Spero di sì, ma ora andiamo!” Ed entrambi tornando sui loro passi guadagnarono in fretta l’uscita.

“Non hai paura che Angelo sospetti qualcosa vedendo questi vetri?”

“Con tutti i tentativi di furto che ci sono stati ultimamente crederà che dei ladri siano stati disturbati e non abbiano finito il loro lavoro.

Fortunatamente non c’era nessun impianto d’allarme!” rispose Maurizio e corse alla macchina.


Giunti a casa i due coniugi continuarono a ipotizzare cosa poteva essere successo: Un piccolo incidente percui il cellulare era stato perso o un fatto increscioso che aveva portato alla fine di un rapporto. Mariagrazia ricordando i segni sul polso di Fanny era incline a credere che l’amica avesse fatto una brutta fine. Maurizio,

molto più logico nei suoi pensieri, pensava a fatti meno gravi,tipo una lite e una fuga momentanea di Fanny dal proprio patner.

Prese quindi il telefono e chiamò il suo vecchio compagno di liceo

che era molto abile nell’analisi di telefonini e gli chiese se era così gentile da fargli il piacere di controllargli un cellulare. Avuta risposta affermativa si precipitò subito da lui per portarglielo e quando rientrò a casa comunicò a Mariagrazia che forse già il giorno dopo

avrebbero potuto avere qualche notizia.

Verso sera la coppia sentì suonare il telefono di casa e Maurizio rispose prontamente. Finita la telefonata informò la compagna

che al telefono era Angelo tutto trafelato che balbettando era riuscito a dire che aveva trovato una finestra della casa rotta, che Fanny non c’era e non rispondeva al cellulare.

Maurizio gli aveva anche promesso di raggiungerlo per fargli compagnia.



Mariagrazia non era tanto tranquilla, però poi si convinse a lasciare che il compagno andasse da Angelo, sia perché c’era ancora luce,

sia perché Maurizio le assicurò che l’avrebbe chiamata ogni quarto d’ora.

Da Angelo, a parte i vetri per terra vicino alla finestra del soggiorno,

tutto era tranquillo. Macchia era ai piedi del suo padrone e sonnecchiava tranquillo. Angelo proferì che aveva guardato in tutta

la casa ma non aveva notato niente di strano: Niente era sparito e

non c’erano tracce estranee.

Sembrava molto prostrato, ma quando Maurizio gli consigliò di

avvisare la polizia, si agitò e innervosì. Aggiunse che non gli sembrava il caso e non si trattava certo di rapimento. Si era fatto

l’idea che la sua compagna si fosse arrabbiata per qualcosa e si fosse allontanata per qualche ora in modo che lui riflettesse.

Arrivata mezzanotte Angelo invitò l’amico a tornare pure a casa

che lui era tranquillo e speranzoso che il giorno seguente si sarebbe risolto tutto. Così Maurizio se ne andò e giunto a casa raccontò alla compagna della serata.

Mariagrazia voleva avvisare la polizia. Maurizio però si dimostrò contrario e più propenso ad aspettare il giorno dopo.

Alla fine decisero che la mattina seguente avrebbero avvertito

il commissariato di zona.




Il giorno seguente era martedì 23 ottobre e le foglie degli alberi

avevano già inondato mezzo giardino, che invece che un tappeto verde sembrava un tappeto giallo.

Mariagrazia volle essere lei colei che si doveva occupare del compito di avvisare la polizia e, dopo aver avvisato il compagno di occuparsi lui delle bambine per portarle alla scuola materna ed elementare, si recò al lavoro in anticipo e quindi trovandosi sola in ufficio chiamò la polizia e riferì ciò che aveva notato al polso destro

dell’amica e poi la sua sparizione. Racatasi poi al commissariato le dissero che avrebbero aspettato le 72 ore dal momento della denuncia della scomparsa e quindi avrebbero parlato in primis col compagno di Fanny. Allora Mariagrazia chiamò Maurizio al cellulare e gli riferì quanto era successo.

Non c’è da meravigliarsi che Mariagrazia non riuscì a pensare ad altro nonostante il lavoro. Tanto che alla fine decise di controllare lei stessa quella sera le mosse di Angelo appostandosi dopo cena non lontano dalla loro casa.

Il pomeriggio a casa Mariagrazia, pur preoccupata per l’amica,

si godeva le sue figlie e ringraziava il destino di averle fatto incontrare un uomo che era democratico e moderno nei confronti

delle donne. Pensava anche che vita avrebbe trascorso se fosse nata in Arabia Saudita. Non avrebbe studiato, né lavorato, non avrebbe nemmeno potuto uscire o guidare se non fosse stata

accompagnata da un uomo. E inoltre avrebbe dovuto dividere il suo

uomo con altre donne e probabilmente quell’uomo sarebbe stato

sposato non per amore ma per volere dei suoi genitori.

Sospirò e iniziò a preparare la cena.

Quando Maurizio rientrò non si dimostrò per niente contento

dell’idea della compagna di avventurarsi nelle vicinanze della casa

di Angelo da sola dopo cena, ma Mariagrazia tanto fece che alla fine acconsentì a lasciarla provare. Le disse però in modo chiaro di non trattenersi dopo l’una di notte.

E fu così che Mariagrazia alle 21.00 si vestì di scuro e, salutato il


convivente, salì sulla sua Agila verde pisello, e sì recò verso la casa di Angelo e Fanny.

Arrivata a 50 m dall’entrata chiuse i fari e si accucciò nella macchina attenta a ciò che si verificava nella casa o intorno ad essa.

Subito un rumore la fece trasalire. Era Macchia che girava per il giardino e ogni tanto saliva con le sue zampe su qualcosa di metallico. La casa era tutta al buio tranne la cucina. Mariagrazia si fece forza e si avvicinò alla casa. Era una villetta tutta su un piano, dipinta di rosa chiaro, con un tetto di tegole rosse e bianche e un grande camino sul lato destro.

La cucina era a destra con una grande portafinestra, da qui si passava a sinistra alla sala in openspace con due finestre e la porta d’entrata di legno imbiancato, quindi tre gradini portavano alla zona notte; cinque stanze con due finestrelle costituivano lo scantinato.

La donna si acquattò a terra vicino al giardino, ma non troppo per non attirare l’attenzione del cane lupo. Dovette attendere a lungo

finché la luce della casa si spense in cucina per accendersi in bagno e poi in camera. Angelo apparse sulla porta d’ingresso e richiamò il cane che corse immediatamente dentro casa.

Mariagrazia stava per rientrare quando un raggio di luna illuminò

la vanga abbandonata in giardino.

Si chiese cosa ci facesse, visto che non c’era segno di lavori

appena svolti.


A casa ne parlò con Maurizio che però era convinto che tutto si sarebbe risolto per il meglio. Probabilmente quella vanga era stata solo dimenticata, magari dopo aver raccolto le deiezioni del loro cane.



Angelo si era occupato fin da piccolo di piccoli animali, facendo da dogsitter, anche se saltuariamente, fin da quando aveva dieci anni. Di solito preferiva avere a che fare con gli animali che con gli esseri umani, perché questi ultimi spesso si dimostravano poco affidabili.

E proprio durante un suo lavoro per accudire un cocker durante le vacanze dei suoi padroni incontrò per la prima volta Fanny. Allora lui aveva diciassette anni e lei tredici. Gli era subito riuscita simpatica e al suo ritorno dalla vacanza la invitò a prendere un gelato. Fu così che cominciarono a frequentarsi. Anche Fanny

era appassionata di piccoli animali e fatti i diciotto anni intendeva

partecipare all’associazione della zona che si occupava di assistere

gli animali che venivano presi sotto dai veicoli utilizzando un’autoambulanza adeguata. Da ragazzi volevano migliorare il mondo, ma non avevano solo questo argomento in comune, erano

matti per la musica rap, Eminem era il loro eroe preferito e avevano collezionato tutti i suoi CD, inoltre amavano entrambi giocare a scacchi.



Raggiunti i 24 anni lui e venti lei avevano deciso di aprire un negozio per piccoli animali e i loro genitori gli avevano fatto un prestito per incoraggiarli nell’impresa. L’anno seguente andarono a convivere in un piccolo appartamento sopra il negozio.

Qualche anno dopo una zia di Angelo gli lasciò in eredità una bella sommetta, visto che anche lei amava gli animali come lui e in più avevano avuto da sempre un bel rapporto.

Angelo propose allora a Fanny di comprare la villetta dove ancora adesso abitavano anche se non era vicinissima al negozio e Fanny

all’inizio non era stata d’accordo perché le sembrava di diventare

troppo una piccolo borghese. Poi però vedendola se ne innamorò

e acconsentì alla proposta.

Col tempo Angelo si accorse che la propria compagna aveva dei momenti di abbattimento, che non riusciva a capire da cosa fossero dovuti.

In quei casi Fanny preferiva stare a casa, lontana da tutti e si accompagnava solo a Macchia.

A volte si rifugiava in una stanza dello scantinato e non usciva

se non per chiamare il cane lupo a raggiungerla.

Lì rimaneva per qualche giorno e poi tornava quella di sempre

e sul lavoro diventava una sgobbona, mentre a casa si cimentava

in gustosi manicaretti.

Una sera si sorprese a confessare ad Angelo che da bambina

le era stato regalato un cane, un meticcio, che però si era


dimostrato così affezionato a lei che lei si commuoveva ancora adesso,Wolfy la aspettava fuori della scuola e la seguiva in casa come se lei fosse stata la sua mamma. Purtroppo un giorno attraversò la strada per raggiungerla e non si accorse di un camioncino che sopraggiungeva. Lei era insieme al suo fratellino di tre anni e per salvare il cucciolo lasciò la mano del fratello. Il colpo fu così forte che non ci fu niente da fare:

Marco morì sul colpo. Vedendo la sorella andare verso il cane l’aveva seguita ma essendo lento nel camminare non aveva potuto

evitare l’impatto. Lei che aveva un animo molto sensibile non accettò mai quella morte e da quel giorno cominciò a volte a non dormire di notte o come di recente ad avere degli abbattimenti d’umore. Da ragazza non aveva mai voluto incontrare uno psichiatra o uno psicologo e questi momenti erano aumentati.

I suoi genitori non avevano infierito quella volta, ma i loro sguardi quando la guardavano ancora adesso le chiedevano perché, perché hai lasciato la mano.

Sulla soglia dei trent’anni gli incubi si facevano sempre più inquietanti e a volte si svegliava la mattina con i polsi graffiati

e ci voleva un lungo lasso di tempo perché tornasse in sé e ritrovasse un certo equilibrio.

Angelo aveva provato più volte a convincerla a incontrare uno psichiatra, a volte l’aveva persino minacciata di lasciarla, ma non

era servito a niente.

Anche quel giorno, quel giovedì, in cui lei aveva avuto una brutta

giornata, in quanto non aveva superato l’incubo notturno, aveva deciso che doveva stare un po’ da sola e, lasciato un biglietto

con due righe di spiegazione ad Angelo, aveva preso qualche vestito di ricambio e si era diretta con un pullman verso Udine.

Prima di partire aveva pensato di sotterrare nel giardino vicino all’azalea rossa una scatola di metallo che un tempo aveva contenuto dei biscotti, ma ora racchiudeva delle foto di Marco

quando aveva due anni.

Angelo era preoccupato, ma ancora fiducioso che la compagna

potesse risolvere quella brutta storia.

Era un tipo molto paziente e ottimista e in questi tempi credeva fosse giunto il momento per spingere Fanny a diventare mamma.

Era convinto che questo fatto era l’unica cosa che poteva guarirla.

Quindi, mentre aspettava che Fanny si decidesse a tornare cominciò a predisporre delle ferie verso un posto di mare, magari in Puglia dove le giornate erano ancora calde.




Erano trascorse le 72 ore richieste e nel frattempo il commissariato della zona aveva già diramato la notizia della scomparsa di una donna sui trent’anni, castano rossiccia, snella e alta 1,70 m e con le relative generalità.

Ora alle ore 21.00 il commissario Villi si presentò a casa di Angelo.

Quest’ultimo si dimostrò stupefatto di avere quella visita.

Il poliziotto gli raccontò che degli amici vicini alla moglie avevano presentato la denuncia della sua scomparsa e lui stava solo controllando.

Gli chiese se aveva delle prove che la moglie si fosse allontanata

momentaneamente come gli aveva precedentemente confessato.

Angelo si ricordò del biglietto, ma per quanto lo cercasse non riuscì a trovarlo.

Il commissario allora gli chiese se aveva sentito la compagna telefonicamente, ma Angelo poté solo rispondere che non aveva avuto risposta. Il commissario chiese allora il permesso di fare un giro nella casa e Angelo glielo accordò.

Non trovò niente se non dei pezzi che assomigliavano a resti di un cellulare nella lavanderia.







Il commissario Ernesto Villi chiese di poter tenere quei resti del cellulare, quindi si allontanò dalla villetta non sapendo cosa pensare. Il convivente di Fanny sembrava un bravo tipo, ma quante altre volte aveva riscontrato che brave persone si erano poi dimostrate degli assassini o dei farabutti.

Gli amici di Fanny che gli avevano parlato della coppia sembravano sinceri e la loro preoccupazione gli diceva che forse c’era qualcosa sotto.

In quel mentre gli squillò il cellulare, era Anna, la sua compagna attuale che gli chiedeva se rincasava per cena. Dopo aver risposto

di sì, si incamminò lungo il viale dove aveva parcheggiato la sua Nissan Qashqai grigio metallizzato e decise di percorrerlo per intero

per riflettere sui dati che aveva raccolto. Alla fine decise di far seguire per qualche giorno il convivente della scomparsa per capire

che tipo fosse.

Ernesto Villi aveva quarantanni e da cinque anni era commissario.

Le sue origini erano toscane, la sua famiglia era di Livorno, ed il suo accento lo suggeriva. Aveva capelli neri corti e sottili, divisi sulla fronte alta in due parti uguali. La mascella quadrata dava a chi lo guardava un senso di rassicurazione. Mentre il guizzare degli occhi scuri tradiva l’intelligenza della sua mente.

Da un paio d’anni viveva con Anna, una ragazza di trent’anni che

si occupava di ricerca medica, in particolare riguardo agli effetti dell’inquinamento dell’acqua sui feti umani negli ultimi anni.

Lavorava a Padova e la lontananza dal posto di lavoro non le pesava, perché la città le piaceva, ma soprattutto questa passione

nel campo della ricerca scientifica le faceva superare ogni difficoltà.



Dopo la visita del commissario Villi Mariagrazia si era un po’ tranquillizzata.

Ora poteva attendere il precipitare degli eventi con meno ansia.

Quel martedì mattina si recò all’ufficio postale dopo aver condotto

le figlie a scuola e si accinse a vagliare quanto era urgente da svolgere prima che arrivasse il pubblico. Non aveva finito che sopraggiunsero le 8.40 e dalla porta a vetri comparve una signora

sui cinquant’anni , bionda, vestita in modo elegante che doveva

pagare la bolletta dell’acqua. Subito si espresse in modo trafelato

dicendo che veniva da Pordenone e che aveva notato lungo quella strada che negli ultimi tempi veniva chiamata “Salerno –Reggio Calabria”, viste le peripezie occorse per attuarla, una giovane donna che camminava con una grande borsa da viaggio sotto lo scrosciare della pioggia e senza ombrello.

Si era fermata per darle un passaggio, ma la donna aveva rifiutato

e le era sembrato che fosse in stato confusionale.

Mariagrazia si in interessò subito alla cosa e chiese se poteva descriverla meglio. Dopo aver sentito che indossava pantaloni

blu e una giacca bluette, riconobbe l’amica e chiesto alla propria collega se poteva sostituirla per due ore, si precipitò alla macchina

e si recò verso Pordenone.





Giunta vicino all’edificio che un tempo era servito come Mercatone

Zeta, un grande supermercato di casalighi, abbigliamento e mobili,

si guardò bene intorno, ma di Fanny nessuna traccia. Arrivata a Pordenone tornò indietro per la stessa strada e fu allora che vide

una persona con una grande borsa che usciva da un piccolo bar sulla sinistra della via. Parcheggiò la macchina e corse verso l’amica che si meravigliò molto di vederla.

“Mariagrazia cosa fai qui?” disse Fanny con un filo di voce.

“E un po’ che ti cerco, dove eri finita?” sbottò Mariagrazia.

“Non so, non ricordo…” rispose Fanny. “Perché non rispondi al cellulare? Eravamo in pena per te!” continuò Mariagrazia.

“Non ho più il cellulare, l’ho perso.” Aggiunse Fanny.

“Bene, ora sarà meglio avvertire Angelo e poi ti riporto a casa”.

Così dicendo Mariagrazia chiamò Angelo al cellulare e gli raccontò

di come erano andate le cose ultimamente, dopodiché fece salire l’amica in macchina e via verso la sua casa.

Sulla soglia c’era Angelo ad aspettarle che abbracciò la compagna

e la condusse nel salotto.

Mentre Mariagrazia preparava un the, Angelo continuava a chiedere “Perché?” Fanny rispondeva: “Non so, avevo bisogno di uscire!”

Infine Fanny andò a riposare e Mariagrazia, tornò al lavoro, non senza aver fatto promettere ad Angelo di avvertirla di ogni successivo evento.





Naturalmente in ufficio la mente di Mariagrazia era continuamente

occupata dai pensieri che si affaccendavano sulla figura dell’amica.

Si chiedeva come mai fosse uscita senza avvertire nessuno e cosa l’avesse mandata in confusione .

Forse doveva consigliare sia a Fanny che al marito di andare da uno psichiatra per una visita.

Nel frattempo a casa Fanny si era addormentata e stava sognando di essere in una casa enorme, una villa con piscina, suo fratello giocava con la palla e per un momento lei si era distratta e la palla era finita nell’acqua, suo fratello per prenderla era caduto in piscina e siccome non sapeva nuotare era finito in fondo alla piscina e lei

se ne era accorta troppo tardi. Si era tuffata in acqua e l’aveva tratto sulla sponda della piscina, ma lui non respirava. Aveva cercato di svuotargli i polmoni dall’acqua, ma inutilmente.

Anche i sanitari quando arrivarono non poterono che constatarne la morte.

In quel momento fu svegliata da Angelo che l’aveva vista molto agitata. “Cosa c’è”, le disse e Fanny rispose:” Era un brutto sogno”.

“Vuoi raccontarmelo?” E Fanny:” Parlava di una villa con piscina.

E mio fratello ci finì dentro per prendere un pallone, e io me ne sono accorta tardi. E’ un sogno ricorrente.”

Angelo cercò di rincuorarla:” Adesso cerca di non pensarci, è stata una disgrazia e tu non vuoi rendertene conto”.

“Ti preparo un the, che ne dici?” continuò Angelo. “Va bene”,

rispose Fanny.

Dopodichè Angelo cominciò:” Adesso penso che tu ti renda conto che è il caso di incontrare uno psichiatra”.

Fanny assentì con la testa e allora il marito si precipitò a prendere appuntamento per la mattina dopo da un dottore in psichiatria che un amico gli aveva consigliato tempo prima.

L’indomani alle dieci si trovarono davanti alla porta del dottor Giovanni Vanni. Questi al primo scampanellio aprì loro la porta e li fece accomodare nell’anticamera dove strinse la mano ad entrambi con un caloroso”Buongiorno!”

Il dottor Vanni ispirava subito simpatia, indossava pantaloni di velluto a righe, camicia in flanella e golfone di lana multicolore e con la sua barba e i capelli neri corti e curati, ravvivati da occhi scuri profondi, spingeva chi lo guardava attentamente a crederlo una persona di fiducia.

Anche la sua voce calda e profonda e l’aroma di sigarillo che emanava sottolineavano quest’idea.

Invitò i due coniugi a sistemarsi nel suo piccolo, ma accogliente studio che con mobili in legno di rovere e poltroncine comode uniti a una luce soffusa che proveniva da una finestra posta a sudest,

indicava a chi vi si trovava che era il momento di chiarire a sé stessi dove si voleva andare nella propria vita.

All’inizio fu Angelo a parlare illustrando come ma si trovassero in quel frangente, poi il dottor Vanni chiese ad Angelo di aspettare in






anticamera e domandò a Fanny se si sentisse a suo agio.

Avuta risposta positiva chiese a Fanny di ricordargli il sogno ricorrente che lei faceva e che le dava ansia.

Dopo ciò la spinse a ricordare come si era sentita dopo la morte del fratello e che posizione avessero preso i suoi genitori.

Quindi dopo aver ribadito che allora era solo una bambina e che l’evento era stato un incidente, si congedò dandole un altro appuntamento per tre giorni dopo alla stessa ora.

Angelo pagò per la seduta e tornando a casa chiese alla moglie come si era sentita con lo psichiatra. Lei si dimostrò abbastanza soddisfatta di come si era trovata.

Ci furono incontri poi settimanali per altri tre mesi in cui vennero approfonditi i rapporti sia nella famiglia d’origine che in quella attuale, nel lavoro e nelle amicizie e fu in una delle ultime volte che Fanny confessò che non aveva ancora avuto bambini perché non se ne sentiva degna. Lo psichiatra naturalmente ribadì che lei era troppo severa con sé stessa e che a suo tempo era una bambina.

Nell’ultimo incontro suggerì a Fanny di assumere del litio perché aveva sbalzi di umore e soffriva del disturbo bipolare. Doveva fare dei controlli regolari tramite dei prelievi di sangue per verificare se la litiemia era adeguata, ma le assicurò che non essendo un farmaco ma una sale non aveva controindicazioni se non in tempi molto lunghi. Fanny si sentiva però meglio e ciò, unito alle riflessioni nelle sedute col dottor Vanni, le diede più sicurezza in sé stessa.






Tornò presto a lavorare e riprese le sue amicizie.

E fu così che Mariagrazia pensò di fare una festa “per la primavera” a casa sua e invitò oltre a Fanny e il marito anche la sorella Carla e Federico. Era contenta per come reagiva l'amica negli ultimi tempi.

Dopo aver pranzato gli uomini si recarono nello studio a prendere un amaro e le donne si accomodarono nel terrazzo del living-room per sorseggiare il caffè. La vista del fiume , dell’argine e dei prati era incantevole.

Fu in questo contesto che Carla cominciò a dire che di recente aveva fatto un aggiornamento a scuola che era imperniato più sul benessere della persona che sull’apprendimento degli alunni, anche se le due cose erano legate. E cominciò a parlare del maestro spirituale Eckart Tolle e “Il potere di adesso”, il libro che aveva scritto e l’aveva reso famoso e che lei stava leggendo. Continuò dicendo che ora lei si stava istruendo riguardo alla filosofia Zen.

Fanny si sentì subito attratta da questi discorsi e si fece promettere che non appena completato il libro glielo avrebbe prestato.

Carla si fece dare il suo numero di cellulare e promise di rimanere in contatto.

In linea con quest'idea del “potere di adesso” Fanny cominciò a fare delle passeggiate regolari con Macchia alla sera dopocena. A volte si fermava, si sedeva su un muretto e ammirava la natura intorno a lei.







Angelo avrebbe voluto accompagnarla, ma lei affermava che preferiva essere sola.

Un mercoledì Carla le propose di vedersi nel pomeriggio in una pasticceria di Pordenone. Quando arrivò Fanny si sentiva euforica.

Carla la raggiunse dopo poco e gustando una buona cioccolata le raccontò di come il libro l’aveva conquistata.

Disse anche che prima o poi avrebbe voluto fare un viaggio in India o nel Paese di un maestro spirituale buddhista.

Allora nella mente di Fanny si insinuò questo desiderio profondo di fare quello stesso viaggio.

A casa né parlò con Angelo, il quale le fece presente che ci volevano parecchi soldi e loro al momento non ne avevano abbastanza.

Fanny rispose che aveva già riflettuto su ciò e aveva trovato l’idea di fare la guardarobiera in una discoteca non lontano nei weekend.

Aveva fatto i conti e in sei mesi avrebbe avuto la somma necessaria.

Angelo non si dimostrò per niente contento. Le fece osservare che si sarebbe esaurita e avrebbe trascurato lui e la casa.

Lei insistette dicendo che era solo per alcuni mesi e che sul piatto c’era una vita più vera e consapevole.

Angelo non sapeva cosa fare per far ragionare la moglie e pensò di rivolgersi a Mariagrazia. Nel pomeriggio le telefonò e le propose di vedersi al Bar “Ora”, un grazioso baretto vicino al centro di




Pordenone. Mariagrazia accettò naturalmente e si misero d'accordo per le 17.30.


Alle 17.30 i due si incontrarono fuori del bar, entrarono e si accomodarono ad un tavolo verso il retro della stanza, dove potevano stare tranquilli.

Angelo riferì qual'era il problema attuale e si mostrò prostrato per come andavano le cose. Mariagrazia lo consolò, dicendo che avrebbero agito insieme per il bene di Fanny.

Poi dopo aver riflettuto mentre beveva un the alla frutta, espose la sua idea:” Io e Maurizio potremmo prenderci qualche giorno di vacanza e invitare Fanny a trascorrere un periodo con noi nella nostra casetta a Forni. Lì le faremmo conoscere qualche amico del posto, tra cui un “filosofo” che le faccia dimenticare quest'idea del viaggio in India e del lavoro extra come guardarobiera.”

“Ottimo”, proruppe Angelo, che abbozzò un piccolo sorriso sul viso pensieroso.

“Ma lei accetterà?” aggiunse tornando serio.

“Certo, le dirò che sennò mi arrabbio. Infondo le ho salvato la vita.”Continuò Mariagrazia.

Alla sera a cena Angelo si guardò bene dal rivelare alcunchè di ciò che era avvenuto tra lui e Mariagrazia e cercò anche di non tornare sul discorso, per non accentuare la voglia della moglie riguardo al fatidico viaggio.






I giorni passavano e Fanny era più serena ma ancora decisa a portare avanti il suo piano.

Finchè un giovedì Mariagrazia le telefonò per invitarla a mangiare una torta nel pomeriggio e le annunciò che le avrebbe anticipato delle buone nuove.

Fanny che era una curiosona si prese un paio d'ore libere nel pomeriggio e si recò all'appuntamento.


Fuori, nel giardino di casa c'era un delizioso profumo di rose.

Fanny suonò il campanello e le aprì Mariagrazia. Era in tuta e raggiante. Andarono in cucina e a Fanny sembrò che non ci fosse traccia di Maurizio.

Sul tavolo della penisola c'era una bellissima torta cheesecake, con un velo di marmellata rosso cupo che la rendeva proprio invitante.

La radio era accesa e trasmetteva un radiogiornale e sul momento si parlava del vicepresidente Di Maio e della “quota cento”.

Mariagrazia esordì dicendo che le mancavano ancora trent'anni di lavoro. Fanny non si pronunciò.

Mentre iniziava a mangiare la fetta di torta che l'amica le aveva offerto però sbottò: “Ma cosa volevi dirmi?”

Mariagrazia allora: “Volevo proporti di andare insieme a me e a Maurizio, e naturalmente alle bimbe, a Forni di Sopra dove abbiamo uno chalet e potremmo apprezzare la natura con passeggiate e babate. Che ne dici?” “Non saprei”, dovrei lasciare Angelo solo” borbottò Fanny.

“Niente paura, Angelo mi ha già detto che non c'è problema, questo non è un periodo impegnativo per il vostro lavoro e probabilmente ti ci voleva in questo momento”.

Poi Mariagrazia consigliò all'amica cosa portarsi via, perchè i cinque giorni di vacanze sarebbero iniziati il sabato seguente e aggiunse che le avrebbe presentato delle persone interessanti.


Sabato giunse presto e alle dieci e mezza la compagnia guidata da Mariagrazia si presentò alla sua porta. Dopo aver caricato la valigia di Fanny, il gruppo si diresse a Forni di sopra.

Il viaggio durò due ore e trenta, interrotto solo da una piccola sosta per il caffè, un ottimo caffè, a San Daniele, e alcuni latrati di Pongo che sistemato dietro, nel portabagagli della macchina, si sentiva un po' sacrificato. La ciotola d'acqua per Pongo però lo consolò e tranquillizzo per altri 45 minuti.

Giunti in piazza a Forni i nuovi visitatori notarono subito codazzi di turisti di ogni età che passeggiavano tranquilli.

Proseguirono ancora per due chilometri e si trovarono nella località chiamata Chiandarens, quasi davanti alla strada che porta al rifugio Giaf e scendendo dalla macchia poterono subito ammirare le creste aguzze delle Dolomiti orientali.


Lo chalet li aspettava sulla destra, di color marrone scuro e con alcuni ninnoli rossi che lo rendevano più allegro.

Mariagrazia aprì il portoncino e condusse la truppa ai relativi posti

da lei assegnati: Veronica ed Elisa con Fanny nella stanza con quattro letti a castello e un armadio di dimensioni medie, lei e Maurizio nella stanza matrimoniale. La cucina aveva un soggiorno con caminetto e la cuccia di Pongo, mentre sulla sinistra comunicava con un cucinino.

Dopo essersi sistemati , le bimbe andarono a giocare nel cortile dove c'era un grande tavolo sotto la tettoia, e gli adulti prepararono il pranzo. In pratica si limitarono a scaldare col microonde due torte salate e spinaci al burro.

Dopo pranzo intrapresero una passeggiata per una stradina di sassi che conduceva ad un albergo chiamato”Polenta e frico”, che ,da quando era stato ristrutturato grazie ai proventi regionali, aveva proprio un bell'aspetto. Si diceva si potessero vedere le marmotte.

Mentre chiaccheravano su quanto fosse bella la montagna Mariagrazia raccontò a Fanny che in una casa sulla collina in mezzo a una pineta viveva nei weekend un maestro spirituale, una persona molto saggia anche se non così avanti negli anni. Il suo nome era Viktor.

Mariagrazia: “ Stasera lo invito così vi conoscete e vedrai che persona simpatica! E' un nostro amico.”

Alle otto sentirono suonare alla porta: era Viktor con del prosecco di ottima fattura. Aveva i capelli castano chiaro a spazzola, a parte un ricciolo che gli scendeva dietro l'orecchio destro.

Non era altissimo, ma snello e indossava tipici indumenti da


montanaro, tra cui una camicia in flanella bordeaux a scacchi neri.

Ciò che colpiva di più in lui erano gli scarponi che sicuramente non erano attuali ma ben ingrassati.

“Buona sera a tutti”, esordì e la famiglia gli rispose calorosamente.

Dopo una cena a base di risotto coi funghi e funghi trifolati si gustarono dei dolcetti a base di mandorle che Fanny aveva portato. Quindi conversarono sui lavori di ciascuno e quando Viktor parlò disse che aveva delle arnie con miele che poi vendeva in loco, a Tolmezzo. Ogni tanto pubblicava anche dei manuali di consigli su cosa fare per poter vivere senza troppi problemi e ansie in questa valle. Siccome Mariagrazia gli aveva accennato di Fanny aveva pensato di farle dono del suo ultimo libro con esercizi per apprezzare la vita e sé stessi. E glielo consegnò.

Fanny lo ringraziò, anche perché per lei era tutto nuovo, ma la sua compagnia le risultava piacevole e rassicuratrice.

A mezzanotte tutti erano un po' stanchi, Viktor si accomiatò e gli altri si addormentarono in un baleno.


Il giorno seguente Maurizio raccontò a Fanny che conoscevano Viktor da dieci anni ed era sempre stato un tipo riflessivo, però simpatico allo stesso tempo. Era capace di godere della compagnia di amici, come di stare da solo per settimane.

Fanny espresse come si era sentita a suo agio in sua compagnia e che avrebbe senz'altro letto il libro regalatole.


Dopo due giorni Viktor si fece vivo di nuovo e invitò Fanny a fare

una passeggiata lungo il sentiero che porta al Rifugio Giaf.

Parlando della natura e di come lei si sentiva e di come lui si sentiva si ritrovarono in una radura che odorava di fiori ed erba bagnata. Lì Fanny si sentì in vena di raccontare la sua storia e Viktor tacque tutto il tempo. Poi le disse che lei apprezzava poco le sue qualità , la invitò a curare meglio questo aspetto e le elencò un sacco di aspetti positivi che riconosceva in lei..

Tornata a casa Fanny riflettè su questo argomento, e le venne in mente di accogliere il fine settimana altre donne che desideravano imparare a curarsi di sé stesse. Imparò perfino a costruire un sito dove esprimeva pareri e consigli sull'argomento in base a quanto da lei sperimentato e invitava a fare altrettanto.

Fu così che nacque il gruppo “ Amiche del weekend”. Questo gruppo si ritrovava tre ore di pomeriggio e raccoglieva persone di estrazione varia e di diverse professioni, una quindicina di persone.

Qualcuna, a volte, spingeva nel fare esercizi di yoga, a volte si mangiava, e si parlava parecchio.

Fanny ormai si accettava per ciò che era e non faceva più gli incubi ripetitivi del passato. Inoltre ora aveva un nutrito gruppo di amiche.

In particolare aveva conosciuto Clara, che studiava per diventare attrice e Isabella che era portata per le arti visive, in particolare per l'acquerello. Aveva convinto Clara a tentare un provino per una parte secondaria in un teatro a Venezia e Isabella ad organizzare una mostra dei suoi quadri insieme a un altro pittore locale.


Entrambe le erano state grate perchè avevano ritrovato la fiducia in sé stesse. Fanny ripeteva loro:” E' sempre bene fare ciò che piace pur con i propri limiti”.

Un anno dopo Fanny incontrò Mariagrazia che le chiedeva di poter entrare nel gruppo del weekend perchè era un periodo che si sentiva col morale basso e non capiva perchè.

Le disse anche che Carla voleva portarla a fare un viaggio in India, un viaggio per ritrovare se stessa.

Queste parole fecero entusiasmare Fanny per quell'idea che era andata sopita.

Ritornò alla carica con Angelo. Gli fece osservare che avrebbero aiutato Mariagrazia che era giù di tono e che lei ora era energica.



Visto che Fanny era raggiante e Angelo non l'aveva vista da tempo così vitale, acconsentì al suo progetto.

Così Fanny cominciò un giovedì di febbraio il suo lavoro di guardarobiera.

La discoteca “Sabbia dorata” era parecchio frequentata nei weekend.

La nuova guardarobiera si trovò subito bene con la collega Chiara, più giovane di lei, ma molto acuta e pratica.

Presto Fanny accumulò una cifra che permetteva a lei e Angelo di fare il viaggio agognato.

Chiese a Carla e a Mariagrazia se a luglio potessero avere le ferie lo stesso periodo e il gioco era fatto. Le tre coppie avevano ancora quattro mesi per poter organizzare tutto. Di questo si occupò Carla che era pratica della cosa.

Da quel momento Fanny cominciò a immedesimarsi con le giovani indiane e a volte si colorava un cerchietto in mezzo agli occhi.

Amava vestirsi con abiti colorati e leggeri. E a volte coinvolgeva anche Mariagrazia che questa volta si lasciò trascinare dall'amica.

Ben presto arrivò il momento di preparare le valige. Le tre coppie partirono una sera che era ancora chiaro e si imbarcarono all'aeroporto di Venezia. Il volo aveva uno scalo a Parigi e durava 24 ore e mezzo.

Sul volo trovarono diversi indiani e diversi italiani. C'era anche qualche bimbo. Le hostess e gli steward furono gentili e premurosi. I pasti leggeri ma gustosi. A parte qualche turbolenza tutto si svolse tranquillamente.

All'arrivo a Nuova Delhi vennero accolti dal giovane Abishar che li condusse al loro albergo e si rese disponibile per ogni loro esigenza.

L'albergo era pulito e carino.

Abishar ci chiese se eravamo vaccinati contro malaria, difterite, tetano, poliomielite, tifo, epatite A, epatite B. Tutti risposero che erano protetti contro la malaria, la difterite, il tetano e l'epatite A e B, ma non per tifo e poliomielite.

“ Bene” disse Abishar, “E' già qualcosa! Mi raccomando però di seguire le mie istruzioni. Non bevete poi mai acqua che non sia bollita o che provenga da una bottiglia chiusa ermetica.

Visitarono Calcutta, le sopraelevate colline verdi di Kolukkumalai, a





pochi minuti di macchina dal centro di Munnar ed altri interessanti siti.


Ma quello che interessava Fanny, Mariagrazia e Carla era la filosofia che riconduce a tre principi/concetti fondamentali: il karma, la maya, e lo yoga. Il Karma collegato al concetto di reincarnazione e quindi alle conseguenze che le vite passate hanno su di noi, sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti, la maya come il velo dell’ignoranza che blocca l’evoluzione spirituale degli esseri, lo yoga (inteso come pratica e meditazione) come via per raggiungere la consapevolezza e l’evoluzione.

Chiesero a Abishar che luoghi o persone potevano incontrare per avvicinarsi a tale filosofia.

Questi pensò ad alta voce:”Il fulcro della filosofia induista è la Trimurti costituita da Brahma il creatore, Shiva il distruttore e Vishnu il conservatore. Di queste tre divinità sicuramente la più affascinante è Shiva, il Mahadev, il danzatore cosmico e il distruttore, sposo di Parvati (l’avatar di Kali, che rappresenta il principio femminile nella sua forma generatrice, mentre Kali rappresenta la forza distruttrice) e guida e signore della maggior parte degli asceti.

La filosofia Shivaita è forse il cuore profondo , il suono dell’induismo accumunato all’antico simbolo dell’Om generatore e portatore di guarigione, ma sicuramente l’avatar che sta avendo più successo in occidente è Ganesha o Ganesh, il dio dalla testa di elefante, il distruttore di ostacoli, indispensabile per iniziare ogni attività .

A Dheli è stato costruito il Lotus Temple aperto ai fedeli di ogni culto e in ogni tempio è possibile entrare, pregare, osservare, partecipare; credo che questo ed il rispetto per gli altri esseri viventi siano due lezioni da apprendere.

Bodh Gaia nel Nord dell'India è un altro luogo sacro per i buddisti.

Varanasi.un tempo nota come Benares,è il luogo di pellegrinaggio fino al VII secolo.La città è ricca di viuzze e oltre 1500 templi Indù.

Dheli e Bodh Gaia sono quello che vi ci vuole”.

Bene “ disse Carla,” prepariamoci per questo giro.

L'indomani, spariti gli scompensi dovuti al viaggio e al nuovo fuso orario, erano pronti per l'avventura.

Abishar li informò che era bene non si allontanassero da lui e che la zona era infestata da vari ladri.

Dopo alcune ore si trovarono a Calcutta. Lì visitarono il Dakshineswar Kali Temple, Tempio del 1800 sul fiume in rosso e crema, con 9 guglie riccamente decorate e santuari a Krishna e





Vishnu. L'atmosfera li afferrò così tanto che non sene volevano più andare. Poi visitarono il Victoria Memorial e il suo parco. Erano così stanchi che non si vollero alzare dalle panchine del parco finchè Abishar li avvertì che sarebbero rientrati.

Mariagrazia era rimasta particolarmente colpita da quante ragazze giovanissime erano chiaramente vittima della prostituzione.

“E' proprio vero che in India le donne sono poco calcolate”.

Alla sera erano di nuovo nel loro albergo stanchi e affamati.

Mangiarono il raita di ananas: cubetti di ananas ricoperti di yogurt sbattuto con l'aggiunta di sale, semi di cumino tostati, zenzero grattato e peperoncino. Seguito da Prawn Biryani, risotto piccante ai gamberi e curry . Trovarono ottimo il BarfiIl barfi era stato preparato scaldando il latte condensato unito allo zucchero fino a farlo diventare solido .

La serata calda invitava ad uscire e Fanny e Angelo si incamminarono con Carla e Federico per una breve passeggiata. C'era ancora parecchia gente per strada e mentre Fanny intavolava una discussione con Federico su cosa fosse bene per i rapporti tra uomo e donna, Angelo e Carla si scambiavano i loro pareri riguardo la salute di Fanny.

Carla: ” Fanny sembra guarita e molto energica”. Angelo: “ Si, è vero, però con queste forme è meglio essere sempre pronti a qualche ricaduta. Ma ora godiamoci il momento. Stai molto bene anche tu, specialmente con questo vestito verde smeraldo che



richiama il colore dei tuoi occhi.” Carla: “Come siamo romantici stasera! Mi stai facendo un po' di corte?” Angelo: “ Be, lo confesso. Mi sei piaciuta dal primo incontro. Semplice e diretta“

Carla: “Se è per questo, anche tu mi sei simpatico...”

Intanto Fanny e Federico erano giunti ad un punto di incontro e anche loro al momento si scambiavano delle frasi affettuose, come amici di vecchia data. Poi Federico disse che era stanco e voleva rientrare, Fanny lo seguì, mentre Carla e Angelo si fermarono al bar per bere ancora qualcosa.

Dopo un gin e tonic si recarono verso le loro camere. Angelo salutò Carla sulla porta e prima di lasciarla la baciò a lungo.

A letto poi Carla ripensò a quel bacio e si chiese se lei non aveva sbagliato a ricambiarlo.

“Oggi”, iniziò Abishar, “andiamo a visitare il Kalighat, il tempio dal cui nome deriva la città di Calcutta e che è dedicato alla dea Kalì. Gli addetti ai lavori spiegano che Kali in realtà e cattiva, ma a fin di bene, nel senso che divora le tue qualità negative per farti ascendere lungo il sentiero spirituale.

Attenzione che potete trovare che vengono sacrificati anche animali in questo tempio.

Angelo: “Ce ne faremo una ragione, grazie dell'avvertimento”.


Durante la visita alla dea Kalì, le tre coppie rimasero unite e contemplarono quello che appariva davanti ai loro occhi con molta circospezione.

Ad un certo punto si trovarono davanti alla scena di un adepto della dea in preda della possessione e quindi era a terra disteso e contorto da convulsioni.





A 54A Lower Circular Road si trova tuttora la casa madre delle Missionarie della carità fondata da Madre Teresa e messa a loro disposizione dall'arcidiocesi di Calcutta. Abishar condusse i sei amici in questo edificio, dove diverse suore in abito bianco e blu si occupavano di molte persone con evidenti problemi di salute, dai bimbi agli anziani. I locali erano lustri e luminosi e riempiti dalle voci di fedeli che pregavano.

Dopo questa esperienza il gruppo rientrò verso l'albergo.

Cenarono e dopo una chiaccherata nella hall si coricarono perchè il giorno dopo li aspettava una giornata impegnativa:

9 ore abbondanti di viaggio con un pullmino per arrivare a Bodh Gaya.


Il giorno seguente partirono molto presto e dopo un viaggio massacrante, vista la situazione delle strade, arrivarono al nuovo hotel, l'Hotel International Delta. Qui mangiarono e poi si recarono al tempiodi Mahabodhi centro del pellegrinaggio. Tutti erano d'accordo che era un bellissimo posto circondato da templi buddisti. Particolare l'atmosfera presso l'albero proveniente da quello originale presso cui si manifestò Buddha.

Il mattino seguente partenza per Delhi, dove si fermarono tre giorni.

Qui alloggiarono al Taj Palace. Molto confortevole.

Abishar presentò le cose da vedere: Tomba di Humayun, Qutub Minar, Akshardham, Forte Rosso, Tempio del Loto, Gurudwara Bangla Sahib, Rashtrapati Bhavan. Decisero di vederle tutte, a meno che non ci fossero stati troppi turisti.

Il giorno seguente dopo aver visto la Tomba di Humayun giunsero al Forte rosso, una costruzione poderosa, anche se le mura erano state demolite dai Britannici e ora venivano restaurate. Durante la giornata di sole mentre gli amici erano sulle mura Angelo si accorse che Fanny non era tra loro. Dopo varie ricerche si preoccuparono molto perchè Fanny sembrava sparita.

Si rivolsero alla polizia del posto. Gli agenti si dimostrarono attenti, ma nello stesso tempo sinceri: Non era semplice trovare una persona, in particolare una donna in quella zona.

Gli uomini preferirono che le altre compagne rimanessero in albergo e ricominciarono le ricerche da dove avevano perso le tracce di Fanny.

Alla sera erano rimasti pochi turisti e Federico si accorse che in un angolo poco lontano c'era una donna anziana che chiedeva l'elemosina. Si avvicinò e chiese in inglese: “Signora, ha visto oggi pomeriggio una donna con un abito rosa e uno zainetto?”

La donna mostrò che non capiva, però chiamò una bimba, forse la nipote di circa 10 anni. Un tipetto con capelli scuri e occhi vivaci.

Federico le ripetè la domanda e la bimba si rivolse alla donna e le parlò. La donna le rispose. Quindi la bambina comunicò a Federico che in effetti sua nonna aveva visto una persona in rosa, era sola.

Si era incamminata verso l'uscita e poi l'aveva persa di vista. Erano le sei di sera allora.

Federico riportò la cosa ai suoi compagni di viaggio e cercarono altri indizi lungo la via fuori dal Forte.

Chiesero a tutti i venditori ambulanti se avevano visto una donna vestita di rosa e mostrarono una sua foto. Ma nessuna buona notizia.

Allora chiesero informazioni presso una trentina di locali che vendevano cibi e bibite. E nell'ultimo caso qualcuno si ricordò di avere visto quella donna in compagnia di una donna indiana.

Descrissero questa donna indiana vestita con un abito raffinato.

Visto che era molto tardi i tre amici preferirono fare ritorno in albergo. Angelo veramente non voleva, ma gli altri lo fecero ragionare.

Quando in albergo comunicarono le ultime notizie alle signore e ad Abishar. Quest'ultimo volle assolutamente accompagnarli l'indomani. Nel frattempo avvisò Angelo di aver informato l'ambasciata italiana. Angelo era molto serio e fece solo cenno col capo.

Carla si sentì in dovere di restare un po' con Angelo prima di coricarsi. E Angelo apprezzò molto ciò.

L'indomani Abishar e i tre amici partirono all'alba. Si ritrovarono dove avevano ricevuto le ultime informazioni.

Abishar chiese ancora al gestore del locale in lingua locale se sapeva dirgli qualcos'altro e questi si ricordò che le due donne presero un taxi .

Abishar avvertì gli altri del fatto e poi telefonò al centro organizzativo dell'azienda dei taxi pubblici e venne a sapere che il tassista aveva guidato fino alla periferia di Nuova Delhi.

Il Vishwa Shanti Stupa è un tempio buddista molto recente. Il tassista si era fermato lì vicino.

Aveva visto sullo specchietto retrovisore che le due donne si recavano verso un gruppo di case lì vicino.

A tutti e quattro si illuminò il viso perchè credevano di essere vicini alla soluzione di quella storia. Suonarono alla porta di una ventina di case e qui mostravano la foto di Fanny.

Finchè una donna sulla soglia rispose che sì, lei aveva camminato fino alla sua casa con Fanny e poi si era recata al tempio di Vishwa Shanti Stupa . Qui però lei e Fanny si erano divise. Lei aveva lasciato la signora al tempio.

Erano passate 40 ore ormai dalla scomparsa di Fanny. La polizia non aveva affrontato la faccenda. L'ambasciata non sapeva che pesci pigliare.

Il gruppo era sul punto di sconvolgersi con le accuse l'un l'altro di non aver fatto attenzione nei riguardi di Fanny.

Quando squillò il telefono di Angelo e al telefono era Fanny che diceva che era pronta all'areoporto per tornare a casa.

Angelo la pregò di non muoversi e si precipitò con Federico e Abishar all'areoporto “ Indira Gandhi”. Qui trovò Fanny ancora col vestito rosa e tranquilla.

“ Dove sei stata, ti abbiamo cercato tanto” proruppe Angelo abbracciandola. Anche gli altri la strinsero al petto.

“Ho solo pregato al tempio di Vishwa. Ho trovato una signora veramente carina che mi ha indicato cosa è bene fare oggigiorno” chiarì Fanny.

“ E vale a dire?” disse Angelo. “Restare da soli, pregare pensando che si tornerà a questo mondo nelle vesti di un'altra persona o come un animale”

rispose Fanny sicura di sé.

“Be, mi racconterai, intanto torniamo all'albergo, perchè il nostro volo è domani” aggiunse Angelo.

All'albergo anche le amiche si strinsero intorno a lei e la baciarono.

Erano curiose di sapere cos'era successo, ma Fanny si mostrò molto stanca

e andò a riposare. L'indomani a colazione si dimostrò laconica. Disse solo che si sentiva più sicura dopo la preghiera al tempio.

Poi fecero le valige e si accinsero a raggiungere l'areoporto da cui partirono, dopo aver informato la polizia che tutto era risolto.

Durante il viaggio di ritorno Angelo tentò di avere altre notizie da Fanny, ma lei si dimostrò reticente.

Arrivati in Italia decisero di andare a festeggiare in una pizzeria nota con tanto di birra a fiumi.

Poi stanchissimi si recarono alle loro case e alla vita di sempre.

Da quel giorno Fanny diventò più silenziosa e riflessiva e almeno una volta alla settimana si recava sulla pedemontana vicino a Polcenigo per distendersi su un prato vicino ad un ruscello e meditare o pregare nel nuovo modo che quella donna indiana le aveva insegnato: mettendo lei stessa al centro, ma riconoscendo che anche ciò che ci circonda ha la sua importanza.

Da allora scomparvero gli incubi antichi e quando parlava si notava che gli occhi le brillavano ed era piena di vita.

Nè Carla, né Mariagrazia riuscirono a scoprire più di quello che Angelo sapeva già dell'ultima Fanny. Ma confidavano che col tempo sarebbero riuscite nell'intento.

Qualche tempo dopo Angelo sentì dire a Fanny:” Cosa pensi di Carla?” Ti piace?” E lui rispose dopo qualche secondo:” Be, sì, è simpatica”. Trascorse un certo silenzio e Fanny:” Mi è sembrato che ti sia più che simpatica, o sbaglio”.

E Angelo: “Be, diciamo che se tu non esistessi, la prenderei in considerazione come donna”. “Ah ecco” disse ancora Fanny. “ E che cosa sarebbe successo se io non fossi ricomparsa in India?”

“Ma che discorsi che fai, ora sei qui e tanto basta” riprese Angelo.

Ci fu qualche minuto di silenzio, in cui Angelo pensò che sembrava che un uccellino avesse raccontato l'episodio del bacio alla sua compagna. Poi la strinse a sé e la cosa finì lì.


Intanto giunse il compleanno di Veronica e per la sera la madre aveva invitato a cena gli amici del viaggio in India.

Le bimbe, spente le candeline, si spostarono in salotto a giocare col nuovo gioco portato da Carla e Fanny si decise a dare il suo regalo prima a Mariagrazia e dopo alla figlia. Era un vestito indiano di un azzurro splendente.

Dopo cena tutti presero qualche bicchierino di Whisky, e le lingue cominciarono a essere più sciolte.

Federico fu il primo: “Però mi sono presa una bella paura in India. Credevo di non rivederti più Fanny!”

E Maurizio:” Ci siamo veramente preoccupati!” Angelo fece un sospiro profondo. E Carla alzando la voce: “Evvero. Non potevi avvertirci prima che seguivi quella donna?”


Fanny allora: “Avete ragione. Ma tutto si è svolto senza che avessi il tempo di riflettere. Quella donna mi intrigava e sosteneva che dovevo pensare solo alla mia persona. Non vi ho detto che da allora mi sono tenuta in contatto con lei e mi sta insegnando a capire i tipi di persona e i loro modo di pensare. Questo mi fa anticipare le mosse quando mi rivolgo alla gente.”

Angelo:” Ti vedo più sicura di te da qualche tempo!”

Fanny rispose pacatamente:”Sì, è vero”.

Mariagrazie intervenne: “Non è che ti fai plagiare, vero ?”

E Fanny: “No, non preoccuparti”.

La serata continuò senza altre sorprese e la compagnia cominciò a scherzare e a parlare dei tempi andati.


La sera seguente Maurizio e Mariagrazia si ritrovarono a cena e dopo che le figlie si furono allontanate presero a parlare sui fatti del giorno precedente.

Mariagrazia non riconosceva più la Fanny sua amica. Era contenta da un lato di vederla sicura di sé, ma qualcosa non le tornava.

Maurizio, da parte sua, credeva che non fosse il caso di preoccuparsi. Che fosse un'evoluzione normale della personalità.

Mariagrazia riferì che vedeva negli occhi dell'amica un guizzo di persona acuta, per non dire astuta.


Dopo qualche tempo Fanny espresse ad Angelo la sua intenzione di affittare un locale di due stanze grandi sei metri per cinque, dove intendeva aprire una biblioteca privata.

Sarebbe stata una zona dove la gente si incontrava a bere bevande non alcoliche: the, caffè e nello stesso tempo poteva fermarsi a leggere un libro o conversare su testi o temi della vita. C'era anche uno spazio dove i bimbi potevano passare il tempo senza annoiarsi.

Avrebbe acquistato all'inizio alcune centinaia di libri, poi avrebbe invitato a donarne in cambio di una sosta alla “Bibliotroviamoci”.

Angelo non si dimostrò entusiasta del progetto. Avrebbe perso un'aiutante e non credeva che quest'idea avrebbe portato guadagni.

Ma Fanny fu irremovibile. “ Guarda la mattina lavorerei con te, i pomeriggi invece seguirei il nuovo progetto. Ho calcolato ogni euro.”

E fu così che Fanny affittò un bilocale a qualche km da casa.

Acquistò libri di saggistica, ma anche romanzi, gialli, album illustrati e libri di cucina. Comprò una macchina del caffè e un bollitore e diversi tavolini piccoli e colorati accompagnati da panche e sedie economiche ma simpatiche. Naturalmente mise anche una serie di scaffali componibili che aveva trovato su un sito di prodotti usati in vendita.

Angelo le fece un regalo. Le tinteggiò le pareti con colori pastello e l'ambiente già luminoso diventò confortevole. Alcuni faretti e il gioco era fatto. Mancava solo l'approvazione del comune che arrivò un mese dopo.

Al rinfresco per l'inaugurazione parteciparono molti giovani ma

anche adulti, tra cui molte donne. C'erano pasticcini e coca cola e spremuta d'arancia a fiumi.

I pomeriggi seguenti cominciarono a scorrere piacevoli anche se impegnativi per Fanny. Incontrò diverse persone, talune anche interessanti, come quando Adriano le si presentò.

Era un uomo sulla settantina, ma molto giovanile. Aveva una voce calda e profonda e amava discutere pacatamente su vari temi.

Quando cominciava subito attorno a lui si formava un capannello di gente che era letteralmente coinvolta nell'argomento intavolato.

Si vedeva che aveva letto una miriade di libri, ma anche che rifletteva in modo approfondito e non banalmente.

Diventò un frequentatore assiduo della biblioteca e cominciò ad aiutare Fanny in varie mansioni, intrattenitore, barman, consolatore di ragazzi\e con problemi adolescenziali.

Tanto che tra Fanny e Adriano cominciò una tenera amicizia basata sul comune sentire e vivere.

Adriano era stato un figlio dei fiori, aveva lavorato in un'azienda di sementi e si era sempre dedicato a viaggi non appena gli era stato possibile. Non si era mai sposato, però aveva convissuto con una messicana per un lungo periodo. Poi lei era rientrata nel suo Paese dove aveva un figlio venticinquenne che aveva bisogno di lei dopo un brutto incidente.

Inseguito agli ultimi viaggi, svolti quando era già in pensione, Adriano si dedicava a pratiche buddhiste e credeva nella

reincarnazione. Con Fanny diceva sempre che sarebbe ritornato a questa vita come farfalla. Era un insetto che lo affascinava parecchio.

Fanny invece esprimeva di voler diventare ape operaia, e di cercare di salvare il pianeta terra.

A volte capitava, a biblioteca chiusa, che i due si intrattenessero in qualche disquisizione sulla vita e Fanny tornava a casa molto tardi.

Angelo allora preparava lui la cena, poi però non solo non la richiamava all'ordine, ma la spronava a raccontargli gli ultimi discorsi intavolati con l'amico. C'era un certo timore da parte di Angelo di perdere la compagna, ma lei nelle notti si dimostrava sempre affettuosa. Una volta fu perfino lei a prendere l'iniziativa.

Si era messa una camicia di seta che le sottolineava il suo corpo slanciato e aveva cominciato ad accarezzargli l'orecchio destro, che per lui era una zona erogena molto forte.

Si erano stretti in un abbraccio appassionato e Fanny era stata molto sensuale , facendo durare i baci a lungo e sospirando parole dolci. Non era stato così da quando, ancora ragazzi, si erano conosciuti.

E durante l'amplesso erano venuti insieme. Per Angelo era stato sublime. E aveva notato che anche lei era appagata.

La mattina seguente i due sposi si fecero ancora molte effusioni.

Giunse il momento di prepararsi ed andare al negozio. Qui ognuno riprese le sue mansioni e ogni tanto servivano qualche cliente che si presentava al bancone e Angelo a volte si appartava in ufficio con qualche rappresentante.

Fanny spesso si dilettava a cinguettare con i pappagallini o i cardellini, poi accarezzava la cucciolata di gattini che era stata portata due giorni prima e si fermava ad osservare come si muovevano le tartarughine. Quel giorno addirittura cantò.

Dopo pranzo si recò alla biblioteca e Adriano la stava già aspettando sulla porta.

“Ho un progetto da sottoporti” le disse. Entrarono e si sentì l'odore della carta nuova. Fanny aprì una finestra poi si sedette e cominciò:

“Dai, dimmi tutto”. Adriano si sedette e annunciò: “ Vorrei cominciare a tenere qualche corso o di scrittura creativa o di lettura,

mi piacerebbe anche discutere su temi come:

  1. Rapporto tra donne e uomini,
  2. Libertà oggi,
  3. Europa oggi.

“Si può fare, organizziamo un tema ogni 15 giorni, ma io potrei preparare qualcosa anche per adolescenti e bambini. Che ne so:

Leggere oggi,

Che futuro?

Letture animate per bambini.” commentò Fanny.

Adriano cominciò a stilare un calendario e a preparare una lista di indirizzi email dei loro lettori fedeli.

Fanny vide che letture potevano essere adatte per un pubblico di bimbi o di adolescenti. Ci misero alcuni giorni per completare il lavoro, dopodichè spedirono le richieste di partecipazione e attesero. Già verso sera iniziarono ad arrivare le iscrizioni ai vari corsi, non erano corpose ma discrete.

E così la biblioteca si avviò verso un'apertura al territorio.

Cominciarono anche dei piccoli guadagni, perchè i corsi erano a pagamento, anche se questo era modesto.

Ognitanto arrivava anche Carla a dare manforte.





Dopo alcuni mesi che tutto procedeva per il meglio, Fanny si

accorse che non aveva più quel segnale rosso che accompagna le donne diventate signorine. Anche il seno lo sentiva più turgido. Si decise ad andare dal medico per fare le analisi delle orine. Come aveva immaginato era incinta. Pensò al momento propizio per avvertire il compagno e lo programmò per quella sera a cena.

Angelo si dimostrò subito al settimo cielo e festeggiarono con un brindisi.

Col passare dei mesi però, Angelo notò che Fanny non sprizzava di gioia come si sarebbe aspettato, ma era più seria e riflessiva. Le chiese se era preoccupata per il lavoro, vista la nuova situazione, ma Fanny disse di no.

E allora? Provò a chiedere a Mariagrazia e a Carla se riuscivano a trovare il motivo di tale tristezza. Una alla volta andarono a incontrare l'amica, ma non emerse nulla.

Ormai Fanny non andava più da tempo alle sedute presso il dr. Vanni.

Infine, una sera, Fanny riferì ad Angelo che aveva rifatto il sogno con suo fratello. E Angelo allora capì che l'attesa del figlio aveva risvegliato in Fanny gli antichi rimorsi e timori. Cercò di parlarne con la compagna, ma lei era imperscrutabile e non ne voleva sapere di altri psichiatri.

Allora Angelo si recò lui dal dr. Vanni per chiedere un consiglio. Questi, dopo aver riflettuto, affermò che era necessario convincere la compagna di fare qualche altro incontro con lui e gli suggerì le parole da usare.

Fanny divenne più convinta grazie a quelle parole e rivide il dottore.

La ferita si era riaperta, ma secondo il dottore lavorando in sincronia avrebbero finalmente debellato quel malessere.

La salute psichica di Fanny migliorò. Cominciò ad essere civettuola sia con Adriano che con qualche altro frequentatore della biblioteca.

Adriano stava al gioco, coccolandola come una bimba, ma senza oltrepassare il limite, senza passare alle effusioni.

La nuova situazione continuò per qualche mese e Angelo si accorse che a volte alla sera c'erano chiamate ripetute sul cellulare di Fanny.

Non sapeva come fare per controllare. Quando chiese alla compagna:” Stai organizzando qualcosa con le tue amiche?” Fanny si mostrò evasiva:” Forse, vediamo”.

Due giorni dopo Adriano telefonò ad Angelo dicendo che Fanny non si era vista per tutto il pomeriggio. Angelo la chiamò sul cellulare, ma questo risultava spento. Chiuse il negozio e si recò a casa.

Qui ebbe la sorpresa di trovare alcuni vestiti sparsi sul letto e la valigia piccola marrone non era più al suo posto.

Non sapeva cosa pensare. Chiamò Carla, Mariagrazia e altre amiche di Fanny per vedere se sapessero qualche cosa, ma niente. Andò allora a casa di Adriano e cercò insieme a lui di ricostruire le ultime ore della compagna.

Adriano gli riferì il fatto che Fanny amava farsi coccolare ultimamente e non solo da lui, ma da altri uomini.

Angelo cadde dalle nuvole. Non si era accorto di niente.

“Che cosa le succede, che siano le sue nuove condizioni?” proruppe Angelo. Non si aspettava risposta alcuna e Adriano lo percepì.

Decisero di aspettare un paio di giorni e se non fosse successo niente si sarebbero rivolti alle forze dell'ordine.

I giorni passarono molto lentamente sia per Angelo che per Adriano e non ci fu nessuna novità. Si rivolsero dunque alla polizia e ritrovarono il commissario Ernesto Villi a loro disposizione.

Dopo aver risposte a tutte le domande si accordarono che sarebbero rimasti alle loro abitudini finchè non fossero stati avvisati di novità o non avessero avuto loro novità da comunicare.

Dopo una settimana ad Angelo arrivò una foto inviata col waht's-up che rappresentava una cittadina sul fiume Reno e dei saluti da Fanny.

Provò a richiamare, ma il cellulare risultava spento.

Comunicò il tutto al commissario e anche ad Adriano. La polizia coinvolse la polizia tedesca della zona. Ma non era facile trovare una donna o forse una coppia di cui non si sapeva il mezzo su cui viaggavano. Venne diramata la foto di Fanny.

Dopo un'altra settimana arrivò un'altra foto, questa volta da Colonia. Qui vennero controllati parecchi alberghi per vedere se Fanny avesse pagato con la sua carta di credito o comunque si ricordassero di lei mostrando una foto.

Non si concluse niente di nuovo. Dopo un'altra settimana arrivò una foto da Amsterdam. Angelo ormai mangiava poco e dormiva meno ancora. Era molto preoccupato viste anche le condizioni di Fanny.

Si ricordò dello psichiatra e cercò di coinvolgere anche lui. Il dr. Vanni ammise che comportamenti simili erano in linea con una possibile evoluzione positiva e che ,per lui, si trattava solo di attendere.

Quella sera Angelo e gli amici di Fanny si riunirono nella casa della scomparsa e cercarono di trovare se era possibile fare ancora qualcosa da parte loro, comunque cercarono di confortare Angelo.

Perfino Macchia era un po' abbacchiato e rimaneva accucciato sul tappeto.

Nel frattempo Angelo aveva cominciato a tempestare il cellulare di Fanny con messaggi prima in forma di rimproveri poi pieni di amore, infine si dimostrava prostrato davanti a quel comportamento a lui incomprensibile.

Dopo un'altra settimana, in cui risultava che Fanny si trovava a Copenhagen, lei indicò che sarebbe tornata a casa dopo qualche giorno. Le erano occorsi dei giorni per rasserenarsi e lo doveva fare lontano dalle persone che la circondavano. Angelo era assai speranzoso, ma dopo una settimana, cominciò a credere che quello che era stato detto non rispecchiava la verità.

I giorni passavano e non c'erano più messaggi.

Un giorno il commissario Vanni fece mandare a chiamare sia Angelo che Adriano. Li convocò uno alla volta e lì avvertì che in Danimarca a Copenhagen avevano trovato un albergo in cui Fanny era stata, ma a quanto pare non era sola. Sembra che avesse cambiato nome, aveva dato il suo secondo nome, Monica, e inoltre era insieme ad un giovane uomo, dalla carnagione chiara e già noto alle forze dell'ordine danesi.

In pratica era un ladro e il commissario cercò di tranquillizzare Angelo, dicendo che fin'ora non si era macchiato di sangue.

Angelo si sentì crollare il mondo addosso. Non sapeva più cosa pensare.

Sentì un dolore aumentare nella zona al centro del torace.

Si confidò con Adriano che lo portò al pronto soccorso. Si dimostrò essere un inizio d'attacco di cuore e fu preso in tempo.

Adriano chiamò gli amici di Angelo per avvertirli di questo malore e delle ultime novità riguardo Fanny.

Maurizio si offrì di stare alcuni giorni da Angelo per poterlo curare al meglio dopo uscito dall'ospedale.


Nel frattempo la polizia danese aveva individuato la macchina con cui la coppia girava per lo Stato. Era una Ford Fiesta nera.

Alcune famiglie nel Sud della Danimarca si erano lamentate di essere state svaligiate durante la notte. Nessuna traccia del ladro, né della donna.

Tutto si era svolto nel massimo silenzio possibile.

Dopo una settimana un negoziante di un grande supermercato tedesco si accorse di una Ford nera che era stata segnalata in televisione e avvisò la polizia locale.

Purtroppo però la coppia fece perdere le sue tracce.


Il personaggio che accompagnava Fanny era un uomo di 35 anni che,

dedito ormai da anni a rubare, per ragioni che secondo lui erano più sociali che private, desiderava avere una compagna da parecchio tempo.

Conosciuta Fanny mentre accompagnava un conoscente alla Bibliotroviamoci si mise subito a farle la corte . E anche nei giorni successivi insistè a convincerla di fare un viaggio insieme a lui.

Poi un giorno la spinse a fare la valigia e andarsene in sua compagnia.

In quel periodo Fanny era un po' frastornata da ciò che succedeva intorno a lei e si fece convincere che un viaggio le avrebbe fatto bene.

Si ricordava della donna che aveva incontrato in India e che l'aveva convinta del fatto che nei momenti poco felici è bene girare con persone sconosciute, così ti distrai e torni in te.

Jørgen, così si chiamava il giovane uomo, le era sembrato gioviale e di compagnia.

Le aveva detto che era in ferie e la sua professione era rappresentate di tessuti.

Nemmeno durante il viaggio si era accorta della verità. Le sembrava un po' strano che lei non dovesse comunicare dove si trovasse ai suoi cari, ma secondo lui questo faceva parte del gioco. Rimanere lontana per qualche tempo, come aveva detto la donna indiana, l'avrebbe curata meglio.

Quando però erano arrivati in Danimarca Jørgen non le permise di uscire dalla stanza se non con lui. Cominciò a credere che non si sarebbe liberata presto di lui.

Il cellulare ormai lo teneva lui e lei si doveva accontentare di eseguire i suoi ordini.

Fortunatamente la sua gravidanza procedeva in perfetto ordine e lei si era ben vista di avvertire il suo accompagnatore delle sue condizioni.

Arrivati in Germania era convinta che la polizia li avrebbe presto individuati, ma aveva fatto i conti senza conoscere quanti nascondigli avesse Jørgen.

Sia al nord che al centro e al sud della Germania lui si era costruito dei bivacchi nei boschi in zone che non davano molto nell'occhio.

Più volte Fanny gli aveva chiesto di lasciarla libera, che gli intralciava solo i suoi piani, ma il giovane non sentiva ragioni.

Un giorno, mentre Fanny si alzava dalla sedia sentì un dolore all'addome, era il primo colpetto che quell'esserino che stava crescendo dentro di lei le dava.

Si convinse allora ad avvisare delle sue condizioni colui che la teneva prigioniera. Era vero che non le aveva torto un capello fin'ora, però quel tenerla solo per lui non era una cosa normale.

Fanny:”Devo dirti una cosa importante”. E Jørgen: “Cosa sarà mai!”

Fanny:” Aspetto un bimbo e sono in quattro mesi e mezzo. Credo che sia ora che io torni a casa.”

Jørgen:” Come posso esserne sicuro?” E Fanny:” La prossima volta che scalcia te lo faccio sentire”.

Jørgen, sinceratosi che quella era proprio la verità, pensò di riavvicinarsi all'Italia e poi di lasciar libera Fanny.

Lui aveva sofferto per la mancanza della madre in tenera età e non se la sentiva di creare intralci tra una madre e il suo futuro bimbo.


Così passarono ancora alcuni giorni, in cui i due viaggiarono verso l'Italia, fermandosi vicino Norimberga e Mittenwald, vicino al confine con l'Austria.

Poi in Italia Jørgen la lasciò alla stazione di Trento e la salutò con un bacio sulla fronte e tornandole il suo telefonino.

Quando fu lontano chiamò Angelo e gli disse dov'era, che stava tornando a casa e gli disse brevemente cos'era successo.

A casa chiese perdono a tutti e promise a sé stessa di non fare più ragazzate. Ormai era una mamma.





















Una vita come un'altra


di Stefania Margarita








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