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Una storia di MarcoCasagrande

La guerra dei ministeri

Dalla burocrazia alle pallottole

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3 minuti

Pubblicato il 08 settembre 2018 in Fantascienza

Tags: #Guerra #Golpe #Fantapolitica

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Allo zenit del suo potere, il Governo populista creò dal nulla la nuova capitale, Demos, nel cuore della Depressione Carpatica. Sull'orlo del catino, nel punto più alto, sorgeva la Presidenza della Repubblica. Seguivano, lungo l'enorme Viale della Nazione, il Parlamento, l'Ufficio del Primo Ministro, i Ministeri, la Corte Suprema, la Nunziatura Apostolica, le Ambasciate e le altre Agenzie e Autorità Indipendenti.

Negli anni del declino, il Governo si fece più imprevedibile e delirante. La Legge sulla Legittima Difesa venne ulteriormente estesa, consentendo di portare armi non solo in casa, ma anche per strada e sul luogo di lavoro. Nei corridoi dei ministeri fecero la loro comparsa i famosi Modelli X2, massicce rastrelliere metalliche stipate di fucili d'assalto.

Poi venne la Scissione fra l'ala sinistra e l'ala destra del Movimento: scissione asperrima, con reciproche accuse di tradimento e altri crimini. I ministeri, già scrupolosamente lottizzati dalle due correnti, si raccolsero intorno ai rispettivi vertici. I funzionari appartenenti alla corrente minoritaria vennero purgati. Nessun esecuzione, all'inizio, ci si limitò a scaraventarli sul Viale insieme ai loro effetti personali. Gli epurati ottennero asilo nei ministeri amici, finché ogni dicastero diventò un fortino, con tanto di sacchi di sabbia alle finestre e mitragliatrici pesanti montate sul tetto.

La situazione, già tesissima, degenerò nel Secondo Otto Settembre, quando le Forze Armate, anziché sciogliersi al sole come nel Primo Otto Settembre, si schierarono con i Patrioti dell'ala destra del Governo. Furono i pochi amici rimasti nei servizi segreti ad avvertire Solidarietà, l'ala sinistra, che colonne di carri armati stavano convergendo sulla capitale. In un ultimo, disperato tentativo di sopravvivere, Solidarietà attaccò. Le facciate dei ministeri controllati dalla fazione si infiammarono, mentre i dicasteri nemici venivano investiti da bordate di tale violenza da farne tremare le fondamenta.

Colti di sorpresa, diversi ministeri patriottici caddero, nonostante le possenti fortificazioni. Gli altri si trincerarono in attesa dei militari, che fecero la loro comparsa nel tardo pomeriggio. Sprezzanti delle capacità combattive dei funzionari ministeriali, avanzarono lungo il Viale della Nazione quasi in ordine da parata. Il Ministero della Difesa, dove si era insediato il comando di Solidarietà, ordinò di cessare il fuoco. Interpretando il silenzio delle armi come una resa, i militari si schierarono pigramente lungo il Viale, ma, quando i loro ufficiali misero mano ai megafoni per ordinare agli occupanti degli edifici di uscire, le roccaforti di Solidarietà fecero fuoco contemporaneamente, usando anche armi anticarro e lanciarazzi.

Completamente allo scoperto, i militari si ritirarono, in disordine e con gravi perdite, a ridosso dei ministeri amici, ma quella di Solidarietà fu una vittoria di Pirro. I cannoni dei carri e dell'artiglieria cominciarono a restituire il fuoco, mentre in cielo comparivano i caccia e i bombardieri dell'aviazione.

Gli stessi Patrioti, che assistettero alla battaglia finale dalle finestre dei loro uffici, furono costretti ad ammettere il valore dei Solidali. I militari furono costretti a radere al suolo i ministeri e gli unici prigionieri furono quelli estratti vivi dalle macerie. Trattati come criminali comuni dal nuovo Governo, furono condannati ai lavori forzati e trascinati, in catene, a ricostruire gli edifici che avevano difeso.

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