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Una storia di Athal

Questa storia è presente nel magazine Racconti

4 giorni

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7 minuti

Pubblicato il 31 agosto 2020 in Horror

Tags: #anima #esorcismo #medioevo #morte #horror

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Un paesino piovoso dimenticato dalle mappe geografiche, una piccola valle cinta da alte montagne come se la terra avesse ceduto sotto il peso della spessa coltre di nubi grigie che perennemente lo ricopre di una gelida coperta. Se solo qualcuno fra i tanti che vi hanno provato fosse riuscito a tramandare la sua storia, oggi si saprebbe della frequenza con cui da secoli viene invocato il caldo abbraccio delle fiamme, delle persecuzioni, di riti, esorcismi e supplizi, eredità di un’epoca lontana che ivi non è mai divenuta passato.

Per qualche tempo le strade hanno visto camminare una nuova figura. Un uomo, la cui presenza ha destato in me non poca curiosità, e non per l’aspetto esteriore, frivolezza umana, ma per ragioni ben più occulte. Sì, perché dietro il timido sorriso e gli occhi di smeraldo risiedeva un spirito candido, che fu per me pura tentazione.

Lasciate che cominci dal principio.


GIORNO 1. Fiero di aver acquistato una bella villa nel quartiere residenziale, scarica le ultime scatole accolto dall'elettrico silenzio del vicinato, tra gelidi sorrisi e sguardi indagatori che trapassano le spesse tende.

Non vi era frammento del suo corpo che non rigettasse il luogo in cui si trovava, la carne sensibile lo spingeva lontano da quella porta verso cui la volontà lo trascinava dando vita ad un vano tiro alla fune.

Ho provato ad allontanarlo, nei momenti in cui la razionalità prevaleva sul desiderio di averlo, ma non ha ceduto neanche difronte ai segnali più evidenti e nefasti; non un sussurro, non una delle tante allucinazioni hanno scalfito la sua volontà, e allorché l’ultimo ingranaggio è al suo posto non v’è modo di arrestare Atropo.


GIORNO 2. Il pretesto per condurlo qui affinché compisse la sua missione è stata la liberazione alquanto improvvisa di una cattedra; così, perfettamente in orario ed impeccabile nel suo completo avana, si reca alla scuola dove sarà professore. Letteratura: una vita passata tra i libri e non averne mai abbastanza. L’idea di avere a sua disposizione un’intera biblioteca ricavata da un’originale chiesa gotica gli provoca un leggero brivido lungo la schiena, un fremito che m’inebria, così vivo. Decide dunque di trattenersi dopo le lezioni, fino a tardi, nel freddo edificio costruttivista di cemento e vetro, fino a che non rimane solo, fino a che le luci non sono spente. Se solo conoscesse le ragioni che hanno portato alla sconsacrazione della cappella avrebbe ben altri brividi.

Al termine del grigio corridoio si apre il solenne portone, come un portale del tempo. Nella semioscurità di una candela le cui ombre sono rese maestose dalla volta in pietra, cullati dal ritmico tintinnio delle gocce di pioggia sulle vetrate piombate, de Pizan, Bodel, Abélardt e Anselmo di Le Bec sono distesi su di un grande tavolo in manoscritti rilegati in oro, l’inchiostro fresco e le pagine emananti il calore del polso che fluido vi scorreva appena qualche notte prima. Potrei averlo, poi, guidato tra le imponenti librerie fino ad un piccolo volume che per caso, o forse no, è sfuggito agli annuali roghi. Trovo incredibilmente scorretto cogliere di sorpresa anime così magnificamente innocenti, e forse c’è anche un po' di divertimento nel lasciare per la città un de Villanova, un paio di statue lacrimanti, qualche pietra sanguinante sotto gli occhi di tutti per poi nasconderli nuovamente non appena scorti; realtà o illusioni?

L’uomo, ignaro del suo futuro, cammina sovrappensiero per i corridoi diretto verso il parcheggio dopo aver a lungo analizzato lo strano testo che gli ha lasciato come un velo caliginoso sulle spalle, quando non resisto dal farne la conoscenza.

Attirato da un soffio di vento e un canto sirenico, entra nel gelido laboratorio e nulla potrà rimuovergli quell'immagine dalla mente: Io. O almeno una delle mie manifestazioni, sicuramente tra le più impressionanti. La mano sinistra trema mentre i polpastrelli inumiditi di sudore freddo spingono esitanti la porta; l’accecante aura lo raggela come l’oceano in tempesta, gli occhi corvini penetrano la sua fragile resistenza verde ed ottengo un primo assaggio di quell'essenza tanto dolce. Fu un attimo, assuefacente; separarmene mi costò uno sforzo immane. Cade sulle ginocchia e dalle crepe nella sua corazza emerge qualche lacrima prima che riesca a fuggire, con la mente ancora fermamente ancorata alla visione raggelante.


GIORNO 3. Prova a dimenticare, ma ogni tentativo non può essere che vano. Quel contatto, per quanto breve, ha invaso il suo eden di una lieve ma persistente nebbia.

È convinto di essere al sicuro protetto dalle sue quattro mura, le luci spente per pietà nei confronti di quegli occhi rimasti abbagliati. Non sa che Io sono anche lì, sono negli specchi che il suo volto rapidamente invecchiato fugge, nei libri che interroga alla ricerca frenetica di risposte, nelle coperte che lo riparano dal freddo che gli ha invaso le ossa. Sono lì anche quando stremato cade in un sonno tormentato, quando il mondo reale cede il posto ai sogni.

Della spessa diga di autocontrollo dietro cui mi imprigiono resta poco più di un velo. Se solo sapesse quanto facile sarebbe porre fine alle sue sofferenze sarei già cenere fertile tra la terra. Il pugnale fatale è sull'altare della biblioteca, giungi al centro della piazza e trafiggimi, fermami, poni fine ai miei orrori e porta la salvezza. Quanto avrei voluto gridargli ciò, sollevarlo dal suo letto e spingere in profondità quella lama tra le pietre del funesto selciato. Ero ad un passo dalla sua mente quando il campanile annunciò l’arrivo dello Sposo; la prima vittima a cadere fu proprio la razionalità per mano del desiderio.


GIORNO 4. Prima di quanto mi aspettassi giunge il momento che sono solito attendere per settimane, nel pieno del sonno viene sorpreso dalla debolezza. L’agitazione diviene calma totale con la rapidità con cui l’uomo passa dalla caduta libera in cui si dimena aggrappandosi alla sfuggente aria tra le sue dita all'impatto con l’inflessibile superficie dell’acqua che lo avvolge lasciandolo sospeso. Un invito ad entrare, per me. Mi insinuo nella sua pace e scavo a fondo, leggo i pensieri, ne avverto gli impulsi vitali, osservo i sogni, mi nutro della sua anima. La coltre di nubi si congiunge con il terreno e risollevandosi consacra la fine.

Controllo. Questo mi mancò in quei momenti, per fermarmi e lasciare quel cuore battere ancora, perché il tormento s’insinuasse e prendesse il potere su tutte le altre emozioni, per vederlo tentare di ricostruirsi giorno dopo giorno sottraendogli mattone dopo mattone, per condurlo lentamente all'inesorabile esasperazione e sentirlo infine gridare pietà, che facessi in fretta.

Ma come avrei potuto fermarmi davanti a quell'anima che mi chiamava, mi tormentava e continuava a sfidarmi. Anime simili sono più uniche che rare, discese al mondo con alti scopi, vengono inevitabilmente a me.


Giunta l’ora in cui il resto del Paese vede il sole sorgere, le campane della chiesa risuonano malinconiche per le strade; ancora una volta il portale in fondo alla navata si spalanca con le grida strazianti dei cardini seguite dal boato dei battenti, dando notizia al parroco raccolto in preghiera del nefasto evento della notte e risvegliando la valle. Con passo grave la casula viola attraversa l’oscura navata giungendo alla cinerea luce della piazza, dove l’intera cittadina raccolta aspetta il semplice, consueto gesto delle braccia per dare inizio al collaudato processo.

È in queste occasioni che mi concedo una passeggiata tra i miei figli: un’esile aggraziata figura di veli neri che segue il letto di mogano ben inchiodato perché quell'anima corrotta non divenga epidemia, in fondo al corteo di flagelli e cilici. Il legno viene trasportato passando dalle ampie strade tra le villette ai vicoli stretti sovrastati da edifici di pietra, fino alla piazza soffocata dalla presenza di quella facciata che sembra incombere sullo spazio come un buco nero, dove la pira viene ultimata. Una preghiera veloce e le fiaccole calano solenni sul nido. Allìultimo rintocco delle campane egli cessa di esistere anche nei suoi averi e nei giornali che lo raggiungono tra le fiamme. La promessa che nessuno farà parola di quanto avvenuto sancisce la fine del rituale ed il corteo si scioglie appena in tempo per accogliere l’auto che entra in città: nuove conoscenze.


Di tutte le civiltà che mi hanno venerato o temuto, che hanno prosperato nella mia benevolenza o soccombuto alla mia ira, mai trovai veramente casa fino al mio incontro quasi casuale con questa gente. Mai nessuno era giunto al punto da vivere in un terrore simile da dare origine ad assoluta sottomissione. Sono per me le pire, per me i riti, per me le sofferenze a cui sottopongono le loro carni, perché Io non infesto una casa, una bambola, un libro, un’anima, come da secoli tramandate: sono la terra stessa che calpestate e la volta che vi sovrasta.

Lascia nei commenti tutti i simbolismi e riferimenti che hai trovato nel testo, che abbia inizio la caccia.


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