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Una storia di Piperilla

Questa storia è presente nel magazine 99 shades of...

Seventeenth Shade

99 shades of... (Pt.1) - Romanzo a puntate

15 minuti

Pubblicato il 18 novembre 2020 in Storie d’amore

Tags: #Age-gap #Londra #amore #amicizia #Romanzoapuntate

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Quel giorno stava andando tutto storto, a Richard: pur essendosi alzato piuttosto presto – a un certo punto si era stancato di rigirarsi nel letto senza riuscire a dormire – non aveva combinato nulla e, in un estremo tentativo di rendere produttiva la propria giornata e placare un poco l’inquietudine che lo accompagnava dalla sera precedente, aveva mandato un messaggio ad Alan per chiedergli di raggiungerlo.


Richard dovette aspettare parecchio ma finalmente, intorno all'una, l'amico decise di degnarlo della propria presenza: con i capelli biondi incollati alla faccia e gli occhi ancora cisposi di sonno si trascinò lungo il corridoio e si buttò su uno sgabello in cucina.


«Ho fame» si lagnò, una mano premuta sugli occhi per bloccare la luce del giorno. «Sono a digiuno da un pezzo e nessuno pensa al mio benessere!»


Lo storico scosse la testa. «La tua vena drammatica non si prosciuga mai» commentò; si armò di padelle e grembiule e si mise ai fornelli. «E neanche la tua fame» aggiunse un minuto più tardi, quando Alan abbandonò lo sgabello e iniziò a vagare per la cucina e a frugare negli armadietti alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare nell’attesa della colazione.


Alan ignorò le provocazioni dell'amico. «Scusa se ci ho messo un po’ ad arrivare, ma stanotte c’era una festa a Londra a cui dovevo proprio partecipare» spiegò tra uno sbadiglio e l’altro.


«La dura vita del giornalista mondano» ridacchiò il padrone di casa. Andò al frigorifero e ripescò del bacon. «Francamente, è da quando ci siamo conosciuti che mi chiedo se sia stata la carriera da giornalista mondano, a farti diventare un simile impiccione, o se sei sempre stato peggio di una vecchia comare pettegola».


L'altro rivolse a Richard un sorrisetto divertito. «La seconda, senza dubbio: sono state queste mie caratteristiche innate, a spingermi verso questa professione!»


Richard ridacchiò di nuovo mentre ungeva una padella. «Quando si nasce con la vocazione...»


«Oh, non fare tanto lo spiritoso: tu adori la mia vena pettegola e il mio lavoro» lo rimbrottò Alan. Si cacciò in bocca un altro biscotto, lo masticò tanto rumorosamente da guadagnarsi un'occhiata incredula dell'amico e deglutì. «Se non altro, per tutte le volte in cui ti ho fornito qualche informazione che da solo non avresti mai trovato!»


«Il sonno e la fame ti rendono particolarmente spocchioso, amico mio» commentò lo storico, spadellando pancakes come se nella vita non facesse altro.


Alan mugugnò qualcosa tra sé, ma non replicò; si limitò a scrutare Richard con attenzione, scosso di tanto in tanto da qualche sbadiglio, in attesa della colazione.


Fu solo dieci minuti più tardi, quando Richard gli mise davanti un piatto colmo fino all'orlo, che il giornalista si decise a parlare.


«Allora, Rick, che vuoi sapere?» chiese mentre attaccava l'enorme pila di uova, bacon e pancakes.


Il padrone di casa alzò gli occhi al cielo. «Perché mi fai questa domanda?»


«Perché quando hai bisogno di qualche informazione, chiami sempre me» rispose Alan con semplicità. «Allora, di chi si tratta, stavolta? Qualcuno che vuoi accaparrarti come cliente? Un avversario in affari con cui sei in contrasto?». Richard esitò, incerto se parlare o meno, e lo sguardo dell’amico si accese. «Aha! Si tratta di una donna!» decretò sicuro.


Richard – ormai sinceramente pentito di averlo chiamato – lo guardò male. «Certo che no!»


«Sciocchezze» replicò Alan, agitando una mano con fare noncurante. «Se fosse stata una questione di lavoro avresti ammesso subito di avermi chiamato perché ti servivano delle informazioni, quindi si tratta di una faccenda privata e, per definizione, le faccende più riservate di un uomo sono le donne; in più hai esitato, per poi negare, quindi si tratta di una donna a cui non dovresti interessarti» proseguì con grande perspicacia.


L’altro si trattenne dallo sbuffare e decise di non ribattere. «Alla festa di Halloween di Damon ho conosciuto la nonna di Evan Williams» disse.


«Ah, la cara vecchia Penelope O’Brien» annuì Alan. «Un personaggio interessante, non è così?»


«Curiosa, e a tratti terrificante» convenne Richard.


«Ti ha proposto un matrimonio di convenienza, vero?» indovinò Alan prima di scoppiare a ridere. «Una volta ha pensato di farlo anche con me, poi ha deciso che era meglio di no. Se non ricordo male, le sue esatte parole sono state: “Tu sei matto come un cavallo e saresti addirittura capace di accettare!”». L’uomo si asciugò le lacrime. «Esilarante, quella donna è esilarante».


«Ha azzoppato Damon, ad Halloween, ma di certo l’hai visto anche tu» aggiunse Richard, ed entrambi risero al ricordo prima di tornare seri.


«Rick, hai intenzione di dirmi cosa ti frulla per la testa o devo tirare a indovinare?» chiese Alan con grande pazienza. L’altro si strinse nelle spalle. «Ho capito, tirerò a indovinare». Il giornalista si picchiettò un dito sul mento, fingendo di riflettere. «Considerando che si tratta di una donna e che hai accennato a Penelope O’Brien, e tenendo conto di alcuni recenti avvenimenti, direi che ti stai avvicinando molto lentamente al nocciolo del discorso, e che il nocciolo in questione è nientemeno che Agathe Williams».


Richard finse un’espressione offesa che non ingannò l’altro uomo. «Si può sapere perché tiri sempre in ballo la figlia di Evan?»


«Magari perché di recente tu non fai che cercare informazioni su di lei?» replicò Alan. «E non venirmi a dire che è semplice curiosità, se fosse così adesso qui ci sarebbe Damon: sappiamo entrambi che lui sa praticamente tutto di quella ragazza!»


«Damon è un impiccione moralista» borbottò Richard.


«Che in altre parole significa che hai paura che Damon capisca che la Williams ti interessa a un qualche livello e ti prenda a pugni, perché la considera una seconda figlia e si sentirebbe in dovere di proteggerla» precisò Alan.


«Sei davvero peggio di una vecchia comare» brontolò l’altro, chiedendosi come mai lui e Damon fossero i suoi migliore amici.


«Grazie» rispose Alan, genuinamente lusingato. «In ogni caso, quello che posso dirti su quella ragazza è niente, confronto a quello che potrebbe dirti Damon». Richard inarcò le sopracciglia e lui alzò le mani in un gesto conciliante. «Come non detto. Che informazioni posso darti, su di lei, che tu non abbia già? Ha un caratterino piccante, in questo è quasi la fotocopia sputata della sua bisnonna. È piccola ma agguerrita, non si lascia mettere i piedi in testa e non esita a menare le mani, quando ce n’è bisogno: di sicuro non è il prototipo della fanciulla bisognosa di protezione». Alan s’infilò in bocca due forchettate di uova e le masticò con aria assorta. «Per quello che ne so, non esce con nessuno: a parte Noah Pearson che la corteggia in modo piuttosto insistente, come hai visto anche tu, nessun ragazzo ha avuto il coraggio di avvicinarla, il suo piglio aggressivo spaventa anche quelli che la trovano carina e simpatica. C’è stato un ragazzo, credo, un anno e mezzo fa… un certo Colin, se non sbaglio, dovrebbe essere il figlio di Olivia Warrington, con cui è uscita per un po’. Hanno troncato in modo piuttosto brusco ma non conosco i dettagli». Alan lanciò un’occhiata eloquente all'amico. «Vuoi che mi informi?»


«No» rispose brusco Richard. «Piuttosto, che puoi dirmi del figlio di Pearson?» chiese, rendendosi conto di non aver mai chiesto ad Agathe come se la cavasse con quell’insopportabile bamboccio e se la stesse ancora infastidendo.


«Continua a correre dietro alla Williams» disse Alan, stiracchiandosi. «È da non credere quanto sia ostinato: ero convinto che quello che è successo ad agosto l’avrebbe fatto desistere dal continuare a molestarla e invece non ha fatto una piega! Almeno la sua tenacia è da ammirare, anche se naturalmente potrebbe trattarsi di semplice stupidità».


Richard strinse gli occhi. «Cos’è successo ad agosto?» chiese tra i denti.


«Come, non lo sai?». Alan sembrò sorpreso. «Qui a Hersham ne hanno parlato per giorni! La piccola Williams era a una festa e c’era anche Noah; il ragazzo aveva bevuto parecchio a quanto mi hanno detto, di sicuro molto più di quanto fosse saggio, perché ha abbandonato ogni cautela e l’ha incastrata in un angolo. Probabilmente credeva che a quel punto Agathe avrebbe ceduto e le ha infilato le mani sotto la gonna…». Alan s’interruppe per trattenere le risate e per un attimo Richard ebbe voglia di strangolarlo. Come poteva ridere di una cosa simile? Per quanto lo riguardava, se in quel momento avesse avuto Noah Pearson tra le mani, l’avrebbe preso a pugni almeno fino a farlo svenire. «Purtroppo per lui, la signorina non era del suo stesso avviso» proseguì allegro Alan, ignaro della furia omicida che aveva invaso l’amico. «Così ha deciso che se lui poteva passare alle maniere forti allora poteva farlo anche lei, e gli ha tirato una ginocchiata sui gioielli di famiglia». Stavolta il giornalista scoppiò in una vera risata. «Il giovane Pearson è finito all’ospedale con un trauma testicolare. Chi avrebbe mai detto che una ragazza così piccina e carina potesse fare danni simili con un unico colpo?» aggiunse, sghignazzando senza ritegno.


A quel punto, Richard non sapeva se essere infuriato con Noah Pearson o compiaciuto dal modo in cui Agathe aveva gestito la cosa. In effetti, Alan aveva ragione: pensare che una bambolina come lei potesse avere ragione di un ragazzone come Noah Pearson e addirittura mandarlo in ospedale era esilarante! A distrarlo da quelle riflessioni fu un suono basso e insistente: Richard corse in corridoio e aprì un pannello incassato nel muro, dietro cui erano celati gli schermi delle telecamere di sicurezza. Osservate con attenzione le immagini, tornò veloce in cucina.


«Io avrei ancora fame» disse Alan in quel momento. «Non ci sarebbero altre uova?»


«No» rispose sbrigativo Richard; prese la giacca di Alan e gliela ficcò tra le braccia. «Ti ringrazio della visita, ma credo proprio che ora dovresti andare a riposare, altrimenti non riuscirai a scrivere il tuo articolo».


«Preferirei mangiare qualcos’altro, prima» replicò Alan mentre l’amico lo trascinava senza troppe cerimonie verso la porta d’ingresso. «Perché tanta fretta?»


«Te l’ho detto, Alan, lo faccio per te» disse mellifluo Richard. Spinse il giornalista in giardino e lo lanciò quasi di peso fuori dal cancello di casa propria. «Grazie per la visita. Ci vediamo una di queste sere a cena!»


«E va bene, me ne vado» rispose Alan al cancello chiuso. «Ma dovrai dirmi il perché di questa scena o mi costringerai a scoprirlo in un altro modo… e tu sai quanto io sia bravo a ficcanasare!»


******


Richard non sentì la minaccia di Alan; appena sbattuto l’amico fuori dalla proprietà, infatti, si scaraventò in casa e verso la porta che dava sul retro, pigiando con furia sul pulsante che apriva il cancello del giardino posteriore. Fatto questo, tornò in cucina dopo aver lasciato socchiusa la porta che si affacciava sulla veranda.


Agathe entrò con una tranquillità disarmante persino per Richard, lasciò la borsa sul pavimento e si appollaiò sullo sgabello che fino a poco prima era stato occupato da Alan.


«Miss Williams» salutò Richard. «Sono lieto di vedere che ha smesso di scavalcare il muro di cinta di casa mia, ma davvero non c’era un altro modo di attirare la mia attenzione?»


La ragazza si sfilò la giacca della divisa e la poggiò sullo sgabello accanto al suo, stringendosi nelle spalle. «Ha funzionato, no?»


«Lo credo bene. Ha preso a sassate la telecamera di sicurezza!» replicò lui.


«A proposito, è nascosta davvero male» notò Agathe con leggerezza. Annusò l’aria. «Sbaglio, o sento odore di pancakes?»


Richard fece sparire le padelle sporche nella lavastoviglie. «A cosa devo il piacere della sua visita, miss? Non mi aspettavo di rivederla così presto».


«Non avevo in programma di passare» rispose Agathe, sempre in tono leggero e noncurante, «almeno fino a stamattina, quando ho fatto una scoperta molto interessante». I suoi occhi si restrinsero in un modo che ormai Richard aveva imparato ad associare a qualche oggetto contundente in arrivo. «Perché non mi ha detto che è lei l’anonimo benefattore che fa quelle generose donazioni alla St. Margaret?»


Richard smise di cercare un possibile riparo in caso la ragazza avesse deciso di tirargli contro qualcosa e si strinse a sua volta nelle spalle. «Se gliel’avessi detto sarebbe venuta meno la parte dell’anonimato, non crede? A proposito, come ha fatto a scoprirlo?»


«Non ha importanza come l’ho scoperto» sibilò Agathe di rimando. «In effetti, tutto quello che conta, al riguardo, è che non l’ho saputo da lei!»


«Perché all’improvviso è così importante che io sia la stessa persona che per anni ha donato soldi a quella scuola, senza mai controllare – piuttosto stupidamente, come mi disse lei stessa settimane fa – se i miei soldi venissero davvero utilizzati per lo scopo cui erano destinati?»


«È proprio questo il motivo!» sbottò la ragazza. «Mi ha lasciata parlare della biblioteca e insultare senza pietà la persona che faceva le donazioni in denaro… senza dirmi che quella persona era lei! Quando l’ho scoperto mi sono sentita una... una… un’idiota!»


«Sapere che la persona in questione ero io avrebbe mutato il suo giudizio?» chiese Richard con calma.


«Certo che no. Però avrei almeno avuto la soddisfazione di sapere che stavo insultando proprio la persona interessata» brontolò Agathe subito prima di fargli la linguaccia.


«Impertinente» ribatté Richard.


«Come se l’avesse scoperto adesso» rispose la ragazza, alzando gli occhi al cielo. «Allora, perché quel giorno è rimasto ad ascoltare i miei insulti senza dire nulla?». Richard non rispose; preferì armeggiare con la teiera per preparare il tè e Agathe arricciò il naso. «Mi lasci indovinare: orgoglioso com’è della sua intelligenza, non voleva ammettere di aver commesso un’ingenuità così evidente».


L’uomo le scoccò un’occhiata infastidita. «Lei è troppo acuta per il suo bene» disse solo.


«Non è stato difficile: entrambi i miei genitori tendono al perfezionismo e, come lei, preferirebbero farsi tagliare la lingua piuttosto che ammettere di aver sbagliato qualcosa!» rispose Agathe. «A proposito, si rende conto di quanto sia assurdo darmi del ‘lei’ dopo che ieri sera mi ha baciata?»


«Anche lei lo fa» replicò Richard.


«Sì, ma solo per adeguarmi. Ho idea che se passassi al ‘tu’, rischierebbe l’infarto» lo schernì Agathe. «Lei che scusa ha?»


«Io devo ricordarmi che lei ha solo diciassette anni, miss» rispose l’uomo. «E il cielo sa quanto mi piacerebbe potermene dimenticare» borbottò sottovoce.


«Quindi non mi bacerà, oggi?» lo stuzzicò Agathe. Richard la guardò con un pizzico di malizia.


«Lei lo vorrebbe?» le domandò.


L’occhiata con cui Agathe lo misurò era fin troppo provocante, per i suoi gusti. «Mi creda, lei non vuole che io risponda a questa domanda!» replicò la ragazza, scoppiando a ridere.


Un po’ ammaliato da quella risata e un po’ infastidito dalla facilità con cui Agathe rispondeva a tono alle sue provocazioni, Richard la raggiunse, afferrò lo sgabello e lo ruotò, in modo che la schiena di Agathe fosse contro l’isola centrale della cucina. Spiazzata dal quel gesto brusco la ragazza smise di ridere e Richard appoggiò le mani sul ripiano, ai lati di lei.


«Non le hanno insegnato che le bambine che giocano con gli adulti rischiano di farsi male?»


Agathe ricambiò il suo sguardo, per nulla intimorita. «Non le hanno insegnato che le bambine che giocano con i grandi hanno la fortuna di essere tutelate dalla legge?» replicò, mostrandogli di nuovo la lingua.


Richard le picchiettò un dito sul naso. «Non avrà diciassette anni per sempre. Che farà a quel punto?»


«A quel punto sarò un’adulta anch’io e non correrò più il rischio di farmi male giocando con i grandi» sogghignò Agathe. «Si rassegni: sono la degna figlia di mio padre e se vuole avere la meglio in una battaglia verbale contro di me, dovrà impegnarsi molto più di così!»


«O magari posso convincerla in un altro modo a non replicare» rispose morbido l’uomo, avvicinando lentamente il proprio volto a quello di Agathe. Le palpebre della ragazza tremarono prima di calare e lei si sporse istintivamente verso lo storico; sentì il suo fiato caldo sul viso e il profumo mascolino, delizioso, invitante che la attirava come una calamita attira il ferro…


«Oh, miss, dovrà impegnarsi molto più di così, se vuole essere baciata da me!» la prese in giro Richard, tirandosi indietro all’ultimo istante. Non che ne avesse davvero voglia – una parte del suo cervello gli gridava di smettere di pensare e baciarla fino a ridurla a una massa di gemiti e sospiri – ma il buonsenso l’aveva fermato appena in tempo, impedendogli di ripetere l’errore della sera precedente.


A sentire quelle parole, Agathe spalancò gli occhi, furiosa con se stessa per essersi esposta in quel modo e con lui per averla presa in giro. Irritata, lo spinse via e saltò giù dallo sgabello.


«Penso che la mia visita si sia protratta fin troppo» annunciò con alterigia e il naso per aria. «Me ne vado, ma ricordi che questo» aggiunse, indicando da se stessa a Richard e viceversa, «è soltanto l’inizio».


«Mi sta dichiarando guerra, Miss Williams?» ridacchiò Richard, divertito dalla stizza di lei.


«Oh no, Mr. Prescott, io non le sto dichiarando guerra» replicò Agathe con voce mielata, un sorriso appena accennato sul volto. «È lei che ha appena dichiarato guerra a me!» concluse; uscì senza guardarsi indietro e marciò attraverso il giardino per poi varcare il cancello sul retro.


Richard sorrise. Sentire Agathe sfidarlo in quel modo lo divertiva più di quanto fosse lecito e di sicuro non lo impensieriva affatto: che poteva mai fare una bambina come lei per mettere in difficoltà un uomo adulto ed esperto come lui?


******


Agathe uscì guardinga da casa Prescott, attenta a non essere vista, e una volta appurato che non c’era anima viva nei dintorni si avviò verso casa propria canticchiando allegra.


Di sicuro Prescott non aveva preso sul serio la sua minaccia; era prevedibile, e a lei andava bene così. Per quanto non fosse impulsiva, aveva sempre diciassette anni, ed era quindi profondamente diversa dalle donne compassate con cui quell’uomo aveva a che fare di solito: per questo Agathe aveva l'assoluta certezza che le sarebbe bastato poco – molto, molto poco – per sconvolgere e mettere in difficoltà un uomo algido e composto come Richard Prescott.


Agathe ridacchiò tra sé, pregustando il loro prossimo incontro. Prescott non era l'unico in grado di giocare sporco; e visto che non si faceva scrupoli a tenderle trappole e provocarla, allora l’avrebbe ripagato con la sua stessa moneta!


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