scrivi

Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

A Canterbury Tales One

(..one more).

128 visualizzazioni

16 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2019 in Viaggi

Tags: #Letteratura #Storia #Parenti #Auto #Viaggiare

0

A Canterbury Tales One, (..one more).


La stazione radio locale trasmette ‘Greensleves’ un brano di musica tradizionale che ci accompagna durante il viaggio attraverso la tranquilla landa che s’inoltra nel cuore green and pleasant del Kent in direzione di Canterbury, dove Leslie ed io prevediamo di fare una sosta, per poi spingerci oltre, fino alle bianche scogliere di Dover. Un’imprudente Leslie, capelli bruno scuro e occhi a mandorla verde smeraldo da gatta orientale, è alla guida della MG rossa che avanza spedita prendendo le curve senza rallentare, facendo oscillare ogni volta il suo contenuto di carabattole in qua e in là come batacchi di campane.

Una donna di un’eleganza sobria, che si addice al suo mestiere di arredatrice, di per sé non un fatto straordinario per le donne inglesi che, a loro modo, hanno nel vestire un gusto “campagnolo” alquanto apprezzabile, da non confondersi con il kitsch americano di Mariah, conosciuta a New York. Se non altro Leslie ha in più il fascino della donna produttiva, che non disponendo di molto tempo libero, riesce ad armonizzare il proprio lavoro con la sua vita privata, coinvolgendo tutto e tutti, amanti, amici, parenti e animali, nei suoi numerosi spostamenti.
Nel ristretto spazio della sua auto infatti, trovano posto oltre a lei e a numerose scatole con nastri colorati, un metro e novanta di me alias George, Max the cat, che s’è accoccolato nel cestino che a stento trattengo sulle ginocchia. E come avrebbe detto Jerome and Jerome: “Per non dir del cane” dal nome italiano Rodolfo, che se ne sta comodamente disteso sopra i miei piedi, incurante delle colture estensive della campagna che ci scorre intorno, ordinate in campiture perfettamente regolari che qua e là concedono spazio a lande interamente selvatiche, che pure conservano il loro fascino, dopo tanta geometria.

A un tratto, mi ritrovo a fare la seguente considerazione: la prossima curva sarà quella decisiva per me, per Max il gatto, e per Rodolfo che bofonchia e che fa finta di non accorgersi di nulla. Non c’è ragione di preoccuparti George, questa è un’auto che tiene molto bene la strada. Anche se non sono affatto certo che la strada tenga tutti noi, riesco appena a dire, intervallando la voce con alcuni colpi di tosse causati da un ultimo affondo di gas fuoriuscito dal turbo e che a causa del vento che ci accompagna, aleggia sopra l’abitacolo.
Del resto è una così bella giornata, neppure a star li a montare il tettuccio di pelle, ti pare? Ma eccoci, siamo quasi arrivati a destinazione, sono certa che Canterbury ti sorprenderà con la sua splendida cattedrale.

Dimmi perché hai tanto insistito di voler venire fin qui? Non lo so ancora, dico, forse Chaucer, o Pasolini, magari S. Agostino, o forse Eliot. Non saprei dire, se sono più attratto dall’oscuro sgomento di Enrico II re d’Inghilterra o dall’orgoglio ecclesiastico dell’arcivescovo Thomas Beckett. O chissà, forse più semplicemente dallo scontro del potere temporale con quello divino. Dimostri di avere una certa conoscenza storica George, è così. Piuttosto letteraria, direi. Fa differenza? Senz’altro. Un esempio calzante ce l’offre il dramma di Thomas Eliot “Assassinio nella Cattedrale”, scritto nel 1935, e riguardante l’uccisione dell’arcivescovo Thomas Beckett avvenuto nel 1170 per ordine di Enrico II, al quale pur riconoscendogli il potere temporale, gli negava di fatto quello spirituale.
Orbene, un conto è conoscere gli avvenimenti storici, trascritti in quegli anni da mano esperta, un altro è dedurli da un dramma teatrale necessariamente dipinto a fosche tinte in ragione di una rappresentazione, seppure con un linguaggio alto e coinvolgente. Tu George da che parte stai? Indubbiamente quella dell’autore. Cioè? Deciso a sanare il dissidio che divide i due. Cioè dalla parte della moralità, dell’altezza dei sentimenti? Troppo facile schierarsi dalla parte della giustizia, ancor più se divina. Chi oserebbe fare il contrario? Si è vincenti in partenza. Tutt’altro direi, stando a come poi sono andate le cose. Thomas Beckett ha perso la propria vita. Non pensi che invece potrebbe averla acquisita? Diventando egli un martire e poi un santo, può aver dato un senso alla propria missione che in vita certo non aveva.

Con ciò non dico che stare dalla parte di Enrico II sia una posizione più facile. Il prezzo da pagare è stato comunque alto. Oltre a essere scomunicato dalla chiesa, fu anche detestato dai propri sudditi, che lo consideravano il potenziale assassino d’un uomo pio. Non c’è che dire, un peso non indifferente da portarsi sulle spalle. E il re è pur sempre il sovrano, per cui, assecondare il suo volere, giusto o ingiusto che sia, è segno di sottomissione e di rispetto. Nessun giudice su questa terra potrebbe dargli torto. Vieni al mio discorso, solo il giudizio di Dio infine conta nel giustificare o meno l’azione compiuta da un uomo, e ai suoi assassini non rimane che invocare la sua misericordia.

Profondo, direi, ma non convincente. Se non stai attentando alla mia vita ti prego di rallentare prima della prossima curva. Te ne saremmo tutti grati, compresi Max e Rodolfo. Oh, in quanto a loro, sono abituati. Pensa che una volta ho creduto di aver perso Max, invece era sgattaiolato fuori dal cestino per tempo, prima che a causa di una buca, tutto volasse in aria. Pensa che si era aggrappato con le unghie alla pelle del sedile poiché, quella volta, non c’era nessuno a tenerlo sulle ginocchia.
Interessante prospettiva. Trovi? Dai, per favore Leslie rallenta, ti prego! Siamo arrivati George, quella casa col tetto spiovente che vedi la in fondo è la casa di aunt Denise. George, il regalo? Quale regalo? Ho dimenticato di prendere il regalo per la zia. Non possiamo andarne a cercarne uno qui attorno, che so’, da qualche parte in paese? Forse, ma che cosa? Dei fiori! Figuriamoci, di questa stagione, ne avrà un giardino pieno zeppo. Magari delle confetture! Perché tu non sai che qui si fanno le marmellate migliori di tutta la contea. Idea, un vaso per i suoi bellissimi fiori.

Ne ha a decine. Allora un merletto! Ne ha un canestro pieno che cambia di volta in volta. Un libro, avrà pure un autore o un’autrice che predilige? Sì certo, Thomas Elliott e la più amata dagli americani, Emily Dickinson, ma ti pare? Li ha letti tutti. Perché non la invitiamo a cena fuori? George, forse dimentichi che zia Denise ha più di ottanta anni. Allora mi spiace per lei. Che vuoi dire, per i suoi anni? No, che rinuncio ad aiutarti. Molte grazie. Sapevo che avrei dovuto sbrigarmela da sola. Non mi lasci altro scampo. Idea, dirò alla zia che le ho da poco spedito dei nuovi cuscini per il suo divano damascato.

Avresti potuto portarli con te, non credi? Certo, ma non sapevo del tuo arrivo improvviso che guarda caso mi hai chiesto insistentemente di voler visitare Canterbury. Dovevo aspettarmelo, in questo modo la colpa ricadrà su di me, e tutti vissero felici e contenti.

Solo in parte George. Domani chiamerò in azienda e farò spedire i cuscini con un corriere espresso che al massimo le verranno recapitati qui dopodomani. Mentre noi, con molta probabilità saremo già da un’altra parte. Quindi la zia non sa del nostro arrivo. Oh George, come puoi pensarlo, certo che si. A quest’ora ci starà senz’altro aspettando nel suo winter garden.
L’ora del nostro arrivo è quella del tè. Lady Denise ci accoglie con la gentilezza squisita di chi riceve degli ospiti graditi. Le presentazioni avvengono sull’entrata del gazebo nel winter garden. Un chiosco a vetri girevole molto in uso, almeno nei giardini inglesi, attraverso il quale ci si può girare dal lato del sole a ogni ora del giorno e, allo stesso tempo, ammirare ogni angolo del giardino. Il suo in particolare è davvero splendido di colori. Non posso pensare che Lady Denise, alla sua età, possa mantenerlo tanto rigoglioso, da sola? No davvero. Perché non hai ancora visitato il parco tutt’attorno alla casa, di cui affida la cura a un giardiniere capace.

Oh, le petunie, che meraviglia! Quest’anno sono più belle che mai, aunt Denise! Esclama Leslie alzando di qualche tono la voce. Guarda George, non sono splendide? Mi chiede, facendomi segno che la zia è un po’ sorda. Le petunie. Credo di non sapere quali siano, in mezzo a tanta varietà di fiori, di sempreverdi, di piante grasse, c’è da perdersi. Penso. Davvero splendide! Mi limito a dire a mia volta a voce alta. Lady Denise ha un volto ovale straordinariamente luminoso che lascia intravedere appena i segni dell’età. Un incarnato roseo, quasi trasparente che dona un che di regale alla sua esile figura. Indossa un abito ricercato nelle tinte e nelle sfumature, che dal blu oltremare passa al celeste cielo, ornato di passamanerie e ricami di ottima fattura.

Ci accomodiamo intorno a un piccolo tavolo all’interno del gazebo apparecchiato in modo ineccepibile con raffinati merletti sotto ogni tazzina e la teiera, nonché sotto il porta biscuit e a ogni altro pezzo dell’intero servizio di porcellana. Per non dire della ricercatezza dei cucchiaini, d’epoca vittoriana, poggiati con cura in gran numero sul lato destro d’ogni posto. Immagino stiamo aspettando qualcuno zia? In verità doveva essere una sorpresa mia cara Leslie, ma visto che non ancora giunge, sono lieta di annunciarti che Robert, tuo cugino, ci onora quest’oggi della sua presenza. Viene qui appositamente per vederti. Non è un caro ragazzo? Ciò non può che rendermi felice, zia.
E lei giovanotto, cosa fa di bello nella vita? Mi occupo d’arte. Un artista? No, a un livello più basso, di competence and proficiency. È un esperto d’arte zia, chiamato da Sotheby per la valutazione di alcune opere. Opere italiane? Non necessariam… Oh, ma eccolo che arriva. Robert mio caro! Aunt Denise. Cousin Leslie. Lui è George. Very pleased, gli dico tendendogli la mano. Robert, how do you do. Finalmente arriva il tè servito da una minuta Shaky d’origine indiana, o forse pakistana, non saprei. La quale, depositata la teiera con un inchino, ci lascia alla nostra conversazione, e alle prese con i miei problemi di sempre su come ci si comporta in simili occasioni.
A chi spetta servire il tè? Si addenta un biscottino prima di avvicinare le labbra al bordo della tazzina, oppure si assapora la consistenza del te? Nella tazza si versa prima il latte del tè o viceversa? Si tiene il piattino dal bordo o lo si poggia sul palmo della mano? Che fare del minuscolo tovagliolo bordato di pizzo, lo tengo sulle gambe o deve pendere da sotto il piattino? Qual è la quantità giusta di tè che si deve versare nella tazzina? Si inzuppa il biscotto nel tè oppure …? Vedendomi alle prese con qualche dubbio Leslie prende l’iniziativa di servire tutti a incominciare dalla zia che sembra gradire. Quindi serve prima Robert che fa molti complimenti. Ma no, prima George. Dice, facendo attenzione a non usare il verbo servi o servire rivolto a Leslie.

Che caro ragazzo! Tu di cosa ti occupi Robert. Di terreni, più in generale di colture. Mi sposto a cavallo per il country side, frequento il Club del Golf. A proposito Leslie, tu e George dovreste venire a passare almeno un giorno al Club, è a poche miglia da qui. Sarete miei ospiti. Perché non dici a George della tua passione per le auto. Oh, è solo un hobby. Sappiamo che non è così. In verità Robert è un gagliardo pilota delle corse, un futuro campione. Se prende lezioni da sua cugina lo sarà di sicuro! Affermo. O misericordia Leslie, non dirmi che hai guidato l’auto fin qui? Le inveisce contro Lady Denise.

No zietta, ho lasciato che George guidasse al mio posto. Io mi sono limitata soltanto a indicargli la strada. Del resto avevo davvero bisogno di riposarmi. La scorsa settimana è stata molto faticosa. George può testimoniarlo. Non è così George? Oh si, certo, mi limito a dire. Robert sorride sotto i baffi leggeri, biondi come i suoi capelli, che aggiungono un che di audace al suo viso annoiato. Dimmi Robert, sei davvero così imprudente da sfidare il campione della Contea nella prossima corsa? Gli chiede sua cugina sottovoce. Ti prego Leslie, non farti sentire dalla zia, lo sai che non approva questa mia passione.

Ne sono più che certa, dopo quell’ultimo orribile incidente col quale le hai prosciugato gran parte del patrimonio di famiglia. Sappi che l’eredità verrà comunque suddivisa in parti uguali e si terrà conto anche dei tuoi prestiti avuti precedentemente dalla.. Leslie ti prego, non mostrare il tuo solito venale attaccamento ai soldi. La interrompe Robert. Rimandiamo tutto a quando sarà. I due si sorridono, soddisfatti d’aver messo a nudo le loro dispute personali. Niente di più socialmente conveniente dell’umorismo, quando a dettarlo è l’ironia, o meglio, il sarcasmo. Soprattutto quando in una riunione di parenti, me escluso ovviamente, ci si trova a dover assistere a un ipocrita scambio di sorrisi, dove ognuno non manca di mettere in luce le magagne dell’altro. Penso.
Bene, molte grazie aunt Denise per l’ospitalità, e grazie anche a voi, è stato davvero un piacere conoscerti George, ma a quest’ora mi aspettano al Golf Club. Dice Robert, quando ormai il gazebo sembrava diventato per lui una trappola di vetro. Dunque ci lascia che siamo giunti solo alla terza, o forse quarta tazzina di tè, e non saprei dire quanti biscottini ho trangugiato per ammazzare il tempo. Per un momento immagino che le petunie si siano appassite (as my bools), tanto ho bisogno di alzarmi dalla piccola e scomoda sedia di metallo, malgrado i cuscini imbottiti che Leslie, in altra occasione, ha già regalato a sua zia. Ma glieli avrà poi regalati davvero? Mi chiedo.

Non crederai a quanto affermato da Robert, vero George? Riguardo all’essere venale? Tutti lo siamo all’occorrenza. Comunque, non sono cose che mi riguardano. Ah, tante grazie. Piuttosto, apprezzerei moltissimo se potessi darmi una valutazione dei quadri che la zia tiene in casa. Te ne sarei davvero grata. Aunt Denise, pensavo di mostrare la tua bella casa a George se sei d’accordo. Certamente, e con l’occasione mostragli anche la sua stanza, immagino avrà bisogno di rilassarsi un poco prima di raggiungerci for dinner. Poi torna qui da me. Devo parlarti di qualcosa che t’interessa. Di cosa zietta? Del tuo futuro. Non prima di aver dato qualcosa da mangiare a Max e a Rodolfo. Oh ma dove sono? George, non dirmi che li hai lasciati nell’auto? A quest’ora saranno di sicuro morti di fame.

Ma ti pare, di sicuro sono in giro da qualche parte. Da qualche parte dici? Quindi non qui, oh my Good! Shaky hai veduto i miei tesorucci? Si madame, sono sul divano in salotto. Ho già dato loro qualcosa da mangiare. Ti prego Shaky non dirlo alla zia, altrimenti mi fa rifare l’intero rivestimento del divano. Non si preoccupi, penso io a farli scendere prima che Lady Denise rincasi. Thank you darling. Vieni George! La seguo attraverso le molte stanze della casa colma di straordinari oggetti d’arte e dipinti della migliore scuola paesaggistica inglese. Oltre al mobilio e gli arredi di pregevole fattura, i tendaggi e ovviamente le tappezzerie che richiamano gli effetti luminosi che si vedono trasparire dalle finestre.

Un diverso colore per ogni stanza, secondo la luce dell’ora in cui queste vengono più o meno occupate dalla presenza umana. Numerose quelle riservate agli ospiti nel piano rialzato. Tra cui la stanza a me assegnata. Un perfetto melange di sfumature nocciola e verde acqua, abbastanza spartana nel mobilio. Direi essenziale. Tu dormirai qui George, mentre io sarò di sotto, nella stanza accanto a quella della zia. Che te ne pare, ti piace? Cosa? L’idea? Avrei preferito diversamente, ma se deve essere così, mi rimetto all’usanza della casa.
Non volermene George, ma la zia non comprenderebbe un simile comportamento. Quale, ad esempio? Quello di dormire insieme senza essere sposati. Ciò non toglie che nottetempo io possa sgattaiolare e venirti a trovare. Tu lascia la porta aperta. Non chiudo mai la porta della stanza dove dormo. Penso sia davvero un’ottima abitudine. Aspetta, voglio farti vedere un quadro che zia tiene in serbo per la mia dote. Di che si tratta? È una sorpresa. Lo vedrai più tardi prima di cena, quando aunt Denise sarà già seduta a tavola. Non posso farlo prima. Naturalmente è molto gelosa della propria privacy, non permetterebbe mai che un uomo, oh che sbadata, che uno sconosciuto entrasse nella sua stanza da letto.
Ma è un Turner? Sì, George. Il massimo della sua maniera personalissima, approfondita degli effetti atmosferici e luministici, stento a credere ai miei occhi. Credici George, è autentico. Stimato dagli esperti della Tate Gallery, alla quale ho già ceduto i diritti di acquisizione. Non mi dire. Sarebbe un grosso scoop per me rappresentarti nella vendita. E un grossissimo affare, anche. Hai idea di quanto mi offrono? Non oso immaginarlo. E io non oso dirtelo, in ragione di un contratto che ne condizionerebbe l’acquisto. Devo ammettere Leslie che sei imprevedibile. Più di quanto pensassi.

Se riesco a sorprenderti vuol dire che ho una buona chance di riuscire a sedurti prima di cena. Ha senso parlare di libero arbitrio senza far riferimento alla responsabilità che abbiamo con il prossimo? Se con ciò ti riferisci al nostro rapporto con gli altri dico di si. Se invece fai riferimento al nostro imminente rapporto ti dico che questo è il momento. Adesso? Qui? Sì. E la zia? … Oh, non c’è che dire, le manifestazioni più tipicamente umane possono essere comprese solo in un contesto in cui facciamo le cose pensando agli altri. O almeno, richiamandoci agli altri quando questi non sono ormai più presenti. Dice l’anziana zia durante il discorso intavolato subito dopo cena. In che senso? Nel senso che pretendere comprensione non è la stessa cosa che farsi comprendere. È quanto dicevo poco fa a Leslie riguardo a suo cugino Robert.

Mia cara, il primo requisito d’una buona comprensione è proprio lo sforzo di capire da chi vogliamo essere capiti. Non si può pretendere che gli altri c’intendano alla perfezione recependo tutto ciò che noi crediamo di esprimere. Non le pare George? Almeno non per l’essere che ha bisogno di comprensione. Rispondo. Niente di più. Alla sua età Robert dovrebbe non avere più bisogno del tuo sguardo garante per essere quello che è, un perfetto … Ma Leslie!, le urla contro la zia. D’accordo, risponde mesta Leslie. Di certo non m’aspetto il sostegno di Robert per essere quella che sono, cara zia. Perché tu cosa sei? Non sei forse qui per le sue stesse identiche ragioni?
Trovo che la zia abbia ragione da vendere e che il suo ragionamento non faccia una grinza. Non so perché ma a un certo punto mi viene di riflettere sulle parole del vecchio Goethe, quando dice che “sapersi amato dà più forza che sapersi forte”. Non è il mio caso. Sapermi amato chissà perché spesso mi spinge alla fuga dall’inferno degli altri, nella misura in cui gli altri mi rendono la vita difficile con i loro sotterfugi, i loro biasimi, le loro ipocrisie. Quando cioè si rivelano senza considerazione alcuna per colui che amano. L’amano e basta. Anzi, gli deve bastare. Quasi che il loro amore venga consegnato su un vassoio d’oro puro, mentre il nostro, chissà perché è di latta, quando non proprio di cartone, ed è li che giace inerte in attesa della grazia dell’amore dell’altro. Piuttosto la morte!

(continua)


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×