scrivi

Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Eumonia

625 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 12 dicembre 2020 in Fiabe

0

La regina Irene amava viaggiare ed era sempre alla ricerca di opere d’arte e cose belle per impreziosire la sua reggia. Re Ferruccio, suo marito, preferiva andare a caccia e collezionare armature perché era un uomo d’arme, anche se, da lungo tempo, la guerra era bandita dal loro piccolo e pacifico regno. Le loro terre si estendevano su una ricca e produttiva pianura, attraversata da un fiume pescoso, le cui acque cristalline scorrevano sussurrando. I sudditi di Irene e Ferruccio erano sereni e soddisfatti e si dedicavano con impegno alle loro attività quotidiane di studio e lavoro.

Ma, poiché nulla dura per sempre, un brutto giorno una grande sciagura si profilò all’orizzonte, mettendo in pericolo la pace dello stato.

Oltre la pianura si estendeva una vasta palude che sboccava, infine, nel mare. Lì viveva il bellicoso popolo dei Nautili che era governato dal Mago Mitilus. Il loro vasto impero si sviluppava tra le coste e le isole da loro conquistate con feroci battaglie navali. Ma Mitilus desiderava sviluppare i suoi possedimenti sulla terraferma e aspettava l’occasione buona per appropriarsi del regno di Irene e Ferruccio.

E fu proprio la sventatezza di quest’ultimo che gliene dette l’occasione. Durante una battuta di caccia, il re si allontanò dai suoi compagni, per inseguire un grosso cinghiale che proprio non ne voleva sapere di essere catturato. Fu molto semplice per i Nautili circondarlo e condurlo prigioniero alla presenza del Mago Mitilus.

«Re Ferruccio, se non vuoi languire in prigione per il resto dei tuoi giorni firma questo documento con il quale mi cedi tutti i tuoi possedimenti»

«Te lo puoi scordare, non firmerò mai»

«Allora non resta che la guerra»

«E guerra sia. Ma sappi che il mio popolo, che conosce i benefici della pace e della libertà, lotterà strenuamente per difenderle»

Infatti, appena saputo della cattura di suo marito, Irene dette ordine di chiudere le grandi porte d’accesso alla città e tutti, compresi i bambini, si dettero da fare per approntarne la difesa.

L’assedio si prolungò per moltissimo tempo e anche i guerrieri Nautili cominciarono a sentire la fatica di una guerra che cominciava a sembrar loro assai insensata. Allora il furbo mago Mitilus convoco re Ferruccio per fargli una proposta:

«Che ne dici di smetterla con questo inutile conflitto? Potrei liberarti e anzi nominarti Capo Supremo del mio esercito, dato che so che sei un valido guerriero» A Ferruccio si illuminarono gli occhi: finalmente libero e oltretutto insignito di una così alta carica!

«Naturalmente dovrai soggiornare presso di noi, onorato e rispettato come si conviene ad un grande capitano. Farai venire qui a corte anche tua figlia Eumonia che io alleverò con tutte le cure che merita una così graziosa principessa»

«Mi sembra un buon patto» disse Ferruccio stringendogli la mano. Perciò brindarono con un bel bicchiere di vino per suggellare l’accordo.

Ma, con la lungimiranza che la contraddistingueva, la regina Irene riconobbe subito l’inganno con cui il viscido Mago Mitilus pensava di conquistare il loro regno. Se avesse mandato la principessa alla sua corte questi avrebbe avuto non più uno, ma bensì due prigionieri, con cui ricattarla, perciò dette l’ordine di non aprire le porte della città a nessuno.

«Fosse anche il re Ferruccio nessuno deve entrare in città. Dobbiamo difenderci con tutte le nostre forze e dubitare di tutti, perché spesso il lupo si veste d’agnello per catturare le sue prede»

Mitilus si arrabbiò tantissimo e condannò Ferruccio al carcere duro, a pane e acqua.

«Tu non mi ami e non vuoi vedermi tornare in libertà. Se mai uscirò vivo da questa prigionia, chiederò il divorzio!» fece sapere, indignato, il re alla moglie.

Ma, in confidenza, devo dirvi che era soltanto un sotterfugio per imbrogliare il mago e fargli credere che non ci fosse accordo tra lui e la regina, poiché chi vuole imbrogliare merita di essere a sua volta imbrogliato.

A livello internazionale altri stati seguivano con apprensione l’evolversi della situazione, molti temendo che, una volta conquistato il piccolo regno, le mire espansionistiche dei Nautili si sarebbero rivolte contro di loro. Infine, poiché non sembrava si potesse trovare una soluzione, Publio, il Presidente della Repubblica di Demos, si offrì di fare da mediatore.

«Se libererai il re, noi ci impegniamo a tenere in ostaggio la principessa Eumonia, così potrai pur sempre avere il controllo sul regno di Irene e Ferruccio»

Militus valutò la situazione e decise che tutto sommato era un buon compromesso poiché nessuno, anche se forte e potente, può fare a meno di buoni alleati e a lui premeva andare d’accordo con Publio che era a capo di un popolo di gente determinata e sicura di sé e dei propri diritti e doveri.

A Demos la principessa, solo in apparenza prigioniera ed ostaggio, fu accolta con tutti gli onori. Si fece molti amici e poté studiare e imparare ad amare la cultura.

Le fu concesso di passare le vacanze presso i suoi genitori che, orgogliosissimi, la videro crescere sempre più saggia: un giorno, quando avrebbe ereditato il regno, avrebbe onorato il suo nome, dimostrando di avere ben appreso l’arte del Buon Governo.

Militus, invece, diventò sempre più furioso e cattivo, poiché capiva che, volendo gabbare, era, invece, stato a sua volta gabbato. Finché, un giorno, anche i suoi sudditi non ne poterono più e si ribellarono.

Lo mandarono in esilio e di lui non si è più sentito parlare.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×