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Una storia di DomenicoDeFerraro

IL BALLO DELLE LETTERE BISBETICHE

FIABE DI NATALE

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5 minuti

Pubblicato il 12 dicembre 2020 in Fiabe

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IL BALLO DELLE LETTERE BISBETICHE


FIABE DI NATALE



Un triste giorno di questo tempo infame , mentre rincorro mille rime ed altre illusioni , forme di un essere che s’attorciglia nella volontà di crescere . Fui invitato al gran ballo , delle lettere moderne . Giunsi cosi al grande palazzo della filologia , dove risiedevano varie sillaba e disordinate consonante . In quel palazzo ci vivevano anche diversi concetti senza accenti che sapevano colorare, con la filosofia il diritto civile in forme fatte ad immagini di un mondo migliore . Ma giunto ad un punto illogico del discorso, mi chiesi se avrei mai conosciuto il fine di queste lettere nate dall’eloquio di un chierico protestante, di un clandestino senza destino , di una donna dedita a vedere la propria pelle . Per quanto non sarei mai giunto ad una certa conclusione ad una sintesi dei fatti predefiniti nel sillogismo angelico , giunsi verso una altra definizione del vivere con e senza lettere . Certo di dover credere alfine nel verbo fattosi carne.


Il palazzo era tutto fatto di lettere e ci venivano tutte le signore grammatiche con i rispettivi mariti , punti interrogativi che presumevano di sapere ogni cosa , ed ogni cosa cercavano di dedurre da quell’interrogativo esistenziale che rende impavido ogni visionario. Il palazzo era fatto di parole masticate in silenzio abitato da un orco che aveva un grande testa , un grande piede, che odorava come un porco al macello che si trastullava con la logica del creato , giungendo sempre all’incontrario di come si presumono essere i fatti in questione. Ed in quel palazzo fatto ad immagine del lusso e della lussuria , vidi tanti endecasillabi e versi liberi, scindersi in dialettici ritornelli. Divenire , spassose canzoncine, ritornelli di un vivere che presumono l’amore sia un circolo di idee bisbetiche , di passioni ribelle , di ombre che regnano nella comune coscienza , danzanti sopra il davanzale del balcone illuminato dalle luci di natale. Impettito l’ apostrofo baffuto si presentò all’uscio del portone del palazzo delle lettere ben vestito in compagnia d’una fiaba che argomentando con la gaia sua favella , fece migliorare tanto la volgare espressione delle dame li presenti .


C’era tanta gente , quella sera al ballo delle lettere , erano giorni all’approssimarsi del santo natale , c’era gente che vagava per strada alla ricerca d’un bene senza intenti , ultraterreno con pochi soldi e sostentamenti vari. Una minuscola donnina sorridendo nella sua miseria, frutto di tante disgrazie ed incubi quotidiani ,frettolosa, infreddolita , fece ritorno a casa , tutta sola insieme al suo cagnolino di nome virgola.


Votati ad un fine illustre , diversi nell’aspetto , divisi nella bolletta del telefono da pagare , nel paio di scarpe nuove.

Non siamo tutti identici , nella logica delle cose.

Disse l’uomo senza occhiali , alla guardia senza baffi.

Si pero non prenderci gusto a farmi del male

Faccio quello che voglio della mia vita gli rispose la guardia

Fai di me , quello che ti pare, disse l’uomo senza occhiali

Non mi sembra una buona idea

Ne voglio parlare con mia moglie

Certo la vita è una cosa che non si può comprare

Sei certo di essere quello che il mondo vuole da te

Sono certo di questo amore

Una padella piena di ceci

No una pentola che cuoce un cervello

Vorrei uscire e gridare

Non farlo dentro l’orecchio della vecchia

Che diamine perché mi tratti cosi

Sono perplesso , sono un povera fesso

Vorrei crederti , ma non posso spostare il mondo da un lato

Facciamo come se fossimo dei veri amici

Lo vorrei ma in molti non vogliono

Ascolti chi dice , il signore è grande

Sono una lettera anch’io

Io un accento impertinente

Non ho capito il significato ma mi fido

Ti fidi della poesia

Non è la poesia ha spaventarmi è l’uso delle lettere che fai

La dialettica nasconde sempre tristezze ed incertezze.

rispose l’uomo con gli occhiali aggiustandosi la giacca.

La guardia scrollò il capo poi corse a buttarsi da basso nell’inferno di sempre in mille passioni e mille incertezze cosi il termine delle lettere divennero un eloquio all’impotenza.


Seduto in una pizzeria del centro, il signore dagli occhiali d’oro assiste allo scippo della borsetta ad una passante, intenta a fare compere in compagnia del suo cagnolino. Coppie d’innamorati vengono attratti dal grande albero di natale in mezzo all’immensa piazza , decorato con mille luci , pieno di ninnoli e stelline con tante palline colorate luccicanti nella fredda sera ,piccoli mondi su cui vivono innumerevoli extraterrestri.

Quella sera d’inizio dicembre in molti non erano preparati

ad aviare un dialogo teologico, filosofico , incentrato

sulla fine dell’ arte con un monaco buddista , battezzato per mezzo dello spirito santo.

Il mondo è frutto della volontà e della rappresentazione.

Disse qualcuno citando Schopenhauer.

La vita è un espressione dialettale.

Che tristezza questo amore

Non è il bene a farmi cambiare idea

Non posso cambiare ma vorrei capire

Non c’è una morale siamo nati per soffrire

M’ incitarono cosi ad andare avanti ed io l’avrei fatto

sé non m’avrebbe fatto pagare a me il conto

di quella cena nauseabonda .

Intanto la donna nuda sulla luna , venne applaudita

da mille spettatori infreddoliti sotto le stelle.

In silenzio tra la folla con l’animo in frantumi.

Il freddo congelò lo spirito delle polemiche

le varie conclusioni affrettate i plebisciti popolari.

Cosi tutto passa e invecchia velocemente , mentre scendo da casa a svuotare il secchio colmo di lettere usate pieno di verbi in frantumi. Esco di casa ,sotto la pioggia in pantofole e pigiama

ignaro del domani di ciò che pensa di me il prossimo.

Mi sento un piccolo uomo , cosi piccolo da non sorridere

più al domani che m’attende domani , pensò:

Il tempo inganna e ti cambia inesorabilmente .

Nei lumi ideali di mille ricerche etimologiche .

Gianna filava la lana in un giorno qualsiasi fatto solo di sesso.

Cosi mentre perseguo i miei ideali letterari

La ragione insegue un sogno.

La notte un vecchio amore.





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