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Una storia di MartinaCiano

Quel che resta di noi

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4 minuti

Pubblicato il 30 luglio 2019 in Storie d’amore

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Quelle iniziali scritte sulla panchina del nostro primo appuntamento sono una delle poche cose che resta, stanno là e da sempre sfidano il vento dei nostri giorni grigi.
Un gelo dentro che si è fatto spazio tra le scintille del nostro amore, che si è preso tutto, che ci ha lasciati spezzati, divisi in due.
Io ricordo quando aspettavamo l'alba, dietro quella barca che ci separava dal resto del mondo, quando correvamo senza pensieri e senza vestiti verso il mare e abbracciandoti stringevo i tuoi boccoli bagnati per sentirti un po' più mio e i tuoi baci avevano il sapore di salsedine e promesse infrante, di debolezze che dovevo custodire gelosamente. Promesse che ho visto sgretolarsi, debolezze che sono diventati muri alti e ivalicabili.
Non ci accontentavamo mai, ci baciavamo con gli occhi, non ce ne accorgevamo, sapevamo farlo bene, era complicità, era chimica che non si spegne mai, era la luce che ti sei portato via.
C'è un tempo per tutto e il nostro è passato veloce, come quel treno che non ripasserà più, come i dettagli del tuo corpo, che mi tornano in mente mentre resto stesa su queste lenzuola di ricordi, dove mi sei vicino anche se non parliamo più.
Ti direi che capivo se stavi bene dalle rughe sul tuo volto quando sorridevi, se eri imbarazzato dal modo incerto in cui ti toccavi i capelli e guardavi in basso,

ti direi che misuravo quanto ti ero mancata dalla forza con cui mi stringevi tra le braccia, in quegli abbracci che sembravano rompermi e che invece ci aggiustavano,

ti direi che ricordo anche le frasi non dette, quelle che capivo dal luccichio dei tuoi occhi,

ti direi che preferivo credere a tutte le tue bugie per non restare senza di te,

ti direi che in fondo già lo sapevo che avresti tenuto dentro me i tuoi occhi sempre,

ti direi che avrei accettato tutto per tenerti accanto,

ti direi che con te ho conosciuto la rabbia, il dolore, il rancore, ma che il perfetto incastro del mio mento con la tua spalla mi bastava a scordarmi tutto il male.
Dicono che la prima cosa che si dimentica di qualcuno è il suono della sua voce, che io risento quando fuori è notte e le stelle fanno contrasto coi miei sogni;
i tratti del suo volto, che io continuo a vedere al tramonto;
il profumo della sua pelle, che eppure mi pervade quando la brezza tatua il mare.
Forse ci arriveremo tardi a tutti i nostri sbagli, ma la nostra fortuna sarà di aver amato qualcuno di un amore così raro, così tanto. Qualcuno che ovunque andrai sarà sempre con te, qualcuno che non potrai mai perdere, che sarà costantemente, inspiegabilmente e completamente parte di te.

C’erano cose di te che non dicevi mai a nessuno, avevi sempre addosso la maschera del guerriero, ma te la toglievi quando ti stavo a fianco mentre tu mi portavi il sole tra le mie lune storte.

Mi son goduta i nostri momenti soltanto a metà, perché ogni volta che sentivo sulla pelle che mi amavi, mi domandavo quando avresti smesso, mi domandavo se era vero.

Poi ti ho perso, ma mi son tenuta tutti i brividi che ancora ho nello stomaco, perché non importa chi ho vicino, dove sei e dove sono o per che cosa respiro, ci sono cose che finiscono, ma senza che finiscano dentro ai cuori.

Non importa cosa succederà, quello che abbiamo vissuto io e te non lo potrò mai rivivere, neanche gli addii, i pianti, la voglia di andar via per poi aspettare che torni, perché in fondo non volevo nient’altro;

non importa perché tu sarai sempre l’amore che mi ha cambiato la vita, e lo resterai, anche se saremo lontani, anche se non saremo insieme.
Così, quando il suono dei rimpianti supera quello dei rimorsi torno su quella panchina e immagino che sia possibile aspettarti, immagino che tu stia per arrivare a raccontarmi le tue vittorie e le tue sconfitte, le gioie, i guai e i grandi traguardi, immagino che mi dedichi ancora i tuoi desideri nelle notte di mezza estate, immagino che mi ripari ancora quando fuori c'è tempesta, immagino di venirti in mente riscoprendo i dettagli che nemmeno ti eri accorto di aver vissuto, immagino di averti ancora accanto mentre la vita va avanti, immagino che sia vero e per un secondo i miei giorni grigi spariscono, come se fossimo sempre in due, coi respiri confusi, le mani intrecciate e gli occhi persi di chi non voleva più ritrovarsi.


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