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Una storia di BrunoMagnolfi

Discorsi sbagliati.

Non posso credere che tutto possa finire così

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3 minuti

Pubblicato il 02 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #ragazzi #raccontobreve

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“Non posso credere che tutto possa finire così”, fa lei. Poi accosta una mano al muretto e ne accarezza le asperità delle pietre da cui è composto, come per rendersi conto che quello che sta guardando in questo momento corrisponda realmente a ciò che può anche sfiorare. Lui resta appoggiato di schiena, osserva la strada di fronte, cerca le parole più adatte per esprimere quello che pensa, ma poi resta in silenzio, come non avesse del tutto fiducia in ciò che eventualmente potrebbe dirle adesso. “Mi pare quasi una cosa ridicola”, conclude lei con un gesto di stizza. “Priva di senso”. Poi lui si stacca dal muro, compie un passo in avanti come a mostrare il proprio desiderio di allontanarsi, e nel momento esatto in cui si volta verso di lei, è proprio lei ad anticiparlo di un attimo, incamminandosi lungo il marciapiede, dandogli le spalle con apparente indifferenza, e mostrando una calma ed una fermezza che lui forse in questo attimo non si sarebbe aspettato.

Lui allora, proprio mentre lei se ne va senza voltarsi, attraversa rapidamente la strada, cercando forse qualcuno dei ragazzi della comitiva che normalmente frequenta, ma non c’è proprio nessuno, ed allora si ferma da solo davanti al solito chiosco dei panini, guardandosi attorno quasi sgomento, come se quella solitudine improvvisa che adesso avverte, fosse quasi una trappola tesa per ridere dei suoi comportamenti. “Vuoi le patate?”, gli fa l’uomo con indifferenza dietro al banco dei salumi e delle lattine di birra, e lui scuote subito la testa, rendendosi conto di essere completamente fuori da ogni sintonia, tanto da non riuscire a comprendere bene neppure cosa sia meglio fare. “Si, certo”, risponde alla fine senza pensare, così prende dei soldi, li mette sul piano d’acciaio, e poi si fa consegnare il resto e la vaschetta di plastica colma in un attimo.

Poi si volta, la cerca ancora lungo la strada con uno sguardo veloce, mentre con la forchetta di plastica si porta qualche patata fritta alla bocca. Lei adesso non c’è, quello che si era impegnato a spiegarle è rimasto a mezz’aria, ed anche se avrebbe voglia di alzare le spalle e dirsi che in fondo è meglio così, in realtà non è soddisfatto, forse sta soltanto facendo la figura del superficiale. Si sposta con calma fino ad una panchina, si siede e pensa che rimarrà a presidiare quel luogo fino a quando lei non si farà rivedere, perché ancora c’è da parlare, spiegare, chiarire tutto quello che è rimasto insoluto. Perché non è che lui volesse davvero interrompere la sua storia con lei, quando le ha detto che era solo un po’ stufo di quelle abitudini, soltanto avrebbe voluto da parte della sua ragazza, almeno un semplice guizzo di novità, qualcosa di diverso dalle solite cose.

Anche soltanto vedersi ogni giorno dopo la scuola all’angolo di quella strada, compiere la solita passeggiata, fermarsi alla panchina dei giardinetti, parlare dei soliti argomenti, tutto negli ultimi giorni sembra diventato di una noia infinita, quasi una ripetizione costante di una stessa matrice. Ogni tanto ci vuole una scossa, pensa semplicemente adesso mentre finisce le sue patatine fritte; “è una necessità dello spirito”, vorrebbe forse spiegarle in questo momento. “Sarebbe sufficiente trovare ogni tanto nuove cose da fare, nuovi argomenti, piccole variabili attorno a cui riflettere in due, e tutto assumerebbe di colpo un diverso sapore, delle nuove colorazioni”. Lei però non si vede, è sparita dalla sua vista e non torna più indietro, forse lui senza volerlo le ha detto qualcosa capace di ferirla; o magari anche lei si sentiva adesso un po’ stufa delle solite cose, e avrebbe voluto lamentarsi per prima di ciò che anticipandola le ha detto lui. Così si alza, getta dentro un cestino i rimasugli di ciò che ha già deglutito, inizia a percorrere rapidamente quello stesso tratto di strada che ha compiuto con lei chissà quante volte da quando si vedono nei pomeriggi, fino ad arrivare a quella stessa panchina dei giardinetti; e lei è lì, seduta, tranquillamente, con un libro aperto sopra le gambe, come se il suo bisogno di lasciare alle spalle quei discorsi sbagliati, fosse in fondo il medesimo che ha provato anche lui.


Bruno Magnolfi


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