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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

"La manomissione delle parole"

(... un libro-saggio di Gianrico Carofiglio)

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3 minuti

Pubblicato il 10 settembre 2019 in Recensioni

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Copertina del libro.
Copertina del libro.




"La manomissione delle parole"

(... un libro-saggio di Gianrico Carofiglio)



Pochi libri hanno la capacità di affabulare il lettore e convincerlo di quello che dicono dalla prima pagina all'ultima, da lasciarlo addirittura senza fiato, per la sua loro coinvolgente autorevolezza. Spogliato qua e là di qualche marcata presa di posizione che non cambia l'indirizzo etico ed estetico del saggio, il resto è tutto un rincorrere concetti, di cui abbiamo perduto il senso, che Gianrico Carofiglio recupera e ci omaggia con una chiave di lettura più vicina a noi, al nostro tempo, alla società attuale che, sempre più, si perde nelle frequenti concatenazioni della politica.


Nell'economia del libro, infatti, la politica è nelle cose, negli atti, così come nei pensieri e addirittura nelle parole divenute 'sconvenienti' perché - come scrive l'autore - manomesse in funzione di qualcos'altro che non è il terreno originario per cui sono state coniate. Inutile dire che qualcosa non funziona in questa società (che ricordo abbiamo costruito noi), in questa democrazia che, pure, ci siamo dati. Qualcosa certo deve non aver funzionato a dovere se stiamo ancora qui a sbattere la testa contro il muro, dopo aver affrontato ogni argomentazione per milioni di volte, esserci fatti propositi, aver fatto promesse (a noi stessi prima che agli altri), se poi siamo rimasti più o meno quelli che eravamo un secolo fa.


Viene spontaneo domandarci a cosa sono servite tutte le guerre se ce ne sono ancora in corso? Tutti gli incontri al vertice (G8 - G10 - G20 e quelli sulla fame, sull'ecologia, sul nucleare, sul salviamo il mondo) tra le nazioni, se tutto rimane come è sempre stato, anzi peggiora di giorno in giorno?


Tutto questo per pensare in grande per quanto riguarda la comunità, l'intera umanità, ma che succede se per un istante ci inoltriamo nel 'labirinto' di noi stessi, noi intesi singolarmente come entità pensante e giuridicamente responsabile?


Come accade in "Paradiso Perduto" di Milton 'siamo letteralmente fregati', oppure 'ci hanno fregati?' No, la verità è insita in questo saggio che non vuole essere il verbo, bensì ricondurci dentro una realtà, e oserei dire dentro una verità scontata, antica quanto il mondo: 'ci siamo fregati da soli', in breve siamo gli autori sconfessati di numerosi autogol.

Ovviamente l'autore non si esprime in questo modo pedestre, vola più alto, ma seguirlo non è affatto pesante, anzi vola basso nel restituire alle parole un senso che dovremmo far nostro.


"Mi è difficile - scrive - definire la natura di questo libro che verrà classificato come un saggio (e in un certo senso lo è), ma tengo a dire che, per me, è soprattutto l'esito di un gioco di sconfinamenti. Un'antologia anarchica. Una ricerca di senso, anche, soprattutto attraverso le parole e le pagine di altri, da Hannah Arendt a don Milani, da Aristotile a Bob Dylan, da Goethe a Gramsci, fino alle pagine esemplari della nostra Costituzione".


E ciò che egli vuole dirci è che dovremmo re-incominciare a chiamare le cose con il loro nome, ripensare il linguaggio come un gesto in prospettiva che va verso il futuro, insomma "immaginare una nuova forma di vita".


Ma ne saremo capaci?

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