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Una storia di BrunoMagnolfi

Questa storia è presente nel magazine Villi

Gatto Mammone. (3 di 9).

Durante l’occupazione dell’ateneo

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2 minuti

Pubblicato il 13 gennaio 2021 in Altro

Tags: #Villi

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Durante l’occupazione dell’ateneo si era girato in lungo e in largo dentro alle facoltà, fingendo sempre di cercare qualcuno, ma di fatto cercando una propria collocazione, un proprio ruolo, certe caratteristiche che rendessero specchiate le personalità di ognuno di noi. Avevo conosciuto un ragazzo, non so neanche come e perché, un tipo di Roma, con il quale ero andato in giro per un giorno intero, e che mi aveva riferito una frase che non mi sarebbe più uscita di mente: “conosco tanta gente, ma non ho neanche un amico…”. Eppure lo invidiavo. Girare per strada con lui era quasi imbarazzante: tutti lo salutavano, tutti avevano qualcosa da dirgli o da chiedergli, come un punto di riferimento, quasi una boa attorno alla quale far girare piccole e grandi imbarcazioni che veleggiavano in acque un po’ oscure, a volte persino minacciose.

Due anni dopo entravo in casa di Villi a serata avanzata, nella penombra tardo primaverile, fresca della bianca luce lunare che penetrava dai finestroni. Sulla lunga terrazza che dava sul cortile interno del grande appartamento lei stava lì, forse aspettandomi, con una bottiglia di Pinot grigio ghiacciata e due dita di vino bianco dentro ad un calice. Presi il mio bicchiere in cucina senza accendere neppure le luci, e andai a sedermi dall’altra parte del piccolo tavolo, nella stessa posizione di lei, spalle al muro, come ad un cinema, con i piedi appoggiati alla ringhiera di ferro, ad osservare i tetti delle case di fronte e il cielo giallo-rossastro delle luci cittadine e del tramonto che si riversava dall’alto sopra di noi.

Dei gatti si erano rincorsi fino ad allora miagolando arruffati, ed io, dopo un po’ di silenzio, avevo iniziato, tanto per riempire quel vuoto ed evitare argomenti un po’ triti, a narrare la storia di Gatto Mammone, che era probabilmente un animale un po’ timido, secondo la mia fantasia, poco adatto alla vita all’aperto con gli altri. I gatti sui tetti continuavano a correre e a rincorrersi, forse felici, ma lui no, introverso e sensibile, si teneva in disparte, e cercava un angolo buio dove ritirarsi da solo, senza mai mescolarsi con gli altri. La continuazione di tutta la storia l’avrei poi raccontata la sera seguente, e tutte le altre sere a venire, per un lungo periodo costituito soltanto da quei pochi ingredienti, fino a quando litigai con la Villi, non mi ricordo neppure di preciso il perché, e lei dovette andar via, in Grecia, a completare la sua tesi di architettura, lasciandomi padrone di una casa stupenda, però ormai priva della sua fondamentale presenza.


Bruno Magnolfi


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