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Una storia di Sarademian

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #maschere

XVI – LA TORRE

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4 minuti

Pubblicato il 27 febbraio 2019 in Storie d’amore

Tags: #tarocchi #mistero #maschere #venezia #latorre

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Venezia, XVII secolo.


Nella cupa penombra della stanza, la donna seduta di fronte a me mescolava le carte con cura. Le sue dita lunghe e affusolate si muovevano piano accarezzando il dorso dei tarocchi oramai consunti. Pensai a quante volte quel movimento era stato ripetuto come un rituale in tempi e luoghi diversi, ma soprattutto cercai di immaginare sotto a quanti e quali occhi la Greca, così la chiamavano in città, aveva scoperto le sue carte dorate pronunciando inesorabile i destini dei loro possessori.

– Ora traccerò una linea temporale. – affermò con la sua voce di velluto posando il mazzo al centro del tavolino scuro. – Ma prima, – disse stendendo le labbra in un sorriso compiaciuto – ho bisogno della vostra mano. – afferrò la sinistra posandola sulle carte.

- Tagliate il mazzo, così. Molto bene, possiamo cominciare…

La guardai negli occhi, neri come l’abisso infernale, ed ebbi la sensazione che quella donna conoscesse cose che al resto degli uomini sfuggivano.


16 gennaio.


Stavo guardando il cielo incupirsi quando Maria entrò nella mia camera.

- Mia signora, vi ho portato la moretta per questa sera. Volete che vi aiuti ad indossarla?

- Sì. – risposi, distratta, guardando solo di sfuggita la maschera di velluto nero che la serva teneva tra le mani.

- Il còdega è già sulla porta che vi aspetta, mia signora. Buon divertimento. – aggiunse quando terminato il suo lavoro era già sulla porta.

Nel momento in cui uscì feci un respiro profondo e chiusi gli occhi. Era passato un mese da quando avevo incontrato la Greca e da allora non riuscivo più a smettere di pensare alle sue parole…

“Questo è ciò che è adesso: gli Amanti.”

Su un campo dorato era raffigurato un cupido bendato assieme ad una coppia che si stringeva la mano.

“Dopo un passato di saggezza e autocontrollo” aveva detto puntando il dito su la Papessa “ora sei di fronte a un bivio, a un dubbio lacerante di cui ora cercherò di capire l’origine.”

Quindi aveva scoperto un’altra carta, sistemandola sotto quella degli Amanti.

“Il Diavolo. Passione incontrollata. Un uomo vi desidera e voi desiderate lui, è chiaro, ma c’è un problema: la vostra famiglia. Non è così?”

Sì era così, ma non lo dissi. Un nodo alla gola mi impediva di parlare. Se avessi scelto lui avrei perso la mia famiglia e se avessi fatto il contrario, be’, lui mi sarebbe mancato per tutta la vita.

Quello che avevo di fronte era un bivio crudele. Per questo avevo deciso di chiamare la Greca. Volevo sapere quale sacrificio mi sarebbe costato di meno. Ma nemmeno questo riuscii a sapere.

“Questo invece è ciò che accadrà: la Torre. Il crollo. Il mondo che conoscete cadrà lasciando che qualcosa di nuovo lo sostituisca. Il passaggio sarà irreversibile. Negativo o positivo che sia.

Ora dovrete prendere una decisione. Le carte vi hanno mostrato un futuro possibile ma solo voi avete il potere di modellare il futuro con le vostre azioni.”

Il còdega era lì ad attendere sul portone, come aveva detto Maria, ma quando gli fui abbastanza vicina mi accorsi che c’era qualcosa di strano in lui. Lo osservai attentamente e capii che la maschera rossa era sì la stessa della persona che mi aveva accompagnata tante volte per i calle della città, così come gli abiti, ma l’uomo che vi si celava sotto era un altro. A quella consapevolezza il respiro mi si bloccò.

- Anna…

Sussurrò piano. Quella voce… non poteva essere…

La terra tremò sotto i piedi e le urla di persone che precipitavano dall’alto di una Torre rimbombò nelle mie orecchie.

Era lui, il Diavolo. Il mio diavolo, quello con gli occhi azzurri, i tratti virili e il sorriso gentile che mi aveva rapito il cuore.

Ora si era tolto la maschera mostrandomi il viso sotto la luce della lanterna.

- Vieni via con me. Adesso. – sussurrò, tendendo speranzoso la mano verso di me.

Chiusi gli occhi.

Gli Amanti. La donna che stringeva la mano del suo uomo. Era un segno? Forse.

Ma ecco un fulmine squarciare l’aria, e una Torre spaccata a metà precipitare con i suoi abitanti.

Uno di loro mi era familiare. Era una donna, e indossava la moretta. Nei suoi occhi non c’era paura eppure stava cadendo, eppure il mondo che conosceva stava crollando inesorabilmente.

Sarebbe stata davvero la fine per lei?

Un tuono proveniente dalla realtà mi riscosse.

Giovanni era lì davanti a me che aspettava.

Qualcosa era cambiato nei miei occhi e se ne accorse anche lui.

Spense la lampada. O ero stata io a farlo?

Quando il buio ci avvolse seppi esattamente cosa dovevo fare.

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