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Una storia di DomenicoDeFerraro

LA MEMORIA DELLA LUNA

FIABA TENEBROSA ED AMOROSA

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11 minuti

Pubblicato il 27 gennaio 2021 in Storie d’amore

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LA MEMORIA DELLA LUNA


FIABA TENEBROSA ED AMOROSA



La storia siamo noi ,siamo noi questa scodella di minestra fredda mangiata in fretta sotto le stelle . Siamo noi che andiamo lungo questa strada che ci porta lontano , oltre ogni indifferenza , oltre ogni crudeltà , oltre ogni colpa o delitto, commesso .


Siamo noi che viviamo ed amiamo cercando d’essere migliori in un tempo che sempre più ci trascina verso il fondo di un mondo credule, legato ad un male che si perpetua nel tempo. Siamo noi che amiamo e speriamo in giorni migliori , liberi dall’odio , diversi da oggi. Diversi nel nostro divenire.


Per quanto capire non serve a molto , ma provare non costa nulla e se ci si lancia dalla finestra della follia , l’immaginazione ci trascina verso un mondo migliore di quello che si vive. Realtà che si tramuta in se stessa in un essere felice in qualcosa che ha tempo e luogo, ha nome e ha un amore da mostrare a chiunque gli dica buongiorno o buonasera.


Tutto accade per caso in questa storia fatta di pane e parole ,legate al carro della misericordia , carico di dolori e rime sparse nei campi gelati ove volano le cornacchie che si librano nel cielo ,carico di grigie nuvole nel canto che diventa cupo, entrando sempre più nel bosco oscuro dell’essere diversi.


Cosi in un giorno qualsiasi quando la notte già s’era dissolta con le prime luci dell’alba . Ed il sole giocondo, rubicondo, sorse raggiante ad illuminare la poca vita che insediava l’aurora la quale ingorda , assaliva , l’ignoto moto delle stelle e tra gli astri si spegneva e mostrava il suo vero volto di essere congeniale alla malattia di una filosofia simile a se stessa , mite nelle sue triste vicende legate alla nostra quotidiana esistenza. Un uomo di nome Petra dall’aspetto assai gentile dal passato ignaro a molti ,andava per la sua strada, in compagnia dei suoi pensieri nella gioia del suo vivere di anni passati per vaghe idee in una logica figlia della sua religione di vivere .


Al suo risveglio un bel mattino improvvisamente s’accorse di aver perso la memoria ,non si ricordava più chi fosse, ne dove fosse nato ne chi fosse ne tantomeno da dove venisse ,quale era il suo nome . Incapace di reagire in quello stato confusionale si mise a cercare la sua perduta identità che conteneva la sua triste storia d’uomo qualunque.


Una storia assai simile a tante altre cosi uguale a tanti uomini , identica alle tante faccia di un vivere, aldilà del bene e del male. Cosi il povero uomo disperato , intraprese il suo cammino verso ciò che era stato un tempo , verso quello che aveva creduto ed amato ed ovunque andasse, vagando romito , ignaro, chiedeva implorante a chiunque incontrasse, persone o cose , chi egli fosse stato . Vivere quel suo stato confusione ,lo rendeva inerme, incapace di reagire alla cattiva sorte che lo perseguitava , alla storia che lo condannava e lo gettava dentro un fosso, dove ci sono tante ossa , dove senti di non essere nessuno. Ove senti che sei uguale alle ossa dei cani, uguale alle ossa dei morti.


Piangere serve a poco, cosi provò per un po' a lottare contro i suoi fantasmi ed altre idiozie , sortilegi che lo rendevano afflitto nei sui vizi e nelle sue perplessità . Un dubbio atroce , camminando, prese sopravento in lui , un senso di colpa che lo rese incapace di reagire al male. Poveretto incredulo, provò perfino, stanco di vagabondare , per molti continenti senza trovar risposta alcuna di chiedere alla luna che luminosa , stava là con i suoi gonfi seni da fuori , nel fosco cielo , quasi ignuda , affacciata sul bel golfo di quel luminoso universo, beata nel cielo a sera trapunto di stelle, pallida e pura. Splendeva la luna nel buio sopra la terra , l’ammirava dall’alto muta e suadente .

Sai dirmi vegliarda luna , tu regina della notte chi sono io?

Cosa mi domandi , uomo, sappi che anch’io non so chi sono

Non conosci la tua storia , ahimè neppure io

Che pena mi fai poveretto vuoi che t’accompagni un po’ lungo il tuo cammino ?

Farei volentieri quattro passi con te ma ho fretta di sapere

chi sono.

Credimi preferisco stare da solo

Sei un solitario

Forse lo sono , prima dello spuntare del sole sui monti

Io non ricordo più chi sono

Eccomi guardami e capirai chi sei

Vorrei ma non posso

Apri i tuoi occhi

Le ho socchiusi per un po' ed ho avuto paura di vedere

Sei uno sciocco

Io non conosco , ecco, chi sono

Non fare quella faccia

La luna delicatamente mosse i cigli degli occhi poi con voce soave e dolce, colta di sorpresa in quel momento non sapendo effettivamente , cosa rispondere disse:

Vorrei aiutarti ma vedi son tanto vecchia, così tanto da non ricordare neppure io chi sono , ne tanto meno rammento , confesso del mio passato. Delle mie eclissi che mi conducono ad un sapere profano. Il tempo ahimè ha ingannato anche me , mi ha lasciata da sola . Tanto tempo è passato cosi velocemente nell’oscurità dello spazio in cui sono immersa che non ho potuto vedere cosa ti è accaduto per poterti oggi aiutarti .

Troppe cose oscure non mi hanno permesso di vedere cosa veramente , accadesse sulla terra impedendo alla mia fioca luce illuminasse quelle disgrazie che colpiscono ogni essere vivente nell’ore funeste.

Poveretto che sono.

Non disperare.

Ed io piango per nulla?

Per nulla ? Sei vivo tanto basta.

Vorrei essere un astro anch’io.

Sai che barba.

Sei propria una bella amica.

Grazie.

Mi rifiuto di credere.

Non ridere allora.

Non sono cosi cretino.

Non seguire l’ira.

Mi bevo un caffè.

Forse è Meglio.

Il tempo ci ha trascinato in una fossa comune

Io sono la che aspetto tutto passi.

Non abbassare le braccia

Ti ringrazio per i tuoi consigli , comunque proverò a chiedere a qualcun altro disse l’uomo amareggiato. Cosi prosegui per la sua strada recandosi lesto da una stella assai luminosa .

E tu Stella che brilli lassù nel cielo sapresti dirmi quale è il mio nome, chi sono io ?

Bella domanda rispose la stella , vorrei tanto aiutarti

ma credo di non essere in grado di farlo .

Perché mai?

Perché, perché, quanti perché.

Scusa.

Ecco non volevo.

Va bene non grattarti il capo.

Non sono io che mi gratto.

Sarà il gatto sotto il muro.

Una corona d’alloro non ti cinge di certo il capo.

Non dirmi ti amo.

Ecco sono nel sacco.

Fosca la via , stretta la strada.

Quanto dolore, provo dentro di me.

Allora chi dici d’essere?

Non lo so . Ti prego aiutami.

T’immagino con i baffi, staresti meglio.

Io con i baffi , mi prendi in giro.

Vestito da bersagliere.

Ti prendi gioco di me.

Ma io non ho paura, ma fuggo davanti al fuoco.

Tira l’acqua dal pozzo.

Non ho sete.

Chi di conoscenza vive ,di gaia scienza si bea .

Ma io sono il figlio dell’esperienza.

Credi di essere l’unico a capire ,quanto ci resta da vivere.

Credo, vedo e penso, provo semmai compassione.

Sei proprio un bel tipo.

Forse sono quello che sono.

Ecco hai trovato un indizio.

Ti son veramente grato bella stellina.

Vedi di non smarrire la strada intrapresa.

Va bene stella ti saluto , non voglio farti perdere altro tempo prezioso.


Così il povero uomo assai goffo di presenza passo dopo passo s’incamminò di nuovo per la sua strada , facendo ritornò su i suoi passi , andò a bussare ad ogni porta , incontrasse , ogni pubblico ufficio , palazzo , ogni luogo di culto che gli fosse utile per ritrovare quella sua memoria perduta. Ma purtroppo la sua ricerca fu assai vana e in quella frenetica ricerca, passarono , giorni , mesi , anni . Con il passare del tempo , guardarsi allo specchio divenne sempre più faticoso , continuare a non sapere chi sei , per il misero uomo diventò un gran problema.

Quasi un castigo ,una colpa non sapere chi fosse stato in quella sua antecedente esistenza, trascorsa , chi sà in che modo.

Essendo solo , senza parenti , decise dopo tante peregrinazioni di far ritorno a casa sua l’unico luogo che egli conosceva e di starsene finalmente in pace , con se stesso nella sua vecchia casa , comodamente seduto nella bella poltrona appartenuta un tempo a suo nonno ed aspettare qualcosa accadesse . Aspettò un giorno, due , un mese ed un anno e forse più , attese tanto che l’uomo divenne tanto vecchio ,decrepito e debole. Il mondo s’era dimenticato di lui e lui del mondo che gli aveva dato una vita difficile ,raminga ,anonima a tal punto da perdere il ricordo di chi fosse . Una vita fatta di brevi piaceri , coronata di piccole sciagure ,dignitosa intrisa di minuscole soddisfazioni . Vita misera che lui con coraggio aveva affrontato ,una vita che gli aveva dato un nome che adesso non ricordava. Un esistenza , figlia del suo passato , immagini vaghe d’un tempo trascorso nel bene e nel male . La memoria è un bene prezioso , storia di un individuo , parte d’un popolo , sintesi di un soggetto ed un oggetto , figlio , e padre al qua tempo . Poiché noi siamo prodotto di quel passato , di quella storia a volte meravigliosa, malvagia , ingannevole che ci guida attraverso una mistica realtà , verso un singolare destino. Nel passato soltanto ,nelle opere compiute con giustizia l’umanità acquista nozione e consapevolezza di se stessa ,di quel che è dei suoi valori dei suoi errori ,la fiducia nei suoi ideali e l’avversione, verso l’orrore delle cose negative e demoniache che la insidiano che spesso continuamente , persegue .


Soli rimangono spesso alcuni lungo il corso naturale delle sue cose . Ma , pere questo non bisogna mai dimenticare il proprio passato, poiché ciò che fummo , saremo . Solo attraverso noi stessi potremmo ritornare a credere e rispettare il prossimo , paragonarci con qualsiasi colore della pelle che veste il nostro essere ,solo cosi saremo liberi dei nostri pregiudizi .


Il vecchio così s’addormentò , con quelle riflessioni provò a volare oltre quel muro che circonda ogni giardino dell’individuo . Così ciò che un giorno era stato nel dormiveglia rivide per un istante la sua misera vita, lo scorrere di immagini in immagini , attimo dopo attimo , nel ridere , soffrire , amare , sognare, credere ,rivide quelle intime emozioni che lo avevano reso felice nel viaggio intrapreso. Incominciò così a correre ad abbracciare quelle persone care, scomparse per sempre ,ma nel mentre correva forte , prese ad avvicinarsi sempre più ad una tetra figura, molto simile alla signora della morte .


E l’oscurità ingoiava i giorni persi e la sorte d’essere qualcuno, la memoria sembrava ritornare fatta di vari immagini che rammentavano un tempo passato , viaggi e volti , di un vivere negato, E sera teneva sul suo seno la vita di ogni uomo di buona volontà.


Ed un vecchio come lui , gli andò incontro affondando i piedi nella neve insieme ad altri suoi compagni di sventura, spinto da una mano crudele fu gettato verso neri forni infernali ove danzavano le fiamme dell’inferno . Forni dalle terribili fauci dai denti aguzzi e con gli occhi umidi di pianto vide bruciare ossa e carne il quale emanavano un forte lezzo. Nubi nere senza tempo che diveniva nera cenere , fumo intenso , nube oscura sul capo di chi attendeva il suo turno.

Si sentì chiamare nel dormiveglia :

Compagno vienimi ad aiutare, questa pietra è troppo pesante .

Non c’è la faccio ad alzarla.

Vengo , aspetta.

Presto ,corri son quasi allo stremo.

Volo con l’ ali dell’ angelo benedetto.

Scendi come le lacrime chiare.

Non lasciarmi solo compagno.

Vengo non arrenderti .

Lasso son perduto.

Muoio nei miei sogni.

Funesto destino.

Una finestra s’apre, una porta si chiude.

Angelo vieni. Aiutami a scappare da qui

Vengo non piangere

Sei qui nel mio cuore

Sono sopra un monte di ossa di morti

Sono qui ad un passo dalla fine

Chiamatemi santo.

Son solo con la mia pietra.

Avanti compagno.

Non cadere di nuovo.

Ed il cielo era pallido nel mattino funesto , senza sale e senza nubi , un tempo ordinario come le idee disordinate .E là , su una oscura scala come una maledizione un soldato si avvicinò e lo colpì con un bastone , ripetutamente con violenza, imprecando contro il laido destino di quegli uomini di quelle donne di quei bambini.

Il povero vecchio, crollò a terra agonizzante e l’aguzzino gli gridò : Ora vedrai signor nessuno di massi ne porterai non uno , ma due.

Ed il vecchio sofferente , rispose con un filo di voce :

Ne porterò due ed anche tre , signore non ho paura , son forte

e dopo sé non sei codardo t’ imbatterai con me fino alla morte.

Ma, quando giunse il suo turno si trascinò come un verme

in lacrime verso il varco dell’esistenza, cosi il vecchio chiese alla morte . Signora la prego mi dica chi sono io?

La signora, sciolta nelle sue leggiadre vesti, lesta in quel momento , angusto , sorrise ed in poco tempo si tramutò in un angelo di luce e così gli rispose :

Povero caro , non piangere più , figlio mio e l’abbracciò

baciandolo sulla sua rugosa fronte.

Il vecchio senti dentro se tutta la storia del mondo e tutto il dolore del suo popolo , ritornò così per un attimo ad essere di nuovo un bambino , un pargolo roseo tra le braccia di sua madre. E nell’innocenza riconquistata gli ritornò alla mente il suo passato. Rammento la sua esistenza trascorsa, riemerse in lui tra le onde dal mare in tempesta del tempo passato la sua memoria di uomo libero. E con quei ricordi che lo rincorrevano egli chiusi gli occhi dolcemente , addormentandosi per sempre tra le braccia d’un angelo dalle immense ali bianche e lucenti che lo condusse in cielo con se , cantando il cantico dei cantici.




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