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Una storia di Gdcarolei

CHRISTINE

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11 minuti

Pubblicato il 11 luglio 2019 in Avventura

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La minuscola stazione ferroviaria appariva pressoché deserta a quell’ora. Chiuso nel suo impermeabile l’uomo si fermò un istante, poi annodò con accuratezza la sciarpa di lana intorno al collo togliendo le mani dalle tasche, rabbrividendo alla rigida temperatura dell’inverno austriaco. Non che ci si potesse lamentare, dopotutto era un gennaio accettabile ad una latitudine del genere. Lanciò uno sguardo sfuggente al vecchio orologio con supporto in ferro battuto, quindi chiuse gli occhi pazientemente . Era lì in attesa del passaggio di un treno , il solo che transitasse da quelle parti prima di prendere la strada per Vienna. Il diretto proveniente da Graz, per dovere di precisione , quello delle 02.45. Borbottò qualcosa fissando le rotaie, poi si mise prudentemente al riparo sotto la grande tettoia anni ’50 che ospitava la sala d’attesa. Iniziava a nevicare, solo qualche fiocco però.


La nottata si prospettava impegnativa : la Bundespolizei tedesca era stata precisa e categorica, sul quel convoglio transitava un criminale di nazionalità tedesca , autore di reati di vario genere non meglio specificati , un personaggio potenzialmente pericoloso, da bloccare e consegnare in tutta sicurezza alle autorità di Germania con il massimo riserbo possibile, il tutto nell’ottica di una proficua collaborazione tra le polizie dei due paesi. Manfred Koller di Monaco, commissario di professione , sbuffò e dalla sua bocca uscì la classica nuvoletta di vapore acqueo. Il suo diretto superiore si trovava in missione in qualche sperduta cittadina del Tirolo orientale e la faccenda era giunta sul suo tavolo in un batter d’occhio; non che ciò non potesse giovare alla sua promettente carriera, semplicemente preferiva il tepore del suo ufficio in Grabenstrasse a quell’umidità che gli penetrava nei vestiti facendolo raggelare. E poi il criminale o presunto tale chi era in realtà e come si sarebbe comportato? Ci si poteva fidare dei colleghi tedeschi? La scorta era sufficiente ? Lui era venuto in compagnia di soli tre agenti della Bundeskriminalamt, in perfetto anonimato per non risvegliare l’attenzione degli organi di stampa, già solertemente critici verso la pubblica sicurezza nazionale, rea di non impiegare energie sufficienti a salvaguardia dei cittadini. Ma poi, in fondo, si trattava di un solo individuo…..


Per tranquillizzarsi uscì sul piazzale antistante la stazione, che andava rapidamente ricoprendosi di nevischio, dove potè constatare la presenza dell’auto di servizio con gli agenti dentro, intenti a fumare parlottando tra loro . La fontana centrale della piazza si era ghiacciata, disegnando suggestive stalattiti. Tutt’intorno silenzio assoluto. “Dovevo entrare in banca, altro che polizia “ rimuginò mentre rientrato in gran fretta osservava nuovamente l’orologio dalla sala d’attesa. L’una e trenta. In lontananza si udiva qualche cane abbaiare, per il resto sembrava che nel mondo non ci fosse nessun altro che lui, i suoi uomini ed un attempato capostazione che sonnecchiava nella biglietteria con una coperta sulle gambe. E un treno in arrivo….

Frugò in tasca, nella concitazione aveva dimenticato la pistola d’ordinanza nel cassetto, o almeno così gli pareva, e trattenne a stento un imprecazione. “ Maledizione, non sarò mai un poliziotto modello” pensò mentre rischiava di perdere l’equilibrio sul terreno ghiacciato. Ripensò alle frequenti discussioni con il suo superiore, un poliziotto vecchio stampo prossimo alla pensione ma ancora tenacemente in pista.


Gunther Schafer aveva 65 anni, capelli bianchi, una moglie inferma da accudire ed un curriculum di tutto rispetto nel quale non era difficile trovare decine e decine di arresti a danno di delinquenti di ogni genere. Un rappresentante della legge ligio al dovere e assolutamente incorruttibile, per il quale il bianco era bianco e il nero era nero, punto. Non c’era possibilità di redenzione per chi aveva sbagliato ; doveva solo pagare per la sua condotta morale, magari anche qualcosa di più del dovuto. Manfred invece aveva una visione diversa, per lui un malvivente poteva non essere necessariamente un furfante incallito o un assassino seriale, da destinare ad una pena esemplare ; dietro quella condotta si potevano celare motivazioni profonde e imperscrutabili , che in taluni casi andavano analizzate per capire con chi si aveva a che fare. Era convinto che la vita dovesse riservare una seconda possibilità a chi aveva sbagliato ed intendeva cambiar seriamente rotta ; non era un fatto di fede cristiana, non praticava più la religione da molto tempo , piuttosto un discorso di etica morale, di come si mettono in pratica i principi che regolano il nostro comportamento , e la giustizia umana era un principio che al giovane commissario stava molto a cuore. Un debole soffio di vento lo investì, ridestandolo ad una realtà tutt’altro che piacevole .


Quasi le 2 di notte, si avvicinava il momento cruciale. Si passò una mano sui capelli, fermando lo sguardo sull’anulare della sinistra sprovvisto di fede . Un’amarezza non ancora assimilata fino in fondo, uno sgradevole “regalo” della sua professione. Si era fidanzato 5 anni prima , un breve viaggio sul lago Maggiore in Italia, la gita ad Isola Bella seduto a fianco di una bionda incantevole di nome Christine , le brevi passeggiate sul lungolago di Stresa , lei che lo prende silenziosamente per mano mentre fissano le acque immobili, la decisione di stare insieme. . Poi i primi anni di matrimonio, i figli che non arrivano , i turni massacranti al commissariato, le prime insofferenze, la decisione di separarsi per riflettere, lei che torna a Monaco dalla sua famiglia , tutto che evapora lentamente culminando in un malinconico abbraccio sfuggente nel grigio inverno bavarese . Pur amandola ancora , Manfred aveva compreso che era giusto lasciarla andare, il suo lavoro non offriva spazio ad una famiglia, e lui lo sapeva bene . Volutamente non sapeva più nulla di lei, e si era convinto che il non cercarsi faceva parte di un tacito accordo telepatico per evitare inutili sofferenze .


Le due e trenta del mattino. Tendendo l’orecchio, Manfred percepì il sommesso vibrare delle rotaie, un movimento lieve ma ben definito. In lontananza si avvicinava un treno , e lui si trovava lì, a fare il suo dovere. La neve aveva smesso di cadere, in compenso era calata una leggera nebbia a rendere la scena ancora più enigmatica. Afferrò il cellulare dalla tasca - “Fritz, venite dentro e state pronti” - disse ad uno degli agenti. Poi fece un passo all’indietro, mentre il capostazione irrompeva sulla scena avvicinandosi con passo traballante. Il rumore giungeva da destra ed aumentava lentamente d’intensità, mentre il commissario si volgeva nella direzione di provenienza , i piedi ben piantati a terra. Dopo qualche interminabile istante lo vide entrare in stazione : si trattava di un treno elettrico di colore rosso appartenente alla Deutsche Bahn , la società ferroviaria nazionale tedesca. Il treno procedeva con velocità moderata , andando a riempire la modesta stazione , fino a quando si fermò con un movimento misurato . Per qualche istante non si mosse nulla , poi le porte color bianco si aprirono in simultanea per la discesa dei passeggeri, ma nessuno si fece avanti sul predellino . Manfred strizzò gli occhi, poi sillabò ai suoi uomini schierati - Io vado a dare un’occhiata, occhi aperti - .


Salito sul convoglio, attraversò la seconda classe apparentemente priva di passeggeri , dirigendosi con cautela verso la prima classe, mentre il suo sesto senso gli suggeriva prudenza e attenzione. Il convoglio si presentava pulitissimo ed efficiente, un vero gioiello della tecnologia tedesca. In fondo al corridoio notò una poliziotta che vedendolo avanzò per qualificarsi , ma lui la precedette - Sono il Commissario Koller disse con autorità mostrando il distintivo . - “Le devo consegnare una persona, faccio strada “ - fece di rimando la poliziotta.

Manfred annuì , riflettendo sulla presenza di un solo agente sul convoglio. Non ebbe il tempo di ragionarci troppo, infilatosi di scatto nel freddo scompartimento vide una donna seduta voltata verso il finestrino, capelli raccolti dietro la testa e le mani bloccate da solide manette . Fu un istante , la donna si voltò mostrando due occhi tutt'altro che sconosciuti a quel commissario di pubblica sicurezza. I loro sguardi s’incrociarono per un attimo, forse più, poi l’uomo congedò la poliziotta - Grazie , me ne occupo con tutte le precauzioni del caso, ci sono i miei ragazzi qua fuori. -


Prese la donna in custodia , ed insieme attraversarono l’uno accanto all’altro il luminoso corridoio della seconda classe, mentre il cuore di Manfred correva all’impazzata. Dal finestrino vide i suoi uomini attenderlo sul marciapiede . - Fritz, io torno indietro con la mia auto, non c’è motivo di preoccuparsi. Voi precedetemi pure alla centrale . - Gli agenti si passarono un sguardo interrogativo , poi annuirono e si diressero verso l’uscita. Il commissario fece un passo indietro, la donna sempre accanto. - Ora andiamo - disse senza guardarla. Scesero rapidamente e si incamminarono verso l’uscita, proprio mentre il convoglio ripartiva .

La nebbia si era fatta più fitta, a malapena si distingueva la fontana della piazza e dovettero camminare lentamente verso il parcheggio, per evitare di scivolare sul terreno ghiacciato.


Parlò per primo, esitando un poco , mentre irragionevolmente le toglieva le manette . “Christine, cos’hai combinato? Non avrei mai pensato che…..”- Lei lo interruppe subito . - “Manfred smettila , le cose non stanno come sembrano, di certo non merito il trattamento riservato ai criminali di lusso. Ho frequentato qualche ambiente poco raccomandabile di Monaco, partecipando ad un paio di rapine da quattro soldi ; niente di cui la tua integra moralità debba scandalizzarsi troppo. - La donna parlava nervosamente . - Portami pure al tuo commissariato per le operazioni di rito ma niente prediche , vorrei farla finita al più presto.

Ma il commissario non l’ascoltava, la sua mente vagava lontano: inaspettatamente poteva riosservare i lineamenti di Christine , la grazia del portamento, i penetranti occhi azzurri : era come un ridestarsi da un lungo sonno e sentirsi irragionevolmente felice . Ne era ancora intimamente innamorato , dovette ammetterlo a se stesso, ma in questo frangente i sentimenti rappresentavano solo un ulteriore ostacolo e lui lo sapeva bene .


“I colleghi tedeschi mi sentiranno - rimuginò ironicamente - aspetto un feroce Killer e trovo la mia ex-moglie in manette , roba da matti”. Frenò però subito quel pensiero, quasi vergognandosene , perché gli pareva di giustificarla. Lei aveva sbagliato, senza dubbio ; ma lui l’amava accidenti, più di quanto pensasse, e fu colto da improvviso imbarazzo. Si disse con scarsa convinzione che doveva compiere il suo dovere, in quanto rappresentante di giustizia . Salirono in macchina nel freddo pungente, e il commissario si allentò la sciarpa sbottonandosi l’impermeabile, mettendo freneticamente in moto. - “ Manfred, dammi una possibilità. Fammi scappar via.” - Christine aveva sussurrato poche parole toccandogli la mano, avvicinando a lui il suo respiro. La sentì a pochissimi centimetri e poté solo immaginare le labbra della donna sulle sue . La sensazione lo fece impallidire, tuttavia esclamò - “ Sai bene che non posso, Christine. Sono un funzionario di polizia”- . Mise in moto con energia, quasi rinfrancato, e mosse sulla strada adiacente alla piccola stazione, che dopo un km si inoltrava nel bosco vicino, e più avanti sfociava sulla provinciale. La nebbia si era magicamente diradata ed il cielo appariva pulito . A metà del tragitto, dove la strada sterrata sfociava in un’ampia radura circondata da abeti e pini , frenò bruscamente . Sotto lo sguardo attento della donna, scese dalla macchina , tolse il cric dal portabagagli, e aprendo lo sportello del passeggero, disse - “ Avanti Christine , colpiscimi e poi sparisci. Sarà semplice per me fingere di essere caduto in un tranello. Abbiamo pochissimo tempo, svelta. Non esagerare , però.....-


La donna obbedì con apparente rassegnazione, ma scesa dalla macchina si accostò al commissario , e stringendolo a sé portò le labbra di entrambi a contatto in un bacio lungo e appassionato. “ Non ti ho mai dimenticato Manfred ; due cuori innamorati finiscono sempre per ritrovar la stessa strada, a dispetto delle circostanze della vita” , sussurrò . Lui ricambiò il bacio con ugual passione , avvertendo contemporaneamente nello stomaco la spinta della pistola semi-automatica . “Eri così assorto nei miei occhi e nei tuoi pensieri da non accorgerti che sotto il sedile del passeggero avevi dimenticato l’arma di ordinanza . Le chiavi della macchina per favore .” Tutto si svolse in fretta , una manciata di minuti e Christine sparì nel buio della notte a tutta velocità , mentre il commissario riguadagnava la scena rimanendo immobile ad osservare la luce che si allontanava, fino ad essere riavvolto dal buio della foresta.


Adagiandosi su un grosso masso posto lì vicino, fece uno lungo sospiro per riprender fiato , con un sorriso amaro stampato sulla faccia gelata , ipotizzando su come sarebbe stata la sua vita da quel momento in poi, mentre componeva il numero di cellulare del suo superiore, ben deciso a farsi affidare il caso e mettersi prontamente sulle tracce della donna per catturarla definitivamente. Al quinto squillo mise giù, nessuna risposta. Si accese una sigaretta osservando il cielo terso. Pochi attimi e il rumore tornò indietro, un fascio di luce lo colse di sorpresa. “ Non posso vivere in questa maniera, non dopo averti rivisto. Sono pronta a seguirti, stavolta senza sorprese. Christine era tornata sui suoi passi, e sorrideva davanti alla macchina . “Dai arrestami commissario . ”

L’uomo ebbe un esitazione , poi avvicinandosi replico’: No Christine, scappa via “ . Lei però si era avvicinata ulteriormente “ Voglio che mi arresti . - No, supplicò lui, madido di sudore nonostante il freddo pungente. Erano ormai vicinissimi , l’uomo ebbe la forza di sussurrare “ Scappa Christine, ti prego....ma ormai nessuno dei due desiderava muoversi ; rimasero lì immobili, come due attori sul set di un film che attendono il ciak del regista , parlandosi in silenzio con occhi innamorati al cospetto di una pallida luna , involontaria testimone di un amore ritrovato .




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