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Una storia di FrancescoFrancica

Camicie Sudate

Agosto 1998

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19 minuti

Pubblicato il 04 dicembre 2018 in Altro

Tags: #caldo #agosto #citt #sogni

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La pressione aumenta, lo si sente a pelle e schiaccia l'umidità addosso aumentando la fatica a respirare, la percezione del caldo torrido e ridesta la fastidiosa tortura delle zanzare. La birra fresca appena uscita dal frigo sarà il primo sollievo dopo la chiusura dell'ufficio.

Il primo Agosto in città.

Per radio le canzoni estive riciclate dall'anno precedente gli riportano alla mente l'estate passata, l'ultima da studente, l'ultima di una vita spensierata lasciata ormai alle spalle: un glorioso viaggio con gli amici di sempre, premio di un buon risultato alla maturità, a fare a gara su quante ragazze si sarebbe riusciti a rimorchiare grazie ad una chitarra, un'armonica ed un'adolescenza passata ad ascoltare tutto lo scibile del rock degli anni settanta ritrovandosi improvvisamente ad essere il re della spiaggia, il più ricco di sorrisi e sguardi ammiccanti.

Ma ora è semplicemente l'ultimo arrivato in ufficio, un principiante, ad agosto inoltrato ancora con quel colorito da fettina di tacchino cruda e con la prospettiva di una settimana scarsa da godere a fine settembre, dopo essersi sorbito i racconti estivi di tutti gli altri colleghi.

Così le giornate si susseguono routinarie: sveglia alle sette, doccia per togliersi di dosso il sudore della notte e un breve viaggio in macchina in una città che stenta a riconoscere avvolta in una coltre di caldo e umidità, abbandonata dai più, con le strade insolitamente deserte, le cler abbassate con quelle scritte a pennarello su fogli A4 appiccicati alla bell'e meglio riportanti la presunta data di riapertura. Le sette ore di lavoro davanti al terminale ad inserire numeri e fare calcoli, rispondendo talvolta a qualche sconosciuto dall'altra parte della cornetta che chiede tempi, spiegazioni, informazioni sui numeri e sui calcoli attendendo la sua risposta balbettante e tentennante da principiante qual’era. La mezzora di pausa pranzo consumata dando le spalle allo schermo e la sgranchita di gambe fino al piano terra a prendere un succedaneo di caffè al distributore automatico scambiando due chiacchiere con Peppe il vecchio portinaio che tutte le volte esordisce con il solito “Fatto tardi ieri sera, eh!? E quante ne hai castigate, dimmi?”, sperando di incrociare una faccia amica che ti tolga dall'imbarazzante conversazione.

Alle quattro lo shut off in sicurezza del sistema operativo e la corsa fuori, sperando di non incrociare Peppe all'uscita, infilandosi nel forno della sua Y10 abbandonata al sole dalla mattina. Il tragitto al contrario nel deserto cittadino con il finestrino spalancato non basta ad evitare la sauna quindi al primo semaforo rosso si allunga alla ricerca spasmodica della manovella del finestrino del passeggero, scollando per un’istante la schiena dal sedile e avvertendo un po’ di refrigerio.

Il sudore incolla la camicia alla schiena e la cintura disegna una banda diagonale sul petto rendendola praticamente inutilizzabile per il resto della giornata, sabato raccoglierà il malloppo di camicie accatastate nel cesto dei panni sporchi e le porterà in tintoria, ormai la signora lo conosce e gli prepara il pacchetto di panni puliti e stirati avvolto in carta da pacchi ocra per il lunedì successivo.

Mamma e papà sono partiti da settimane ormai, hanno affittato un appartamento in riviera romagnola per qualche mese, mamma è appena andata in pensione e quest’anno tocca a loro godersela un po’. Lo hanno più volte pregato di raggiungerli anche solo per un week end, ma il pensiero di mettersi alla guida sotto il sole cocente per ore, nel traffico del fine settimana, per mete affollatissime, quando potrebbe tranquillamente recuperare le ore di sonno perse il sabato mattina, lo fa sudare ancora di più.

Fruga nella tasca della portiera alla ricerca della cassetta giusta ma sono tutte anonime cassette registrate e l’operazione di cernita richiede una certa attenzione, quindi Keith Jarrett gli farà compagnia a partire dal prossimo semaforo rosso.

Lo squillo acuto del Motorola gli ricorda che non è solo al mondo, fruga tra gli oggetti abbandonati sul sedile del passeggero fino a trovare la scatoletta vibrante:

“Pronto?”

“Ciao Fra... dove sei?”

“Ciao Andre, sto tornando a casa dall’ufficio...”

“Ti ricordi che mi avevi detto che saresti passato a prendermi in stazione?”

“Era oggi? Cazzo! Scusami! ...Sei già arrivato?”

“Tranquillo, sono ancora in treno ma tra dieci minuti dovrei essere lì... ce la fai?”

“Sì, tranqui... volevo fare un salto a casa ma fa nulla. Tra dieci minuti ci vediamo in stazione”

Il parcheggio di transito di fronte all'ingresso è pressoché libero, e Fra se ne stupisce un poco, visto che di solito pullula come un formicaio di taxi, autobus, automobili abbandonate in ogni angolo con le quattro frecce lampeggianti. Poi ricorda che è il primo agosto e almeno questo è uno dei vantaggi di essere in città. Andrea -si era scordato di lui- tornava dal campeggio in montagna, dove aveva fatto volontariato come animatore nella colonia dei ragazzini, e si sarebbe fermato una settimana a casa, prima di raggiungere i suoi in riviera, per quindici giorni di meritate vacanze al mare. Come i suoi, anche i genitori di Andrea erano già in villeggiatura, con la di lui sorella, Arianna, una diciottenne peperina, per filarsi la quale Fra era diventato amico del fratellone. Quella ragazza gli faceva andare il sangue alla testa e... non solo. Pensando a lei, si sentiva un attimo a disagio, nell'afa agostana.

Un paio di giorni prima, Andrea l'aveva chiamato perché l'andasse a prendere in stazione, preannunciando che lo avrebbe lautamente ricompensato con litri di buona birra ghiacciata se l'avesse accompagnato a casa. La famiglia di Andrea viveva in campagna, in un rustico ristrutturato mica male, con un ampio giardino circondato dai campi e una piscina, che in realtà era la vasca per l'irrigazione della piantagione di kiwi che possedevano.

La penombra e la vastità dell'atrio della stazione portò un po' di effimero ristoro dal caldo, che tornò a farsi risentire immediatamente dopo essere riemerso dal sottopassaggio, al binario sette. Le rotaie e la massicciata riverberavano i raggi del sole, come lame taglienti, e la camicia lo soffocava. Il treno di Andrea era in ritardo, e intanto Fra si guardava in giro, ossessionato dalla voglia di una bibita fresca.

Lo scalo era quasi deserto, fatta eccezione per un paio di adolescenti annoiati che vagavano senza meta in quel pomeriggio d'estate insignificante; o per un'anziana signora che faticava a trascinarsi dietro un enorme bagaglio nella canicola pomeridiana, volutamente ignorata dal capo stazione, che si stava lessando dentro l'uniforme con tanto di rosso cappello. Giorni vuoti, pensa Fra, distraendosi nell'attesa. Le stazioni vuote, le strade vuote, i minuti vuoti, quando sembra che tutto si sia spostato da un'altra parte, e forse è proprio così. A chi vuoi che interessi questo angolo di provincia, sospeso in un limbo pianeggiante che si trova esattamente a metà strada tra montagna e mare? E' chiaro il concetto, no? Che significato può avere starsene qui in città, a lavorare, mentre la vita è altrove. Sono finiti i bei tempi della scuola, quando, nei piacevoli pomeriggi d'autunno si andava alla biblioteca pubblica per "studiare" assieme al compagno di banco. Le versioni abbandonate sopra il tavolo, Seneca e Catullo fuck off; i teoremi di trigonometria e le equazioni lasciati a se stessi, mentre si traducevano le canzoni dei Doors e si sperimentavano le poesie di Baudelaire... e infine, si aspettava uscissero le ragazze, che diligentemente avevano svolto i compiti nel tepore della propria casetta. Sorride Fra, pensando a quei tempi, mentre il treno sopraggiunge.

Andrea è un bell'imbusto dalle spalle quadrate, viso abbronzato e gambe muscolose, che fuoriescono dalla camicia di tela a scacchi e dalle zuava tecniche, con calzettoni e scarponcini da tracking, il tutto condito da un'evidente patina di vita vissuta all'aria aperta per una settimana di campeggio. Fra gli va incontro e si scambiano la stretta di pugno, scuotendo gli avambracci, come se dovessero sfidarsi a braccio di ferro. E' evidente che sono contenti di vedersi.

"Ti porto lo zaino?" Dice Fra in tono canzonatorio, e altrettanto allegramente, Andrea lo manda a quel paese.

"Andiamo a casa, piuttosto: non vedo l'ora di farmi una doccia fredda e scolarmi un paio di birre... ti va?"

"Non aspetto altro."

Lo zaino salta dentro il portabagagli della Y10 e due partono verso la periferia, mentre nel mangianastri c'è ancora la cassetta di Keith Jarrett.

"Cos'è sta lagna?" Critica Andrea, e senza aspettare preme eject. L'autoradio si sintonizza su una stazione che sta dando Torn di Natalie Imbruglia: "Ehi... molto meglio. Bella gnocca, questa!"

"Eh, sì", concorda Fra, pensando che la cantante assomiglia un po' ad Arianna, la sorella di Andrea, ma non glielo fa notare.

"Com'è l'agosto in città?" Chiede lui.

"Un inferno..."

"Lavori già?"

"Sì, in quello studio tecnico che ti dicevo...", risponde Fra.

"Ti trovi bene?"

"Una palla! Comunque, dai, sono appena agli inizi... gran parte dei colleghi è in ferie."

"Devi pagare la matricola, amico."

"Già! Me ne faccio una ragione. E tu?"

"Fine del volontariato. Adesso svacco assoluto per tre settimane. A proposito... sono a casa da solo, questa settimana. Se ti va si organizza qualcosa da me. Potremo partire stasera stessa..."

"Intanto offrimi una birra gelata."

I discorsi tra Fra e Andrea procedono su questi toni, mentre percorrono le strade deserte verso la campagna. I due, in periferia, fanno tappa in un discount per comprare qualche bene di prima necessità, in previsione delle serate a venire: birra Foster's in lattina, Coca Cola e vermut bianco sottomarca, Fonzie's, Chipster, Aperol e soda.


le robinie esplodevano di verde appena fuori città e sembravano costruire gallerie di asfalto semicoperte dove il sole entrava prepotente tra gli spazi lasciati dal fogliame proiettando raggi attraverso l'umidità, facendo brillare il volo degli insetti ed abbagliandoti se accidentalmente incrociavi il loro sguardo.

Il Fra guidava protetto da un paio di Ray Ban neri a mascherina che aveva comprato con il primo stipendio buttando via gli occhialetti rotondi dalle lenti verde bottiglia che per qualche estate aveva indossato sopra le camicie patchwork indiane cercando di darsi un tono da fricchettone, ora il lavoro in ufficio lo costringeva a vestirsi da anonimo impiegato dalle scarpine di pelle e dalla camicia sudata.

Andrea si era addormentato abbracciato alla lattina da cinquanta di Foster's che avevano messo nel banco frigo del supermercato appena entrati e che avevano recuperato solo appena prima di uscire. Si era schiacciato sul naso la visiera del cappellino e si era abbandonato alla frescura che la lattina spandeva tra lo stomaco ed il petto.

"Andre, quando tornano i tuoi?"

"Tra dieci giorni, più o meno... sono ripartiti stamattina, sono tornati indietro un paio di giorni per riportare Arianna a casa; lunedì deve andare in università a non so firmare cosa per l'iscrizione... design d'interni... tra qualche anno la troverai dietro un bancone dell'IKEA a giocare a tetris con i componibili per farceli entrare nei tinelli di tutta Milano... è pazza!"

"Ah! Non sapevo ci fosse a casa tua sorella... passami una birra, va'"

Fra cercò di dissimulare il colpo alla bocca dello stomaco, i pensieri si annodavano e il colore degli occhi grigio verde di Arianna si materializzò di colpo in un qualcosa tra lo sguardo e la strada davanti.

Un bootleg degli U2 andava a volumi alti per contrastare il rumore dell'aria calda che violentemente entrava dai finestrini spalancati della Y10 mentre Bono chiudeva with or without you citando i Joy Division e anticipando tragici risvolti urlando a squarciagola: "Love, love will tear us apart again, Love, love will tear us apart again"


La Y10 imbroccò il cancello di ingresso di quella che una volta era stata una vecchia cascina e si fermò sulla ghiaia bianca che anticipava l'ingresso. Scaricarono zaino e sacchetti di plastica fruscianti di patatine e si diressero verso l'ingresso di casa, una porta a doppio battente in legno sotto un'arco di mattoni rossi e pietre di fiume, lasciata semiaperta a far entrare qualsiasi alito d'aria che accidentalmente si fosse presentato a far visita.

Dal cortile interno si sentiva arrivare la musica, Andrea e il Fra abbandonarono i sacchetti sul tavolone di legno in cucina e uscirono in cortile dalla porta interna.


Arianna era in compagnia di tre sue amiche, indossava una camicia bianca probabilmente di suo padre arrotolata alle maniche e completamente slacciata, un bikini rosso fuoco e ballava in punta di piedi con le braccia al cielo mentre in una mano stingeva una pinta di tonica ghiacciata e nell'altra manteneva in equilibrio la cenere della sigaretta che non aveva nessuna voglia di staccarsi. Davanti a lei Marta le faceva il verso in costume vede smeraldo avvolta in un pareo arancio trasparente, si guardavano dure sorridendo in modo tagliente mentre accompagnavano Alanis Morrisette urlando "And I'm here, to remind you of the mess you left when you went away".

Roteava la testa Arianna, ma i boccoli castani erano ben affrancati in alto in una crocchia che ne liberava giusto qualcuno che sembrava ballare insieme a loro, sorrideva a denti stretti ed alzava la testa al cielo rapita dalla forza del rock. I due restarono a guardarle fino alla fine del pezzo; Andrea sorrideva scoprendo una sorellina sempre meno ragazzina ma comunque non meno ribelle di sempre. Il Fra liberò lo sguardo come un'unica carezza dai capelli raccolti e ribelli alla punta dei piedi laccati di rosso fuoco di Arianna senza indugiare sulla curvatura dei fianchi cercando di indovinarne la morbida tonicità, ma senza farsi notare dall'amico.

Quando Marta e le amiche si resero conto della loro presenza si schernirono un po' imbarazzate, solo Arianna ne fu piacevolmente sorpresa, sorrise al loro indirizzo strizzando mezzo faccino invaso dal sole ancora bollente e si avvicinò accennando una carezza ed un mezzo bacio sul volto barbuto e sudato del fratello: "Ciao Bro, sei tornato dal campo delle giovani marmotte? Com'è andata la caccia, Lupetto?"

Poi si attaccò alla camicia sudata del Fra: "Ciao Tipaccio, come ti sei conciato? Sei stato alla comunione del cuginetto? - gli si accostò per il doppio bacio di circostanza avvicinandosi pericolosamente all'angolo della bocca, facendogli sentire tutto il potenziale del suo sapore -Ragazze c'è il Fra! Stasera musica dal vivo! Dove hai messo la chitarra? L'hai portata vero? Lo sai quanto il Bro è geloso della sua..."


Perché no? Tanto era Venerdì, tanto domani l'ufficio sarebbe rimasto chiuso, perché non tornare per un week end a godersi un briciolo d'estate?


Fra non riusciva a smettere di pensare al due pezzi rosso di Arianna, mentre si stava ravviando i capelli davanti allo specchio del bagno, a petto nudo, cercando di sembrare almeno in po' attraente, dopo essersi fatto la doccia. Si prospettava una serata interessante, a casa di Andrea. L'amico gli aveva detto che avrebbe procurato qualcosa per una grigliatina in giardino, la birra e l'aperitivo c'erano già, la piscina era bella calda dal sole battente della giornata e quindi gli aveva detto di tornare in costume. Ma quello che più contava, è che sarebbero rimaste a casa sia Arianna, sia Melissa, una delle tre amiche che c'erano anche quel pomeriggio. Un'occasione da non perdere! Arianna aveva detto di portare la chitarra, anche se Fra non ne aveva voglia. Ma come resistere ai desideri di quella giovane streghetta?

Era pallido, pensò Fra, continuando a specchiarsi. Maledetto tirocinio estivo che gli stava facendo buttar via l'intera estate. Avrebbe fatto una figuraccia in costume. Mentre gli altri erano abbronzati e tonificati dalle ferie, lui rischiava di apparire uno stoccafisso natalizio. Almeno, le ombre della sera avrebbero dissimulato un po' il suo disagio.

In camera, Fra si vestì con un costume ampio a zuava e una camicia azzurra di lino fresco, a cui arrotolò con cura le maniche, e un paio di infradito. Poi gettò un'occhiata alla Ibanez acustica color miele col battipenna nero, che faceva mostra delle sue curve sinuose ai piedi del letto. Le era costata un occhio dalla testa, ma non tanto in denaro, quanto in sacrifici e studio per averla. Si sedette sul letto e la prese in grembo, accavallando le gambe, accarezzandone l'ingombrante cassa e saggiando il manico d'ebano. I polpastrelli viaggiarono evocativi sulle corte tese e si posizionarono sull'accordo, seguiti subito dal delicato movimento della mano destra che sollecitò le vibrazioni. Sì, era come una bella donna, la sua chitarra. Fra fantasticò ancora sulla piccola testa bruna di Arianna, che vorticava pazzamente nel caldo torrido di quel pomeriggio; sul camicione aperto che svelava dolci sporgenze e curvi avvallamenti, e quel bikini rosso fuoco che inneggiava alla spensierata giovinezza. Cavolo, se le piaceva! Pensava Fra. Suonando accordi a caso, stranamente nella sua testa si intrecciarono alle immagini parole che aveva letto o sentito da qualche parte, forse molto tempo prima, quando andava a scuola e, nei pomeriggi trascorsi nella biblioteca pubblica a fantasticare, aveva trovato nei vecchi e polverosi libri di poesie che nessuno prendeva a prestito. "Mi immergevo nei vostri occhi così belli e così singolarmente dolci, nei vostri occhi verdi, abitati dal capriccio e ispirati dalla luna." Ed anche: "Lo studio della bellezza è un duello, in cui l'artista grida di spavento, prima di essere vinto". Ma che diavolo! Cosa c'entrava Baudelaire, adesso? Che strana la mente, che accosta immagini e parole così distanti tra loro e ci permette spesso di sognare, anche ad occhi aperti. Gli occhi verdi di Arianna erano una bellezza da studiare... ma senza rimanerne sconfitto!

Fra guardò l'orologio e si accorse che s'era fatto tardi. Fuori il sole splendeva ancora, ma era estate, e lui non vedeva l'ora di godersela per un po', finalmente.

Scese dalla Y10 e si mise in spalla la cara Ibanez ben avvolta nella sua custodia di vinile che col tempo era diventata un manifesto di aforismi e facce buffe disegnate in ogni angolo.

Le amiche di Arianna si davano da fare attorno al tavolo, chi apparecchiava, chi tagliava pomodori e insalata, Marta assisteva Andrea che accolse l'amico alla griglia. Era ancora tutto arruffato dal viaggio, l'unica cosa che aveva fatto era cavarsi dai piedi gli scarponcini da montagna e infilarsi un paio di braghe di tela sdrucite: "Oh! Finalmente sei arrivato, sei andato a farti la manicure? Bravo! Hai fatto bene a portare la tua... la mia Gibson è tutta scordata e ormai ha le corde tutte lise, direi che è ora di rifarle la muta."
Ma tutti sapevano quanto fosse geloso della propria chitarra: celebre era la storia di come chiuse i conti con la Betti. Durante un gioco tra amici, chiesero ad Andre chi o cosa avesse portato con lui su un'isola deserta; la sua risposta fu senza indugi e plateale: "La Gibby!". A Quella risposta Betti alzò prima il naso seguito da un sopracciglio in segno di disappunto e di disgusto poi si alzò e senza salutare nessuno se ne andò contrariata, gli amici restarono per una attimo interdetti si ripresero solo dopo che Arianna alzò il calice in segno di vittoria e finì tutto con un brindisi e grosse risate. Quella fu l'ultima volta che la si vide dalle loro parti, Andre asseriva ancora che non trovando altro modo per levarsela di torno colse l'occasione per una umiliazione plateale e definitiva.


La griglia intanto era già incandescente ed il fumo delle salamelle che si alzava concorreva insieme alle fiammeggianti torcette di citronella al misero tentativo di tenere lontano le zanzare che a quell'ora iniziavano a dare il tormento.


"Vuoi un po' di lozione, tipaccio?" Arianna si aggirava ancora scalza in bikini e camicia bianca con la boccettina di repellente in una mano e un sacchettone di patatine nell'altra. Appoggiò le patate sul tavolo e si diresse dal Fra: "Vieni qua, che ci pensa la Ari a te..." e prese a slacciargli la camicia di lino scoprendogli il petto, ma al terzo bottone si fermò come se qualcosa l'avesse distratta. Rimase con lo sguardo fisso sul petto del Fra, poi socchiuse gli occhi e si avvicinò con il naso e la bocca prima al petto e gli risalì fino all'orecchio inspirando profondamente: "Mamma mia che buon profumo! Adesso capisco perché hai una fidanzata diversa ogni mese... Altro che il fascino del chitarrista o i capelli ribelli e gli occhi scuri come dice Marta, tu vai da un alchimista e ti fai preparare delle pozioni magiche, dei filtri fatti apposta per irretire le ragazze... dì la verità!"


"E tu allora? Chi ti ha tessuto i capelli? Chi ti ha dipinto gli occhi? Chi ha scritto le tue parole? Quale mattatore ti ha suggerito i movimenti? Di quale seta è fatta la tua pelle? A quale Dea hai rubato le forme, gli odori e i sapori che sprigioni e spargi ad ogni movimento?" Pensò il Fra strozzando il desiderio che gli montava dentro,


Si scostò facendo una finta stizzita e si riallacciò un bottone della camicia: "...Ari è il mio solito profumo, ne vendono a tonnellate anche al supermercato,,, e poi non è vero che cambio fidanzata ogni mese, sono solo dicerie. Ok, avrò anche tante amiche ma non ho una fidanzata da almeno sei mesi."

"Bugiardo e falso come una banconota da tremila lire! Ammettilo: sei un tipaccio! E io difenderò tutte le povere ragazze che incanterai con i tuoi filtri magici e la tua musica ammaliatrice! Ti seguirò con la boccetta di Autan ovunque andrai e neutralizzerò la tua lozione rubacuori e tu non seminerai più il panico tra matricole universitarie e maturande!..." Lo disse alzando il flaconcino al cielo come se stesse brandendo una spada fingendo un'espressione seriosamente eroica.

"Tu sei tutta da curare" Rispose il Fra e poi scoppiarono a ridere.

Arianna si riavvicinò al Fra e dopo avergli tirato un'altra usmatina al collo gli sussurrò:" Però stasera il repellente non te lo metto..." e si allontanò il direzione del tavolo apparecchiato.

Il Fra rimase un attimo interdetto, poi fu ridestato da Andrea: "Dai posa la chitarra e vieni qua a darmi una mano che Marta mi ha detto che non si avvicina finché non mi faccio un bagno!"


Piano la sera scese ad allentare i morsi del caldo, e le chiacchiere, le battute, gli scherzi si alternavano sulla tavola come le salamelle e le costine che Andrea non smetteva di portare, come le canzoni che Marta non smetteva di far ripartire quando il cd dava segni di resa, come i racconti delle ragazze sull'ultimo anno di liceo o i sorrisi che Arianna non lesinava.

"Bro, adesso però posa birra, paletta e piatto e perlomeno buttati in piscina che sembri un muflone muschiato!"

Andrea non se lo fece ripetere due volte, sapeva bene che se la sorellina gli dava un consiglio c'era qualcosa dietro e dato che Marta era nei paraggi - e Andrea sbavava per quella ragazzina da mesi - ubbidì immediatamente lanciandosi in piscina dopo essersi liberato della sudatissima camicia.


"Fra hai portato il tuo profumo? Credo che mio fratello ne abbia bisogno! Il piano è questo: dopo il bagno li lasciamo un po' da parte quei due, mentre le ragazze vanno a farsi un bagno tu suoni qualcosa e io faccio quella che canta insieme a te, poi ti chiedo di venire su così io suono il piano e tu la chitarra e li lasciamo da soli..."

"Ai tuoi ordini piccola manipolatrice, cosa vuoi sentire?"

"Fai qualcosa degli U2"

Il Fra imbracciò la chitarra esitò un attimo osservando il sorriso di Arianna, ripensò per un secondo a Baudelaire che gli suggerì: "Tu, che notte rende così bella,com'è dolce per me, chino sui tuoi seni, ascoltare il pianto continuo dell’acqua che singhiozza nella vasca!" e gliele disse come se non fossero rivolte a lei, come se dovessero introdurre il pezzo, perché il beneficio del dubbio nel gioco dell'amore è il sale del desiderio.

Poi attaccò.


Arianna sgranò per un attimo gli occhi un po' confusa, certo per il Fra aveva sempre avuto un debole ma mai avrebbe creduto che la cosa fosse davvero ricambiata. Era l'amico storico del Bro, quello di cui tutte le ragazze parlano e ci fanno su tanti pensierini, quello che quando sale sul palco e inizia a suonare la sua chitarra lascia scivolare giù tutta la passione che ci mette e il tutto diventa palpabile e conquista tutti; quello che frequentava casa sua quando ancora passava i pomeriggi a guardare i telefilm da ragazzine e la prendeva in giro, come poteva essersi improvvisamente reso conto di lei adesso?

Probabilmente aveva frainteso, probabilmente era il suo solito modo di approcciarsi alla musica, sicuramente era uno dei suoi attacchi ad effetto, quelle due frasi che aprono la serata e, anche se si trattava solo di quattro canzoni fatte per nascondere un piano diabolico, il Fra non aveva resistito e ci aveva messo il suo solito quid.

Arianna tentennò un secondo poi attaccò incerta, sostenuta subito dall'ingresso del Fra che traghettò in porto la canzone facendola alzare di livello.

Andrea uscì dall'acqua e si avvicinò mentre con un'asciugamano cercava di rassettarsi la chioma arruffata e grondante: "Fra, aspetta che vado a prendere la chitarra..."

"No! No... aspetta... volevo provare a fare io un pezzo col Fra!" Si sbracciava Arianna cercando di nascondere l'imbarazzo e provando ad incrociare lo sguardo di Marta in un cenno d'intesa.

"Ari, tu a malapena suoni da sei mesi il piano e io la mia chitarra non la presto nemmeno a Jimi Hendrix redivivo."

"Sei simpatico come gatto nelle mutande, Bro. Sai che ti dico? Io vado su col Fra e vi facciamo sentire... Francesco! Forza! Vieni! Adesso gli faccio vedere io a sto Eric Clapton 'de noartri..."

Si alzò di scatto dando le spalle ad Andrea, prese la mano del Fra, gli sorrise maliziosa strizzandogli l'occhio, tutto andava come programmato. Le ragazze colsero la palla al balzo e si fiondarono in piscina. Marta restò basita, non capiva se il tutto era per lasciarla sola con Andrea o era solo un trucco per portarsi via il Fra, ma lasciò Arianna tessere la sua tela, erano amiche da tempo e da tempo aveva smesso di cercare di capire cosa le stesse passando per la testa, qualunque cosa sia stato sapeva che l'avrebbe fatto a fin di bene, e in fin dei conti il pensiero di passare una serata al chiaro di una luna bollente con Andrea non le dispiaceva affatto.

Arianna salì le scale saltellante dall'eccitazione sghignazzando istericamente senza mai mollare la mano del Fra. Aprì la porta della sua camera e spalancò la finestra che dava sul cortile, si affacciò e proclamò: "Ladies and gentleman, benvenuti al primo concerto di Ari & Fra, sono graditi gli accendini accesi, gli applausi e le urla di compiacimento. Tenete per voi i fischi altrimenti ricordo che un corpo contundente scagliato dal primo piano può talvolta risultare fatale. Non pomiciate troppo... anzi fatelo pure quanto vi pare!"

Il Fra intanto se la rideva di gusto: "Adesso però dobbiamo suonare qualcosa Miss Joplin... suggerimenti?"

Arianna si sedette sullo sgabellino della tastiera e guardò negli occhi il Fra con aria supplichevole tenendosi le mani in grembo: "Adesso mi devi aiutare tu..."

Il Fra fece partire gli accordi e incollò lo sguardo negli occhi di Arianna.


"When you were here before

Couldn't look you in the eye

You're just like an angel

Your skin makes me cry..."


Srotolò il testo sui quattro accordi senza mai smettere di fissarla, non smise nemmeno quando andò in falsetto per l'acuto. Suonò senza l'aiuto di Arianna che restò immobile ed incantata perché era palese il fatto che quel momento era solo il suo, quella canzone il Fra la stava cantando proprio a lei, a lei e a nessun altro al mondo, cantava con la solita passione una delle sue canzoni preferite ma gli occhi dicevano tutto. Non ce la faceva più il Fra a tenersi dentro tutto quanto e il modo migliore che conosceva per esprimere le sue emozioni non era certo quello di passare l'estate dietro un computer a digitare numeri spendendo così il suo tempo migliore. Sì stava suonando e cantando per quell'angelo tentatore e le stava dicendo proprio: "Sono pazzo di te, e che tu ti fidi oppure no di me, le cose stanno stanno esattamente così."

Concluse con l'ultimo giro di accordi, da sotto si sentirono urla di approvazione ed ironici "Brava ARIIIIII !!!"

Ari intanto non si era mossa di un millimetro, le mani sempre in grembo, le ginocchia unite ed i piedi divaricati appoggiati solo sulle punte. l'unica cosa che era cambiata era l'espressione del suo viso: smarrita ma piena di dolcezza con le sopracciglia inarcate dallo stupore e la bocca semiaperta che lasciava intravedere la fila dei denti bianchissimi e la lingua rilassata.

Il Fra le accennò un sorriso, poi le disse: "Ora lo sai... che ne pensi?"

Arianna trasalì un secondo, si alzò di scatto e si affacciò alla finestra sprecandosi in inchini e ringraziamenti recitando la sua parte magistralmente, poi si girò verso il Fra sorridendo: "Vuoi davvero sapere cosa ne penso, ragazzaccio?" si appostò davanti alla sua tastiera, si stirò le braccia sopra la testa intrecciandosi le dita e poi toccò delicatamente quattro tasti. "Adesso penserai di me che sono solo una ragazzina romantica ma questa l'ho imparata fantasticando su di te..."

Fra sorrise dolce, sentiva che il cuore cominciava a perdere qualche colpo, ma probabilmente era già crollato in pezzi dal pomeriggio, quando l'aveva vista ballare sul bordo piscina oppure già molto tempo prima quando andando a trovare l'amico nei pomeriggi d'inverno la trovava sul divano infagottata in maglioni di quattro taglie più grandi mentre cercava di cambiare canale per non farsi sorprendere a guardare telefilm romantici. Ma adesso era lì a suonare il piano parlando la sua stessa lingua, e nel suo stesso modo, attraverso la musica, gli stava dicendo semplicemente di sì. Imbracciò la chitarra e la seguì completando quello che stava diventando il loro primo vero incontro. Qualche tempo più tardi asserirono che quello fu il loro primo vero bacio.


Quando le note si spensero Arianna corse alla finestra aspettandosi un applauso ma Andrea e Marta si stavano incamminando mano nella mano verso la piscina e smorzò in bocca qualsiasi cosa che il cervello le avesse suggerito. Rientrò lentamente ed accese lo stereo, alzò la musica, si avvicinò sinuosa al Fra che nel frattempo si era tolto di spalla l'amata chitarra, avvicinò il naso al suo mentre con le mani iniziò a a slacciargli i bottoni della camicia: "Togliamo questa camicia tutta sudata ragazzaccio..."

"E come la mettiamo con tuo fratello? Sono sempre un suo caro amico... non la prenderà male?"

"Quel che c'è di fastidioso nell'amore è che è un delitto in cui non si può fare a meno di un complice" rispose Arianna citando ancora Baudelaire.


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