scrivi

Una storia di Ro_Bit

La Rosa di Armònia-Capitolo 1

Preludio

227 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 11 novembre 2018 in Fantasy

Tags: #fantasy #medievale #storia #cavalieri #capitoli

0

A passo lento l’esercito avanzava nella vallata rocciosa, trascinando i piedi stanchi sul sentiero polveroso : l’aria era talmente pesante da essere irrespirabile,gli occhi bruciavano per il venticello che sollevava la polvere sulla loro faccia e persino il tintinnio delle loro luccicanti armature ormai dava fastidio.


-Signore,quanto manca? -chiese il soldato al suo generale.

-Non molto, tenete duro! -gli rispose seccamente il superiore.


Il soldato tornò al suo posto, a fianco dell’amico:non era il momento giusto per porre altre domande.

- Allora? Cosa ti ha detto? -gli chiese.

- Ho il timore che non lo sappia nemmeno lui.. -un sorriso nervoso comparve ad entrambi - …siamo spacciati.

-E già. -sospirò l’altro.


Il cielo nuvoloso e scuro non lasciava passare nemmeno un raggio di sole,qualche lampo qua e là sembrava promettere un acquazzone da un momento all’altro,e la cosa non entusiasmava nessuno dei presenti.


Il generale fermò il cavallo:

-Ci siamo!


Tutti alzarono lo sguardo: in lontananza, oltre le rocce,su un piccolo altopiano, contornato da delle mura, si ergeva la città di Salèhe, collegata al resto del mondo solo da un lunghissimo ponte, su cui vi erano posizionati dei bracieri accesi;accanto ad ognuno di essi due soldati sorvegliavano la zona,passeggiando avanti e indietro.

In alto, maestoso,si ergeva il castello del Re: le sue altissime torri sembravano voler toccare delicatamente il cielo con il loro tetto a punta, mentre le arcate inferiori reggevano con eleganza, quasi come se fluttuasse, la torre centrale, quella più alta e appuntita .

-Qualcuno ha manie di grandezza! -ridacchiò uno di loro.

Il generale sospirò.

-Come faremo a raggiungere la città? C’è solo quel ponte,signore,ed è sorvegliato. - chiese un altro soldato.

-Vedremo. Intanto manca ancora un po', avviciniamoci.


L’esercito del Re del Nord ripartì,con il cuore in gola: erano in un territorio sconosciuto, a loro ostile,avevano viaggiato per quasi due mesi, e ora che erano quasi arrivati al loro scopo tremavano .Nessun suono nell’aria,il silenzio regnava sovrano in quel posto dimenticato da tutti.Nessuno mai prima di loro era giunto a quel punto, e se per caso qualcuno l’avesse fatto non era mai tornato indietro a raccontarlo.


Belgemir strinse istintivamente l’elsa della sua spada:lui voleva riportarli tutti vivi a casa,uno per uno. I suoi soldati dovevano sopravvivere e riabbracciare le loro famiglie. Non ammetteva perdite.

Ma in quell’attimo, un brivido freddo attraversò la sua schiena,mentre osservava dal suo cavallo i suoi uomini che marciavano, quel brivido che gela il sangue e la mente, il brivido che solo il pensiero della Nera Signora con la falce può dare.

Era tutto troppo tranquillo.

Troppo.


Avevano varcato da poco il confine nemico, e ancora non era successo nulla. Nessuna sorveglianza, nessun appostamento,nessun agguato,nulla. Avevano superato con estrema cautela la vallata rocciosa e accidentata ,guardandosi continuamente intorno, aspettandosi sempre il peggio,pronti a reagire. I primi e unici soldati che videro erano solo quelli che passeggiavano lentamente lungo il ponte, annoiati.

Le sue mani cominciarono a tremare,lo sguardo diventò fisso. Aveva paura.

Decise di non pensarci: era il generale, non poteva dare un cattivo esempio. Si sarebbero accampati temporaneamente tra due enormi depositi rocciosi, e avrebbe deciso il da farsi mentre i suoi ragazzi si riposavano.


-Affrettare il passo!


All’improvviso,un rumore stridente echeggiò nell’aria,costringendo tutti a coprirsi le orecchie e a fermarsi. Risuonò comunque nella loro mente come il grido di un animale ferito a morte.

Il rumore cessò, gli uomini rimasero immobili, spaventati,soli. Alcuni di loro si inginocchiarono,respirando a fatica.


- Non fermatevi, proseguiamo! -gridò Belgemir con voce tremante. Quel suono sembrava essergli entrato nelle ossa.

Il piccolo esercito riprese il cammino.


- Signore...- disse a bassa voce uno di loro.


- Cosa c’è? - il generale si girò di scatto, seccato. Il ragazzo era immobile, in mezzo ai suoi compagni, bianco come un cadavere,tremante.Un rivolo di sangue cominciò a uscirgli dalla bocca, che colò sull’armatura.

Belgemir indietreggiò:


-Cosa diavolo…


Guardò gli altri compagni: ad uno ad uno cominciarono a rimanere immobili e a perdere sangue allo stesso modo del primo soldato.Quel brivido freddo lo attraversò di nuovo, più forte.


-TORNATE INDIETRO!!! -gridò.I rimasti cominciarono a gridare e correre indietro, verso il confine,seguiti da lui.

Ma non fecero molti passi: il suono riecheggiò ancora più stridente nella loro testa.


- NON FERMATEVI, CONTINUATE!! - gridò ancora.


E loro obbedirono:lottarono contro lo stridìo, continuando a correre, lasciando le loro armi per terra,piangendo e gridando,disperati.

Dalla fine della fila, il prode Belgemir sentì il suono farsi ancora più forte , e guardò impotente le teste dei suoi soldati esplodere, una dopo l’altra,mentre gli altri che osservavano la scena gridare “SIGNORE, AIUTACI!” prima di fare la stessa fine.

Il tutto durò pochi attimi. Pochissimi attimi, e poi di nuovo il silenzio.

Era solo.

Scese da cavallo, tremando , e si inginocchiò per terra ansimando disperato, mentre il sangue dei suoi ragazzi si espandeva a macchia d’olio intorno a lui.

Cominciò a piangere ,urlando.


Era solo.

Era rimasto solo lui.

Sapeva perfettamente cosa voleva dire.


Dall’ultima stanza in alto della torre più alta del castello di Salèhe, una figura slanciata osservava compiaciuta dalla terrazza il panorama intorno alla sua città. Il deserto e le fredde rocce circondavano la città,la desolazione regnava sovrana nel suo Regno , mentre a malapena all’orizzonte si intravedeva la fitta Foresta di Armònia, del Regno di cui prende il nome.La figura si passò la mano tra i capelli:


- Oh, Belgemir. Prode e forte Belgemir,forgiato da mille battaglie...- sussurrò - ...Il tuo signore vi ha mandato a morire,ma questo tu lo avevi già capito, vero?


-VATTENE DALLA MIA TESTA! - urlò il generale.Alzò lo sguardo,con gli occhi pieni di lacrime: la figura era davanti a lui, girata di spalle,con le braccia incrociate dietro, ma semitrasparente come un’ombra. I suoi capelli neri e lunghissimi quasi toccavano il terreno, e il suo mantello regale grigio ondeggiava, insieme alla tunica nera, trasportata da quel filo di vento che c’era sulla terrazza del suo castello.

Belgemir si alzò in piedi e sguainò la spada:


-VILE BASTARDO!


-Non dovresti sforzarti,riposa pure. - rispose l’altro rimanendo girato, calmissimo e quasi cordiale,il che innervosiva ancora di più il povero generale - … torna pure appena ti sei ridestato nella terra del tuo signore, e , visto che io e il mio popolo non possiamo muoverci da qui, fammi la cortesia di riferigli di non temere per la Regina: sta bene qui, la trattiamo esattamente come merita, e non serve disturbarsi a mandare altri eserciti per recuperarla. Sa esattamente cosa vogliamo. Vai, Belgemir, racconta al tuo padrone il benvenuto che ti abbiamo dato… - si girò, sorridendo beffardo, guardando l’altro con i suoi occhi di ghiaccio - ...nel Regno di Dynastes.




Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×