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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FAVOLE E FILOSOFIA NAPOLITANA

CANTO DI CAPODANNO 2020

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8 minuti

Pubblicato il 31 dicembre 2020 in Poesia

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CANTO DI CAPODANNO 2020




Innanzi, innanzi per le fosche radure , dove si sta all’erta, prima che scenda la sera a mietere il mio dolore , palpitante, solitario in fondo al tuo animo, nel tuo amore di madre. Mi perdo , dove il giorno cade nel sogno d’inverno, verso un nuovo anno , con tutte le mie sconfitte i mie desideri racchiusi in un sistema algebrico in una forma senza tempo.


In questo mio verseggiare in diversi idiomi , vorrei festeggiare la fine di questo anno con queste parole alate per cieli foschi e piovosi , Perdermi tra le luci degli alberi di Natale che brillano tra le contrade innevate. Nel senso dei sentimenti d’ogni uomo. Mano e mano su questa terra contaminata, in questo delirio che scivola nella mia ridicola lirica , il mio canto diventa un inno alla vita di molti anni passati.


Vorrei saltare questo fosso oscuro , trovarmi tra le braccia di una donna allegra , gozzovigliare, attendere il nuovo anno, una nuova speranza che mi faccia sorridere nella conoscenza e nella bellezza. Io mi perdo ramingo per racconti e versi sinistri , solitario , sotto una stella in una sera d’inverno , vicino questo fuoco , vicino alla fiamma della vita che brucia i mie dubbi , le mie incertezze . Ed è tutto cosi illogico, come la morte , come il salto nel vuoto che porta a compimento il senso delle parole nell’alcova dei sogni.


Cade la neve in ugual modo sulla terra si stende e cede , stride sotto il piede: avanti fugge il sospirare mio per l'aereo ferito. Ogni altro cosa tace. Corro tra le stanche nubi la luna sul gran bianco e orrende le ombre disegnano quel pino che tende cruccioso al suolo. Informe i rami infranti, mi faccio piccolo ed avanzo nella sera fredda con tutte le mie incertezze , incontro una donna che balla nuda nei miei pensieri , nella mia esistenza. E non fingo ne riesco e fresco rinasco dalla guerra , dalla fame , dalla miseria dagli anni addietro che sono trascorsi indifferentemente in questo giro di frasi e ed espressioni primitive . E vedrò il mondo danzare in una vecchio ritornello , sentirò il somaro ragliare , la pecora belare , vedrò la vecchia spiare dietro uno specchio, narrare questa storia che non sa ne di sale ne di pie passioni . E sono in tanti la in piazza ad attendere , qualcosa accada. E verrà un nuovo anno e verrà la mucca e la donna senza zucca dentro una carrozza trainata da tre cavalli bianchi , andare cantando quasi ignuda in giro per la città . Lei donzella della campagna mesta , dalla bella chioma bionda come l’onda che schiuma a riva e sorride alla speranza dei pesci venuti a galla . Canta questa storia che passa e non si fermerà al perché al nome dell’idiota che è in me . Dialogo della mia rovina nella epica fasulla , fatta ad immagine del caso. E non ci sono più indiani metropolitani , ne presbiteri , ne alice nel paese delle meraviglie che rincorrono il bianco coniglio . Poiché l’amore ha superato , quella soglia dell’essere e dell’avere, di devenire desti nella saggezza che trascina con rabbia la bella nella baia del sole levante. E le barche andranno e ritorneranno dai mari dell’oriente , porteranno milioni di fiale di vaccini , tutti efficaci , tutti capaci di guarire da un male che mina il corpo e la forma , tua tonda molto simile al mondo , abbigliata di quanto amore e rimasto.




Nel pensiero di morte mi cingo . Cingimi o bruma e gela l'interno senso i frangenti che tempestano forti; Ed emerge il pensiero su quei marosi, naufrago, ed al ciel grido : O notte o inverno. Che fanno laggiù́ nelle loro tombe i morti? Oh vorrei andare e scendere nell’oblio delle frasi fatte , nella forma perfetta, attendere senza sparare tric-trac e bottamuro , senza alzare bandiera , senza nessuno che mi costringa a baciare il volto della morte nascosta dietro queste parole . Che sono belle ed amiche della sorte . Seguo colei che io chiamo amore . Ma ella è partita , mi ha lasciato qui da solo con te luna ad ammirare il mare della mia terra. E l’onda dell’incoscienza mi trascina verso quell’essere negletto che non si pente , ne rimane perplesso all’ossesso. Oh quanto sesso avrei voluto fare . Quanto amore avrei voluto donare . Ma la luna si inabissa nel buio della notte e tutto scompare al mio sguardo in questa vita e in questo amore. Che non ha nome , neppure due gambe con cui passeggiare , sopra un cornicione in bilico nella fantasia che trasforma ogni cosa. Ed avrei voluto cambiare vita , ma prometto quando arriverà la mia ora, io mi tufferò nel caos , con tutti i miei versi e le mie stupide canzoni romantiche.




Ammiro le stelle che splendono sul mare . Le quali dicono - O bella luna, non dormire. O bella luna, svegliati ché noi vogliamo per l’universo andare. Vogliamo fermarci sulle povere camerelle , ove nel sonno sta nostra sorella. Nostra sorella splendente e bruna che un mago ci ha rapita, o madre luna. Quale delitto e mai questo? Cosa rispondi , non hai nome, non hai senso .

Ti trastulli in questa serenata, fatta a lume spento, sotto la luna madre in questo vecchio anno che è passato , portandosi tante giovani vite, tanti vecchi amici, tanti compagni d’arme e d’avventure Emergere dalla fonte di aretusa , da dentro la caverna di Procolo, sopra il monte dell’Olimpo.

Sulla cima del colle , rispondono i pini e dalla riva del fiume

gli ontani:

O stelle da begli occhi piccolini, perché́ fate quei discorsi vani?

Ella ci apparve in seno alla morte .

E dove ella sbocciò , ninfa dal suolo

Crebbe come una rosa ora canta come un usignolo. -

Prima che le stelle tramontano nel mare,

Al monte e al piano tace ogni rumore:

La terra buia una camera ardente pare

Ove s'addormenta al fin l'umana prole.

Come breve è la notte, o bella mia!

Desto nel bosco l'uccellino già̀ pia.

L'alba dell’inverno t'imbianca le strade ,

E il saluto del mondo in cuor mi pone.


Cosi ascolto il canto del pio uccello smarrito nel bosco, nella sera d’inverno. Vaga il mio pensiero, fino ai limiti di un universo che non deduce il primato dell’incoscienza e piango, mi dispero , cerco un senso adatto all’occasione. Ed ho trascorso , una intera notte con la morte e con la sua sorella sorte , che si è fatto beffa del mio sentire. E verranno i malandrini con i mandolini e gli aquiloni voleranno verso il mare nell’orizzonte , ove tutto è grazia con il canto del pio uccello in un sogno ella si fa bella nel suo destino .


Ho giocato con la vita , ora che sono giunto , alla fine di questo anno anelo all’innocenza che germoglia tra le radure sempre verdi , ove non c’è nessuno in attesa in fondo alla strada, percorsa e la morte gira distratta per strade silenziose e fredde , con tutto quello che avevo da dire e non ha mai detto. Con il fiato in gola , con la mia agonia , che balla in questa sera di fine anno , con tutte le mie speranze che mite si avvicinano a te e ti baciano nel sonno. Sono accanto al tuo letto nell’ora cupa con il timore di uomo perplesso nell’ossesso delle parole che minute si fanno rosse.

Avrei voluto capire

Quando ho bussato , nessuno mi ha aperto

Ero fuori al freddo

Non ero preparato a finire l’anno, prima di aver inviato questa lettera alla befana

Tutto cosi sempliciotto

Cerca , trova, hai sotterrato un amore

Ero gioioso

Ero alla fermata dell’autobus

Che sera piovosa



Sale la nebbia sui prati bianchi , alta come un cipresso , nei camposanti un campanile, sembra vero , segna il confine fra la terra e il cielo.

Prendimi amore adesso tra le tue braccia , stringimi non mi lasciarmi da sola.

Poiché tu che vai, tu rimani

Se vedrò la neve, me ne andrò domani

Rifioriranno le gioie passate nel vento di un altro anno che verrà.

Non voglio cadere nel ridicolo sono matto e canto la mia vita come ella viene .

Anche la luce sembra morire con l'ombra incerta di un divenire

dove anche l'alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera.

Ora sarò nel vuoto nell’incoscienza, scherzo e sputazzo

faccio lo stronzo.

L’ ammetto non ho capito nulla

Tu che vai, tu rimani , ricorda anche la neve morirà̀ domani

L'amore ci lascerà, nella stagione del biancospino

La terra stanca sotto la neve , dormire nel silenzio di un sonno greve d'inverno , raccogliendo la mia fatica , di mille secoli passati , in un'alba antica.

Ma tu che stai, perché́ rimani?

Un altro inverno tornerà̀ domani , cadrà̀ altra neve a consolare i campi , cadrà̀ altra neve sul camposanto.

Solo adesso, prova gioia e sono fuori dal gioco , nella pia speranza , che spezza questo delirio , questo amore rimosso. Rimango desto in attesa che giunga la fine di questo soffrire, nervoso , come le parole dette, durante questa anno .

Ogni cosa finisce in bocca ad un pesce.

Cresce , scema poi si rammenta di tanto inverno , di tanto amore , mai fatto, tutto muta con te e senza di te , siamo rimasti in pochi alla festa di fine anno.

Sia lieta la gioia del verseggiare , sia lieve la vita.

Sia lieto questo canto di fine anno.


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