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Una storia di Sepulzio

Questa storia è presente nel magazine Parole di un uomo inutile

Ultimo giorno di un anno

Pianificazione ossessiva ribelle

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3 minuti

Pubblicato il 23 gennaio 2021 in Altro

Tags: #Diario #intellettualit-post-adolescenziale #Ribellione

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Quello che segue, è uno stralcio di un vecchio diario da me scritto all'inizio della mia esperienza universitaria nell'universo della Fisica Teorica.


È appena iniziato l’ultimo giorno di un anno. Che anno stia finendo ha davvero poca importanza. L’inevitabile non-ripetizione associata alla causalità tipica delle relazioni d’ordine non cicliche come quella caratterizzante l’indefinibile da noi percepito e chiamato Tempo, di solito, è fonte di conforto per il piccolo essere che sono.


Di solito, non ora.


Sono disorientato dall'idea che, al livello della nostra percezione locale, tutto sia destinato a non ripetersi. Da un certo punto di vista, sono convinto che buona parte del motivo per cui mi sento disorientato sia da ricercare nel modo in cui io affronto il concetto astratto di “scadenza”, qualunque sia la concretizzazione che effettivamente mi si presenti. Sono un essere umano innamorato della pianificazione patologica. Ricordo nitidamente un episodio che trovo particolarmente indicato al fine di fornire un ordine di grandezza di questo mio amore.


Sono al liceo. Dovrei essere al secondo anno, se non ricordo male. Posso descrivermi
come un quattordicenne sconvolto da un’acne nodulo-cistica piuttosto intensa, in piena
tempesta ormonale, ignaro dell’ancor più grande tempesta in cui la lettura di Nietzsche,
tra poco meno di un anno, lo sprofonderà.
Sono in classe, impegnato ad evitare di ascoltare la lezione. Nel giro di qualche mese riceverò finalmente la possibilità di andare in giro per la città in sella a quella che chiamerò “Duchessa”.
Duchessa è una vespa 50 bianca, dotata di sole 3 marce, in grado di raggiungere l’inebriante
velocità di 45 Km/h. Inoltre, Duchessa è munita di un sedile sorprendentemente scomodo
indipendentemente dal numero di passeggeri ospitati.


Ho amato profondamente Duchessa.


Abito a quasi una decina di chilometri di distanza dalla scuola in cui mi rinchiudo qualche giorno a settimana. La strada per raggiungere la scuola è piuttosto lineare, ciò che rende il percorso inutilmente complicato è la perversione decerebrata che caratterizza chiunque guidi qualunque cosa nella città che abito al tempo di questo evento.


Io continuo a cercare modi fantasiosi per evitare di ascoltare la lezione. Poi, all'improvviso, mi rendo conto di non aver ancora stabilito le zone del tragitto in cui cambiare marcia quando guiderò Duchessa per raggiungere la scuola. La cosa mi disturba non poco. Sebbene manchino ancora svariati mesi prima che possa utilizzare Duchessa per andare a scuola, devo prendere carta e penna ed iniziare immediatamente a riflettere su come organizzare la delicata pratica del “quando cambiare le marce durante il tragitto”. Poco importa se il demenziale ed imprevedibile traffico della mia città potrebbe rendere i miei piani completamente inutili. Infatti, è mia convinzione che la bellezza ed eleganza delle mie pianificazioni indurrà la realtà a conformarsi al mio volere.


Manco a dirlo, non sono riuscito a seguire il mio piano per il “quando cambiare le marce durante il tragitto” nemmeno una volta. Nemmeno una singola, fottutissima, schifosa
volta.


Una domanda sensata da pormi sarebbe: per quale cazzo di motivo eri interessato a pianificare una cosa tanto inutile, banale, completamente imprevedibile ed assolutamente priva di interesse come il “quando cambiare le marce durante il tragitto”? La risposta è semplice: l’atto stesso della pianificazione rappresenta una catarsi cui amo sottopormi. Bombardato come sono dalla miriade di schegge di caos che compongono ciò che io percepisco come realtà, posso trovare rifugio solo ed unicamente nella pratica della pianificazione ossessiva. Non importa quante poche cose riescano poi a seguire gli innumerevoli schemi di pianificazione da me ideati, l’importante è aver creato quegli schemi. Riuscire a far confluire parte della percezione che ho del caos all'interno di una sequenza ordinata da me concepita e strutturata mi rende orgoglioso e calmo. Spaventosamente calmo, ed io amo la calma.


Da un punto di vista intellettuale, mi piace interpretare questo mio incessante pianificare come un perpetuo stato di ribellione. Infatti, senza nemmeno scomodare concetti come l’entropia ed il disordine, è ben noto che la realtà progredisca sempre e comunque a cazzo di cane, incurante di qualunque schema e pianificazione umana. Questo fa si che la pianificazione in se rappresenti un’azione sovversiva nei confronti dello stato fondamentale della realtà.


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