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Una storia di GioMa46

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ASPETTANDO IL NATALE / 1

CORREVA L'ANNO  1303

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7 minuti

Pubblicato il 04 dicembre 2019 in Giornalismo

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Correva l'Anno 1303, quando Giotto di Bondone raffigurò, quale mera invenzione d'artista, la luminosa Cometa a coronamento della sua 'Adorazione dei Magi' nel ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni in Padova,

Giotto di Bondone  L'adorazione dei Magi (part.).
Giotto di Bondone  L'adorazione dei Magi (part.).

Quella che a suo tempo era sembrata ai molti avventori estasiati, accorsi ad ammirare la Sacra Rappresentazione del Natale di mano del Maestro, era per altro scaturita dalla conoscenza strettamente scientifica della mobilità stellare e della natura spirituale dell'universo, dell'avvenimento realmente incorso nell'anno 1301.

Accadeva così che l'immobile cielo conchiuso della rappresentazione giottesca apriva al fatto misterico della narrazione evangelica e scientifica insieme, Un accadimento cui la fantasia popolare attribuiva significati simbolici e arcani che, al tempo stesso, suscitavano stupore, ammirazione e paura nei cieli bui di un passato ben più lontano.


Credute le anime dei grandi che salivano al cielo presso i Romani, le comete erano ancor più portatrici di eventi funesti dalle popolazioni contadine che le ritenevano causa di scarso raccolto e di altre sciagure che sarebbero occorse durante l'anno a venire. Per la quale ragione incombevano in culti apotropaici di carattere misterico-rituale.

Il successivo abbinamento con l'avvento natalizio del Cristo servì a riscattare l'accadimento cosmico delle comete dal primitivo significato nefasto, in un durevole archetipo di vita, capace di accendere la fantasia delle genti. Il cui passaggio nel cielo natalizio, così come nella vicenda illustrata da Giotto, risveglia ancor oggi, un ché di antico e pur sempre nuovo, riposto nel segreto rinascere alla vita.

Benché oggi il mistero legato alla cometa dipinta da Giotto sia pressoché rivelato scientificamente in quella di Halley, dal nome dell'astronomo inglese Edmond Halley (1656-1742), il suo passaggio nel cielo del Marzo 1986, suscitò in tutto il mondo grande meraviglia per la spettacolarità del suo aspetto. Puntuale all'appuntamento il suo passaggio, tornava a suggellare la sua antica fama di stella fra le più apprezzate nel firmamento e non solo per le aspettative scientifiche che portava con sé. Da quell'incontro infatti gli astronomi ricavarono molte e nuove informazioni sui composti organici che sono all'origine della vita, ed ancor più risvegliò negli animi quel senso di pacata sottomissione alla grandiosità del cosmo che ci sovrasta.


Ma lasciato all'ufficialità ogni riferimento scientifico, la sua apparizione nel cielo natalizio, rivestì per le genti una funzione catartica, purificatrice e liberatoria dalle paure di un tempo, capace di accendere la fantasia che antepone alla storia il 'nunc et semper' del 'meraviglioso'.

Presente nella memoria di molti popoli che l'hanno tramandata attraverso leggende e racconti, canti religiosi e rappresentazioni teatrali, la ricorrenza natalizia ha assunto nel tempo simboli e significati diversi, rispettivamente: della solennità religiosa e della celebrazione conviviale, ricche di un apparato scenografico prezioso e variegato.

Intesa come riunione conviviale la festività natalizia è andata man mano assumendo una corposa simbologia funzionale quanto ormai insostituibile di autentico messaggio spirituale, della reciprocità di scambio di doni, della presenza 'epifanica' del divino; nonché di invito alla diretta e attiva partecipazione all'unione famigliare; quella stessa che i primi cristiani celebrarono come il giorno della nascita del Bambino di Betlemme . . .


". . . data di partenza di una nuova era."


Preziose testimonianze natalizie presenti in alcuni rituali in uso presso i popopli più antichi, rivelano la pratica di elevare canti ed eseguire danze con uso di strumenti musicali, attorno all'ara sacrificale durante le cerimonie a carattere liturgico-divinatorio che si svolgevano nell'ambito delle ricorrenze calendariali legate al ciclo delle stagioni.

La Chiesa delle origini adottò a sua volta l'uso di elevare inni e canti di giubilo in lode al Signore, quale mezzo per declarare in chiave corale le 'verità' evangeliche che il Cristianesimo andava allora diffondendo.


Con l'introduzione del rituale nelle cerimonie religiose si giunse infine a dare maggiore impulso alla preghiera con la creazione di prime forme di 'liturgia-cantata', fondata sui modi musicali greco-romani dei 'ludi scenici'.

Più tardi, già in epoca bizantina, la liturgia ecclesiastica, che ne aveva conservati oltre che la forma lirica, il ritmo e la melodia, dovette far fronte al ritorno alla forma melismatica primaria, enfatizzante la parola piuttosto che la musica, per una concezione più alta e spirituale del 'fatto' religioso.

Copertina de LP dedicato alla 'laude'.
Copertina de LP dedicato alla 'laude'.


Antichissimi manoscritti rivelano l'esistenza di canti che hanno per tema la natività del Signore in uso presso le comunità religiose diffuse in Europa ancor prima della riforma improntata da Papa Gregorio Magno (540-604) che li raccolse nell'Antiphonarius Cento nell'intento di offrire un canto facile, eseguibile dalle masse dei fedeli, successivamente detto per l'appunto: 'canto gregoriano'.

Inni e sequenze del 'gregoriano' fornirono infatti un agile mezzo d'espressione al fermento che, in epoca più tarda, si dibatteva fra le rovine dell'impero romano, come la corruzione del latino e il germogliare delle lingue volgari, e il divulgarsi della 'poesia ritmica' rappresentativa di una certa 'oralità' strettamente legata alla parola.

Ma prima ancora del canto, va qui considerata la materia suggestiva del cantare, cioé la lingua che ne è all'origine e che ne determina la sua diffusione su più ampia scala, quali: il trapasso da una cultura medievale della Chiesa universale, alle culture nazionali dei singoli stati; quindi alla nascita delle lingue cosiddette 'volgari' in cui, ancora oggi, si manifesta l'individualità dei popoli.


Pergamena miniata con notazione musicale.
Pergamena miniata con notazione musicale.
Verso di Lauda XIII sec.
Verso di Lauda XIII sec.

Nel XIII secolo alla monodia profana, un rinnovato fervore mistico, porta al fiorire della 'lauda' francescana che sinnesta sulla scia della Sacra Rappresentazione divenuta poi espressione popolare del dramma umano e spirituale della vita di Cristo e, successivamente, dei santi e dei martiri della Chiesa.

Dal punto di vista strettamente vocale le 'laudi', sono canzoni religiose in lingua volgare, non ufficiali ma liberamente sorte dalla spontanea religiosità popolare, in corrispondenza coi movimenti religiosi che dal francescanesimo ai flagellanti, attraversavano l'Italia centrale e settentrionale nel XIII e XIV secolo.


Spesso, esse rappresentano una variante originale che va dall'innodia liturgica del gregoriano, alla tonalità lineare e conchiusa che si esprime "nell'insieme formale del canto popolare". Il genere della 'lauda' medievale ricalca prevalentemente quello liturgico ufficiale proprio della 'melica' di Giuliano da Spira (1250 circa).

Appartenuto a una Confraternita laico-religiosa il "Laudario di Cortona", Codice 91 dell'Accademia Etrusca di Cortona risalente al XIII secolo, è il primo documento rappresentativo di questa tradizione consolidata, e il primo libro di preghiere in volgare italiano posto in musica.

Copertina del LP del Quartetto Polifonico Italiano
Copertina del LP del Quartetto Polifonico Italiano

La trascrizione completa della sola parte letteraria si deve a Guido Mazzoni (1889); mentre la parte musicale completa è stata curata per la prima volta dal maestro Ferdinando Liuzzi nel 1935. La sua più recente trascrizione si avvale del Quartetto Polifonoco Italiano diretto dal Maestro Clemente Terni, in cui la forma strofica della 'lauda' è condotta secondo i criteri dello 'zéjel arabo andaluso', mentre invece la forma musicale varia modificando in molti casi quella strofica.

Al Quartetto Polifonoco Italiano va inoltre il merito di aver fatto conoscere al grande pubblico alcune rarità musicologiche contenuta nel "Laudario", spesso mancanti in altre incisioni discografiche. Come ad esempio la più famosa 'Lauda della Natività' attribuita a Girolamo da Cremona, offre lo spunto per recuperare dal passato un momento di autentica elevazione, e di scoprire nel presente una dimensione forse sconosciuta:

Girolamo da Cremona, pagina miniata per la Lauda della Natività' .
Girolamo da Cremona, pagina miniata per la Lauda della Natività' .

“ECCE ADVENIT DOMINUS”
La “Lauda della Natività” è ratta dal Laudario di Cortona XIII sec..

Da ciel venne messo novello
ciò fo l’angel Gabriello.
Nella città di galilea
là ve’ era la gente Judea,
favellavano en lengua ebrea
in città et in castello,
ch’è chiamata Nazareth
là u’ la vergene nacque e stette;
sponsata era a Josefe,
secondo la legge coll’anello.
Stella nuova ‘n fra la gente
c’aparuisti novamente,
Stella c’apparist’ al mundo
quanto nacque ‘l re iocondo,
stette ‘n mezzo a tutto ‘l mondo
per aluminar la gente
.

Di là dall’apparente semplicità questa Lauda della Natività si rivela patrimonio di testimonianze originali in cui l’avvicendarsi esultante del canto, invita all’esultanza corale per una celebrazione che dal lontano passato ci conduce al quotidiano della tradizione italiana, in quella cadenza rituale e celebrativa che è la festa più rappresentativa della cristianità.

La Natività del Signore é nella ricorrenza cristiana, la manifestazione gaudiosa dell’avvenuta rivelazione del sacro, in cui il segreto nascere alla vita conferma un’antica promessa d’eternità nell’atto celebrativo della festa, il ringraziamento per il dono ricevuto. La testimonianza di un sentimento comune che va oltre la veridicità della 'storia' narrata, che supera la dimensione temporale per raggiungere nella coscienza cristiana, la propria grande affermazione di fede.


Nella rivisitazione del canto 'in laude' si prende parte alla manifestazione popolare intenta a riscoprire l’infanzia del mondo, quel sentimento mistico cui da sempre si ispira il Natale, nel ridestare nell’uomo il fanciullo che è stato, quando per gioco rincorreva gli astri nel cielo nella speranza di afferrare il vago incedere dei sogni.

Quegli stessi sogni in cui si perpetua la conciliazione della natura con la divina trascendenza e si rinnova la magica rinascenza alla vita; nel discernimento all’origine della 'festa' entrata con il suo alone di leggenda nella storia dell’umanità.


(continua)














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