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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Cairo

Eumonia, la dea del buon governo

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5 minuti

Pubblicato il 11 dicembre 2019 in Altro

Tags: #Eumonia #Icaro

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Nella foto: Jacob Peter Gowy da bozzetto di P. P. Rubens "La caduta di Icaro" (1636 – 1638) -Madrid, Museo del Prado

Cairo. Il nome, che i suoi genitori vollero dargli in ricordo di quel primo viaggio che aveva suggellato il loro matrimonio, gli ha creato non pochi problemi. I suoi compagni di scuola, con la crudeltà che talvolta contraddistingue l’adolescenza, lo chiamavano “l’egiziano”, gli mandavano messaggi coi geroglifici e foto di donne velate “perché scegliesse la sua fidanzata”, Quando, crescendo, divenne alto ed allampanato, lo prendevano in giro:

«Sembri la piramide di Cheope»

«A carnevale ti travesti da mummia?»

«La prossima vacanza fattela in Egitto, vai a trovare i tuoi antenati».

Non è che lui sapesse riderne e stare al gioco, anzi si infuriava e rispondeva in malo modo, rendendo ancora più profondo il solco che si era andato creando tra loro. Sviluppò un carattere taciturno e iroso, che gli alienò da simpatia dei coetanei e provocava disinteresse nelle coetanee.

Né migliore era il clima in famiglia. Un fratello minore bello e intelligente, che attirava la simpatia di parenti ed amici, metteva ancor di più in evidenza quel suo carattere chiuso e scontroso. Il padre dimostrava spesso insofferenza nei suoi confronti e nessun dialogo sembrava potesse svilupparsi tra loro.

«Il ragazzo non sfrutta a pieno le sue potenzialità e si accontenta della sufficienza»

«Il carattere timido e ombroso gli impedisce di integrarsi coi compagni»

«Dovrebbe impegnarsi maggiormente e dimostrare un maggior interesse per le lezioni»

I colloqui con gli insegnanti confermavano nel genitore la delusione verso un figlio non all’altezza delle sue aspettative. Era un affermato professore universitario, con all’attivo numerose pubblicazioni accademiche e, anche, un certo riconoscimento a livello internazionale. Avrebbe voluto che i figli seguissero le sue orme. Ma capiva che ormai era vano sperare in un cambiamento di quel suo figlio primogenito, nella possibilità che, in qualche maniera, riuscisse ad affermarsi come, a suo tempo, aveva fatto lui. Perciò concentrò le sue energie sul fratello minore, lasciandolo macerare nel suo triste mondo.

Intanto lui andava maturando una sua decisione: non avrebbe avuto la fama? Avrebbe avuto il potere! Si sarebbe vendicato di tutti quelli che lo avevano rifiutato o deriso. Sarebbe arrivato in alto, molto in alto.

Dopo il diploma decise perciò di iscriversi a scienze politiche per intraprendere quella carriera che avrebbe potuto permettergli di concretizzare il suo proposito.

Una volta laureato fu proprio il padre che gli fornì quell’ideale rampa di lancio dalla quale partire per realizzare i suoi progetti.

«Adesso che il ragazzo è laureato direi che abbiamo assolto il nostro compito di genitori» disse, parlando con la moglie « è ora che voli con le sue ali! Parlerò con qualche dirigente della ditta in cui sono consulente. Vediamo se riesco a farlo assumere.»

E da quella posizione, nell’ufficio del personale, riuscì infatti a spiccare il volo, creandosi una sorta di clientela, individuando quei dipendenti che, in cambio di facilitazioni, premi di produzione e promozioni, favorivano la sua affermazione. Ancora più redditizio, per il raggiungimento dei suoi scopi, si dimostrò la sua attività di selezione del personale che aggiungeva, alla riconoscenza degli assunti, quella dei familiari e degli amici. Privatamente, cominciò a frequentare quei gruppi di potere che avrebbero potuto favorire la sua ascesa.

Quando si presentò alle elezioni amministrative, in lista col candidato che, nelle previsioni, avrebbe ottenuto la nomina di sindaco, tutto quel lavoro sommerso diede, infine, i suoi primi esiti positivi. Essere salito sul carro del vincitore gli fruttò la nomina ad assessore alla sanità.

«Ecco il nostro giovane uomo politico!» Era il saluto di suo padre, in un tono tra il meravigliato e il sarcastico, incredulo per quella carriera che al figlio si prospettava e che mai avrebbe creduto possibile, ma con quella punta di rifiuto degli uomini di scienza verso ciò che non è studio personale e ricerca continua.

Da assessore alla sanità favorì negli appalti quei fornitori che meglio avrebbero potuto aiutarlo nella sua prossima campagna elettorale. Ancora più in alto! Mirava al governatorato della sua regione.

E che gioia riempì quel suo primo giorno da governatore! Seduto alla sua ampia scrivania, sulla poltrona presidenziale che gli pareva un trono, ricevette le congratulazioni dei suoi collaboratori e i saluti, adesso molto cordiali, di amici e parenti, nei cui sguardi leggeva la meraviglia e il dubbio di averlo mal giudicato. Nei giorni seguenti fu preso nel vortice di un lavoro che ormai non gli lasciava più molto tempo per una vita privata. Ma nella testa rimaneva comunque quel desiderio, ora ancora più intenso:

«Più in alto, voglio andare ancora più in alto. Posso farcela. Ce la farò.»

Invece, non passò molto tempo che la cera delle sue ali, quelle ali che sembravano poterlo far volare fino a vette eccelse, cominciò a liquefarsi. Sui giornali cominciarono a comparire le prime illazioni sulle spese sostenute nel corso della campagna elettorale. Si parlava di grandi cifre e ci si domandava da dove provenissero quei fondi. Poi, come sempre, qualche “gola profonda” cominciò a fare le prime rivelazioni alla stampa: la ditta farmaceutica che si era aggiudicata la grossa commessa aveva segretamente sostenuto la sua candidatura a governatore. Una intraprendente giornalista scovò uno scambio di messaggi e si parlò di intercettazioni telefoniche che sostenevano la tesi di pagamenti in cambio di favori.

Fu cortesemente, ma fermamente, invitato alle dimissioni, in attesa delle opportune verifiche e decisioni della magistratura: un rapido passaggio dall’esaltazione della conquista allo sconforto della disfatta.

Come Icaro, poiché aveva voluto volare troppo in alto su ali posticce, era precipitato in basso e si era schiantato.


Sono io la “gola profonda”.

Sono stata la sua segretaria fino al momento delle sue dimissioni da governatore, la cassaforte dentro cui riponeva i suoi segreti, quelli che non era opportuno rendere pubblici.

Ho taciuto a lungo, e infine è giunto il momento di mettere fine al malgoverno: una caduta plateale, un monito per tutti!

Mi chiamo Eumonia.


(Dike, Eumonia e Irene erano le tre Ore, figlie di Zeus e di Temi. Impersonavano la Giustizia, il Buon Governo e la Pace e avevano il compito di sottrarre l’umanità all’arbitrio e al disordine).


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