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Una storia di BrunoMagnolfi

Questa storia è presente nel magazine Non da solo.

Quel che siamo.

Durante questi giorni

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3 minuti

Pubblicato il 06 dicembre 2020 in Altro

Tags: #nondasolo

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Durante questi giorni grigi in cui non succede proprio niente, mi sento un po’ giù di morale, quasi depresso. Persino rimanendo in casa come sempre, mentre giro nervosamente tra le stanze del mio piccolo appartamento, mi pare in questi casi di non essere a posto, anzi, quasi fuori luogo, e mi sembra praticamente che le pareti si avvicinino maggiormente tra di loro, mi attanaglino, riescano a tenere il mio corpo in una assurda costrizione, e che lo spazio necessario persino per muovermi all’interno delle stanze, vada a ridursi poco per volta con il semplice trascorrere delle ore. Così, per respirare, apro le tende di una finestra, cerco la luce del pomeriggio, e mi soffermo ad osservare, attraverso i vetri, la strada che come sempre scorre sotto di me, quasi ritrovandomi a cercare con occhi incantati qualcosa di più largo, di più arioso, uno spazio che lasci finalmente vagare la mia vista, e che magari mi permetta di concentrarmi su qualche particolare maggiormente inusuale, qualcosa che mi incuriosisca e così mi conceda almeno il tentativo dello svago.

Nutro generalmente grande invidia per quelle persone che osservo e che si fermano volentieri a parlare lungo i marciapiedi, intavolando grandi chiacchierate su chissà quali argomenti. Dalla mia finestra non riesco certo a sentire ciò che dicono, però vedo spesso le loro mani sottolineare con larghi movimenti le parole che in quel momento stanno usando; forse le lanciano, le amplificano, ne riescono a piegare il significato magari in un certo verso, oppure proprio in un altro. A volte qualcuno tra gli individui che noto, sembra quasi mostrare una specie di danza, fatta di gesti e di espressioni del corpo e anche del viso, ma soprattutto delle braccia e delle mani che spesso seguono traiettorie immaginarie e riescono a fluidificare qualsiasi frase, ogni periodo, fino probabilmente a sentire attorno ai loro movimenti, un’attenzione quasi completa da parte di chi ascolta, un interesse sempre crescente per i temi a cui chi parla riesce a dare corda, come se nient’altro fosse maggiormente importante in quei momenti di ciò che viene riferito.

Sento un rumore alle mie spalle, non saprei: forse un oggetto nella mia cucina che è caduto penso, così vado a guardare, ma non trovo proprio niente fuori posto. Torno alla finestra ed il rumore si ripete. Qualcuno non vuole che io perda tempo ad osservare gli altri sulla strada penso; così torno a chiudere le tende e ad interessarmi di qualcosa che reputo presente dentro al mio appartamento. Mi cade subito lo sguardo sul mio piccolo specchio, incorniciato ed esposto sul ripiano. Lo prendo, ne osservo l'immagine riflessa, e mi rendo subito conto che non sono io adesso quello nella superficie lucida. Fingo indifferenza, però una sottile angoscia mi pervade, per cui prendo tutto l’oggetto e lo ripongo in fretta dentro un cassetto. Poi decido di uscire e farmi un giro.

Incontro alcune persone che avevo visto poco prima dalla mia finestra, perciò le saluto, quasi fossero certe mie vecchie conoscenze. Mi guardano subito in un modo strano, non hanno probabilmente niente da dirmi, anche se io mostro di essere disposto ad ascoltarle. Una vecchia mi dice buonasera, ed io le sorrido come normalmente faccio con tutti i miei vicini di casa quando mi capita di incontrarli. Ma la mia solitudine non porta a niente penso, perciò giro attorno all’isolato e poi ritorno deciso tra le mura del mio appartamento. Sul pianerottolo suono il campanello al mio dirimpettaio, gli chiedo se a lui vada tutto bene, e così ci mettiamo a parlare per un po’ di fatti consueti, giusto per non salutarci in fretta e basta. Quando poi giro la chiave del mio appartamento mi sento preoccupato: vado subito al cassetto dove ho riposto quel mio specchio, e con un certo timore lo tiro fuori per osservarne la superficie: è mia la faccia che adesso vedo riflessa, tutto è tornato come deve essere, penso, e tiro subito un sospiro di sollievo. In fondo ci vuole poco per riconoscersi davvero in ciò che siamo, rifletto; non c’è neanche bisogno di preoccuparsi troppo.


Bruno Magnolfi


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