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Una storia di DomenicoDeFerraro

SOGNO APPESO ALL’ALBERO DI NATALE

RACCONTO VISIONARIO

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13 minuti

Pubblicato il 24 novembre 2019 in Fiabe

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DI : DOMENICO DE FERRARO


Mi sono perduto in un mare di parole con un sogno chiuso nel mio animo , ho attraversato strade affollate, fingendo di essere santo . Sono salito verso il cielo grigio dei giorni andati. Ho lasciato il mio amore morire. Ho riso in un angolo buio della ma coscienza , sotto un albero addobbato , pieno di palline colorate , decorato di nastri argentati, fili dorati e mentre salgo verso la cima di quell’albero , immagino un mondo migliore, meno crudele. Canto , andando verso amori perduti nella bella idea, tutto scorre ed il tempo passa portandosi via questa vita infame. Oltre ogni giudizio , noi diamo vita alla forma espressiva che ci accoglie in seno , ci tiene stretti come figli, travasa in noi quell’amore che abbiamo rincorso , salendo da sotto il ramo più basso. Tutto sarà come l’avevamo immaginato nella sua concezione di esseri unici , come palline colorate , appese all'albero . Alcune persone , osservano lo scorrere dell'immagini proibite che animano l’albero . Bassi e maestosi alberi , nelle diverse forme luccicano in ogni angolo di strada, alberi in cui si nasconde un piccolo uomo che soffre, prega , spera in qualcosa di migliore. Canta tra i suoi fitti rami , la sua vita , canta le sue passioni. Viene da un lontano pianeta . Disceso sulla terra , porta con se quella pace cercata dagli uomini di buona volontà . E sono tanti che gli vanno incontro , chi lo chiama babbo natale , chi abominevole uomo delle nevi.


Le strade s’ illuminano di luminarie colorate , dalle forme armoniose , luccicanti , psichedeliche. Le strade sono piene di gente che perde tempo a guardare , comprare un oggetto insolito. I mercatini natalizi , sono un momento utopico , una fusione di espressioni liturgiche e consumistiche , incentrate nella concezione globale di cosa sia la grazia. Una canzona s’ode per strada , ci conduce per mano sulle sue note dall' ali spiegate nel vento , sospirante sulle grigie case va oltre i segreti e le incertezze, la mesta tristezza. Fin dove le donne sedute in attesa di un amplesso , nella gaia scienza , di corsa verso il sesso del tempo rimasto . Ricordi di perduti amori , ricordi piccoli fragili di quando s’era piccoli , si giocava a palla con il mondo dietro alle spalle con la morte che tira diritto e danza sulle macerie della città distrutta , dalla guerra che ha mietuta tante vittime e se portato via tanti cari. Tutto l’amore di questo mondo non è racchiuso dentro un pugno di mano ma in una parola dolce che risuona nel placido mattino al nostro risveglio. Oltre questo mondo crudele , come fosse ieri dopo la buia notte ancora in pigiama , sperando un amore rinasca. Una stella di Natale , sboccia sulla cima dell’albero , ove si sono nascosti, tanti omini verdi, tanti minuscoli impiegati, saltellanti allegri in compagnia degli scioperanti. Nel vivere questo sogno , si trascende il vero, si nasconde in se tutto l’amore di questo mondo orrendo, senza peli, senza piedi , fatto ad immagine di un uomo di colore nero. Lui costruisce giocattoli da donare ai dannati all’inferno , dove ci sono tanti peccatori in attesa di un dono, il sangue scorre, bagna la terra , le donne pregano gli uomini lavorano . Il sole ritorna a splendere come un amore solingo. Intanto tanti simpatici omini si danno da fare a costruire un ponte che conducono verso altre dimensioni.



Andiamo è tardi

Sono qui, aspetta stò facendo colazione

Fai ampresse se no il signore del quarto piano te chiamme ignorante

Io sono uno gnomo , non un mostro

Hai fatto ampresse lo visto sei sempre lesto

Che vuó fa siamo condannati a soffrire

Non ridere che te ne fotte nello scuro , appicciame la luce

Tu piense sempre cose strane , ma che tiene dentro a sta cape

io non sono un imbroglione, ma si me sfastrio mette tutti faccia ò muro

Chesta te mierete, stare senza un amore

Io non vorrei capire , mi vorrei abbandonare alle parole sincere

Accorto sono parole amare, sono verbi senza veli, senza consonanti.

Tiro a campare che te ne frega

Ma cosa credi che scenne a coppa a muntagna

Maccarone noi te canuscimme

Avete fatto un complotto contro di me

Nun sai addò posarlo chisto candelabro

Chiove e come chiove

Signora calate lo panaro

Avete visto a Giannino

Poco fa stava insieme a Peppino giocavano a palline

Voi tenete sempre voglia di scherzare

Chesta canzone è bella assai

Io nun voglio stare male

Facciamo come si nu fosse successo mai niente

E quasi mezzogiorno, s’odono le campane fare din ,don, dan

Ma mo’ chi li porta questi giocattoli all’inferno

Quanta gente che c’è sta l’abbascio

Te la taglia chesta barba, mi sembri babbo natale

Io vorrei capi che ti ho fatto di male

Nun c’è pensa, guarda annaze

Me sente , offeso e vilipeso

Sarà ò biscotto a latte

Lo sapevo m’avesse fatte male

Cheste tene sempre qualcosa da dire

Voi fatevi i fatti vostri , mo’ ci parlo io con la figlia vostra

Ecco , isso, essa è o malamente

Io ti chiamo , perché tu non mi rispondi

Io non te voglio sposare

Io so sempre innamorato di te

Fattela passa chesta febbre

Questa notizia va pubblicata sopra tutte i giornali

Signora vuoi avete sentito, lo ha confessato

Ma fate le persone serie

La figlia vostra è strana assai

Lasciatela sfogare , lo volete un bicchiere di rosolio

Grazie lo prendo con piacere


Sera di fine novembre , tutte le stelle del cielo splendono mentre gli angeli cantano alleluia . Su di un ramo alcuni monelli giocano a pallone.


Giuseppe scendi, andiamo a giocare a pallone

Mamma , hai vista la maglietta pulita ?

Sono tre jorni che lave panni , faccia a lavatrice tutte l 'ore

State attenti alla nonna

Oggi è domenica ,la portiamo in chiesa accusi se sente la messa

Chesta è poesia

Chi ha bussate ? aprite

Signora concetta come mai qui a chest’ora

Vi ho portato un po’ di dolce , la fatto ieri sera, in pasticceria mio figlio Michele

Che profumo , trasite ve la pigliare una tazza di caffè paris

Grazie trase con piacere

Avete sentito , hanno arrestato l'amministratore del palazzo di fronte vendeva le sigarette di contrabbando per arrotondare lo stipendio.

Non c’è più rispetto , il mondo è cambiato

lo potete dire forte , non c’è sta chiù rispetto

Per questo , ogni giorno mi sento nervosa

Che ci volete fare significa che non si volevano bene veramente

Io la conosco troppo bene la figlia mia è assai schizzinosa ha fatto le scuole alte e stata all’università a Milano

Pure mia figlia ha fatto le scuole, però alla fine se sposata a Tonino nù bravo guaglione che di mestiere fa ò scupatore.

Siamo nati per soffrire

Lo potete dire forte

Non c’è più trippa per gatti

Si hanno mangiato pure i gatti

Che fortuna , mia madre buon’anima è sempre stata onesta

Che bellezza .

Chesta è ammore.

A poesia , quella che rovina questo mondo

Ma pigliatevi il caffè si fa freddo

E già me lo diceva sempre pure mamma fa ampressa se non si fa freddo.


L’albero si anima di vari personaggi , s’affolla di persone strane , alcune buffe , figlie della mia fantasia .Tutti entrano a far parte dell’albero , della sua storia surreale, fatta ad immagine di un vecchio Dio . Seduti sui rami nodosi, seduti sulle cime dell’albero, il vento passa, la città s’illumina, la gente corre , contro il suo tempo, porta a casa un piccolo sentimento , una luce, un sogno musicale, un pensiero felice. La metro corre attraverso l’intestino della città . Ci si abbandona al tempo che passa nei secoli trascorsi , nella mente di milioni di esseri , tutto vanno dove gli pare , io in silenzio l’ osservo in disparte , non riesco a capire quale sia il mio posto. Cosa ci faccio io in questo mondo che va sempre più indietro per poi scomparire con tutto il suo dolore Domani andremo tutti a lamentarci dal sindaco , alla camera dei deputati . il mondo è un luogo di dolore , ove in molti cantano l’amore sofferto , l’uomo si farà grande , per essere capito. Il signore del quarto piano comprerà una nuova macchina e andrà a fare una gita a Castello di Limatola . Porterà la moglie, la figlia, la nipote . Tutti vedranno che bell’auto si è comprato. Con la macchina nuova , attraversa i piccoli i paesi , le piccole città va su per monti , verso una sospirata felicita. Poi verrà l’uomo nero, vestito da babbo natale , verrà vestito di rosso a cantare canzoni di natale per i detenuti. L’aspetterà la morte dietro un vicolo , qualcuno sparerà le botte a muro ed i tricchi , tracche . La signora Carmela dal bagno di casa , griderà chiama le guardie , mentre don Filippo piallerà il mobile dell’ottocento che gli ha portato ad aggiustare il signor Palumbo , dirigente del distretto sanitario . A me resterà un sogno dentro la tasca , lo venderò al miglior offerente e quando sarò citato in tribunale , sarò condannato a pagare una retta alla lega.


A voi vi piace la pizza ?

Me lo chiedete pure

Quando sarete in paradiso nun ve scurdate di noi

Non vi preoccupate facciamo nà bella tavolata

Lo portate voi il prosciutto ?

Chi si accolla il capo collo

Lo sciopero andrà organizzato

Siamo tutti d’accordo

La rivolta dovrà scoppiare

Facciamo come se fosse una passeggiata

Non vi preoccupate ce pensammo noi

A me tutte sta gente chine di soldi mi da fastidio

Siete sempre dello parere che sarebbe stato meglio fare il pizzaiolo e non il professore

A fare le pizze si guadagnano un sacco di soldi

Allora la rivoluzione non ha cambiato niente.

Ma vuoi non ve fate mai i fatti vostri

A guardarvi buono tenete la stessa faccia di vostro padre buonanima

Ma perché vuoi conoscevate mio padre ?

E chi no lo conosceva suo padre

Badare a come parlate io vi denuncio per calunnia

Denunciatemi pure, nun tengo paure , credevo di avere a che fare con una persona educata

Tenete la faccia come le zoccole vecchie

Mò state esagerando , non ammetto tanta confidenza

Ma vuoi non siete lo figlio di Antonio Vallefuoco ?

Ma chi ò conosco questo Antonio mio padre si chiamava Giuseppe

Adesso capisco l’errore , scusate mi sono sbagliato non volevo offendervi , ma vedo vi siete comparato un nuovo vestito

Vi piace e di marca buona, pura lana

Quanto avete pagato ?

Trecento euro

Vi hanno fatto una rapina

lo pago a rate

Ora capisco.

Ma voi non siete di qui ?

Avete un accento romanesco

Ho vissuto tanti anni tra Roma e Bologna

Belle città si sta tanto bene , gente educata

Quando mi guardate mi fate assai impressione

Io sono l’assistente di babbo natale

Veramente ?

Non ci credete , andate a domandare a babbo natale è seduto , sotto l’albero , se non sono il suo assistente

lo non credevo di offenderla, l’aria è intrisa di cattiveria

Non dite che vi ho mandato io

Per carità , chi parla poi io lo conosco bene a babbo natale

e un tipo ferrigno , m’avesse fà una cazziata ?

No per carità quello è buono come il pane , andate non vi preoccupate

Chesta è la volta bona, cambio paese me ne vado a vivere a Casapesenna in campagna a crescere le galline

Scusate babbo natale , ma voi lo conoscete quel signore li ?

Quanto ti ha chiesto per essere suo amico ?

Mi ha chiesto venti euro

Facciamo cosi a me mi date dieci euro ed io a natale le porto il regalo che volete

Ma allora questo è un vizio di famiglia, io volevo sparagnare

Non c’è più religione , questi si sono venduti a mastro Geppetto insieme a pinocchio.

E quello che penso pure io , non c’è niente da fare

La signora del terzo piano , domani si opera alla colecisti

La signora è vedova, il marito era una brava persona

Si ma ella ci ha messo un sacco di corna

A Napoli le corna sono come i funghi

Siamo tutti innamorati di questa città

Chesta è bona ,la botta ha cambiato ogni cosa.

Speriamo non scoppia un'altra bomba

Che ci vuole, a mettere un po’ di sale sopra la coda

Me pigliate per Gigino ò salumiere

Facevo cosi per dire

Guagliò io sono babbo natale

Ma la barba , sembrava finta

Ma quale finta è tutto originale

Questo vestito dove l’avete comprato ?

Me la donato mio padre che faceva il babbo natale fuori ai magazzini generali in tempo di guerra

Veramente come è bello, sembra nuovo

Io non scendo dalle stelle, io vengo d’Afragola

Potremmo essere amici

L’amore è una cotoletta fritta

Io pensavo fosse un sacco di caramelle

Mò piglia a vasca con tutte i pesciolini e te la getto addosso

Stiamo calmi chesta storia deve finire con un lieto fine



L’albero continua ad affollarsi . In molti ci salgono sopra, in molti parlano delle loro disgrazie , chi come la frittata se bruciata nella padella. Una ipotesi possibile entra dolcemente nell’animo di quegli uomini che s’arrampicano, frettolosamente vanno verso l’alto mentre da un foro un raggio di luce illumina un ramo . Là in cima , ove sono seduti tutti i sindaci della zona. Parlano del più del meno di come devono aumentare i profitti comunali. Discutono di creare, una legge per raggirare il malcontento popolare. Di creare una forza di polizia per contrastare la malavita locale. Un odore di caffè si sente nell’aria, accompagnato da un profumo di fiori secchi , fiori di campo, raccolti di fianco al vecchio cimitero , dove riposa il vecchio John che venne qui ad abitare in queste zone , credendo di trovare pace , dentro di se. Sperava di divenire un uomo qualunque , credeva di poter diventare famoso di dipingere quadri di grande valore . Immagini surreali , frammenti metafisici che rappresentano la sua fervida immaginazione . Immagini che gli danzavano dentro di se. John era un uomo di colore ed aveva vissuto per anni ad Amsterdam , aveva girato in lungo e largo per l’Europa ed ora era finito a fare il ragazzo nel negozio delle bibite , serviva i clienti a volte , stava alla cassa spesso , continuava a sognare ancora la sua terra e al giorno quando diventerà famoso.


Nun c’è simme capito buono. Ma come ve lo debbo dire diamoci da fare stamme sotto natale

Padrone ma sua moglie non vuole pagare gli arretrati

Mò ci parlo io con mia moglie , però deve finire la storia che io non sono buono , certo non sono babbo natale .

Questa è un’azienda seria.

Io vi pago e voi dovete fare il vostro dovere

Stamme un altra volta in bocca ò lupo

Carminiello avresti una sigaretta ?

Tieni ma quando te li compri ?

Nun tengo ò tiempo

Tu non tiene i soldi

Come hai fatto a capire ?

Mò mi vorresti piglià per scemo

Per carità , chesta è la penna , scrivi

Cosa debbo scrivere , chi sape scrivere

Veramente non sai scrivere , questa è una cosa assai grave

Piacere io mi chiamo Filippo

Io Antonio

Io mi chiamo John e si non vi mettete a faticare , gli lo dico al padrone

L’uomo nero doveva essere nostro amico invece sta dalla parte del padrone

Voglio scrivere, una bella lettera a babbo natale

Ma tu credi ancora a babbo natale ?

Certo che ci credo, babbo natale esiste , io ci ho sempre creduto

Io preferisco la befana , bionda e nuda

Non dirmi , tiene sempre la stessa capa

Tu fatica e non parlà troppo che sta passando il padrone


L’albero un luogo dove si nascondono tutti i disperati di questo mondo dimenticato . Dove John dipinge e sogna la sua terra , dove Filippo e Antonio ridono delle loro disgrazie. E mentre giunge dallo spazio profondo una navicella piena di strani turisti galattici . La stella sulla cima dell’albero s’illumina ed il mondo si sveglia. Scendono altri piccoli esseri , tutti pronti a decantare le meraviglie del creato. Tutti in fila per ammirare un quadro, una piazza , questa meravigliosa città in bilico sull’albero di natale sito difronte al palazzo del re , creata dalle mani di un antico Dio, creata come Dio comanda , fatta ad immagine dei sogni e delle speranze di ogni abitante di questa città. Io ci passo toccando ferro, l’ammiro questo albero e mi luccicano gli occhi al ricordo del tempo trascorso sotto le stelle , sotto questa bianca luna che splende sul mare difronte all’antico maniero del re.


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