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Una storia di Anaxillaplaisir2020

Alla Scoperta Del Piacere - Ines

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12 minuti

Pubblicato il 06 settembre 2020 in Erotici

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Parte I


Era una festa come tante, di quelle frequentate perlopiù da intellettuali barbosi e coppie borghesi di mezza età, interessate solo all'etichetta ed agli sciocchi pettegolezzi; niente che attirasse una giovane fanciulla come me, dall'intelligenza vispa e dai mille colori.
Tanti occhi mi sentivo addosso, uomini di tutte le età mi fissavano ammirati, le donne mi sbirciavano in tralice, o si incantavano. Sapevo di essere bella, coi miei capelli color nocciola, gli occhi dorati, e le labbra carnose; tuttavia mal sopportavo i salamelecchi ammiccanti, le paroline melense e gli sguardi lascivi che mi lanciava il mondo maschile quando le mogli erano distratte. Le donne infatti mi temevano, e mi invidiavano , anche se celavano il loro sentimento dietro sorrisi condiscendenti e finta cordialità. Era un mondo falso e meschino, quello in cui vivevo. La mia schiettezza e spontaneità non potevano riconoscersi in esso.
Il mio corpo giovane e sodo, dalle forme rotonde e prorompenti, sfuggiva ai legacci dei busti e delle sottane che lo ricoprivano. E come il mio corpo anche la mente rifuggiva dalle costrizioni e dall'etica bigotta di quel tempo. Non sarei mai stata capace di sottostare alle comuni regole del viver civile, e nemmeno mi importava; quindi preferivo estraniarmi dalla festa ed evitare il chiacchiericcio inutile, o peggio, di fare la figura dell'irriverente, come spesso succedeva.
Mi rifugiai quindi in un angolo della sala, assorta nei miei pensieri.
Sin dall'adolescenza avevo compiuto le mie prime marachelle, alla scoperta del sesso, che sarebbero state definite 'sconce' ai più. Avevo iniziato ad esplorare il mio corpo con la curiosità di una bambina, e la curiosità mi aveva spinta nell'universo della masturbazione, che mi affascinava per la sua continua scoperta; di sicuro il mio imene si era già lacerato grazie ai numerosi oggetti che avevo infilato in vagina non appena avevo scoperto la sua esistenza. Lo strano bruciore che sentivo nelle parti basse, nelle calde ed inquiete sere d'estate, aveva già guidato la mia mano molte volte.
Dapprima avevo iniziato ad introdurvi le dita, poi vari cucchiai da cucina, e l'ultima volta un attrezzo doppio e liscio da gelato, che avevo particolarmente apprezzato nel momento in cui il culmine del mio piacere si era manifestato.
Avvertivo, a dir il vero, l'estraneità di quegli oggetti; desideravo qualcosa che riempisse in modo più naturale e soddisfacente la mia fica calda, ma non sapevo ancora cosa mi mancasse.
Una sera avevo tirato nella mia camera la mia dama di compagnia, Ines, facendomi promettere che quello che sarebbe successo non doveva esser riferito a nessuno. La poveretta ignara aveva acconsentito, lusingata del fatto che la sua padrona avrebbe condiviso un segreto con lei.
Grande fu il suo imbarazzo, quindi, quando mi adagiai sul tappeto e mi alzai il vestito sotto il quale non avevo le mutande.
Ripresi a toccarmi, come avevo già iniziato a fare prima di andarla a chiamare; la mia fica era già calda e umida, sotto il ricciolo del pube. Imposi ad Ines di inginocchiarsi e di infilarmi un dito dentro. Ad occhi sbarrati lei iniziò a scuotere la testa e a ritrarsi, ma io fui più lesta e la tirai per il braccio a terra. Le ripetei a voce alta ciò che doveva fare, e lei stavolta non osò disobbedire. Le presi una mano e le feci infilare prima uno, poi due, infine tre dita dentro; le spingevo sempre più in profondità, gemendo per l'eccitazione, mentre con l'altra mano continuavo a masturbarmi strofinandomi il clitoride velocemente. Le gote della mia amica nel frattempo diventavano sempre più rosse, e il suo respiro ansante, sempre più simile al mio, man mano che l'orgasmo mi si avvicinava.
Infine, al culmine del piacere, venni copiosamente sulle sue dita, e il suo gemito si unì al mio.
Subito dopo la ragazza sfilo' la mano e fuggì via, mentre io le urlavo ridendo: "Dove vai? Ora tocca a te!"...

La volta successiva invece mi feci trovare, all'ora della vestizione, adagiata sul letto, completamente nuda, con una mano tra le cosce.
A quella vista Ines esitò, prima di entrare; ma il mio sorriso la convinse più delle parole:
'Chiudi la porta, Ines', le sussurrai calma.
Stavolta aveva una strana luce che brillava negli occhi, e labbra rosse e tumide, perché se le mordeva continuamente, come una bambina colta nel peccato. Sembrava pronta per essere iniziata.
Le chiesi di spogliarsi, e lei lo fece subito, ma lentamente, prolungando la mia attesa silenziosa, e il mio desiderio vibrante. Aveva la pelle del colore delle olive, una folta chioma di riccioli neri e seni piccoli e dai capezzoli eretti che si sollevavano per effetto del suo frequente ansimare. Quando si liberò dell'ultimo indumento, rivelo' un triangolo setoso color della pece in mezzo a fianchi rotondi e morbidi, che lasciavano immaginare un culo ampio in cui poter affondare la lingua. Quel pensiero mi dette un brivido di eccitazione.
Ines avanzo' nuda verso di me e mi si sedette accanto; le presi le guance dolcemente, la trassi a me e la baciai, dapprima piano, poi sempre più profondamente. Con un sospiro, cedette aprendo la bocca e rispondendo al bacio con voluttà. La sua iniziale ritrosia aveva lasciato il posto ad una voglia irrefrenabile che nemmeno lei sapeva di avere. E non ebbe più freni. Con le dita inizio' a masturbarmi con movimenti circolari, mentre io le infilavo le dita tra i capelli. Dopo un po' si staccò riluttante, e fece esattamente ciò che stavo sognando: si girò al contrario, mi montò addosso, e si posizionò con la sua fica sul mio viso obbligandomi a succhiare le gocce di voglia che stillavano dalla sua intimità, mentre calandosi fra le mie cosce mi infilava con decisione la sua lingua tra le grandi labbra, esplorandole su e giù e facendomi tremare di desiderio. Era così assatanata, nell'assaporarmi, che sembrava non avesse mai fatto altro nella sua vita, mentre il suo pube spingeva sulla mia faccia per esser ricambiata. Ed io lo facevo ben volentieri. La mia lingua scivolava tra le sue pieghe come in un'ostrica fresca e condita; aveva il sapore salato del mare al mattino, e la succhiai tanto da prosciugarla.
Ci lanciammo in quel meraviglioso sessantanove come due donne assetate nel deserto che bevevano l'una dalla fonte dell'altra come fossero ampolle di giovinezza, rotolandoci e regalandoci piacere in tutti i modi possibili, con la bocca e con le mani; e l'orgasmo arrivò presto in contemporanea, facendoci urlare e gemere, incuranti di orecchie indiscrete che avrebbero potuto udire.

Il maggiordomo si trovava a passare fuori dalla mia camera nel momento esatto in cui il suono dei nostri gemiti si avvertiva nettamente oltre le pareti. Stupito si bloccò, tornò indietro, e si avvicinò alla porta della stanza...
Ma questa...è un'altra storia.

Anaxilla


Parte II


ll maggiordomo assunto da mio padre al posto del vecchio Giordan uscente, era un uomo giovane e prestante, bruno e di pelle scura. Spalle larghe, fianchi stretti, ed un culo marmoreo che svettava sotto le pences dei pantaloni, Christian faceva venire la voglia di toccarlo ad ogni passaggio. Ero stata così tante volte tentata, che avevo spesso dovuto torcermi le mani per controllarmi.
Il giorno in cui Ines ed io avevamo scoperto le meraviglie del sessantanove, nel momento culminante del piacere, Christian si trovava a passare fuori la porta della mia camera. La serratura era difettosa, e sebbene Ines l'avesse chiusa quando era entrata, si era riaperta subito leggermente, quanto bastava per incuriosire il giovane ascoltatore che passava in quel momento. L'ascoltatore si trasformò in spettatore, quando spinto dai nostri gemiti di piacere, si affacciò con un occhio nella fessura traditrice, senza farsi vedere, mentre noi eravamo intente a prosciugarci reciprocamente gli umori.
Il testosterone dell'uomo, a quella vista, ebbe un guizzo tentatore, nei pantaloni della divisa, così da rivelare tutto il turgore del suo robusto membro; il giovane, per non fare quindi una pessima figura con la servitù vicina, non aveva trovato niente di meglio che infilarsi nella mia camera, continuando ad ammirare come ipnotizzato l'ardente scena saffica dei nostri corpi avvinghiati.
Non appena mi accorsi - ancora china sulla femmina lasciva che mi aveva dato piacere - che un uomo era entrato nella mia camera, feci per urlare di spavento, ma mi bloccò la visione di uno splendido animale, quello che si intravedeva dal gonfiore dietro la cerniera.
Non avevo mai visto niente di simile; non solo mi era nuovo quel rigonfiamento dei pantaloni sul davanti, ma soprattutto non avevo idea che il sesso maschile potesse essere così grande.
Nel frattempo Ines si accorse che qualcosa non andava, e girandosi verso sinistra ebbe un sussulto. Si divincolo' subito da sotto il mio corpo, e si alzò di scatto dal letto coprendosi alla meglio le pudenda, rossa in viso e tutta scarmigliata.
L'uomo restava in piedi vicino alla porta, ammutolito, ma gli occhi di pece gli luccicavano di malizia.
Dopo un attimo di perplessità, valutando che ormai la frittata era fatta, decisi di porre fine a quell'enpasse ultimandone la cottura. Non credevo di trovarmi cosi presto a conoscere intimamente un uomo, ma pensandoci brevemente non avevo trovato nessun motivo convincente per perdermi quell'occasione.
Sorridendo, mi avvicinai a Christian e lo baciai lungamente, mentre gli infilavo la lingua dentro e fuori, più volte, facendogli ben capire cosa volevo da lui. Christian, nonostante la regola della servitù di stare al proprio posto, non seppe resistere a tanta provocazione, e rispose al bacio stringendomi al punto da farmi mancare il fiato, mentre con la mano mi afferrava il culo spingendomi a sé per farmi sentire la potenza della sua eccitazione. Trattenni il respiro, assaporando il desiderio che quel tocco mi portava, poi sospirai e gli presi la mano, tirandolo verso il letto senza riuscire a staccare gli occhi da quel pube sporgente.
Ines nel frattempo, ancora piena di vergogna, guardava scioccata ciò che accadeva, incapace di prendere qualsiasi decisione. Mordendosi il labbro, pensava forse che in quella giornata era cresciuta già troppo, e forse era il caso di fermarsi. Non sapeva ancora che di lì a poco non sarebbe stata più la stessa.
Lasciai un attimo Christian e la andai a prendere. Lei scosse la testa supplichevole, ma il mio sguardo ammaliante e la mia stretta persuasiva la fecero capitolare. La portai da Christian e gliela posi davanti, nuda e bellissima nel suo pudore. Le girai intorno e mi misi dietro di lei, incollando il mio corpo nudo al suo; abbracciandola le facevo sentire il mio seno dietro la schiena, ed il mio pube sul suo sedere.
Ines inizio' a scaldarsi subito. Christian era conosciuto per le sue arti di amatore, e decise di metterle in campo tutte. Iniziò a baciare Ines, mentre con una mano le carezzava il seno, e con l'altra scivolava verso il basso per sentire la morbidezza di tutte le sue labbra umide.
Sempre dietro di lei, sussurrai nei capelli di Ines: "Spoglialo".
Lei obbedì; tremava per l'eccitazione, ma io le guidavo le mani con le mie, incollata a lei, e la aiutavo. Mi sentivo bagnatissima, e il gioco che stavo conducendo mi infiammava sempre di più.
In poco tempo Christian fu liberato dagli indumenti, e superò se stesso quando si strinse a quella dea Kali' in un esaltante sandwich; iniziò a strofinare il suo mostruoso pene tra le gambe di Ines mentre ci baciava a turno e ci toccava, con una mano sditalinava la fica di Ines e con l'altra carezzava le mie natiche. In quel turbinio di mani c'era da svenire dalla voglia, e forse Ines stava cedendo, perché Christian dopo un po' la prese in braccio e la depose sul letto delicatamente.
Ci stendemmo tutti, componendo un trio intrecciato di baci, leccamenti e tocchi reciproci. Finalmente, goduriose ed elettrizzate, Ines ed io ingoiammo quel prelibato e succoso frutto oblungo, a turno o insieme, in un gioco alternato tra pene e testicoli che avrebbe fatto impazzire qualsiasi uomo.
Dopo un po' di tempo trascorso in questo modo, mi misi seduta, e recuperai un poco di respiro.
Ora veniva la parte più eccitante del gioco.
Pronunciai infatti, sibillina, le parole che Ines non avrebbe mai più dimenticato:
"È il momento dell'iniziazione della verginella".
Christian comprese immediatamente, e si alzò sorridendo satanico. Si sdraiò coprendo il corpo di Ines con il proprio, e rispose: "Non vedo l'ora". Ma Ines accennò a una ribellione; era sempre stata una ragazza molto religiosa, ed era convinta di volersi mantenere illibata per il suo sposo, quando sarebbe stata in età da marito. Mi supplico' di desistere dal mio intento, ma in risposta io iniziai a baciarla appassionatamente, mentre Christian, infoiato com'era, non aveva alcuna intenzione di mollare la presa, e la schiacciava col suo peso. Per convincerla scivolò verso il basso, ed iniziò a leccarle la fica, dapprima piano, con una lentezza esasperante, poi sempre più veloce ed affamato, premendo la lingua fin dentro la vagina. La resistenza di Ines vacillava, era così eccitata che gli premeva la testa sul suo sesso come volesse farlo continuare all'infinito, ma lui dopo un po' si divincolo' e torno su, infilandole quell'arnese nuovamente tra le cosce. Lei era col fiato sospeso, ma scuoteva ancora la testa supplichevole, mormorando deboli "no". Christian mi guardò, ansante ma incerto sul da farsi, ed io in silenzio annuii.
Allora lui perse ogni remora, le sollevò una gamba, e stringendole il collo, la penetrò con un unico colpo, facendola urlare per il dolore. Il grosso pene incontrò comunque poca resistenza, la donna era molto bagnata, e in poche spinte entrò quasi del tutto. Le lasciò la gola libera ed iniziò a scoparla più dolcemente, ma incalzando entrò sempre più in fondo, fino a toccare con le palle.
Nel frattempo io da dietro gli toccavo vogliosa quei glutei di marmo che vedevo su di lei stringersi e dilatarsi nella penetrazione, e scendendo con le carezze giù per l'orifizio anale fino ai testicoli.
I gemiti di Ines, dapprima di dolore, divennero in breve tempo di piacere, man mano che lui intensificava il ritmo dei colpi, e quando l'uomo si mise in ginocchio alzandole le cosce e continuando a scoparla, io mi posizionai con la fica sulla bocca di lei, e così quando raggiunse di lì a poco il suo sconquassante orgasmo, le schiacciai la bocca sentendo intensificare la pressione della lingua nella mia vagina, e impazzendo di piacere.
Respirando a fondo cercai di mantenere un po' di autocontrollo, non era così che volevo concludere.
Mi alzai e mi avvicinai decisa a Christian e staccandolo da Ines, lo spinsi sul letto supino, e inginocchiandomi mi impalai con forza su quell'uccello svettante.
Una, due, tre, dieci, quindici volte, andavo su e giù come un'assatanata, sostenuta da quello stallone che mi spingeva sul suo cazzo mantenendomi dritta per farmelo sentire maggiormente. Ecco, ora mi sentivo felice e viva, sentivo finalmente la magia dello splendido completamento di due corpi nell'amplesso carnale.
In quel momento ero l'assetata che aveva finalmente trovato l'acqua nel deserto, pensai mentre due orgasmi scoppiavano dentro di me.

Anaxilla


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