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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Racconto ad episodi

I 7 - parte 43

41 visualizzazioni

11 minuti

Pubblicato il 29 giugno 2020 in Fantascienza

Tags: #superpoteri #supereroi #amore #amici #fumetti

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E quindi c’erano Tom, La Canadese, Demetra, il Sardo e Parma seduti per terra, in cerchio. Alle loro spalle il casale polverizzato. La meravigliosa gola in fondo alla quale scorreva il torrente vedeva il suo paesaggio mutato: il bell’edificio che si ergeva a strapiombo sulla cascata e la piscina naturale non c’era più, ridotto in detriti di piccolissime dimensioni. Per le onde soniche di Margaritka erano venuti giù anche degli alberi...

La Diavolessa ed il Capo vagavano tra le macerie in cerca di vestiti. Il leader del gruppo aveva provato a chiedere al Sardo se avrebbe potuto teleportarli al “misterioso magazzino dei 7” in modo che potessero recuperare qualche indumento ma aveva risposto Tom, sempre in modo deciso e sicuro (pareva aver preso in mano la situazione, dopo esser rimasto defilato per anche troppo tempo): -Dopo ci andremo tutti assieme: siamo tutti in costume e tutti abbiamo i vestiti là sotto! Comunque non c’è fretta, e adesso noi abbiamo una cosa più urgente da fare...-

Il Capo provò a protestare un minimo, asserendo che i due urli lanciati da Rita erano stati così forti che probabilmente si erano uditi fino a Firenze da una parte e fino a Forlì dall’altra e che aveva un po’ di paura perché probabilmente sarebbe potuto arrivare qualcuno o perché attirato dal gran casino o semplicemente per farsi un bagno; ma Tom ribatté che negli ultimi tempi c’erano sempre stati solo loro a farsi un bagno nella splendida piscina naturale ed infatti non c’erano stati problemi nemmeno con i 96 cadaveri che avevano occupato la riva per diverso tempo (e poi si erano lavati nudi nel fiume, una volta tornati in vita) e, in caso, in un istante il Sardo li avrebbe teletrasportati tutti quanti via da lì.


Dopo aver messo al suo posto il Capo per prima cosa il fidanzato di Acerina si rivolse a Demetra, che continuava a fissare dubbiosa il Sardo (che a sua volta le fissava i seni e le cosce, che erano davvero un bel vedere anche se un po’ coperte dal pareo...o forse ancor di più proprio per quello): la rassicurò giurando che quel coglioncello fosse davvero solamente a conoscenza del fatto che Valeria sapeva volare benissimo ma era all’oscuro su tutto il resto.

Raccontò di preciso come il teleporta dai capelli corvini (sempre ben curati) ne fosse venuto a conoscenza.

Molto semplicemente, circa 3 anni prima, un giorno Tom ed il Capo erano nel giardino della villetta nella campagna Grossetana dove vivevano in quel periodo e, bevendo una birra, stavano parlando del più e del meno assaporando il “dolce far niente”. Ad un certo punto (Tom non ricordava nemmeno come fossero di preciso arrivati a parlarne) si erano messi a ricordare un’occasione nel 1979 in cui la Fulva sembrava essere misteriosamente fuggita dal loro Centro nell’enorme poligono nucleare di Semipalatinsk perché nessuno aveva sue notizie da almeno tre ore. Il Capo andò a cercarla e alla fine la trovò a Semej.

In quel momento il Sardo, che era uscito in giardino senza che i due se ne erano accorgessero, aveva chiesto, motivato dalla sua sempre attiva curiosità: -Ma aveva preso una macchina? Ci sono più o meno 150km da Kurchatov a Semej, e ci vogliono due orette di viaggio...e poi capirai che cazzo di macchine avrete avuto a disposizione: Uaz e Lada???!!!-

[Per chi si chiedesse che accidenti c’entrano Kurchatov e Semej, visto che ho sempre nominato Semipalatinsk, preciso che Semej (o Semey) è il nome che porta dal 2007 la città di Semipalatinsk e Kurchatov la città più vicina al poligono nucleare, costruita appositamente per ospitare le sedi di tutti i centri di controllo e ricerca di quell’infinito sito. Tutte le strutture sotterranee che ospitavano il Centro dove si producevano, studiavano, istruivano ed addestravano i Sintetici avevano sede a Kurchatov, città a quei tempi “chiusa” e conosciuta solo a chi di dovere come Semipalatinsk-21 (era uno dei posti più segreti al mondo: non compariva neppure sulle mappe e così è stato fino al crollo dell’Unione Sovietica)].

Il Capo, forse per le troppe birre bevute e le troppe canne fumate,aveva risposto al teleporta senza pensarci: -Macchina? Macché macchina: aveva volato!!! C’era arrivata in un attimo!!!! Per quale cazzo di motivo avrebbe dovuto prendere una macchina???-

-Aveva volato??? Quella mezza sega sapeva volare???-

A quel punto lo Zar e Tom si erano fissati con delle facce dal chiaro significato di “oh, cazzo…” e lo stesso leader del gruppetto di esseri potentissimi gli aveva spiegato rapidamente, dopo aver fatto lui cenno di avvicinarsi e parlando a bassa voce: -Lentiggini saprebbe volare; ma non ricorda di poterlo fare. So che suona brutta come cosa...ma forse è anche meglio per noi: è molto più gestibile in questo modo! Oltretutto non crediamo che, semplicemente dicendole “tu puoi volare” lei istantaneamente si ricorderebbe come farlo!!! Per favore...non dirle niente...-

-No no, porella: coi problemi che ha alla memoria sarebbe solo frustrante farle sapere che potrebbe volare...-


-Visto, Halle? La pianti di guardarmi così?- il Sardo si rivolse alla sapiens dalla pelle elettroluminescente in tono di sfida, e quella rispose con sufficienza:

-Per ora sì; ma tu sei uno di cui non ci si può mai fidare...-

-Ed è questo che mi rende irresistibile, non trovi???-

Demetra rispose con un “che scemo!” ed un cazzottino sul ventre del Sintetico, ma poi lo abbracciò.

Il Sardo le lanciò uno sguardo da stupratore e aggiunse che in fin dei conti gli dispiaceva che avesse smesso di fissarlo in cagnesco perché, con quegli occhi grigi, gli faceva bollire il sangue nelle vene se lo guardava male...

La Canadese, intenerita, esclamò un “Bellini!!!!!!!” e Tom buttò lì un “contenta te…” indirizzato alla Sapiens e poi invitò entrambi a restare calmi, perché stava per dire cose molto importanti.

I due “piccioncini” tornarono istantaneamente seri e concentrati.

Parma fumava quello che era diventato il suo personal ed aveva smesso di piangere, il Sardo appizzò un altro cannone e Tom si apprestò a rivelare cose importantissime; ma Demetra alzò la mano come se si trovasse a scuola e, non appena Tom le fece cenno di parlare, esclamò: -Ma io adesso voglio che mi racconti in dettaglio quell’altra storia!!!!-

-Quale storia????-

-Quella di cui parlavate te e il Capo quando sto piacione sentì che accennavate al fatto che Valeria può volare!!!-

Tom sorrise e non fece a tempo a dire niente, perché anche la Canadese, eccitata come una ragazzina, si unì alla richiesta della Sapiens del gruppo: -Oh sì, cazzo! Anche io a sto punto voglio sapere per quale motivo Valeria era volata di punto in bianco a Semey, senza avvertire nessuno!!!-

Perfino il Sardo annuì e fece notare che quella storia non era stata mai raccontata neppure a lui perché i due avevano subito cambiato discorso con un po’ di imbarazzo e paranoia, dopo averlo pregato di non rivelare alla diretta interessata che fosse anche in grado di volare.

-Ok, bambine: vi racconto la storiella di Valeria che vola da sola a Semey, che all’epoca si chiamava ancora Semipalatinsk...-

-Sì!!!!!!!- coretto generale con vocine bambinesche: perfino Parma sembrava un minimo sollevata e, col suo bel personal, interessata a quel racconto.


Il breve aneddoto ve lo racconto io, ma ovviamente fu Tom riferì al suo piccolo pubblico ciò che state per leggere.

C’è da dire, come prima cosa, che a Valeria non era mai passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di scappare dal “Centro”: lì stava bene, c’erano la sua Rita e tutti i suoi amici, aveva anche ottimi rapporti con scienziati e militari anche perché nessuno di loro aveva mai ricevuto trattamenti spiacevoli. Valeria, lo Zar, Margaritka, la Diavolessa e Tom potevano girare liberamente per Kurchatov pur senza mettere in mostra le loro doti (e avevano false identità) e in gruppo ed accompagnati da uno o due membri del personale militare si recavano spesso a Semej e in giro per lo sconfinato territorio dell’Unione Sovietica. Fino al 1991, come già accennato, Kurchatov si chiamava Semipalatinsk-21, era una città segreta, il suo perimetro era recintato ed invalicabile e poteva entrarvi (ed uscirvi) solo chi era autorizzato e dopo controlli piuttosto accurati.

Nei compiti e nelle missioni che spesso i primi 5 Sintetici erano chiamati a svolgere godevano di massima libertà e venivano mandati negli angoli più remoti dei Paesi della Cortina di Ferro, ma Tom aveva avuto pure il privilegio di passare un ventina di giorni in Italia.

Ogni volta che lasciavano le strutture del Centro, però, dovevano sempre comunicarlo a chi di dovere e quella volta, misteriosamente, Lerusia non lo aveva fatto, mandando in allarme tutto il Centro stesso tanto che le persone ai più alti livelli di comando della struttura iniziarono a domandarsi quasi subito se fosse il caso di avvertire Breznev, a quei tempi a capo dell’Unione Sovietica.

Se la Regina delle Wunderwaffen avesse deciso di andarsene via da Semipalatinsk e di fare quello che cazzo girava dentro la sua testolina piena zeppa di boccoli rossi, avrebbero potuto essere cazzi amarissimi non solo per l’URSS, ma per l’Umanità intera.

Il Capo ridimensionò la cosa e, parlando con Filimon Archangelsky, che fu Direttore Generale del “Centro” (il posto era conosciuto anche in russo semplicemente come “Tsentr”) dal 1976 alla chiusura nel 1991 (anche se si ipotizza che sia stato riaperto in parte nel 2001), lo convinse che la piccola Sintetica dalla pelle alabastrina non fosse assolutamente scappata e non avesse la minima intenzione di fare dei casini. Lo persuase ad aspettare a dare l’allarme e chiese lui il permesso di andarla a cercare. Quello acconsentì e per prima cosa lo Zar andò a parlare con Rita: dopo pochi minuti sapeva già dove andare per trovarla.

Margaritka, che nemmeno sapeva che Valeria era uscita senza comunicarlo a nessuno, naturalmente avrebbe voluto andare a cercarla assieme a lui (non avevo ancora accennato al fatto che anche la Sintetica dalla pelle bronzea può volare, usando onde soniche ed ultrasuoni), ma quello la rassicurò: -Te la riporto qui velocissimamente!-.

Il Capo volò il più rapidamente possibile a Semey (che a quel tempo comunque ancora si chiamava Semipalatinsk, nome che oggi è rimasto solo per indicare l’ex poligono nucleare), senza preoccuparsi nemmeno in modo eccessivo di non farsi notare. Gli bastò recarsi al Central Bazaar e osservare la gente muovendosi sui tetti degli edifici vicini per trovare Lentiggini che, col suo aspetto così peculiare, non gli fu difficile individuare anche in mezzo alla folla: quella vistosa criniera di lunghi e folti boccoli vermigli la si notava senza problemi anche a distanza e nonostante l’altezza ridotta della fanciulla (e comunque anche i locali non sono degli spilungoni).

Oltretutto la maggior parte dei Sintetici si percepisce vagamente tra di sé: è come una specie di sensazione, di sesto senso e uno/una di loro si rende conto se nelle vicinanze c’è un suo o una sua simile…

Lo Zar scese tra la gente che affollava la parte esterna del grande mercato cittadino (ora è un po’ più moderno) e fu ben contento di averla trovata praticamente subito: la parte al coperto era ancor più congestionata e incasinata…

La raggiunse che si trovava accanto ad un banco che vendeva carne e la trovò vagamente inquietata: quando lo vide comunque gli sorrise e sembrò un tantino sollevata.

-Ah, sei tu...sentivo che c’era qualcuno di noi...-

Il Capo volle subito informarsi sul perché il faccino di Lerunia sembrasse angosciato, e lei rispose:

-C’è davvero tanta gente e sono tutti un po’ strani…-

-Ma sei stata molte volte in mezzo ai Sapiens Sapiens!-

Lei mugugnò col tono da bambina imbronciata che le veniva istintivo in certi momenti, rispondendo -Già...ma da sola non spessissimo...-

Il Capo la abbracciò e le fece notare che avevano visitato parecchie volte proprio in quel mercato e lei subito ribatté che erano sempre loro 5 più due militari o e che era rimasta comunque sempre colpita dalla folla e dal fatto che i locali fossero tutti molto simili tra di loro…

-Hai studiato ogni etnia dei Sapiens e sei qui da quasi trent’anni: ancora non ti sei abituata ai Kazaki?-

-Hai ragione; ma quando veniamo qui in genere frequentiamo posti per russi o prendiamo un aereo per Novosibirsk. Quante volte abbiamo cazzeggiato per Semipalatinsk? Possiamo girellare e cazzeggiare per Semipalatinsk-21 e lì di Kazaki ce ne sono pochissimi… Qui sono tutti davvero tutti, tutti tutti tutti identici tra di loro, e mi fissano! Mi sento un po’ a disagio...-

-Ti fissano perché quella strana sei tu: il tuo aspetto è davvero molto differente dal loro! Anche il mio; ma perlomeno la mia pelle ed i miei capelli hanno colori meno vistosi! Io posso passare per un normale Russo; tu dai comunque molto nell’occhio...E poi sono tutti vestiti in modo molto pesante per difendersi dal freddo, mentre tu indossi solo questa tuta leggerissima!-

-Ma non lo sento il freddo!!!-

-Ok; però anni di addestramento dovrebbero averti insegnato che ci si deve comportare il più possibile come i Sapiens in generale e come la comunità di Sapiens presso cui ci si trova, per mimetizzarci ed attirare il meno possibile l’attenzione...-

-Sì, papà… Però vedi che ci fissano???-

-Smettila di fare la paranoica, Lentiggini!!!-

I due parlavano in russo, pur conoscendo anche il kazako...

CONTINUA...


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