scrivi

Una storia di Katzanzakis

Il musico di Dio

183 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 20 dicembre 2018 in Fantasy

0

La carrozzina avanzava leggera nella polverosa animazione del Suk, lasciando dietro di sé una scia di note dolcissime.

La bambina, sdraiata su un fianco, osservava estasiata le mani del padre sfiorare, veloci, le corde montate sul piccolo manubrio di legno.

Più indietro la donna, avvolta in una tunica chiara, il volto scoperto, li seguiva con incedere leggero.

Sulle sue labbra, appena accennato, aleggiava il mistero di un sorriso.

Al loro passare i venditori, impegnati nelle quotidiani contrattazioni accompagnate dai consueti gesti di disperazione, ad ogni oscillare in basso dell’offerta, smettevano di colpo di parlare per osservare rapiti il terzetto ed ascoltare la magia del suono, strappato a tanto insolito strumento.

La bambina era bella, le gote rosa interrotte, al loro congiungersi in basso, da una fossetta appena accennata, i lunghi capelli neri, gli occhi azzurri spalancati in un inconsapevole stupore.

Ma l’uomo era ancora più bello, alto, le mani dalle lunghe dita sottili, la barba appena accennata, gli occhi chiari, come quelli della bambina ma di una luminosità inquietante, accentuata dal taglio allungato delle sopracciglia, lo sguardo che sembrava affiorare da profondità insondabili solo nell’abbassarsi, a tratti, sulla carrozzina.

Quando raggiunse la piazzetta che era il cuore del Suk le sue mani trassero un ultimo accordo, che indugiò a lungo nell’aria prima di spegnersi nel silenzio, che sembrò di colpo dilatarsi sino ad apparire quasi sovrannaturale.


Fu la bambina a parlare e ciò apparve ancora più sorprendente perché la sua voce, dal timbro inconfondibilmente infantile, si levò alta e senza esitazioni:

La vostra anima è il centro del mondo, le buone intenzioni illuminano la strada per gli altri viandanti, se manterrete pura l’anima chi ascolterà le vostre parole ascolterà la voce del Signore.

Viviamo in un tempo di falsi dei e di profeti mendaci, che lucrano sulla credulità di chi sente senza ascoltare, di chi guarda senza vedere.

Ma è venuto il tempo di mettersi in cammino con la mano sul cuore, l’importante non è da dove si parte o dove si vuole andare, il viaggio in sé è importante…e la compagnia…

Se imbroglierete, commerciando, il vostro prossimo, avrete imbrogliato voi stessi e il viaggio non potrà cominciare.

Se tradirete la fiducia di un amico, sarete a vostra volta traditi perché dubiterete sempre degli altri come dubitate di voi stessi, se cercherete negli idoli le risposte troverete soltanto menzogna, che genererà altri dubbi e paura dell’ignoto.

Ma se guarderete negli occhi di quest’uomo vedrete che la sua strada è la vostra strada, che il suo viaggio è il vostro viaggio, che la sua fede non può che essere la vostra fede.

E se ascolterete la sua musica, saprete che è il Signore a suonare con le sue mani.

Tese il piccolo braccio verso l’uomo alto rimasto sino ad allora immobile.

Papà sono pronti ad ascoltarti ancora.


Dopo le parole della bambina la musica riprese, dapprima sommessa, poi con un’intensità nuova. E dopo poche note si levò inattesa la voce della donna, solenne, lieve di dignitoso dolore.


E cantò al cuore della gente, cantò di un figlio mai stato suo, perso appena nato per un incondivisibile destino, di un figlio che non aveva mai avuto voce finché non aveva iniziato a suonare, parlò dei suoi viaggi, all’ombra di un’infanzia mai goduta, del suo vederlo crescere senza senso di appartenenza o di possesso…cantò ancora della ragazza che suo figlio, un giorno, aveva amato, con cui aveva concepito e che dopo il parto aveva perduto, per una malattia improvvisa. Cantò di occhi senza lacrime per il lutto, di silenzi vicino ai fuochi del deserto, di come ognuno sia solo di fronte al dolore perché non si può raggiungere chi piange dentro e chi ha solo la musica come voce.

Ma cantò anche…della gioia di una carezza di bambina, di parole non dette, del linguaggio muto che li univa, a volte, tra la gente, di sorrisi complici, qualcosa rimarrà alla fine, quando tutto sarà compiuto.


La carrozzina riprese a muoversi, questa volta in silenzio.


Uomini e donne cominciarono a seguirla muti, il viaggio in sé è importante e la compagnia…


Sei tu Gesù, quello che chiamano “il Musico di Dio? chiese un pretoriano come comparso dal nulla, insieme ad altri soldati.

L’uomo alto annuì.

Devi venire con noi dal Procuratore Pilato.


Il profeta sfiorò con le dita gli occhi della figlia, appena sorpresi dall’inizio di una lacrima, baciò la madre che aveva allungato d’istinto la mano come per trattenerlo e si avviò da solo verso il suo destino.





Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×