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Una storia di MirianaKuntz

Paure

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11 minuti

Pubblicato il 01 settembre 2019 in Altro

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Non le so spiegare le mie paure, sono come onde che mi travolgono e mi buttano giù, fino a quando finisco tutta l’aria nei polmoni, e il mio corpo, ormai disfatto, torna sul pelo dell’acqua, pregno di umidità, morto, secco come un ramo. Quelle più brutte sono legate sempre alle persone che amo. Odio il fatto che l’amore mi spaventi a morte, lo odio perché certe cose non dovrebbero legarsi alla paura, tanto meno l’amore. Quando succede le cose belle si contaminano di quelle brutte, crescono fiori marci, il terreno puzza di morte, e i frutti che si raccolgono fanno venire un bel mal di pancia. Non so spiegarlo a parole, non l’ho mai detto a nessuno ad alta voce, perché mi sento ridicola e perché non è giusto, ma ho paura perché pensavo che l’amore mi avrebbe salvata, e invece non fa altro che spingermi giù…giù…giù.
È passato molto tempo dall’ultima volta in cui ho aperto gli occhi e ho sorriso pensando che sarebbe stata una buona giornata. Tanto tempo dal trovare un messaggio carino, la voglia sana di tornare presto a casa per stare un po’ insieme. È passato pochissimo tempo invece dall’ultima volta in cui le cose che ho detto sono state travisate, le confessioni che ho fatto usate contro di me, la libertà della mia persona violata in più punti. Quando sarei voluta andare a nascondermi dovevo stare lì impalata a dire ad altavoce che -sarebbe tutto passato- ma quel male non passava, si accumulava solo ad altro male, ad altre paure, e quella montagna di ciottoli cresceva dentro il mio stomaco come un cumulo di terreno secco che ti ottura le vie respiratorie. Alla fine ho smesso anche di respirare. Ho smesso di dire agli altri che non stavo bene, ho smesso anche di dirlo a lui, perché alla fine non gli importava. Ogni giorno ho paura che mi accada qualcosa, faccio degli incubi tremendi, e mi sveglio pallida e sudata.
Ho paura che lui faccia qualcosa di brutto a me, o qualcosa di brutto a lui. Che mi riparli di quel ponte dove gettarsi e dove avrei avuto una vita di rimorsi e casini, perché di sicuro mi avrebbe squarciato la sua morte, da parte a parte. Ho paura che le persone a cui voglio bene siano messe in mezzo, trascinate dentro storie che non gli appartengono, fatte soffrire in modo gratuito. Ho paura di vedere sangue, il suo, il mio. Ho paura di sentirmi così un pezzo di pelle senza volontà, che si lascia trascinare alla deriva, perché come mi ripete sempre: -una ragazza che ama non fa casini, accetta tutto per amore, dimentica e perdona. Una ragazza che ama non alza la testa, non è testarda, non è aggressiva, non si difende. E proprio perché fa tutto questo non avrà mai bisogno di essere forte, di dimostrare di essere qualcuno e qualcosa, perché lui finchè lei sarà così’ non gli farà mai del male.- Questa filastrocca mi è sembrata in modo surreale bella e dolce, fino a quando ho capito che non esistono attenuanti, che la persona che ti ama non ha bisogno di vedere in te il bello per darti cose belle, che anche se tu sbagli, dici una parola di troppo, sei gelosa in modo eccessivo, non ti vorrebbe cambiare, non ti dice cosa fare, come comportarti e soprattutto non ti parla di ponti dove gettarsi, di sangue che verrà versato a causa tua, di persone della tua vita messe in mezzo che soffriranno infinitamente, solo perché -tu non sei stata buona, non sei stata una ragazza-
Una ragazza andrebbe sempre protetta, sempre capita, sempre lasciata libera di fare e agire.
La prima volta che ho avuto paura ho giustificato tutto col fatto che quando si è immaturi accadano cose stupide, e che alla fine tutti possono sbagliare. Errore dopo errore ho capito che forse non dipende dalla maturità, quanto piuttosto dalle cose che si è vissuto, dalle persone che ci hanno circondato, da come si è messi dentro. Se sei messo bene farai sempre del bene, se sei messo così così cercherai aiuto, se sei messo male farai del male, ma se sei messo male e sai cos’è il bene, forse, avrai desiderio di cambiare. Ho sempre paura che tutte le cose che mostro, i segreti che racconto, i pezzi di pelle che lascio vedere, saranno una lama a doppio taglio, e tutto tornerà indietro, sottoforma di pacco bomba.
Una volta sono arrivata a pensare che fosse giusto che io morissi, così avrei evitato il male ai miei amici, a mia madre, e che sciocco avrei evitato persino il male a quella persona, che vedendomi morta, forse avrebbe smesso di farmi la guerra, di volermi fare del male per scavare nel mio cuore. Tante volte ho pensato che avrei dovuto trovare il coraggio dentro di me per mettere fine a tutto e tirare via la spina.
Ci sono giorni dove non riesco ad essere me stessa, dove le cose che dico non gli vanno mai bene, dove le cose che chiedo appaiono come surreali, dove anche quando sto in silenzio il mio silenzio è un errore. Giorni in cui mi nascondo dentro di me, ma vengo sempre trovata come un nascondino finito male, dove sotto al tavolo ci sono io che piango, e qualcuno che mi trascina fuori tirando i miei capelli. Giorni di messaggi infiniti, non di -mi manchi- ma se -non rispondi finisce male- giorni dove non sai dove scappare, non sai a chi chiedere un abbraccio, non sai se stai dormendo o se sei sveglia. Giorni dove mastichi un boccone e poi nascondi il piatto per non finire il resto, dove dormi un’ora sola e poi piangi tutto il tempo. Dove non puoi parlare a nessuno, perché nessuno ti capirebbe, e poi sei così stupida da non voler creare casini a lui.
Un messaggio è bello, due sono bellissimi, tre nel giro di dodici minuti iniziano ad essere troppi, e troppo molesti, troppo vicini al male.
Ho capito che alla fine la mia vita non vale quanto la sua, che non ho privilegi, che non ho bonus, che non posso nemmeno camminare sulla sua strada. Che se può tenere tutto chiuso in una zona d’ombra per assicurarsi la tranquillità, io sono tenuta a sbracciarmi, ad essere nuda davanti al mondo. A permettergli l’uso dei miei social, ma non poter sapere niente dei suoi, sentirmi dire che i miei amici saranno coinvolti, mentre i suoi non sanno nemmeno come mi chiamo, né smuoverei la vita di qualcun altro per affari miei personali. Sapere che una parola di troppo non mi farà guadagnare uno -stronza- un – vaffanculo- come tutte le persone normali del mondo, ma un – mi porterai sulla coscienza- - tutti sapranno cosa mi hai fatto- quando sono io la vittima della storia, solo che me ne sto in silenzio.
Quando mi guardo allo specchio mi rendo conto di aver perso anche quel dieci per cento di orgoglio che avevo di me. Capisco di essere una fallita, una che viene calpestata ogni giorno, una che non ha le forze per difendersi, che nessuno difende, una che per amore ingoia sempre tutto, gira una pagina nuova e dice -non importa- mentre il suo cuore perde sangue, il suo corpo diventa magro, e la sua testa si affolla di paure e paranoie.
Sono belli gli innamorati che si giurano per sempre, ma lo fanno in un modo sano, dove entrambi faranno del loro meglio affinchè sia -sempre- Il per sempre che mi appartiene è uno di quelli dove ho firmato col sangue, dove non c’è la bellezza di impegnarsi ogni giorno affinchè le cose diventino stabili e durature, ma un repentino ciclo dove qualsiasi cosa accada ognuno deve restare fermo al suo posto, dove se ti do uno schiaffo tu resti comunque mia, dove se smetti di essere felice, tu resti qui, perché non c’è clausola di infelicità che possa vederci divisi. Prima mi sembrava una cosa bella, poi ho capito che l’amore è un’altra cosa, che il per sempre si costruisce un giorno, che il possesso è bello quando ci si bacia o ci si abbraccia, o ci si sente un po’ tristi quando qualcuno/a guarda la persona che ami, ma non quando vedi l’altro star male e lo tieni inchiodato a te, senza possibilità di niente. Una storia può finire, e non è colpa di nessuno, e nessuno andrebbe punito così.
Non posso mai dire quello che penso, non posso mai dire quello che sono, non posso mai pensare niente. E mi chiedo cosa si ami di me, se tutto quello che sono è chiuso a chiave sotto la mia pelle. Mi chiedo se tutte quelle coppie che si lasciano sono menefreghiste e cattive o semplicemente capiscono che se non è così che deve andare, non andrà.
Mi fanno paura quelli che uccidono le mogli o le fidanzate perché non accettano la fine, o quelli che ti vedono con un altro e ti sparano un colpo in fronte, o quelli che anche se sei sola non smettono di mandarti messaggi cattivi durante la notte, o quelli che si uccidono lasciando un biglietto che ti perseguiterà per tutta la vita.
Mi fanno paura perché esistono questi uomini e queste donne, e perché ho paura di essere una di loro.
Mi fanno paura perché non mi sento più me stessa, perché ho sempre amato in libertà chi volevo, con riserva, e quella riserva non mi rendeva cattiva o vacua, ma mi teneva un posto al sicuro, dove anche se le cose vanno male, non ti accadrà niente di brutto.
Odio le ripicche, quelle mi vengono fatte di continuo: se fai un passo falso io ne farò due, se bevi una birra io mi ubriaco e mi getto sotto una macchina, se fai la stronza tutti i tuoi amici sapranno quanto sei -puttana-.
Odio il modo in cui il mio corpo si riempie d’ansia, e non mi lascia più ragionare. Dove inizio a sudare, sentirmi in una gabbia con le spalle al muro, conscia che presto o tardi qualcosa di brutto accadrà e distruggerà tutto ciò che con fatica ho costruito.
Sono stata nel corso della mia vita tante cose, cattiva, gelosa, possessiva, ma mai pazza. Non ho mai mandato minacce di morte o di -vita che salta in aria- non ho mai scritto alla ragazza che non sapeva di me, non ho mai messo in mezzo nessuno, non ho mai chiesto con violenza cose che sapevo di non poter ottenere per giusta o cattiva causa. Perché ho sempre pensato che l’amore fosse libero, tenue e delicato, che se ti manca qualcuno glielo dici oppure lo tieni per te, ma non gli dai mai una colpa, non riesci a vederlo come il carnefice. Come ho fatto per tanto e troppo tempo. Non ho mai capito che se stai zitta una volta, le dieci successive saranno ancora più brutte.
Non riesco più a fidarmi di nessuno, a sentirmi al sicuro in nessun posto, nemmeno in casa mia, a pensare che non -mi accadrà niente di brutto, e che non accadrà alle persone che mi vogliono bene- non riesco ad essere fiduciosa sul futuro. Mi sento costantemente in pericolo e senza via d’uscita.
Ogni giorno le mie paure si aggrovigliano in nodi più folti, cambiano la mia personalità, indeboliscono la mia forza. So per certo che con le -altre- o con -lei- queste cose non esistevano, perché forse sono io quella che non merita a questo punto il suo modo di amare.
L’amore non è ossessione, non è stretta al collo, non è -per sempre e basta- è un continuo camminarsi accanto per rendere la vita dell’altro migliore, bacini sulle ferite, pensiero fisso che sa di buono, non di cattivo.
Vorrei poter dimenticare tutto e sentirmi di nuovo forte. Vorrei poter non sentirmi stupida a provare sentimenti per qualcuno che vuole solo farmi del male. Vorrei avere meno paura, essere più felice. Vorrei poter tornare indietro e farlo cambiare, sparendo al primo grande errore, assaggiando la mia assenza, capendo che forse gli errori piccoli li puoi coprire con un bacio, ma quelli grandi vanno riparati con fatica e sudore, con tempo e lacrime. Che non siamo bambole da acquistare al mercato, pronte e felici, mai rotte.
Se prendi qualcuna e la sbatti a terra, non puoi essere certo che dopo ti sorriderà, e non puoi essere certo che dopo le cose torneranno come prima.
Non puoi essere certo che sarà per sempre, ma puoi fare del tuo meglio affinchè forse sia possibile.
Non puoi essere certo di essere il migliore, ma puoi essere sempre -migliore- della versione precedenti che eri.
Non puoi aggiustare una persona che sta male, ma puoi evitarle le prossime cadute.
Non puoi cancellare quello che eri ma puoi dimenticarti tutto, ed essere nuovo.
Non puoi macchiare l’amore di odio e male, e dopo pensare che abbia lo stesso buon sapore dei primi bocconi.
Non puoi terrorizzare qualcuno e aspettarti che lei non abbia paura di te, e che sia capace di abbracciarti ogni volta nello stesso modo.
Tante volte ho affrontato le mie paure, sussurrando a me stessa – non accadranno mai a noi queste cose brutte- e ogni volta sono inciampata nelle cose che temevo di più. Tante volte per amore ho fatto -finta di niente- togliendo a me stessa, tagliando pezzi di pelle e cuore che alla fine non sarebbero più tornati indietro

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