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Una storia di mikiefromwine

Lo Speravo Davvero

-LSD-

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2 minuti

Pubblicato il 25 luglio 2020 in Altro

Tags: #vento #tenda #danza #lsd

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Dopo pranzo decisi di stendermi un po’ sul divano. Non avevo molta fame, il caldo torrido di quell’estate mi chiudeva lo stomaco e mi lasciava trasudare dalla pelle voglia di muovermi e di pensare. Spalancai il balcone e ci spostai il divano di fronte. Il venticello dalla montagna arrivava sul mio corpo come una carezza, mi sfiorava, chiudendo gli occhi ne percepivo la consistenza: non era semplicemente aria, sembrava avesse una forma, un corpo, un’identità. <<Che pace>> pensai. Riaprii gli occhi e guardai fuori, rimasi incantato ad osservare tutto ciò che iniziava ad oscillare al passaggio di quel venticello: foglie, fiori, comignoli sui tetti. Ciascuno seguiva un proprio ritmo, estraneo alle melodie altrui, ma in un’armoniosa ed ipnotica cornice musicale.

Poi d’un tratto fui colpito da una tenda, era lì da anni ma soltanto ora iniziavo a vederne la bellezza. Iniziò a muoversi, la stoffa leggera si lasciava spostare con estrema facilità, sembrava fluttuare nello spazio, cavalcava le folate con libertà ed eleganza. Più danzava col vento, più ai miei occhi prendeva le sembianze di una donna. Iniziai a vederne i piedi, scalzi, liberi, senza galere di scarpe. Quelle caviglie, così sottili, sembravano non sentire il peso della gravità. Ad ogni passo, ad ogni saltello, si piegavano e ritornavano come un elastico al punto di partenza, tutto con estrema leggerezza, come quando si cammina sulla Luna. La tenda si trasformava e la ragazza che danzava col vento appariva ai miei occhi come un qualcosa di già visto da qualche parte, ma non sapevo dove. Il corpo si delineò presto, esile e longilineo, sembrava sparire all’interno di quel vestito bianco con fiorellini blu. I riccioli rossi cascavano a ridosso del petto, piccolo ma distinto e gli occhi verdi venivano messi in risalto dal contorno di lentiggini che continuavano giù, fino alle spalle. Lei ballava, sola e libera, ascoltava il suo pezzo trasportato dal vento. Non ne avevi accesso, estraneo a quella danza, spettatore delle note graffiate dal soffio di quella chitarra. Decisi di alzarmi, rimasi ad osservarla. Era bellissimo, una sensazione gradevole di freschezza e comprensione, mi si raggrinzì la pelle. Qualcosa di incantevole ed estremamente piacevole si palesava davanti ai miei occhi e riusciva a farmi sentire bene senza un contatto, senza parlare, senza guardarsi. Sapevo di averla già vista da qualche parte, forse in un fumetto, ma non ricordavo il nome, provai a fissarla sperando in un incrocio di sguardi, ma lei era troppo presa dalla sua danza, non volevo disturbarla ma era la cosa che desideravo più di ogni altra. Presi coraggio, le sfiorai le spalle, volevo sentire il contatto, percepirne lo scambio di calore ma il mio dito affondò in quella distesa di stoffa, interruppe la danza, il vento si calmò e forse portò via con sé il mio sentirsi bene.

<<Che peccato!>> pensai, <<Lo speravo davvero>>.


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