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Una storia di

Il viaggio di Jean Bon

Dedicata a Francesco

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Pubblicato il 23 settembre 2020 in Fiabe

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Jean Bon era un anziano signore che viveva in una bella baita sulla cima dei Pirenei.

Lì era nato e lì aveva vissuto tutta la vita insieme alle sue caprette.

Produceva del buon formaggio e questo gli aveva dato da vivere fin ad ora, ma non era felice.

Jean Bon aveva 67 anni ed un sogno che teneva gelosamente custodito nel suo cuore: Viaggiare e conoscere paesi lontani e sconosciuti.

Capitò che un giorno cominciò a sentirsi male: aveva mal di testa, lo stomaco gli bruciava, la pancia gli procurava dolori lancinanti e le sue gambe non lo sostenevano più tanto bene.

Una notte fece un sogno tutto particolare,sentiva una vocina che gli diceva: "Jean Bon.... è arrivato il momento.... procurati dei soldi e parti.... vai a cercare la tua guarigione...."

L'uomo si svegliò di soprassalto e cominciò a ripensare al sogno.

Come poteva procurarsi i soldi per partire? Certo! Poteva vendere la sua baita, le sue caprette, tutto il suo buonissimo formaggio!

Non esitò, scese in paese e in quattro e quattr'otto vendette tutto ed ebbe i soldi per comprare il suo primo biglietto aereo.

Decise di fare la prima tappa ad Haiti, aveva bisogno di caldo, di mare, di spiagge, troppo freddo aveva sofferto sui Pirenei ed allora comprò il biglietto e partì.

Arrivato ad Haiti trovò veramente quello che cercava: mare trasparente, sabbia bianca e un caldo sole che riscaldò il suo corpo facendolo sentire già un pò meglio.

Ma prima di partire chiese agli abitanti del luogo che gli dessero qualcosa di caratteristico da portare con sè. Arrivarono tre fanciulle giovani e belle che gli diedero una corona di fiori di tutti i colori esistenti al mondo. Era una cosa bellissima e, soprattutto, gli dissero le ragazze, che se lui avesse portato al collo quella collana colorata nessuna cattiveria lo avrebbe raggiunto, però doveva accettarla in dono.

Prese la collana, ringraziò la gente di Haiti e ripartì.

La seconda tappa volle farla in Italia, voleva vedere un vulcano ed allora andò a Catania, in Sicilia, e da lì si fece accompagnare dalla gente del luogo fino al cratere dell'Etna.

Il vulcano era in agitazione: polvere, lava e lapilli uscivano dalla sua bocca, la terra intorno tremava e Jean Bon ebbe veramente un pò paura, ma i suoi accompagnatori lo tranquillizzarono, anzi lo esortarono a raccogliere qualche pezzo di lava solidificata da portare con sè per avere un ricordo, e non solo. Gli dissero infatti che la lava solidificata aveva un effetto benefico sulle ossa, però doveva portarla sempre con sè, dovunque andasse.

Jean Bon domandò ai suoi accompagnatori quanto costasse questa lava, loro sorrisero e gli dissero che la lava non costa niente, la fa il vulcano, ed in più se l'avesse pagata non gli avrebbe fatto l'effetto desiderato. "Le cose che fanno bene alle persone", gli dissero "non hanno prezzo, devono essere donate, solo così funzionano".

Jean Bon non conosceva questa legge, la cosa lo incuriosì parecchio.

Lasciò l'Italia e prese un aereo per l'Africa, voleva vedere il deserto.

Quando arrivò nel deserto si rese conto che era infinito, solo dune e sabbia fino all'orizzonte. Incontrò i beduini che lo ospitarono nelle loro tende, gli offrirono il loro thè, il loro pane ed il giorno dopo lo portarono, a dorso dei dromedari, in un punto speciale del deserto dove si poteva trovare la "rosa del deserto".

La rosa del deserto è una sorta di sabbia pietrificata con dei petali che ricordano la rosa.

Trovarono la rosa del deserto, era bellissima e luccicava sotto il sole. I beduini la porsero a Jean Bon tenendola leggermente sulle mani, sembrava che avessero paura di romperla, ma forse era solo una forma di rispetto.

Jean Bon la prese, era leggera, e subito domandò quanto costava.

A quelle parole i beduini si misero a ridere: Costare? Che vuol dire costare? Questa rosa è figlia del deserto, non l'abbiamo fatta noi, nasce da sola e serve per far aprire gli occhi sulla vita e sulle persone, non si può pagare altrimenti non servirà più a niente! Prendila, usala quando tornerai sui Pirenei della Francia.

Jean Bon la prese e con cura la mise nella sua borsa, insieme a tutti gli alti doni che aveva ricevuto.

Volò verso l'America, voleva vedere il Grand Canyon.

Quando ci arrivò era in compagnia di un signore che aveva guidato con la macchina dall'areoporto fin lì e che era molto stanco.

Dall'alto guardò quelle rocce rossastre, viola, gialle ed ancora una volta rimase meragliato dalle opere stupende che la natura ci dona.

Lanciò un grido:"Ohhhh" che l'eco fece rimbombare in tutta la valle: Ohhh... Ohhh... Ohhh.

Uno spettacolo!

Domandò quindi al suo accompagnatore cosa poteva portare con sè come ricordo e l'uomo gli disse:"Puoi raccogliere uno scorpione morto ed essiccato, ti servira' per far funzionare bene il tuo stomaco".

Jean Bon lo prese subito e lo mise nella borsa, perchè aveva male allo stomaco, poi domandò ancora: "quanto devo pagare per questo scorpione?"

Il signore lo guardò stupito: "che vuoi pagare, era per terra, non costa niente!"

Dall'America ripartì per la Cina, per vedere la Grande Muraglia Cinese. Anche lì trovò delle guide che lo accompagnarono sulla Muraglia. Da lì sopra riusciva a vedere tutto il mondo, vedeva lontano lontano, oltre le montagne, vedeva da una parte il sole e dall'altra la luna, il giorno e la notte.... era una cosa indescrivibile.

Chiese alle sue guide cosa poteva potare con sè come ricordo e una di loro estrasse dallo zaino una bottiglia, l'aprì e con veloce gesto catturò il vento della Muraglia richiudendo subito la bottiglia.

Jean Bon rimase esterrefatto, non aveva mai visto una simile velocità di esecuzione, poi domandò quanto costava quella bottiglia.

La guida gli rispose che quel vento, che serviva per guarire il male ai polmoni, non si poteva pagare, perché "il vento lo fa la natura e la natura non ci è stata venduta, ci è stata regalata!!!!"

Porse a Jean Bon la bottiglia e lo salutò congiungendo le mani in grande inchino come si usa in Cina.

"Non avrei mai pensato che nel mondo ci fossero persone così", pensò Jean Bon, gli avevano sempre detto che bisognava diffidare degli stranieri, stare attenti perchè erano diversi, malvagi e invece non era vero niente, lui aveva trovato delle belle persone, quasi migliori delle sue capre, con le quali aveva sempre vissuto.

Ripartì subito per il Polo Nord, voleva conoscere i grandi ghiacci.

Quando arrivò, un eschimese lo accolse con un gran sorriso e lo ospitò nel suo igloo per la notte.

La mattina prese sei cani ed una slitta per accompagnare Jean Bon nel luogo di pesca.

Jean Bon non capiva come si potesse pescare sul ghiaccio, l 'eschimese estrasse un sottile coltello e con un colpo forte e deciso aprì una parte del ghiaccio facendo affiorare l'acqua che stava sotto.

Prese una canna da pesca speciale, la consegnò a Jean Bon e gli disse: questa è una canna speciale con la quale, se sarai fortunato, potrai pescare il pesciolino d'oro del Polo Nord.

Jean Bon non credeva alle proprie orecchie,non era possibile tutto ciò, comunque prese la canna e la calò in acqua.

Aspetto un bel pò guardandosi intorno, non si vedeva che neve, ghiaccio, nebbia ghiacciata, perfino i suoi baffi si erano congelati. Ad un tratto però improvvisamente la canna tirò forte e lui la alzò per vedere cosa aveva catturato.

Meraviglia delle Meraviglie! In fondo al filo c'era attaccato un pesciolino d'oro......... era riuscito a pescarlo, aveva avuto quella fortuna!

Chiamò il suo amico eschimese e domandò, come sempre: quanto costa questo pesciolino?

L'eschimese si accigliò: "ma che dici" esclamò. "Qui non si paga niente... già che siamo lontani dal mondo, tu vorresti anche pagare per pescare!"

Jean Bon domandò a cosa serviva il pesciolino d'ora e l'eschimese rispose che con il pesciolino d'oro poteva curare il mal di pancia.

Jean Bon era felice per questo e allora prese il pesciolino, lo mise nella sua borsa magica e partì per l'India.

Quando sbarco all'aeroporto di Nuova Delhi subito sentì l'odore dell'India, quell'odore particolare di spezie narrato da coloro che ci sono passati prima.

Si diresse verso il mercato facendosi spazio fra il traffico caotico,le mucche ed i cani che liberamente circolavano sulla strada.

La sua attenzione si concentrò su un giovane scuro di pelle, magrissimo, quasi nudo, che stava seduto a gambe incrociate in cima al mercato.

Suonava un flauto e aveva davanti a sè un cesto aperto dal quale spuntava la testa di un serpente.

Il ragazzo suonava e il serpente si allungava sempre più fuori dal cesto, si trattava di un "incantatore di serpenti", molto famoso in India.

Jean Bon si avvicinò, era curioso, e quando il ragazzo lo vide gli porse il suo flauto invitandolo, a gesti, a suonarlo.

Jean Bon prese il flauto, vi soffiò dentro e ne uscì una musica così melodiosa che altri due serpenti iniziarono a danzare fuori dalla cesta avvinghiandosi fra loro.

Il ragazzo allora capì che Jean Bon era particolare, non era mai capitato a nessun altro di saper suonare quel flauto. In segno di rispetto e di devozione il ragazzo gli donò il suo flauto.

Jean Bon non lo voleva, ma il ragazzo insisteva, si sarebbe offeso tantissimo se non lo avesse accettato e allora lo prese e lo mise nella sua borsa di viaggio.

Prima di ripartire volle sapere cosa curava quel flauto ed il ragazzo gli rispose: "la musica di questo flauto non cura il corpo, ma è di grande sollievo per l'anima. Tutte le volte che tu lo suonerai sarai felice e ti sembrerà che il mondo ti sorrida"

Jean Bon rimase senza parole, ora aveva visto il mondo con i suoi occhi, aveva raccolto il meglio che potesse trovare e quindi.... poteva tornare a casa.

Salì sul primo aereo per Parigi, da Parigi prese il TGV per Tolosa poi salì sul Tisseò fino ai piedi dei Pirenei. Lì a dorso di un asinello arrivò sulla cima della sua montagna.

Non aveva più la sua casa, ma trovò una caverna ben riparata vicina al bosco di querce e lì si fermò.

Prese dalla borsa magica la collana di fiori di tutti i colori e se la mise al collo, così nessuna cattiveria poteva fargli del male.

Ritrovò la lava solidificata e se la passò sulle braccia, sulle gambe e sulla schiena, poi la mise in tasca ed i suoi dolori alle ossa cessarono magicamente.

Si distese su un giaciglio di paglia che era nella caverna, pose la rosa del deserto proprio fra gli occhi e il suo terzo occhio si aprì: vide una luce dorata che lo circondava, il mal di testa se ne andò.

Toccò poi allo scorpione secco, se lo pose sullo stomaco ed i bruciori subito si alleviarono.

Aprì la bottiglia e respirò il vento della muraglia cinese, i suoi polmoni si aprirono e si ripulirono.

Sul fondo della borsa ritrovò il pesciolino d'oro, se lo appoggiò sulla pancia, una lieve pressione ed il dolore lancinante se ne andò.

Il fisico di Jean Bon era guarito, ora toccava all'anima e il flauto magico era lì per quello.

Lo estrasse per ultimo dalla borsa ormai vuota, lo avvicinò alle labbra ed iniziò a soffiare.

Una musica dolcissima uscì dalla caverna e si propagò nel bosco, Jean Bon sentì il suo cuore che si apriva e lasciava entrare tutta la bellezza che lo circondava, gli animali furono richiamati da quella musica e si avvicinarono saltellando ognuno alla sua maniera.

Un clima di gioia e di amore si diffuse dappertutto, nessuna somma di denaro avrebbe potuto comprare quella gioia e quella pace. Jean Bon era arrivato veramente a casa.

Quaranta anni dopo, all'età di 107 anni, Jean Bon morì nella sua grotta circondato da tanta bellezza.


FINE



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