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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Postapocalisse Parte 1

69 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 01 aprile 2021 in Fantascienza

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Ho fatto un altro supersogno. Supersogno con una definizione 8K e totalmente immersivo, di quelli dove puoi utilizzare tutti e 5 i sensi e sono talmente vividi e reali che, al momento che ti svegli, non capisci se a quel punto ti trovi nella realtà e prima stavi sognando...o se quella di prima era la realtà ed è adesso che stai dormendo e sognando, perché pare tutto meno realistico…

Ad ogni modo stavolta non ero nemmeno cosciente del fatto che fossi in fase onirica, e quindi la cosa è stata ancor più coinvolgente.

Avevo addirittura tutti i ricordi di quel frangente, decisamente diversi da quelli reali: più che un sogno è sembrato come affacciarsi su una realtà parallela!

Mi trovavo in un tunnel sotterraneo ed era chiaramente una metropolitana. La galleria era molto spaziosa, ad arco, illuminata praticamente a giorno. Per come era fatta poteva trattarsi della linea 5 di Milano, la C di Roma o la Metro di Brescia…

Camminavo nel mezzo di uno dei binari e, pochi passi dietro di me, c’era un’altra persona.

Un silenzio irreale ed ovattato ci avvolgeva ed questo, unito al fatto che ci muovessimo con tranquillità sui binari, senza preoccuparci della terza rotaia elettrificata o del sopraggiungere dei convogli, suggeriva che la metro non fosse attiva.

Indossavo un’armatura del tutto simile a quelle totali antisommossa, con protezioni per busto, braccia, avambracci, mani, cosce e gambe. Niente casco, no…

Imbracciavo un fucile d’assalto: non è che me ne intenda granché, ma probabilmente era un Kalashnikov…con un vistosissimo silenziatore.


Ma raccontiamo il tutto in modo più preciso e narrando al presente...

La persona alle mie spalle avverte, con un tono preoccupato e praticamente sussurrando: -Siamo quasi ad una stazione: cerchiamo di fare il minimo rumore possibile e, mi raccomando, massima concentrazione ed attenzione!-

-Sìssignora- rispondo, comunque a bassa voce.

Circa 100 metri avanti a noi la galleria non ha più il tetto ad arco ma è piatto e con gigantesche travi di acciaio a vista, e una “isola” di cemento armato si staglia nel mezzo, coi binari che si salutano temporaneamente perché le passano ai lati. E’ ovviamente una stazione e si vedono le banchine illuminate, chiuse dalle porte anti suicidio.


Quando i metri che ci separano dalle banchine sono circa 50 mi fermo e mi rivolgo, sempre a bassa voce, alla donna alle mie spalle: -Colonnello, ci dividiamo?-

-No, Caporal Maggiore Capo Scelto, restiamo assieme: ho un gran brutto presentimento...-

Scalini tinti di giallo conducono alle banchine (anche a quelle di emergenza, lungo la parete esterna delle gallerie). Il Colonnello dice di andare a destra e restiamo sui binari.

Mentre penso che prima del penultimo brutto presentimento del Colonnello eravamo in 5 a camminare lungo quei binari e adesso siamo solo in 2, controllo che tutte le porte antisuicidio siano intatte e ben chiuse: la banchina è alla nostra sinistra e sembra tutto ok.

Passiamo lentamente e facendo attenzione a non fare rumore accanto al marciapiede: le porte scorrevoli antisuicidio dovrebbero isolare e probabilmente, a meno di non iniziare ad urlare come in preda al delirio, non ci si dovrebbe poter sentire da là dentro; ma la prudenza non è mai troppa.

La stazione è ovviamente a banchina centrale unica ed è illuminata alla perfezione: si può osservare per bene tutto l’interno fino all’altro lato, ovvero quello che si affaccia sul binario opposto!

C’è una ragazza, alle porte del lato opposto.

C’è una ragazza in piedi, con le mani incrociate dietro alla schiena e la fronte attaccata al robusto vetro che la separa dai binari.

Sgrano gli occhi e faccio un cenno al Colonnello, invitandola a guardare.

Sussurro una bestemmia a mo’ di intercalare, per poi aggiungere: -Ha scelto proprio il lato giusto, Colonnello: quella SM avrebbe dato di matto, se ci avesse visti: probabilmente avrebbe attirato diversi altri suoi simili e ci sarebbe stato il rischio che sarebbero riusciti a sfondare le vetrate...-

-E’ stata pura fortuna: avevamo il 50% di probabilità, no?-

La ragazza indossa una felpa che un tempo era rosa ed una gonna lunga fino alle ginocchia, a coste, che probabilmente era grigia: è difficile risalire ai colori che avevano i vestiti degli SM, visto come sono ridotti! Ha una scarpa sì ed una no.

Ha i capelli lisci, lunghi fin sotto le spalle e probabilmente castani: è troppo sporca per comprenderlo…

Stiamo per superare la stazione e già intravediamo i due binari che si riavvicinano e tornano paralleli e ci sentiamo più tranquilli e sicuri.

-Curioso...- affermo

-Che cosa?- domanda il Colonnello, mentre mi segue camminando all’indietro, per controllare che magari quella simpaticona di SM non ci abbia sentiti ed abbia addirittura trovato un modo per entrare nelle gallerie.

-Curioso il fatto che quella ragazza se ne stia alla vetrata con una posa da umarell...-

-Beh...- e il Colonnello fa una brevissima risata -Non è una ragazza; almeno non più. Comunque hai perfettamente ragione: sembrava proprio uno di quegli anziani che fissano i cantieri!!-

-Magari dobbiamo solo riaprire qualche cantiere, e gli SM saranno felici e la smetteranno di darci la caccia!!-

Io rido, il Colonnello fa altrettanto: era parecchio tempo che non lo facevamo.

Sembra passato un secolo dall’ultima volta che ho visto lei che lo faceva: quanto abbiamo passato nell’ultimo periodo l’ha resa ancor più dura e seria di quanto già non fosse [oh sì, nel sogno avevo tutti i ricordi di quanto avevamo dovuto affrontare negli ultimi 7 mesi e mezzo].

E sì che avrebbe davvero un gran bel sorriso, ed una risata acuta molto divertente: nonostante entrambi vogliamo trattenerci per sicurezza (sempre meglio non fare mai rumore), il suono delle nostre risate si diffonde lungo la grande galleria.

Colpi.

Tonfi sordi.

Ci fermiamo di scatto e ci voltiamo indietro verso la stazione: la SM “umarell” ha sentito le nostre risate, è corsa dal lato della stazione che abbiamo scelto e sta prendendo a cazzotti e testate la parete di vetro con le porte antisuicidio che la separa dalla linea...e da noi.

Il Colonnello mormora: -Proseguiamo: tra un po’ si calmerà. Speriamo solo che non attiri altri suoi simili...-

Lei dà con sicurezza le spalle alla SM e prosegue in avanti, mentre io resto a guardare quella creatura che fa lo stesso: i nostri sguardi si incrociano e quella smette di picchiare il vetro.

Mi fissa, coi suoi occhi luminescenti.

Proprio al centro della fronte ha una parte pulita, tondeggiante, per le testate che ha tirato.

Mi fissa. Ha la bocca chiusa: non mostra nemmeno i denti.

-Perché cazzo mi stai fissando?- mi chiedo

-Perché cazzo mi sta fissando, senza fare niente? Perché non ricomincia a dare cazzotti e testate al vetro?-

Vorrei piantarla di guardare la SM “umarell” e raggiungere il Colonnello; ma il mio corpo è come paralizzato.

E’ alla mia sinistra, a pochi metri da me e più in alto di me, visto che mi trovo sui binari e lei sulla banchina.

Riesco addirittura a pensare che è esteticamente gradevole: nonostante la mutazione e lo sporco i tratti del suo viso sono ancora ben visibili.

Se non fosse per gli occhi completamente rossi e luminescenti avrebbe una certa somiglianza con una giovane Isabella Rossellini.

-Che c’è, Isabella??? Che cazzo vuoi???-

Finalmente sto per tornare a seguire il Colonnello, quando noto che mi indirizza un sorrisetto.

-Oh, cazzo...- mugugno con estrema preoccupazione, iniziando a provare una paura folle

-Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo...-

Il Colonnello, che è avanzata di una decina di metri, si ferma e si volta a guardarmi

-Perché la tua faccia è pallida come quella di un cadavere?-

Non so perché io e il Colonnello non lo abbiamo capito: passi per lei che ha proseguito praticamente senza degnare di uno sguardo “Isabella”; ma come mai io non ho compreso subito???

Rispondo alla mia compagna di avventura senza parole, ma mimando il gesto di mettermi gli occhiali e il colonnello si porta una mano davanti alla bocca: i suoi grandi occhi verdi esprimono pura angoscia.

“Isabella” è una “secchiona”: quello è il gesto col quale li indichiamo.

“Secchioni” è il modo in cui chiamiamo gli SM senzienti: sono molto rari e pericolosissimi.

Non che gli SM normali non siano pericolosi; ma i “secchioni” sono intelligentissimi e possono controllare i loro simili. Sono fisicamente meno forti dei loro fratelli “bischeri”, ma se ti scatenano contro un piccolo branco non hanno certo bisogno di sporcarsi le mani!!!

Il Colonnello mi invita a riprendere il cammino e prova a rassicurarmi (ma sta cercando di rassicurare in primis se stessa): -Probabilmente è una secchiona senza compagni: se ne stava lì da sola… Avrebbe già chiamato rinforzi se li avesse avuti a disposizione! Andiamo, su...-

Cammino all’indietro, senza smettere di osservare il comportamento di “Isabella”

Due passi. Isabella continua a fissarci con quel sorriso sardonico che fa tremare ogni cellula del mio corpo: ha intenzione di fare qualcosa.

Non è vero che non ha rinforzi: sta per fare qualcosa.

Sembra dire: -Guardate un po’ che cosa vi combino...-

Quattro passi. Isabella appoggia di nuovo la fronte al vetro.

Sei passi: Isabella si allontana dal vetro, prende fiato ed emette un verso fortissimo.

E’ un suono assurdo, davvero particolare: sembra un guaito modificato elettronicamente per raggiungere frequenze da fantascienza.

I miei timpani vengono messi a dura prova e così quelli del Colonnello: mi volto a guardarla ed ha un’espressione di dolore davvero grottesca sul volto.

Il guaito dura al massimo 5 secondi (che sembrano eterni), dopodiché “Isabella” appoggia entrambe le mani e la fronte sul vetro, e torna a guardarci silenziosamente, di nuovo con quell’aria furba che mi fa accapponare la pelle.

Si sente correre: la maledetta “secchiona” ha chiamato davvero rinforzi, e ci stanno raggiungendo sia da davanti che alle nostre spalle!!!

-Quindi moriremo per colpa di una stupida battuta su una SM che stava in posa come gli umarell??-

-Sembra proprio che sarà così...-

-Mi dispiace, Colonnello...-

-Vediamo almeno di vendere cara la pelle e, giuro, almeno a quella stronza la faccio a pezzi!!!!-

CONTINUA…


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