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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

IN VOLO CON LE FAVOLE

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7 minuti

Pubblicato il 12 luglio 2020 in Fiabe

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A volte una favola vola verso quello che credi, ti può condurre in diversi modi di concepire la realtà , ti fa immergere in diverse avventure le quali affiorano dai ricordi come fossero idee libere di volare per altri mondi ed altre terre . E con il tempo delle avventure ritorna l’estate ed il fiorire delle aiuole e dei giardini pubblici , nel viaggio cambia il modo di comprendere la bellezza delle cose circostante . Cambia il volto delle città , il volto della realtà, cambia il modo di fare, il militarismo, l’idealismo, cosi le rose si schiudono a sera nell’alito del vento marino , che mi porta lontano oltre quello credevo , verso altre intendimenti e altri miti sentimenti. Mi ritrovo , perduto per mio diletto nel concetto di una nuova espressione letteraria . Cosi m’avvio , verso altre dimensioni astratte , con l’intento di vivere, un'altra vita , un altro canto. Ed il mio cuore soffre come fosse rinchiuso in carcere , come fosse chiuso in un barattolo di pelati. Rimango a lungo nel mio delirio lirico . Cosi vado verso altre congiunzioni , in altri misfatti, seguo la strada degli astri per giungere lassù sulle stelle . E le sere d’estate , sono cosi tenere che spesso mi siedo su di una panchina ad ammirare il mare e rammento chi ero e cosa mi condusse a chiudere quel mio ciclo di rinascite naturali.


Avrei voluto esprimere , tante immagini singolari, vari concetti etici e poetici affioranti dal groviglio delle parole mentre qualcuno grida aiuto dall’altra parte della strada. Mentre un vecchietto siede beato al fresco , sotto la pensilina in attesa passi l’autobus che lo riporti a casa. Ed ogni esistenza nasconde in se un calcolo matematico . Cosi apparve una strega dal naso uncino con l’alito fetido assai chiatta disse , quello era il suo posto. Scoppiò di li a poco una lite , corse un orco dello polizia comunale , vestito tutto d’azzurro come il cielo. Vorrai dire che me ne andrò , da un'altra parte , disse il vecchietto che nascondeva un paio di vecchie ali dietro la curva schiena che riposava sotto la pensilina , prese il suo corpo floscio ed andò all’ombra , sotto un'altra pensilina dove lì vicino c’era un bar affollato con tanti folletti scugnizzi i quali giocavano a rincorrersi nello spazio di una frase, tutti nascosti dietro a tante malaparole. Uscì il barista un burbero orco , basso con due grassi baffi neri , teneva una pancia grossa come una balena , quest’ultimo sapeva parlare oltre al napoletano, pure lo spagnolo. Ed era stato prigioniero in africa nel lontano cinquantaquattro ai tempi del generale Gheddafi che non lasciava nulla a casa e si lisciava sempre i gradi , sapeva il fatto suo e conosceva la legge italiana. Cosi il poveretto si fece vent’anni di prigionia a spaccare pietre di pomice. Dalle quali uscivano spesso cimici , alte mezzo metro che sapevano parlare spagnolo e qualcuna pure portoghese. Cosi parla tu , che parlo io , il barista orco divenne un prigioniero politico di nome Abele, si trovò a fare i conti con la giustizia libanese. Qualche volta nel campo di concentramento in cui stava, lo veniva a trovare una ragazza nigeriana di nome Michelle la quale aveva due grandi occhi colore dell’ambra e sapeva parlare l’italiano in quanto ne aveva sposato uno di Napoli . Quindi , avendo imparato tutte le elocuzioni più singolari dei bassi , quelli discreti e indiscreti , quelli che ti conducono alla retta via e quelli che ti portano a Mergellina sognando una vita migliore. Ed il caldo era afoso , in quei giorni che un signore impiegato un tempo alle poste oggi in pensione si tolse il capello e lo donò alla nigeriana che lo portò ad Abele il quale da quel giorno, innamorato follemente di lei, un po’ per gratitudine, un po’ per non rimanere solo , sposò la bella nigeriana e divenne padre di dodici figli , di cui sette nacquero di colore nero, altri bianchi come la neve candida dei monti del Matese mitica terra d’ origine, del barista orco di nome Abele.


L’amore quando vuole ti fa strappare i capelli , non ha vergogna di ciò che dice, ne di quello dimostra , si confonde spesso nelle parole dette per caso , nell’eloquio conciso del parcheggiatore rassegnato assassino, segnato da mille condanne, ferito nell’onore , di chi annusa per terra , come se fosse un cane da tartufo e non puoi pensare per certo tutto sia un sogno o un incubo ,il fato ti porta a concludere che sei vivo per caso , tutto quello che pensi , come se fosse un sillogismo dialogico . Poiché ciò che scritto nella bibbia, non è scritto da nessun altra parte. Ed esistono angeli e demoni , questo è certo , come ci sono innamorati e indemoniati , creditori e traditori, come c’è questo e quello , cosi tutto va per la sua strada. E chi perseguita il detto , meglio un uovo oggi che una gallina domani si può dire d’essere assai saggio. Molti idiomi , emergono nelle espressioni di strada dei scugnizzi folletti i quali scherzano spesso con l’ inciviltà . Un vivere secondario , in cui nessuno può obiettare o dire l’incontrario, poiché esiste in fondo una morale per ogni brutta azione. Pensate, io mi sono trovato una volta a discutere con un diavolo , il quale mi disse di stare attento che sarei potuto sprofondare all’inferno , quella volta mi trovavo al capo di Posillipo. Ma io guardo , sempre in basso e cerco di camminare sulle strisce pedonali per non essere investito. Dopo un po' come fosse una vicenda personale che s’apre ad altri intendimenti , la strega dall’alto fetido ritornò a sedersi vicino al signore e prese a strattonarlo a tirarlo in malo modo, il povero vecchietto non sapendo cosa fare , avrebbe voluto gridare aiuto, ma nessuno venne a soccorrerlo . Neppure il barista orco che sapeva parlare spagnolo e neppure l’orco poliziotto vestito tutto d’azzurro.


Questo è l’amore disse il vecchio signore

Rispose la strega :

Ti sei preso una parte del mio sogno

Io non mangio da tre giorni

Tu sei Vincenzo ?

Io mi chiamo Filippo

Veramente , sei tale quale al mio defunto marito

Oh madonna voi siete pazza

Chi dice pazza , dice piazza

Non vorrei girare la lama nella ferita

Ci mancherebbe il dubbio persiste all’infinito

Io non mangio carne in scatola

Io vado in giro senza scarpe

Che bello saper volare senza ali

Sei sordo?

Sono vecchio , tanto vecchio come queste rocce

Hai il cuore di pietra ?

Vieni , ti accompagno a casa, io sono il custode del palazzo

Ti ringrazio, ma aspetto l’autobus

Rifiuti il mio aiuto ?

Non vorrei , ma va bene, qua la mano

Grazie per l’amicizia

Io odio l’indifferenza

Sai la strada è lunga da fare da soli.


Sotto il sole di luglio i due s’incamminarono uno presso all’altro mentre l’orco poliziotto vestito d’azzurro li vedeva andare per la loro strada insieme, verso un'altra dimensione possibile . Il bello che la strega in realtà , era un angelo del mutuo soccorso di nome Gigino e sapeva portare pure il pulmino. Ed io che pensavo d’essere un cantautore certo il tempo mi avrebbe condotto a desumere il certo per incerto a divenire un pesce per cosi andare per lo mare , nuotando felice per approdare in diversi porti ed altre isole . Ed in veste di marinaio di acqua dolce approdo in diversi porti ove canto una canzone popolare che rende felice tutta la gente del luogo . Ma i luoghi comuni , sono vaghe illusioni e sono spesso il risvolto di triste favole che hanno una sola ala . E nel vento dell’estate, nel profumo delle sere di luglio, sotto il luccichio delle stelle , seduto accanto ad una donna, immerso nello spirito dell’essere unico, perduto nella mia favola bella , l’estate mi conduce verso altre avventure , verso una dimensione plastica, una fiaba che trascende la mia realtà in vari assiomi ed in varie assonanze. E tutto quello che provo oggi , dopo tanto poetare è molto simile ad una coltellata alla schiena , un vivere negletto che mi ha rinchiuso nel mio ghetto, insieme al mio fantasmagorico gatto di nome Gigi. Tutto il resto non ha importanza , provo spesso a volare , vado verso quello che credo, con le mie incertezze con la mia mediocrità con questo amore che sa di limone sotto il sole di luglio.




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