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Una storia di GeorgeDebilatis

GRANDI USTIONATI

QUANDO LE PIATTOLE SPIRITUALI UCCIDONO

173 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 23 luglio 2020 in Thriller/Noir

Tags: #eclisse #postriboli #noia #lame #sorrisi

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Bastardo d'un buco, pensò Radici chiudendo il collegamento

dallo stambugio scommesse. Poi uscì fuori a sentire l'aria
di novembre e ad accendersi una cicca. Era vestito con un
giubbotto militare, pantaloni neri, anfibi, una fusciacca di capretto
e guanti poco appariscenti. Si toccò la cicatrice sopra l'occhio sinistro,

poi lisciò la zucca rasata, prima di ricoprirla con un berrettino adidas.


Diede un calcetto a una bottiglia di birra mezza piena di acqua

piovana e malto; la fissò rotolare e spargere il contenuto sul

marciapiede lurido, mentre i passanti lo evitavano stupiti.
Il fatto è che non c'era un cazzo da fare in quei giorni se non
abbandonarsi alla City e girare a vuoto, come il passeggiatore

mascherato o qualche coglione di halloween fuori tempo massimo


L'inverno, che lui adorava, forse s'era fatto finalmente avanti,

ma balbettava ancora in fasce e troppa gente stava ancora

in giro a cazzeggiare rapace e volubile, a godersi quei

grotteschi aperitivi e a discorrere intorno a fregnacce, muniti
rigorosamente di frasario strafatto e scotto. Ah! Quanto Li odiava.


Desiderava vedere il giorno in cui sarebbero stati rinchiusi in casa,

ottenebrati dal buio e bloccati dalla neve, il giorno in cui lui avrebbe

navigato per le strade collassate in completa solitudine, a guardarsi

il fiato farsi condensa oltre il chiostro dei suoi denti bianchissimi

mentre i cornicioni pendevano bizzarramente con protuberanze

falliche, cariche di quadrati bianchi e pesanti. Pesi che avrebbero
potuto ammazzare un tizio sprovveduto, e molto, molto sfortunato.


Finì la sigaretta e cominciò il suo stupido zonzo a vuoto attraverso

le vie ancora frammentate da froci windowshopping, e mammine

butterate dall'anima in su. Stringendosi nel giubbotto Radici pregava

fitto per una perturbazione epocale, una ottava piaga d'Egitto trasferita
al Nord, sotto forma di di bufere e pali abbattuti, ghiaccio e strade

irriconoscibili, spazzaneve impotenti e protezione civile paonazza

e sputtanata.


Il suo habitat naturale, rifletté con un ghigno percorso da un fremito

e sovrastato da minuscolosissime rughe. Ophelia le stava venendo

incontro con le borse della spesa e il sangue che le colava lungo

l'avambraccio sinistro. Pericle,Il suo magnaccia con gusti del tutto

particolari, si era procurato apposta uno di quei rasoi da barbiere

che un tempo affilavano sulla cote. Materiale raffinato che avrebbe

fatto crepare di invidia il Marchese De Sade, il Barone Von Masoch

e tutta la varia congerie di pervertiti letterari giapponesi.


Radici comprese con un solo sguardo e la sostenne proprio mentre

stava per fottersi l'equilibrio precario nella camminata. A lei piaceva

questa sorta di lato del martirio, e lui non la capiva. L'amava.

Sì, l'amava. E mentre avvertiva i paramedici pensò che si sarebbe

deciso ad andare a fare visita a Pericle.


Le palle per farlo le aveva, anche se il pezzo di merda era circondato

da un bugliolo di feccia chiamato gentilmente sgherri, o scagnozzi.

Si fissò sul tatuaggio della rosa rossa con kalashnikov a corona gialla.
gli adornava magnificamente il polso sinistro e lui, preso da

qualche morbosità che gli era comodo attribuire ad altri,

se lo baciò.


Poi rise forte mentre la barella con Ophelia prendeva la direzione

appropriata dell'ambulanza, e lui infilava quella, altrettanto affascinante

del bastardo pappone.

Il cielo, finalmente, si empiva di nubi nere. Dentro Radici percepiva

nettamente piegarsi la diga della calma piatta.


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