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Una storia di Augustar

Storia di una ragazza intrepida

Il bianco non è mai completamente bianco

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14 minuti

Pubblicato il 12 aprile 2019 in Fantasy

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Camminava a testa bassa tra le luci suffuse delle candele che tenevano scintillii di fiamme sulle loro sommità. Il cappuccio calato sul volto ormai stanco, tirato.

Occhi spalancati di curiosi la scrutavano nella semioscurità, mentre avanzava con impercattibile timore di quel posto grottesco. Camminava lentamente, passo dopo passo, attraverso corridoi che ormai conosceva a memoria. Si fermò davanti a quello che le parve un ostacolo, lo guardò nel buio e lo sorpassò. Continuò a camminare a testa alta, dal cappuccio le si scorgeva solamente la punta del naso, mentre il viso era avvolto nella totale oscurità.

Le bruciavano gli occhi per il fumo delle candele, che anneriva ulteriormente le pareti del cunicolo che la circondava. Si sentiva soffocare nella penombra, quando arrivò davanti a un immenso tavolo in legno di quercia. Vi poggiò le mani sopra come se non avesse piú niente da perdere, mentre strani personaggi la guardavano perplessi da seduti su alcune sedie rosse. L’abitacolo era più illuminato delle stanze precedenti, si potevano scorgere persino i vari particolari che rifinivano i volti presenti in quella stanza. Conosceva quei volti alla perfezione, da quando era nata. Le era nota ogni singola ruga di essi, che con l’etá avanzata avevano preso sempre piú un misterioso fascino. Le gambe le stavano per cedere mentre annunciava il trionfo della sua missione. In quel momento si sentí nuovamente viva, ripagata delle sofferenze che aveva subito. Ricevette varie lamentele per non aver tenuto alla pefezione la riservatezza della missione che doveva compiere, attirando su di sé non solo l’attenzione generale, ma soprattutto quelle delle spie reali. Ormai non le importava più niente, era pronta a volare via ancora una volta. Annunció cordialmente che se ne sarebbe andata e, tra saluti generali, saltò dalla finestra. I personaggi della stanza sapevano perfettamente quanto fosse grande la distanza che separava la finestra dal suolo, ma non si scomposero perchè era noto a tutti lo strano modo di fare della ragazza. Lei era una ragazza alquanto ottusa, ma aveva intorno a sé una magnifica e attraente aura di mistrero, nessuno sapeva da dove venisse e cosa ci facesse in quel mondo, cosí diversa da tutti. Qualche secondo dopo videro stagliarsi nel cielo un immenso drago con una gracile ragazzina sul dorso. Lei non sarebbe mai cambiata per nessuno e per nessuna ragione, era fatta cosí.

Il vento le carezzava i lunghi capelli biondi mentre gli occhi azzurri si confondevano col blu del cielo, le stelle richiamavano la sua carnagione chiara, puntellata da lentiggini rossastre. Lei e il drago piroettavano nell’aria fresca, intrisa di piogge imminenti, si stava preparando un temporale. Le nubi scure venivano loro incontro mentre scendevano a terra, cercando una qualche insenatura in mezzo al bosco. Si rifugiarono tra gli alberi, in una grotta che trovarono nell’ultimo istante di sereno. Subito dopo essere entrati una cascata di acqua si rovesciò dal cielo. L’ambiente era umido e le labbra le si stavano illividendo per il freddo.

Il drago accese un fuoco in mezzo alla grotta e la ragazza depose arco e frecce a terra, nell’intento di riposarsi. Quando la pioggia sarebbe calata, lei sarebbe andata a caccia, le frecce dovevano rimanere asciutte il più possibile. Il drago ormai respirava pesantemente e ben presto si addormentò anche lei. Sognò il giorno in cui conobbe il suo amato drago. Era un giorno particolarmente grigio in cui le nuvole scelsero di scendere a terra per fare visita agli uomini. Era molto tempo che esse non decidevano di salutare lei in particolare. La sua capanna era su una collinetta isolata dalle altre, quel giorno si era svegliata in mezzo alla nebbia, si sentiva la regina del cielo. Le altre case, situate piú in basso, non scorgevano neanche minimamente la nebbia che la attanagliava. Si era appena svegliata, sciacquò il viso rotondo e si vestì in fretta, con il buon presentimento che quel giorno non si sarebbe annoiata affatto. Andò nel bosco ad allenare la mente, prese a tirare d’arco sui tronchi degli alberi, per allenare anche l’occhio. Il suo arco era fatto di legno di faggio, intagliato finemente, decorato con scene prese da legende del popolo da cui la gente diceva provenisse, anche se lei non ne era realmente convinta. La corda che tendeva per scoccare la freccia era la più resistente di tutto il mondo conosciuto e le frecce venivano intagliate dalla stessa ragazza, che era l'unica che riusciva a scoccarle. Era abile anche di spada, ma l’arco era la sua specialità. Prese una freccia dalla faretra, la incoccó nell’arco e prese la mira con l’occhio destro, socchiudendo quello sinistro. Sentì un sibilo fra le foglie degli alberi. Non scoccó la freccia, rimase in ascolto, i muscoli tesi, pronti a scattare. Un ruggito fendette l’aria. Un enorme drago sovrastò il cielo e si lanciò contro la ragazza. Lei scoccò una freccia dall’arco possente e andò a colpire la creatura sull’ala. Il fuoco cessò e di lui rimase solamente del fumo che prese a uscire dalle narici del drago. Tutto ciò che era stato prima lasciò spazio a un immenso ruggito, che divorò il silenzio del bosco. Lei corse incontro al drago e gli prestò soccorso. Preparò un impacco curativo con alcune erbe del sottobosco e lo applicò sulla ferita del drago, da cui il sangue sgorgava incessantemente. La ragazza accese un fuoco e si prese cura del drago durante tutta la sua convalescenza. Durante le cure che faceva all’animale, la ragazza si accorse di essere completamente invaghita della creatura misteriosa con cui aveva a che fare ormai tutti i giorni.

Un giorno, quando il drago stava per guarire, la ragazza lo andò a trovare ma, a metà strada, si ritrovò a volare sul dorso dell’animale. Il panorama era stupefacente e l’aria fredda le toglieva il respiro. Da quei tempi lontani non si sono mai separati realmete. Lei e il drago, il drago e lei.

Si svegliò che era già giorno. Le dolevano gli occhi, gonfi per le lunghe ore di veglia, subite negli ultimi tempi. I piedi erano coperti con fini calzature. Abituata com’era a portare i piedi scalzi, trovò che questa novità fosse alquanto scomoda e dedusse anche che le impediva di esercitare la sua libertà assoluta. Il suo corpo era steso su una superficie morbida, l’aria intorno sapeva di muschio e non le arrivava nessuno tipo di suono che potesse provenire da un drago. Si girò intorno. Si trovava in una vecchia baracca di legno, appoggiata a una pelle di un qualche trofeo di caccia. Il posto non era di per sè raccapricciante, ma incuteva un certo timore. Una vecchia signora la stava scrutando dall’angolo della stanza, cosa che la fece leggermente sussultare. Mentre cercava di rimettere a posto i pensieri nella sua mente, la vecchia le si avvicinò con apparente disinvoltura, ma con del grande interesse celato sotto la corazza della sua espressione.

< Ciao Raffaella.> La ragazza sbottò un confuso intreccio di parole che sembravano chiedere alla vecchia come sapesse il suo nome. La vecchia rise, produsse una graziosa risata mielata, a dir vero incredibilmente spaventosa.

< Io so tutto di tutti. Ti chiami Raffaella e, in questo preciso istante, un tuo Renoè ci sta ascoltando da un mondo parallelo e segue i tuoi passi fin da quando hai comunicato la fine della tua missione. Attenta a quello che fai e dici, potrebbe comunicare agli umani le catastrofi che stanno accadendo nel nostro mondo. Sii prudente.> Raffaella era sconcertata. Non sapeva come rispondere a questa dichiarazione. Sapeva perfettamente che ogni suo passo era seguito da spie delle forze reali, ma non aveva mai immaginato l’esistenza di un altro mondo, totalmente diverso dal suo. Si fece raccontare dalla vecchia veggente come fosse il mondo in cui viveva la sua Renoè. Il Renoè è una persona totalmente identica a un’altra persona, ma che non si potrà mai incontrare di persona con il suo Renoè a meno che non venga distrutto il mondo. In quel momento tutti i Renoè si devono incontrare per salvarsi a vicenda. Se il mondo venisse distrutto, solamente i Renoè potrebbero sopravvivere, ma solamente venti esseri viventi in tutto l’universo avevano un Renoè. Lei aveva sempre pensato che fosse una vecchia leggenda che veniva raccontata ai bambini prima di farli addormentare, non vedeva come fosse possibile che lei ne avesse uno, solamente i più puri di cuore ne avevano uno. Scoprì di avere una vita del tutto ignota ai suoi stessi occhi.

Quando Raffaella uscì dalla baracca trovò il suo drago ad attenderla, con le narici fumanti di piacere. Voleva vedere il suo Renoè, avrebbe fatto di tutto.

Salutó la vecchia e si diresse verso l’ignoto. Attraversó mezzo mondo conosciuto, ma solo dopo lunghe settimane di volo, riuscí ad arrivare alla capitale del mondo in cui viveva. Divrea l’aveva sembre affascinata per un unico motivo: la cittá si presentava normalissima agli occhi di tutti, ma a chi ci credeva realmente appariva un posto totalmente magico, sospeso nell’aria. Dentro a quella misteriosa cittá, di cui nessuno conosceva le origini, vi era una magnifica biblioteca antica, costruita con l’acqua. Raffaella oltrepassó il muro umido e si cimentó in una bizzarra ricerca che aveva come fine trovare il libro piú antico di Magia. La leggenda diceva che il libro fosse stato nascosto agli occhi di chiunque avesse un corpo, grazie a un potentissimo incantesimo. Passó tutto l’arco della giornata a cercarlo, ma alla fine della giornata sentí una strana voce che sembrava provenire dalla sua testa. Non le diede ascolto, ma cominció a essere sempre piú insistente e a urlarle parole confuse nelle orecchie. Alla fine cedette e diede ascolto alle voci. ‘’ Ascolta...Guarda...Ragiona...Solo chi ha un’anima senza corpo...” non capiva, le sembrava tutto cosí confuso, mentre rimetteva i pensieri nelle giuste cavitá della testa. Le venne un’illuminazione. Prese un libro corposo di Magia, un’edizione scritta a mano qualche decennio prima. Lo aprí al capitolo anima. In qualche breve istante lesse l'incantesimo da fare, aveva paura che le sue doti magiche fossero ormai esaurite del tutto, ma valeva la pena tentare. Le pronunció urlando per il dolore che le stava affliggendo tutto il corpo. Chiuse gli occhi e li strinse fino a farli gonfiare. Sentí un tonfo sordo, poco distante da lei. Aprí gli occhi straziati e il dolore scomparve del tutto. Si guardó intorno e vide accasciato a terra il suo corpo. Era riuscita a estrarre le propria anima dal corpo, l’incantesimo aveva funzionato, anche se solo per pochi giorni. Nessuno poteva vederla in questo modo, ma nascose comunque il corpo privo di anima. Si lanció alla ricerca del libro perduto ormai da secoli. Cercó per tutta la notte e anche per il giorno successivo fino a che non trovó il libro. Sopra all’incredibile manufatto vi era stato scritto a caratteri cubitali MAGIA VIETATA. Il libro era sigillato da una grande catena di ferro, la ragazza non sarebbe mai riuscita a spezzarla. La stessa voce si fece sentire per la seconda volta “Usa la tua magia!” Questa volta analizzó attentamente la voce e constató che era la sua stessa voce. La sua Renoé la stava aiutando senza l'intento di entrambe. Non pensava fosse possibile la comuniucazione tra due mondi. Non perse ulteriormente tmpo e concentró tutta se stessa nello sciogliere la catena che attanagliava il libro. Una volta compiuta l’impossibile azione, lo sfoglió piú velocemente che poté, stando attenta a non rovinare le antiche pagine ingiallite dal tempo. Le ci volle quasi un’ora per trovare l’incantesimo che le serviva. Tolse la pagina dal libro, facendo attenzione a non strappare le altre. Lo ripose nello scaffale ormai svuotato dalla crudeltá del tempo. Partí in una corsa sfrenata per portare il corpo fuori dall’edificio di acqua, prima di tornare in sé. Quando si sveglió era distesa in una radura verde, non si riusciva a scorgere la biblioteca neanche in volo. Era ignara di qualsiasi cosa fosse successa nell’arco di tempo prima del suo risveglio. Il drago tornó dalla caccia con un bel trofeo tra le grinfie, mangiarono in silenzio, inconsapevoli di quale parte del giorno fosse.

La ragazza andó in esplorazione, per riuscire a capire dove fossero capitati. Poco dopo si fermó a un ruscello. Si sciacquó la faccia e bevve come non faceva da tempo. Si rimirò per caso nello specchio d’acqua, scorse una lunga cicatrice su proprio collo. In quel momento seppe che avrebbe portato con sé i segni di quella notte per il resto della sua esistenza. Le si stampó un sorriso in volto. Era consapevole del grave danno che si era fatta e che aveva fatto al libro, era consapevole che il suo Renoé avrebbe potuto raccontare l’accaduto a una qualche altra creatura del suo mondo. Non le importava, lei era fatta cosí, le cicatrici non contavano sulla sua pelle e la sua Renoé era pura di cuore, che glielo racconti pure.

Tornó all'accampamento provvisorio e si fiondó nella lettura di quella pagina strappata dal libro. Voleva a tutti costi vederla. Voleva a tutti costi vedere la sua Renoé. Il drago la guardava assorto, la studiava con immensa lentezza. I suoi occhi color smeraldo la leggevano dall’alto al basso, da destra a sinitra e viceversa. Non le era mai sembrata cosí curiosa, da quella notte era cambiata incredibilmente, e il drago se ne rendeva conto. Raffaella era intenta a capire il testo della Magia, ma le risultava incredibilmente difficile.

UN TUO SIMILE SI CELA NELL’OSCURITÁ DI UN ALTRO MONDO, HA BISOGNO DI ESSERE RISCOPERTO ENTRO LA NOTTE DELL’ETERNITÁ. LA LUCE DELLA VITA ATTENDE SOLAMENTE POCHI ESEMPLARI QUANDO IL MONDO SOCCOMBERÁ NELLE TENEBRE, SALVATEVI. SARANNO NECESSARIE VARIE ANIME PER POTER INCONTRARE LA PROPRIA SECONDA PERTE DI ANIMA. TU CHE HAI RINUNCIATO ALLA TUA ANIMA PER LA CONOSCENZA DI QUESTI INCANTESIMI, HAI CONDANNATO LA PERSONA A TE PIÚ SIMILE A SOCCOMBERE CON GLI ALTRI ESSERI VIVENTI QUANDI IL MONDO FINIRÁ, LA SUA ANIMA SI STÁ CORRODENDO, SALVALO!

La voce che stava dentro la sua testa le urló parole disperate, ma ben presto si accorse di essere stata lei stessa a gridare. Il drago la guardó ancora piú incuriosito mentre lei gli saliva in groppa per fare un ultimo giro che le rinfrescasse la mente. Voleva evadere da tutti i suoi pensieri, il modo migliore per farlo fu, appunto, il vento sibilante tra i suoi capelli, sul suo volto e sulle sue mani. Le alzó come se stesse volando con ali proprie, urló di gioia e si sentí libera come mai prima di allora. Era nuovamente felice e il drago volteggiava nelle correnti come un pesce nell’acqua del mare. Andavano incontro alle nuvole e le fendevano con i loro corpi a velocitá estreme. Sembravano tornati cuccioli.

Quella sera stessa, tornarono alla capanna di Raffaella in mezzo al bosco e lei poté respirare a pieni polmoni l’odore di erbe aromatiche che si era insinuato nella sua casa. Prima di mettersi a dormire rilesse un’ultima volta la pagina e speró con tutta se stessa di incontrare la sua Renoé. Cadde in un sonno profondo. Abbandonó tutte le inquietudini e le sembró di essere finalmente tornata alla sua vita prima di intraprendere la carriera cavalleresca col suo drago. Non sognó, ma pensó intensamente a tutti i misteri a cui aveva preso parte durante la sua vita. Volle urlare e piangere, rise mentre dormiva e si sentí libera da qualsiasi vincolo. Si era addormenteta con l’arco sulle spalle, ció la fece gioire. Raffaella dormiva, ma si sentiva sveglia, poteva vedere qualsiasi particolare della sua stanza, provava emozioni e parlava. Si sfogó come non faceva da tempo, contro qualuque cosa si trovasse accanto al letto in legno.

La mattina si sveglió molto rilassata, ricordava tutte le emozioni passate e ricordava anche quel dolore lancinante e di aver visto un’abbagliante luce biaca venirle incontro. Si trovava in un letto privo di paglia, attorno c’era una stanza che non aveva mai visto. Una candela immensa, sul soffitto bianco, proiettava luce nella stanza. Aveva la testa poggiata su un cuscino colorato e aveva accanto una miriade di oggetti estranei alla sua conoscenza. c'era per fino uno strano attrezzo bianco che si mise a vibrare, mentre sopra si vedevano lettere strane e due macchie colorate, una rossa e una verde. Davanti a lei stava una bambina identica a se stessa. Pelle chiara, lentiggini rossastre, capelli biondi ed enormi occhi blu. Carezzava un gatto marrone e guardava fissa Raffaella.

“Anche io sono Raffaella.” Disse calma la bambina.

La ragazza nel letto sorrise. Ce l’aveva fatta.






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