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Una storia di Maricapp

Questa storia è presente nel magazine Racconti brevi e Poesie improvvise

1969

In una serata di luna piena

213 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 20 luglio 2019 in Viaggi

Tags: #luna

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Spirava un vento leggero che faceva scivolare la sabbia bianca e finissima lungo i fianchi dei crateri spenti. Tutti quanti si erano già rifugiati nelle tane attrezzate con ogni comodità possibile ma non immaginabile e la sera prometteva tranquillità su mari inesistenti e monti che tali non erano.


Gli adulti avevano già finito il pasto serale ed i piccoli stavano riuniti intorno ai genitori ad aspettare pazientemente il loro turno per la cena. Non c’erano ristoranti o locali di svago, anche se le ricorrenze importanti venivano festeggiate con balli e canti silenziosi. Avevano superato da tempo le abitudini tribali che comportavano rumori inutili, cibi superflui e dispendio di qualsiasi preziosa energia per comportamenti insensati . Erano tornati alle origini e di cio’ che era stato non rimaneva nulla.


All’improvviso un essere incandescente solco’ il cielo stellato, quasi si fermo’, sospeso, incerto se scendere o proseguire il viaggio, poi allungo’ le lunghe zampe e, senza muovere nessun’altra parte del corpo formato solo da alcune gambe ed un' enorme testa, si appoggio’ dolcemente sul suolo accidentato. Il rumore assordante si spense, e l’essere si quieto’.


Dalle loro tane lo osservarono preoccupati ed impauriti da quella cosa sconosciuta. Per lunghi momenti tutto là fuori rimase immobile poi la creatura venuta dallo spazio inizio’ ad emettere forti lamenti non comprensibili da chi come loro era abituato ormai da secoli ai silenzi siderali.


Una enorme bocca si spalanco’ vomitando lentamente un piccolo animale bianco con un grande cranio tondo che rifletteva quello che gli stava intorno.


I cuccioli impauriti si strinsero tra loro ed abbassarono le antenne per non vedere piu’ quell’incubo orribile mentre gli adulti cercavano di dare un senso a tutti i pensieri che arrivavano da ogni tana presente sul pianeta in una confusione indescrivibile ed incontrollabile di sensazioni contrastanti.


La cosa aveva quattro zampette corte di cui solo due appoggiavano, anzi saltavano goffamente, sul suolo deserto.

Riuniti in un unico grande impaurito pensiero, gli abitanti della Luna rimasero nascosti nelle loro città sotterranee, in attesa degli eventi.


Ma non successe nulla di terrificante: la Terra continuo’ a splendere lassu’ con i suoi colori, la creatura venuta da qualche mondo lontano pianto’ saldamente un oggetto sconosciuto nel suolo arido, l’oggetto sventolo’ le sue stelle e strisce nel vento leggero e, stranamente, nessuna ombra ne disegno' la sagoma sulla superficie deserta.


E mentre dall’enorme bocca alle spalle dell’invasore scesero altri due astronauti, un suono gracchiante si fece sentire alle loro spalle:


-Qui Cape Canaveral siete allunati!

Avete per caso un problema?-


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