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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Aiutare l'arte a non morire

nel tempo del covid

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5 minuti

Pubblicato il 10 settembre 2020 in Arte

Tags: #Acquaforte

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Nella foto: Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, (acquaforte e acquatinta) Biblioteca Nacional de Espana, Madrid, (1797).

Nel pittoresco quartiere di Santo Spirito, a Firenze, prima di questa grave emergenza sanitaria, avevano già chiuso le tradizionali botteghe artigiane per far posto a ristoranti, pizzerie e negozietti di souvenirs per turisti maleducati e poco interessati all’arte e alla storia che, in ogni angolo di strada, ci circonda in questa bellissima città.

In via S. Spirito, dietro la Basilica, ultima grande opera di Filippo Brunelleschi, quasi all’angolo con Piazza Frescobaldi, resiste ancora la bottega di un artista dell’acquaforte chiamata “L’Ippogrifo”. Ci sono passata un giorno che gironzolavo per le viuzze fiorentine e, attratta dalla vetrina, oltre che dal nome dal sapore di leggenda, ho deciso di entrare. Mi ha accolto un mondo di bellezza e di magia: stampe di fiori delicati, riprodotti in ogni sfumatura, che sulla carta diventano eterni, cani e gatti in pose plastiche che sembrano uscire dalla stampa per farsi accarezzare, vedute di una Firenze magnifica nelle sue architetture, paesaggi toscani pieni di magia. Ho passato in rassegna le numerose opere esposte come avrei fatto in un museo, meravigliandomi davanti ad ognuna per la perfezione del tratto e la bellezza dei colori.

Dal retrobottega, dove si trova il suo laboratorio, mi ha raggiunto l’Artista

«Buongiorno, sono tutte sue queste opere?»

«Sì, sono il lavoro di una vita. Sono stampate col torchio da una matrice eseguita manualmente e poi colorate ad acquarello. Ogni stampa è numerata progressivamente perché la tiratura è limitata, dato che le matrici sono soggette a deterioramento»

«Venga, le faccio vedere il laboratorio»

«C’è prima la fase di incisione: si ricopre la superficie di una lastra di rame con una sostanza cerosa che resiste agli acidi e si esegue il disegno, con punte d’acciaio di vario spessore, per asportare la cera nei punti tracciati. Poi si immerge la lastra in acido in modo che dove è stata eseguita l’incisione si scavino i solchi che delineano il disegno. Per ottenere profondità e sfumature sono necessari vari bagni in acido. Poi si spalma l’inchiostro sulla lastra e si trasferisce questa sul torchio dove è possibile stampare l’opera su carta».

Il lavoro è lungo e complesso e io ne sono incantata perché capisco che solo l’amore per l’arte ne giustifica la fatica in questa epoca il cui credo è quello dell’″usa e getta″.


Oggi, mentre, fornita di mascherina e adeguatamente distanziata dagli altri clienti, facevo la fila davanti all’ingresso del supermercato vicino alla mia abitazione, ho intravisto l’Artista, anche lui in attesa di poter fare la spesa.

«Salve, come va?» gli ho chiesto

«Piuttosto male direi» è stata la sua risposta.

«La bottega è chiusa come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio che istituisce il lockdown. E mi sta abbandonando la speranza di poter riaprire, anche quando sarà passato il momento più critico. Purtroppo quando aumenta la povertà, l’arte è la prima a risentirne…!»

Riprendo amareggiata la strada di casa, mentre le sue parole mi risuonano nella mente. Davanti al computer, mi collego al suo sito e sfoglio il catalogo online.

Acquisto per la cameretta di mia figlia la stampa di Alice e il Bianconiglio, perché voglio che la prima cosa che veda, al suo risveglio, ogni mattina, sia una cosa bella. A mio marito che, in questi giorni, dopo aver svolto da casa il suo normale lavoro d’ufficio, si reca quasi quotidianamente a prestare qualche ora di volontariato in aiuto delle persone del quartiere più fragili ed in difficoltà, voglio regalare la stampa dei Covoni in Val d’Orcia che ispira calma e serenità. Infine acquisto anche una veduta di Firenze dal Piazzale Michelangelo che esprime il mio amore per questa splendida città in cui abito.

Da giorni pensavo a come avrei potuto offrire il mio, seppur modesto, contributo economico in questa crisi che ormai coinvolge tutto il mondo. Desideravo, data la scarsità di mezzi, che fosse puntuale e ben indirizzato, che non si perdesse in un calderone di fondi troppo spesso male utilizzati, come, purtroppo, leggiamo tanto spesso sui giornali.

Oggi ho capito di avere bene utilizzato i miei pochi denari: ho, mi auguro, aiutato l’arte a non morire e arricchito di bellezza la mia casa.

Quando questo incubo virale sarà finito, spero rinasca un mondo più giusto e solidale, capace di andare oltre il consumismo sfrenato per valorizzare maggiormente l’arte, la cultura e in generale tutti i frutti dell’ingegno umano che arricchiscono lo spirito.


L’arte dell’acquaforte si basa su un’antica tecnica introdotta dagli armaioli per decorare armi ed armature. Nei primi anni del 1500 fu, per la prima volta utilizzata per ottenere delle stampe.

Tra gli artisti, il tedesco Albrecht Dürer incise un gran numero di opere su lastre di ferro. In Italia si cimentarono in questa forma di arte il Parmigianino, Guido Reni e il Guercino.

Ma fu nel 1600, ad opera di Rembrandt, che raggiunse cime eccelse di tecnica e di raffinatezza artistica. A Venezia, nel 1700, praticarono questa tecnica il Tiepolo e il Canaletto, mentre nel resto dell’Europa si affermarono le produzioni di Jacques Callot, di Antoon van Dyck e, soprattutto di Francisco Goya, che raggiunse vette inusitate di espressività e bellezza.

In epoca più recente l’acquaforte si affermò in Francia grazie a Degas e a Manet.

Tra i contemporanei Chagall, Morandi, Munch e Picasso hanno amato e praticato questa forma d’arte.



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