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Una storia di Elisa.n.napolitano

Pecore Nere

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2 minuti

Pubblicato il 21 ottobre 2019 in Altro

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Alcune persone nascono per dare fastidio al mondo. Per essere quel piccolo pensiero discordante, l'avvocato del diavolo, la macchina in contromano, la pecora nera.

Mi sono sempre sentita così, involuta su me stessa, eppure così desiderosa di fare del bene a chiunque incroci per strada. Un "ma se" vivente, così lontano dal pensiero altrui. Ho provato a integrarmi, ho provato a restare tra righe troppo piccole per me, per poi ritrovarmi annoiata, depressa, senza voglia di vivere.


Sono una lingua così tagliente da fare male a chiunque si avvicini abbastanza da conoscermi. Come un bacio morso, una carezza data prima di un addio - eppure come spiegare che anche quello può essere un atto di troppo amore?

Sono quella forza mai misurata, quel mare che è tempesta, oppure piatto come una tavola, su cui non si può navigare quasi mai. Sospesa tra vuoto e irrequietezza, tra il vivere troppo e il troppo poco.


L'equilibrio che non ha quasi mai fatto parte della mia vita, se non per rari momenti condivisi con persone sbagliate per me. Sono quella degli amori urlati, delle scene da film impresse nella mente. Dei primi baci sotto la pioggia, degli addii sotto alle stelle. Quella che in molti desiderano, ma che nessuno sa - o vuole poi contenere.


Alle volte, mi sento solo un minuscolo insetto fastidioso che ronza nelle orecchie di chi mi sta accanto, alle volte mi sento un leone che ruggisce contro a tutti, solitario. Alle volte, vorrei solo adagiarmi nuovamente tra le braccia di mia madre e dormire; ma sono troppo orgogliosa per farlo. Alle volte, vorrei solo avere puntata una stella che mi indichi la via da seguire, così persa tra mille interessi e venti contrastanti, che mi lasciano così esanime e smarrita, poco più avanti del punto di partenza, dopo molte deviazioni in cui scopro verità profonde, da trasporre su carta, note o colori.


Lasciatemi ancora un po' tra le nuvole, mentre leggo come dovrei vivere la mia vita; tra i miei cani, che mi danno l'illusione di sapermi prendere cura di qualcosa in qualche modo, che tutto ciò che sfioro fiorisce, e non appassisce. Mi sento contagiosa nei miei eccessi, e certamente mi contagio facilmente di quelli altrui, in un raffreddore empatico che forse solo io percepisco.


E mi chiedo se sia egoismo, o eccesso di connessione che causa tutta questa involuzione, questo rintanarsi in me stessa per proteggermi da tutto. E le ansie, i malumori, che questa enorme crepa tra i castelli in aria e la realtà porta.


Ma se non c'è nessuno a sognarlo, questo mondo migliore, chi mai lo realizzerà? Chi lo scriverà, chi ne parlerà nelle canzoni, chi ne farà bellissimi quadri? Dunque, siam pecore nere o i pochi sani di una vita che in molti si limitano solo a sfiorare?




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